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Beatrice Sanalitro - il sandalo e lo zaino PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Martedì 24 Maggio 2011 09:33

 

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Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 


IL SANDALO E LO ZAINO

di Beatrice Sanalitro
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 2 luglio 2006





1°)    Ah! Finalmente odore di casa! Poso lo zaino e sono da te.

2°)    Un caffè?

1°)    Finalmente odore di casa!
Quanti luoghi ho esplorato durante il mio viaggio e quante strade si sono incrociate! Un bracco sembravo al richiamo di piste.

2°)    Un caffè?

1°)    Un bracco sembravo cercando l’odore di incenso impregnato nei muri di vecchie chiese: le porte aperte, un solo messale dai margini arricciati sul leggio e profumo dell’unico cero.
Rintracciavo, poi, l’odore del vento che mi portava da te.
Cercavo l’aroma del tuo caffé; ma… il viaggio è la vita, per me.

2°)    Il mondo è percorso da viaggiatori: per turismo o per lavoro in molti vanno e vanno alla ricerca di contatti, come se l’energia di nuove persone o di luoghi non conosciuti donasse loro l’ebbrezza per dimenticare affanni, domande, risposte.

1°)    Il viaggio è la vita, per me. La vita è il mio treno.
Non m’importa che la carrozza sia vuota o piena: io vado.
Il viaggio è il mio Rito: preparo con cura lo zaino, lo sai; avvolgo vecchie esperienze e pochi oggetti, il necessario.
Non c’è niente di cui non possa fare a meno, neanche dei ricordi più intensi.
Tutto imbustato, etichettato; ogni oggetto o situazione o ricordo viene, così, definito, chiarito, catalogato, usato, all’occorrenza, per quello che è.
Sai che l’ordine mi consente di risparmiare energie.

2°)    E poi, tu, lo zaino in spalla e il distacco.

1°)    Poi, il distacco.
Zaino in spalla; vado solo.
Senza bastone.
Attento a ogni passo.

2°)    Solo, sempre solo!

1°)    Sì, solo.
Anche se il treno è affollato.

2°)    Perché sempre solo?

1°)    I compagni di viaggio sono comparse.
In ogni momento del viaggio ci si trova davanti a un bivio: si deve scegliere tra il nero o il bianco. Il ramo si biforca sempre in due.
Secondo me, attraverso la solitudine si compiono azioni che trasformano la vita in viaggio di conoscenza.
Esse sono:
-    procedere inebriati dall’aria che vivifica il cammino lasciando liberi i pensieri di far capriole.
Quando sei inebriato cambiano prospettive e fini; il ritmo dei passi è il tuo compagno.
-    Inserirsi nei luoghi toccandoli senza fretta, come il corpo dell’amato, assaporandone solchi e rilievi; annusandone gli umori, lustrandoli con lo sguardo.
Non temere di tradire se ami il presente: più sei ricco e più dai.
-    Scegliere un luogo o un’opera d’arte grazie al suo canto che senti solo tu, oppure aspettare di essere scelti senza cercare giustificazioni.
-    Godere del sorriso: chi Viaggia, chi Vive, ha il sorriso di chi sa che nessun ostacolo potrà ricattarlo, ma neanche nessuna vittoria lo renderà schiavo con la sua consolazione.
E, infine, riconoscere gli ambienti dalla loro aria.

2°)    L’aria, secondo te, contiene informazioni; Zeus l’ha resa ricca di vita…

1°)    Sì!

2°)    Secondo Cornelio Agrippa, l’aria e l’acqua mantengono i ricordi…

1°)    Oh, i tuoi studi, la tua teoria!
Hanno notevole importanza, ma è ora che tu ne verifichi le asserzioni, altrimenti potresti bere qualsiasi fandonia.
Ti accorgi della differenza tra un luogo sereno e un luogo di dolore?
Avverti, senza esserne stato informato, le tensioni o la serenità in case sconosciute?
La loro aria, il loro odore è diverso!
Finalmente odore della nostra casa!

2°)    Vorrei capire.
Mi disorienta dover distinguere tra odori “buoni” e “cattivi”.
Non potrei definire “cattivo” l’odore del mio cane: lo trovo speziato e un poco salato; e lo sterco di mucca e di cavallo? Sa di natura.

1°)    Ragionare in questo modo non ti aiuta; dovresti abbandonare ciò che sai già.
Ascolta, facciamo un gioco!

2°)    Devo indovinare cosa hai mangiato ieri o con chi hai fatto l’amore?

1°)    Ascolta, facciamo un gioco.
Chiudi gli occhi, in modo da allontanare la realtà, e fai buio come in un sogno tiepido.
Dimentica le parole dei libri, pensa con suoni e con immagini.

2°)    Dimenticare i libri? Mai!

1°)    Fa’ in modo, allora, di lanciare in aria le parole.
Esse si purificheranno bruciandosi attraverso l’aria stessa e arriveranno sulle tue labbra trasformate.
Tu parlerai con parole autentiche; di esse ti meraviglierai come quando hai scoperto le lucciole.

2°)    Okay! Proviamo.

1°)    Ti ho portato un regalo. È un regalo di viaggio, è per te.
Tieni!

2°)    Una boccetta; una boccetta liscia e tonda e con il tappo a sfera!

1°)    D’accordo, svita il tappo!

2°)    Profumo, un’essenza.
È un olio, è olio di sandalo.
Durante il viaggio hai percorso una via segnata da alberi.
Bellissimi alberi dal tronco bianco.
Un po’ rientrata rispetto alla via c’era una casa e nella casa una donna.
Neri, lunghi e lisci i capelli, delicato il sorriso.
Il suo destino è collegato a quello degli alberi di cui è custode e il loro profumo è il suo.
Il caldo profumo di sandalo mi svela il suo nome: si chiama Uma.

1°)    Hai ragione, si chiama Uma.

2°)    “U” come il suo profumo nascosto e sottile e come la linfa degli alberi;
“M” come il sobrio fluire delle sue parole e come l’essenza di legno e radici;
 “A” come il loro abbraccio.

1°)    La calda essenza del sandalo ti ha conquistato e ti ha permesso di viaggiare.

2°)    Mi ha accompagnato là dov’è nata.

1°)    Ora, torna!

2°)    Finalmente odore di casa.





 
 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
 
 
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 10:07 )
 

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