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Carla Lorizzo - piccola distribuzione PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Martedì 24 Maggio 2011 09:48

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

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Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 


PICCOLA DISTRIBUZIONE

di Carla Lorizzo
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 2 luglio 2006




Da quanto tempo non si apre quella saracinesca? C’è la polvere di primavere disperse e ci sono incarti di caramelle che non si producono più, incastrati tra le guide picchiettate di ruggine e intrecciate a matasse di ragnatele inservibili. Quasi impossibile dire che lì, un tempo, ci fosse stata una drogheria. Io posso dirlo con certezza, perché lo ricordo chiaramente: ricordo di esserci entrata una sola volta, quasi trent’anni fa, per mano alla zia Nunzia. Quel giorno mi aveva comprato un sacchetto di patatine; non avevo scelto quelle solite, rotonde, ma avevo voluto i cornetti di mais, mai assaggiati prima, chissà forse solo perché, dato che non sapevo ancora leggere, mi aveva colpita il sacchetto arancione decorato in alto con un tendone stilizzato a strisce rosse e blu. Alla fine non mi erano piaciuti granché: avevano un retrogusto amarognolo, per cui ne mangiai uno o due, non di più.
A quel tempo, avevo creduto che il motivo risiedesse nella spiegazione data da mio padre: “No, quelle non sono buone: sono patatine da grandi.” Oggi, più realisticamente, suppongo che il sapore sgradevole fosse stato un effetto collaterale del fatto che, all’epoca, non era ancora entrato in vigore l’obbligo di segnalare la data di scadenza sugli alimenti.

Mi ricordo questo, sì, ma non mi ricordo quando ha smesso di esserci la drogheria.
Capita così, all’improvviso: passi e ripassi quotidianamente lungo una strada finché un giorno, davanti a una vetrina chiusa e abbandonata, pensi “Ah, ma qui c’era quel negozio che...”, ma non sai qual è stato il momento preciso in cui la bottega è diventata un locale in disuso o uno scantinato. A volte capitano anche cose più strane: capita che cammini lì davanti, a pochi centimetri dalle ragnatele decennali raggrumate sulla serratura arrugginita e senti quell’odore di antico negozio, nel pieno della sua attività. Sì, quell’odore che negli iperstore non c’è e non potrà mai esserci, fatto della fragranza di ogni singolo esemplare di ogni cibo che ha soggiornato su quegli scaffali in attesa di un mangiatore. Un odore indefinibile di cui si può solo dire che proviene da sostanze alimentari, ma in cui non si riesce a distinguere nessuna varietà, tanto sono intimamente amalgamate l’una con l’altra.
E non basta: non solo senti l’odore, ma ti sembra anche di intravedere barattoli, pochi esemplari per ogni qualità, ammonticchiati in una penombra tenue e accogliente. Forse senti anche sorrisi e parole di chi ha comprato e di chi ha venduto.
Poi ti allontani e ti rimane la sensazione di non aver immaginato nulla, ma che le cose che hai annusato, visto e sentito, hai potuto percepirle perché erano davvero lì, oggettive e tangibili.
Che i veri fantasmi non siano altro che sensazioni sparse qua e là, rimaste attaccate alle cose? È probabile allora che, per vantarsi di aver visto un fantasma, non bisogna necessariamente essersi imbattuti in un lenzuolo bianco che manda bagliori sinistri in una notte di temporale.





 
 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
 
 
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 10:06 )
 

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