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Gabriella Biglia - da grande PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Giovedì 02 Giugno 2011 17:56

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
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DA GRANDE

di Gabriella Biglia
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 2 maggio 2010




Io, da grande, te l’ho già detto cosa faccio. È inutile che me lo chiedi tutte le volte con quella faccia che si vede che non sei contenta della risposta.
Io, da grande, faccio le stesse cose che faccio adesso, ma più grandi. È logico.
Sei piccolo, fai cose piccole. Sei grande, fai cose grandi.
Tipo?...Tipo…adesso mangio una merendina-ma-solo-una-e-piccola alle 4 e da grande ne mangio-una-ma-solo-una-ma-enorme, sempre alle 4.
Adesso dormo in un letto piccolo e da grande dormirò in un letto grande come te.
Tu dormi in un letto grande, vero?
E com’è?
…Non è rotondo, lo sapevo.
Il mio sì.
Anche il tavolino che ho in camera è rotondo. Una volta ci vieni a casa mia, lo dico alla mamma di farti venire, così lo vedi.
Sì, lo so che anche qua c’è il tavolo rotondo.
…Ma c’era anche prima che venissi io o lo hai messo apposta?
…Ah…
Sono tanti i bambini che preferiscono i tavoli rotondi?
…Mmmh…ok.
…Perché mi piacciono, ecco perché, me lo hai già chiesto e non sei mai contenta della  risposta.

Sì, mi piace venire da te.
Però mi chiedi sempre le stesse cose.
E mi fai fare sempre gli stessi disegni e poi non li appendi alle pareti.
…davvero li tieni a casa?
Allora ti piacciono anche se sono quasi uguali?
Se vuoi te ne faccio uno anche adesso.
….
No, non è un cerchio.
È una casa, non vedi?
Questo è un albero.
Dici che assomiglia a un cerchio?
Ma gli alberi sono così…
Tutto è così…
…ho detto che “tutto è così”.
Vuol dire quello, niente altro.
Tipo…anche questa stanza è un cerchio. Adesso guarda: mi alzo e cammino e resto attaccato alle pareti e alla fine torno qua e quindi ho fatto un cerchio, no?
Sei tu che non lo vedi, ma io sì!
Ci sono cerchi dappertutto, e tu sei dentro il tuo cerchio adesso e non esci mai e io nel mio e non esco mai a meno di fare un altro cerchio. Io li so fare.
Posso fare i cerchi dove voglio e come voglio, guarda!
Con gli occhi, con la testa e con la lingua, guardami, guarda!
E con le mani, con i piedi e con il sedere, hai visto? Hai visto?

Sì…
Va bene…sì…
Non sgridarmi.
Faccio un altro disegno, se vuoi…

…Da grande lo so cosa fare: i cerchi.
Non posso cambiare idea, lo sai.

Voglio fare i cerchi.
Mah…non so quali...Quelle rotonde sulle strade, per esempio. Che le macchine entrano e girano, girano, girano e non escono più!
Così impara.
Ci entra e non esce mai, mai, mai, più!

Non so se sarei contento se non uscisse mai, mai, mai, più. Credo di sì.
Cioè che sarei contento.

Non ho tanta voglia di parlare di lei e neanche di quella storia.
Sì, ci penso sempre...vorrei non pensarci ma …
Non è che ci penso apposta, è che …no, questo è un cane, non un cerchio. È un cane giallo.
Lo appendi a casa tua questo? Davvero?

Penso che è stata cattiva a dirmi quella cosa e a farmi quelle cose.
Di più a dirmi quella cosa. Perché non è vero che io non so fare una “O con un bicchiere” e lei, invece, lo diceva sempre, davanti a tutta la classe, tutte le mattine…

Le altre cose? Quelle davvero non le sapevo fare e non mi piacevano.
Forse si è arrabbiata tanto per quello.
Ma non diceva niente delle altre cose a casa sua, diceva solo a tutti della “O”.

…Sì, davanti a tutta la classe, tutte le mattine…

…io non dicevo niente.

…Ti piace il mio disegno?
…forse era meglio rosso.

…Perché volevo farle vedere che so fare le “O” e anche i cerchi…

Lo so che non è colpa mia quello che è successo…
…no, veramente di questo non sono tanto sicuro, hai ragione.
Per questo vengo da te, perché così alla fine sarò sicuro.

Però so che non sono l’unico cui è capitata una cosa così, e di questo sono proprio certo.
…Sissì, ho le prove!
C’è un altro come me in America.
…Alla televisione ho visto un documentario.
Sì, mi piace la televisione, ma la guardo solo al pomeriggio dopo la merenda.

Una volta la guardavo anche da lei, dopo.
Dopo la merenda e…
…Sì…
…Sì, mi dava la merenda, ma non le mie merendine solite, delle altre.

Ah sì, allora c’era uno che faceva vedere dei cerchi nei campi di grano.
Ma grandissimi! Enormissimi!
Loro dicevano che erano stati gli Ufo, ma io la so la verità: è stato uno come me.
Però uno con una maestra molto più cattiva della mia che deve averglielo detto almeno mille volte che non sapeva fare una “O con un bicchiere”.
Secondo me anche lui ha preso un coltellino di nascosto e quando lei lo ha portato a casa sua le ha fatto un cerchio sulla faccia e dappertutto!
Poi è diventato grande, ma si vede che lei non è morta e ha continuato a dirglielo..
E lui vedi adesso che “O” grandi che fa!

No…
…Non spero che muoia…
Non so cosa vorrei…

..Da grande? Lo sai già cosa voglio fare.
Le cose che ho fatto fin adesso, ma più grandi.






 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:58 )
 

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