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lo stetoscopio e la voce PDF Stampa E-mail
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News - News
Scritto da Tartamella   
Venerdì 20 Maggio 2011 07:15

 

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Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
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Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
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stetoscopio

 

LO STETOSCOPIO E LA VOCE

di Pietro Tartamella





È vero che nella scienza
ciò che contano sono i dati,
ma è anche vero che
un ammasso di dati non è scienza
più di quanto un mucchio di pietre sia una casa…
"

(Henri Poincaré da "La scienza e l'ipotesi")





Stetoscopio dal greco "stethos" (petto) + "skopia"   (da skopein = guardare attentamente).
Si basa sul principio della trasmissione dei suoni attraverso i solidi.
È uno strumento tubolare che serve per l'auscultazione dei rumori interni del corpo. Specialmente per localizzare quelli del cuore in corrispondenza delle diverse valvole cardiache. Ma anche per auscultare i rumori interni provenienti dai polmoni e dall'apparato respiratorio (rumori prodotti dall'aria che circola nelle varie cavità). Serve anche per auscultare il battito cardiaco di un bambino nel grembo materno.
            Ne esistono di monoauricolari e di flessibili biauricolari spesso forniti di un dispositivo di amplificazione (stetofonendoscopio). Vi sono stetoscopi moderni elettronici. Alcuni capaci di sentire il battito del cuore di una persona a un metro di distanza.
Lo stetoscopio è molto usato nella pratica clinica. Deve essere appoggiato  sui vari focolai di ascolto senza premere troppo sulla parete cutanea e senza mai poggiare le dita sul tubo di cui è dotato. All'origine era in legno, ma poi anche in metallo e in celluloide.
Lo stetoscopio ha naturalmente delle limitazioni, in quanto i rumori  giungono all'orecchio abbastanza distorti. Il volume dei suoni è basso. La gamma delle frequenze udibili è abbastanza ridotta. Ma uno stetoscopio nelle mani, o meglio, nelle orecchie, di qualcuno che ha un udito finissimo, come lo aveva Laennec, può dare risultati eccellenti. Il potere risolutivo dell'orecchio umano e la sua capacità di discernere suoni e rumori sono infatti ben superiori    a molti strumenti di laboratorio impropriamente considerati sacri.
Lo stetoscopio fu inventato dal medico francese René Théophile Hyacinthe Laennec, nato a Quimper nel 1781.  All'età di 14 anni Laennec iniziò a studiare medicina con uno zio, medico a Nantes. Fu allievo di Corvisart (medico di Napoleone) che introdusse nella diagnostica il principio della percussione (succussione). Principio che venne sistematicamente approfondito da Laennec.
           Durante le guerre civili nel 1799 e nel 1800  René Laennec prestò la sua opera di chirurgo nell'esercito. Nel 1801 andò a Parigi per seguire corsi universitari di medicina. Studiò approfonditamente i problemi dell' anatomia patologica e della medicina clinica. All'età di 40 anni, affetto da tubercolosi polmonare, si ritirò nella sua casa  in Bretagna, dove morì il 3 agosto 1826 a soli 45 anni.
La sua invenzione ebbe un enorme successo. Ma non subito.   
Oggi lo stetoscopio è usato dai medici di tutto il mondo per auscultare il cuore e i polmoni di milioni di  pazienti.
           René Laennec studiò e classificò le correlazioni esistenti tra i suoni che lo stetoscopio amplificava nel suo orecchio e le alterazioni anatomopatologiche che le determinavano, riuscendo a distinguere decine e decine di suoni diversi prodotti dai polmoni malati.
Per far conoscere la sua scoperta e il suo metodo di auscultazione, Laennec scrisse il trattato: "De l'auscultation médiate"  (L'auscultazione mediata) che divenne un testo basilare per la moderna medicina. Diede importanti contributi alla definizione di molte malattie polmonari. Laennec sosteneva che la tubercolosi era provocata da un agente specifico (più tardi il bacillo sarebbe stato scoperto da Robert Koch) e che vi era una grande differenza tra le varie forme di malattia. Queste differenze potevano essere messe in evidenza con la semplice auscultazione mediante lo stetoscopio.
           Ma il pensiero di Laennec, e lui stesso come persona, furono malvagiamente osteggiati, avversati e derisi dal Dott. Broussais che tenne addirittura molte conferenze contro di lui, coprendolo di ridicolo, e ci riuscì.  Broussais, come tanti altri medici del suo tempo, credeva nella "medicina fisiologica", dottrina secondo cui la tubercolosi era causata da una "irritazione" in una qualsiasi parte del corpo. Secondo lui dunque non potevano esistere diverse forme di malattia: esisteva solo una diversa intensità di irritazione.
