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Tiziana Viganò - felinamente PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Martedì 24 Maggio 2011 11:35

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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f e l i n a M E N T E

di Tiziana Viganò
Cascina Macondo - Scritturalia, 2 giugno 2006





Un improvviso rumore di baruffa. Miagolii scomposti, urla, stridii, una palla rossa e grigia che rotola, una nuvola di pelo multicolore che si sfiocca nell’aria... Ora la massa si è divisa in due: ecco unghie che inutilmente artigliano il pavimento lucido come in un cartone animato, poi due velocissimi razzi che, come in un velodromo, sfidano la forza di gravità e corrono sulle pareti, in verticale, per una frazione di secondo.
MIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO
MEEEEEEEEEEEAAAAWWWWWWWWOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO
Silenzio.
Tutto finisce in un lampo, tre-quattro secondi.
Cos’è successo? È successo?
Una gattina grigia, ecco cos’era!, si spiattella sotto una poltrona, con gli occhi sgranati che più grandi non si può e il corpo che vuol far sparire, se possibile.
Un gattone rosso sfreccia, mole permettendo, dietro la lavatrice, nascosto (???) dai tubi, e ansima come un cane - un cane? che orrendo paragone - , ma, più dignitoso del suo tradizionale nemico caccia fuori solo due centimetri di lingua invece che venti.
ira tra gatti, ira di gatti…
Chi ha vinto? a giudicare dalla quantità di pelo grigio che svolazza ancora per casa è l’energumeno, il Tigrotto Rosso, maschilista, violento, forte dei suoi otto chili, zampone - codone - testone di chi discende fieramente da un gatto d’angora, stirpe di guerrieri felini turchi. Ma l’Umana che ha l’onore di ospitarlo a casa sua gli ha dato un po’ incongruamente il nome di Tai Pan, come i pirati dell’antico Oriente.
Sicuramente la gattina grigia ha capito una volta di più e senza ombra di dubbio chi è il vero Padrone di casa: la femmina deve rimanere al suo posto o guai a lei - e del resto non succede anche in altre specie di animali, come l’homo detto sapiens?
Lui era lungo meno di una spanna e lei aveva quaranta giorni di vita: appena l’ha vista l’ha spiumata a morsi rasandole il pelo dalla testa. Ora che è grande e grosso, e quindi più evoluto nei metodi, le strappa il pelo dalla pancia: ce n’è di più, è più facile e lui è molto, molto pigro… le sue battaglie devono durare pochissimo, altrimenti si stanca troppo.
Come per la caccia: se una mosca osa disturbare i suoi sonni o le sue profonde meditazioni, al massimo rischia una zampata fiacca... solo una volta nella vita l’eroe ha catturato un pipistrello incauto e l’ha portato all’Umana inorridita; ha pure rischiato di cadere dal terrazzo, lui che soffre di vertigini. E allora? ci sono gatti che hanno paura del vuoto e se ne stanno almeno a un metro dalla ringhiera di un balcone… la sicurezza è sicurezza.
Presunzione, eccesso, prevaricazione, prudenza, pigrizia....
Brujita la streghetta, piccolapiccola , magramagra, mooolto paranoica, sempre in allarme per il minimo fruscio - e chi non la comprende con un compagno simile? - non si lascia toccare da nessuno, tranne dall’Unico Essere Umano cui vuole bene.
Stupendo incrocio di mille razze: pelo lungo e setoso, da persiano, grigioblu, come un certosino, musetto piccolo e affilato come un gatto orientale. Occhi verde smeraldo, enormi, sbarrati e all’erta, con la pupilla sempre un po’ dilatata. Sempre elegante in ogni movimento, mai scomposta, passo morbido e pose regali: come l’Aristogatta di Walt Disney ogni volta che si siede o si accuccia ecco che un movimento ampio e raffinato sventaglia la coda e la posa morbidamente a coprire le zampe.
