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Cinzia Revelli - morsi di grigio PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Martedì 24 Maggio 2011 09:52

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 


MORSI DI GRIGIO

di Cinzia Revelli
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 2 luglio 2006





…Non lo aveva mai detto a nessuno, ma lei lo sapeva e ogni giorno il suo cuore smarriva un battito…
Camminava per le strade, le labbra schiuse a respirare i colori per colmarsene a lunghe sorsate. Aurore e petali scorrevano in lei, e piume. I suoi occhi erano reti che catturavano ogni più piccola sfumatura.
Felice, scrigno ricolmo, tornava al nido alla sera immaginando pareti di sole e d’ombre d’acqua… Apriva la porta… Un passo soltanto e tutto spariva… La sua casa assassinava i colori… Il grigio feroce li avvelenava e ingrassava rigenerandosi in tonalità sempre più bieche: grigio di mummia, grigio livore, grigio pattume.
Marta aveva cercato di scacciarlo con pennelli e rulli, con tende e monili, ma lui inghiottiva ogni cosa e la ripartoriva triste e cinerea.
Lei aveva traslocato più volte, cambiato città, vissuto dovunque, lui l’aveva accompagnata fedele e arrogante. Aveva perfino provato a vivere all’aperto, ma qualunque luogo prescelto digradava pian piano in un color topo morto.
Lei aveva smesso di combattere, non cercava più amicizie, la vergogna le soffocava il sorriso. Sola, si sentiva una macchia opaca sul mondo…
Comprava scaccia-spiriti e candele per dissetare le sue illusioni per un poco.
…Fu in un giovedì intinto nel giallo estivo… Marta vagava sfiorando cartelli e ringhiere, accarezzando giostre e bancarelle…
Girovagò finché la notte invase ogni interstizio della città, poi, senza speranze, ripercorse la scia dei suoi passi, lentamente…
…Forse fu un raggio furtivo di luna o forse il balenio di fari distratti a rivelare la vetrina al suo sguardo… Lui era lì, semisdraiato, invitante… Gli occhi di Marta divennero larghi di desiderio… Restò davanti a lui, le mani sul freddo del vetro a chiamarlo…
…Il buio sbiancò nell’alba e l’alba divenne mattina… Le saracinesche cantarono il solito ritornello per la gente al sapor di caffè. Marta invase la quiete del negozio e ne uscì con lui sottobraccio… Corse fino a casa, entrò volando, lo portò nella sua stanza e lo depose sul letto…
…Il grigio ringhiò e disserrò le fauci…
…Lei si avvolse nella stoffa frusciante e fu fiamma… Le sue labbra scandirono parole di lava: “Sarà bello fare l’amore sul mio lenzuolo nuovo!”… Il grigio si contorse, tramortito, poi riprese a strisciare, ma un’ala di porpora baciò l’aria svegliando i colori prigionieri che si spalancarono a frotte…
…Il grigio indietreggiò, cercò di fuggire, ma, catturato, si spense in uno sbuffo di polvere arsa.
Marta, ammantata nel rosso-peccato, ritrovò i suoi battiti e restò incantata a guardare la sua casa d’arcobaleno.





 
 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
 
 
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 10:05 )
 

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