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Fanny Casali Sanna - la signora Anna PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Martedì 24 Maggio 2011 10:40

 

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LA SIGNORA ANNA

di Fanny Casali Sanna
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 2 Luglio 2006





Caldo afoso, come da anni non succedeva… È la sera del 9 luglio 2006, ore 21. Dalle finestre spalancate giunge una sola voce: quella dello speaker che commenterà in TV la partita della finale dei mondiali di calcio.
Le squadre sono già in campo, suonano gli inni nazionali, tutti cantano… È sempre una bella emozione ascoltare l’inno della propria Patria, soprattutto quando le note raggiungono livelli così alti e anche se, in fondo, è solo per una partita di calcio. Erano anni che non accadeva: l’Italia in finale! Una bella soddisfazione anche per chi, tutto sommato, del calcio non gliene importa nulla.
Nella mezz’ora prima della partitac’era stato un gran traffico per le strade della cittadina: tutti si affrettavano a raggiungere la propria casa per sedersi davanti al televisore a “soffrire” per novanta minuti.
Questa sera anche i topi d’appartamento e i borseggiatori avrebbero fatto “vacanza”: sarebbe stato impossibile trovare una casa vuota da saccheggiare o qualcuno per strada da scippare.
Ecco, le squadre hanno incominciato a giocare, la voce dello speaker è ora diventata una litania interrotta spesso da esclamazioni, a volte concitate, a volte di sollievo.
Ogni volta che si rasenta il gol, si sentono anche i commenti accesi e coloriti degli spettatori; è come se la strada fosse un unico grande stadio e così tutte le strade e così tutta la città intera.
Anna no, Anna non è in casa. Questa sera, Anna ha deciso di uscire…
Aveva consumato la sua piccola cena semplice, ma raffinata, con la tavola ben apparecchiata, nella sua bella sala da pranzo dove tutto era in ordine perfetto: quando si è soli è difficile mettere in disordine…
Viveva sola ormai da molti anni, ma mai aveva rinunciato a quella “forma” che aveva sempre contraddistinto la sua vita: le era stato insegnato un certo stile e lei l’avrebbe mantenuto fino alla fine dei suoi giorni! Per questo, tornata a casa dopo aver fatto una piccola commissione, si era cambiata d’abito, aveva apparecchiato con cura la tavola, con una bella candela e un vaso di fiori freschi al centro e aveva riscaldato nel forno a microonde il cibo preparato precedentemente. Di solito glielo serviva la cameriera, ma questa sera l’aveva lasciata libera prima per permetterle di andare a vedere la partita insieme ai suoi familiari. Poi aveva acceso il televisore e si era ritrovata la casa “piena di tifosi”.
Era stato proprio quello il momento in cui aveva sentito più forte la sua solitudine.
Non era stata sempre così la sua casa, c’era stato un tempo in cui il vociare continuo dei bambini era quasi assordante e i giorni erano troppo corti - “con tutto quello che c’era da fare!” - e l’attesa del rientro del marito, e i figli che avevano sempre bisogno di qualcosa, e le cene di rappresentanza, e gli incontri con gli amici… Allora anche dare gli ordini giusti ai domestici era un compito gravoso.
Poi, troppo presto, la sua vita aveva incominciato a cambiare. Il marito le era stato portato via da un brutto incidente e i figli, ormai cresciuti e desiderosi di vivere la loro vita, erano andati all’estero. I suoi nipoti li aveva visti poche volte e l’ultimo, addirittura, non lo conosceva neanche di persona, anche se una sua foto di neonato troneggiava su di un tavolino d’epoca in mezzo a belle cornici d’argento con i ritratti dei suoi familiari.
La casa era piena di argenteria e di oggetti preziosi che aveva raccolto con molto buon gusto nel corso degli anni, ma ormai neanche la loro vista le dava più gioia, erano lì solo per abitudine e avrebbe anche potuto privarsene senza provare dispiacere; il suo sguardo vi scivolava sopra distrattamente, solo per pochi secondi, il tempo di controllare se erano stati spolverati a dovere.
Ora Anna è in strada. Dopo la repentina decisione si era alzata di scatto, aveva afferrato la borsetta, ed era uscita tirandosi dietro la porta senza neanche chiudere per bene a chiave… Già…le chiavi… erano rimaste sulla consolle dell’ingresso…”Va beh” - pensò - “Mi farò aprire dalla portiera”.
Eccola, ora si aggira per le strade deserte eppure piene della vita che giunge dalle finestre spalancate. Una mamma chiama forte il suo bambino: “A tavola che è pronto! Guarda che spengo il televisore, eh!”. Da un’altra finestra giunge un’imprecazione: “Uffa! Il telefono… Proprio ora?”.
Anna sorride, con gli occhi della mente dà un volto a quelle voci, immagina le scene, quasi come se dovesse allestire una rappresentazione teatrale… Da un piccola finestra giunge la voce di un bimbo di pochi anni: “Mamma, vieni, ho finito!”…
Ora Anna ride divertita, ha fatto proprio bene ad uscire! Stasera non c’è posto per il tarlo della solitudine, è come se fosse tornata indietro a quando, ogni sera, avevano un invito diverso a casa di amici, e come si divertivano!
All’improvviso si ode un boato: “GOOOOOL!!!”. L’Italia ha segnato!
La gente sembra impazzita, per qualche secondo il rumore è assordante e coinvolgente. Anche Anna esulta con gli altri, ormai diventata partecipe di quella effimera gioia.
A un tratto, uno strattone, qualcuno le afferra la borsetta e gliela strappa facendola cadere…
Ma… allora… i malviventi non erano tutti in “vacanza”!
Anna ora è a terra, cadendo ha battuto con violenza la testa sul marciapiede… sul suo volto, però, non c’è dolore, sulle labbra ha ancora quel sorriso che il grido di entusiasmo le aveva strappato.
Ora anche la sua paura di morire sola, come sempre aveva temuto, l’ha abbandonata. Questa sera Anna neppure per un momento si è sentita sola!
Tra pochi minuti la partita finirà e la gente si riverserà nelle strade per fare festa. Poi, qualcuno farà l’amara scoperta e domani il quartiere sarà tutto un susseguirsi di “…sai, quella signora così elegante…”,”…ma sì, quella dell’attico…”, “Poveretta, morire così…” E poi ancora: “Ma chissà perché era uscita, senza neanche le chiavi di casa, poi…”
E per un po’ si continuerà a parlare di Anna, quella signora gentile e distinta uccisa così barbaramente in strada… per pochi spiccioli… a un passo dalla sua bella casa piena di cose preziose.





 
 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
 
 
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 10:03 )
 

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