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Elena Bonassi - corpo 18 PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Giovedì 02 Giugno 2011 17:47

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
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Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 

 

CORPO 18

di Elena Bonassi
Cascina Macondo- Scritturalia domenica 2 Maggio  2010





La barca sta arrivando. Il borino di fine agosto la spinge dolcemente dal  castello di Miramare verso il porto: si incomincia a vedere la città. Trieste  si lascia guardare tutta, aperta e bella, con la sua  grande piazza e il fascino decadente del vecchio impero: una scheggia di Vienna finita sul mare.
Procediamo lente e tranquille nella luce  del tramonto che colora di rosa la roccia chiara del faldone carsico: ancora per poco, poi dovremo darci da fare per attraccare.
Flavio era scettico: “ 5 donne in barca!...ma per carità “Quattro triestine,però” ribattevo io “ “Appunto! Non sai quanti di qua non sono capaci!”
Forse era anche un po’ piccato lo skipper che, finito con lui il giro più bello del mondo, avessi ancora voglia di farmi scarrozzare in giro per il golfo: che potevo desiderare ancora?
Io desideravo rivedere Anna che stava a Trieste da più di vent’anni.
Si era trapiantata lì tirandosi dietro anche i genitori che la aiutavano con Letizia appena nata. Un’intera famiglia borghese e molto tradizionale proiettata di là, nel Nord est di frontiera: dalle colline del Monferrato al mare. Dietro a un uomo. Doveva essere davvero speciale.
Poi lui ha avuto un incidente in macchina, gravissimo. Ne è uscito fisicamente bene ma  con la testa a pallino: demente no, però strano.
Anna  la vedo ogni tanto di fuggita, a qualche convegno. Ho approfittato di questa vacanza per cercarla e mi ha invitata da lei qualche giorno. “ Ho una barca in società con delle amiche- mi ha subito detto- vieni dai, che ti ci porto”. Anna è sempre entusiasta di tutto.
Sta fuori città, in una villa a mezza costa tra i pini, in un ‘oasi di bellezza e silenzio.
Andiamo subito a camminare sulla strada napoleonica, tracciata a metà del faldone carsico, che costeggia dall’alto tutto il golfo, un vero lungomare in quota lunghissimo e unico al mondo.
E lì, mentre siamo affacciate sull’azzurro, Anna  incomincia a dirmi di Furio, che è diventato davvero una furia.  Mi racconta che l’incidente ha slatentizzato aspetti  di lui sommersi, una grandiosità eccitata che lo porta a fare scelte pericolose e sconsiderate.
Praticamente ha mandato in fumo la sua attività e aveva incominciato a intaccare anche il patrimonio di Anna. Poi si è messo con un’altra.
Adesso vorrebbe tornare , Anna sta resistendo. Si vede con uno sposato, un  cardiologo che va abbastanza spesso ai congressi. Va con lui, si prendono qualche giorno, fanno dei giri.
 “ E con la moglie come la metti?”,le chiedo.
 “Niente. Lui ha un grande rispetto di lei, il matrimonio non è affatto in  discussione. La nostra è una storia elegante”.Elegante?
Torniamo a casa. La  camera degli ospiti è di sotto: afferro il borsone che avevo lasciato vicino alla porta nella  fretta di uscire  e scendiamo la scala che porta giù:  piccoli faretti incorporati nella parete in corrispondenza di ogni gradino la trasformano in un sentiero luminoso.
L’effetto è scenografico: davvero molto elegante.  Anna ama la luce e ha creato effetti di luminosi in ogni angolo della casa: sembra di essere in un teatro.
 E’ una casa che scende: al primo sottopiano c’è lo studio che era di Furio, un saloncino, la biblioteca e altre stanze da cui  la vista  sul mare è grandiosa.