Magrissima e ossuta come una vera modella felina, tre chili di ossicini e pelliccia, non mangia, pilucca, con i suoi dentini sottili come spilli… e se anche fosse affamata? ci pensa il Rosso, che prima si serve voracemente dalle due ciotole e le lascia gli avanzi. Ma lei sa come risolvere il problema: ti chiede una ghiottoneria per cui va matta, parmigiano, latte o - sublimeee! - la panna, inscenando una danza particolare, sinuosa e sensuale come quella di Salomè, arrotolando la coda attorno alle tue gambe…
Paura, sottomissione, rassegnazione frustrazione, inquietudine, seduzione misura, raffinatezza...
Ed ecco lui, il Capo, o anche “Romeo, er mejo del Colosseo”proprio come nel film di Disney.
Arriva ondeggiando i fianchi, come un vero bullo, la sua massa grossa, non grassa - tranne quel vago cedimento di pancia che, col lungo pelo bianco che ha, spolvera per terra - altero, presuntuoso, la codona dritta; si sdraia sulla spalliera del divano, in bilico, lungolungo, una zampa su e una giù, la coda da una parte, la testa penzoloni dall’altra, scomposto e disordinato... oppure è spaparanzato sui cuscini, pancia all’aria, zampe allungate, irrigidito in una posa un po’ strana...
Vorace e goloso, ma non buongustaio, ingurgita velocemente con le fauci armate di grossi canini triangolari, gli stessi che mette in mostra quando è annoiato oppure è risentito perché non capisci quello che vuole.
Un Meeeawoooooouuuu a bocca aperta, come quando non capisci che ti chiama per fare insieme un pisolino sul divano e va e viene da quel luogo di delizie dove desidera ronfare addosso alla sua Umana Preferita, un po’ ottusa a volte, ma abilissima a fare coccole, cui vuole un sacco di bene e guai quando lo lascia solo...
Affetto, dipendenza, bonarietà, simpatia, gratitudine...
Ti guarda come se, nel suo cervellino, primitivo, ma non troppo, tu fossi un suo pari, un grosso gatto strano perché senza pelliccia, con una lingua difficile, con un cervello non sempre attento alle sue esigenze - un po’ ritardato quindi - …perché sì tu, Essere Umano, ha l’onore e il privilegio di accudirlo, di occuparti di lui, di coccolarlo, preparargli la pappa, portarlo a nanna, pulirlo e soprattutto di fargli compagnia, esserci… ma sempre e solo quando ne ha voglia lui. Perché la sua libertà non deve essere messa in discussione!
E se non ci sei quando ti vuole? e se te ne vai via per un po’? guai a te! L’ira di un gatto è tremenda: anche se ti è affezionato ti fa un agguato e te lo trovi avvinghiato dolorosamente alle gambe o alle braccia, con denti piantati nella carne e artigli che ti fanno a tagliatelle.
Oppure è più facile la vendetta covata, figlia del rancore, meno istintiva dell’ira, più silenziosa ed efficace, che però nasconde qualcosa che assomiglia al dolore, come nei bambini trascurati e abbandonati. Ma la vendetta preferita dei gatti è molto “animale”: “ti segno il territorio, un fremito di coda, un po’ di schizzi ed ecco, sei una mia proprietà, tu e le tue cose”.
E se l’offesa è proprio grande? il micio ti lascia, è lui che ti abbandona e se ne va. Supremo rifiuto di un essere che ti ama di un amore molto esclusivo - sceglie una persona sola il gatto, non si dà a tanti -, ma è una specie di amore condizionato e mutevole perché sotto sotto non si fida mai del tutto di te.
Rancore, abbandono, vendetta, dolore, nostalgia, sfiducia, selettività...

Troppo “umanizzati” e molto strani questi gatti cittadini da appartamento, così diversi da quelli randagi e campagnoli, che hanno la libertà di girare, cacciare, di essere selvatici e indipendenti come i loro parenti che abitano negli ambienti naturali.

Tai Pan e Brujita, i miei due gatti quasi umani in cui mi sono divertita a leggere emozioni e comportamenti della nostra specie non felina.






 
 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
 
 
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 10:00 )
 

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