Sotto l’appartamentino per gli ospiti con la camera che occuperò. Nel bagno le saponettine da albergo e per arrivare alla doccia uno sbalzo del pavimento, quasi un un mezzo gradino non rifinito, in cui si rischia sempre di inciampare: e’ scomodo, non è elegante.
C’è qualcosa che stona in questo piano basso, anche se non lo si può certo dir brutto: sa di sottoscala e mi ricorda le stanze della servitù. Lo squallore nascosto sotto l’eleganza.
Eleganza: questa parola continua a girarmi in testa in modo fastidioso e perturbante. Eleganza della finzione? Eleganza della bugia? Anna tirata fuori quando fa comodo e poi rimessa nello sgabuzzino: ma con che gesto elegante lui chiude la porta! E con quanta eleganza Anna  sta lì zitta zitta ad aspettare.
Per il pranzo arriva  Letizia che  studia a Venezia.  I nonni le hanno comprato casa vicino alla stazione: non è la zona più in, ma sei già sul canal grande: prendi il vaporetto e arrivi in fretta nel centro, quando vuoi tornare a Trieste in 5 minuti sei sul treno. Praticità e saggezza piemontesi.
Letizia è carina ed elegante: è vestita in modo molto classico e sta sempre zitta. Il ragazzo non ce l’ha, non ne ha mai avuto uno: non si è ancora innamorata. Mamma mia!
Dove porta la scala di luce?
Anna è una di quelle persone di cui si dice che sono “ solari. Mi ha detto che suo padre è sempre stato molto attivo e ” vulcanico”, ma quando gli girava storto era capace di non parlare con nessuno per dei giorni. Il convitato di pietra: una persona che diventa una statua.
Il sole va via. La luce va via.. La vita va via.
Dove porta quella scala? Cosa c’è dietro le quinte?
Attraversiamo il salone pieno di quadri illuminati da luci nascoste:non tutti belli ma tutti di nomi importanti e siamo in terrazza, davanti a un brunch delizioso. Sottopiatti di bambù vietnamita,crema fredda di ceci, gamberetti su zucchine col pesto, carpaccio di rombo alla menta. Roba fresca e leggera perché poi cammineremo ancora  nella grande piazza elegante e vedremo una mostra.
Anna  è un’ospite perfetta: ha pensato a tutto.
Combiniamo che verrà quando verrà a Torino la porterò al museo Egizio: lei non  ha ancora visto la nuova sala  dove le grandi statue illuminate spiccano nel buio. Furio chiuso nella statua. Crash. Un colpo tremendo e ti svegli dal coma che sei grande come la statua,  e pensi in grande e fai in grande e scrivi la tua vita in corpo 18 e poi corpo 20, 30,40 finchè nella pagina non ci stai più.
Torniamo ancora sul faldone per la cena e prima di entrare nel ristorantino ci fermiamo nel punto panoramico a guardare il sole che cade dietro l’orizzonte e poi stiamo ancora un pò lì.. Anna è una statua senza sorriso.
 Se sbattesse anche lei la testa da qualche parte forse potrebbe arrabbiarsi col cardiologo e mandarlo non elegantemente affanculo.  Non vorrei ma glielo auguro.
Dopo il tour della città con cena tipica l’organizzazione perfetta prevede,per il giorno dopo, qualcosa di più elegantemente sportivo: la veleggiata soft per il golfo di Trieste che ora stiamo concludendo.
Manca solo più la cena al Circolo Nautico, che faremo tra poco, dopo che avremo, credo elegantemente, attraccato smentendo le previsioni di Flavio, e dove conoscerò, per finire,qualche personaggio della buona società triestina. Poi,domattina, il treno per Torino.

 Per un anno non ho più sentito Anna. Eppure l’ho cercata tante volte, sul cellulare, sul fisso. Non mi caga più: come faceva suo padre.
Oggi nella posta c’è una sua mail: verrai a Firenze? E a Buenos Aires? E dopo il convegno ci facciamo un giretto?
Le risponderò in corpo 18.






 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:59 )
 

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