L'opera di demolizione del gracile e piccolo medico di Quimper fu costante e sistematica. Broussais diceva nelle sue conferenze: " E ora, signori, sentiamo cosa ha da dirci sulla tubercolosi il professore stecchito (e qui scoppiavano fragorose risate). Secondo il piccolo Laennec la malattia è provocata da un non meglio identificato "agente specifico". Ma che  cos'è questo agente specifico, signori? Forse una farfallina che se ne va svolazzando ad ammazzare gli uomini? Chi di voi l'ha mai vista?  Se qualcuno di voi la trova, me la catturi  con una rete per favore, e me la porti! Imprigioniamolo questo "agente" misterioso, e la tubercolosi scomparirà dalla faccia della terra".  
Questo è quanto andava dicendo in giro Broussais nelle sue conferenze.
Laennec si difese come poté, ma quando per le strade si vide beffato anche dai bambini che gli correvano dietro agitando le mani come le ali di una farfalla,  e quando non solo gli altri medici ostili, ma gli stessi bambini, cominciarono a imitare anche la sua andatura, allora capì che non aveva più la forza di lottare.
Si ritirò stanco e amareggiato nella sua Bretagna dove in breve tempo morì di tubercolosi polmonare all'età di quarantacinque anni. Solo i posteri gli diedero pienamente ragione.
     Questo piccolo grande uomo seppe dare alla medicina molto di più di uno stetoscopio.  Egli creò un vero e proprio metodo per la diagnosi di moltissime malattie e diede un enorme contributo alla semeiotica (ricerca dei segni utili alla diagnosi).
Oggi tutti, bambini e adulti, conoscono lo stetoscopio, sanno dire "trentatré", respirare forte e tossire quando il medico li ausculta. Ma bisogna dire che  lo stetoscopio all'inizio si diffuse perché nel 1800 non si poteva auscultare con l'orecchio il petto di una donna:  era assolutamente impensabile che un uomo potesse poggiare l'orecchio a contatto con la mammella di una donna.  Lo stetoscopio risolveva egregiamente questo problema di costume.
La scienza della diagnosi risale a questo grande uomo dal corpo esile e dalla mente acuta, dall'udito sensibilissimo, e incurabilmente timido.
              Pensando a come René Laennec fu trattato da Broussais e dagli altri presunti luminari della medicina del suo tempo.
             Pensando ad altre grandi personalità che furono trattati dalla cultura ufficiale in modo ancora più deprecabile, come Galileo, per esempio, che sosteneva nel 1600, che  la terra  girava intorno al sole, e fu costretto ad abiurare, dopo un  processo del Santo Uffizio,  la sua concezione eliocentrica. La Chiesa Cattolica riabilitò Galielo soltanto il 31 ottobre del 1992 ad opera di Papa Giovanni Paolo II.
             Pensando a William Harvey che sostenne che il  sangue nel corpo umano veniva pompato dal cuore, e che era sempre lo stesso sangue a circolare! La sua teoria fu osteggiata per molto tempo. I luminari della medicina suoi contemporanei (1600) gli diedero del pazzo, lo derisero, chiamando lui e i suoi sostenitori col nomignolo dispregiativo di "circolatori".
             Pensando al medico ostetrico Philipp Semmelweiss (1800) che sostenne quanto segue: "sono i medici a far ammalare molte pazienti".  Egli aveva capito che l'altissima mortalità delle donne in ospedale causata dalla febbre puerperale che si registrava fra le partorienti era dovuta a una infezione trasmessa dalle mani dei medici e degli sudenti di medicina che dalla sala dove praticavano le autopsie si recavano poi a visitare le gestanti  o le puerpere senza nemmeno lavarsi le mani!  Semmelweiss introdusse l'abitudine  di disinfettare le mani, gli strumenti, i locali. Sino all'inizio della seconda metà dell'ottocento era completamente sconosciuto il concetto di "contagio". Si operava a mani nude, non si disinfettava nulla, si ignoravano le cognizioni igieniche. Semmelweiss fu attaccato e osteggiato da tutti i maggiori medici dell'epoca, tanto che lo costrinsero a lasciare Vienna ostracizzato da tutta la comunità scientifica del suo tempo. Ormai Semmelweiss non poteva più oltrepassare la soglia di un ospedale senza sentirsi insultato o deriso dai medici e dagli studenti. La pratica di disinfettarsi le mani venne considerata superflua, scomoda, da abbandonare. Perseguitato, osteggiato, deriso, Semmelweiss subì ogni sorta di angherie, dalla perdita del posto sino all'internamento in manicomio dove subì anche gravi percosse. Tutto ciò per aver sostenuto la "trasmissibilità dell'infezione puerperale".  Morì di setticemia procurandosi, forse accidentalmente, o a scopo macabramente dimostrativo, una setticemia mortale ferendosi alla mano con un bisturi affondato prima nella carni di un cadavere.
Ferdinando Von Hebra, riferendosi all'assurda incomprensione dei medici verso la scoperta di Semmelweiss ebbe a dire: "Quando si farà la storia degli errori umani, difficilmente si potranno trovare esempi di tale forza. E si resterà stupiti che uomini competitivi, così specializzati, potessero nella propria scienza rimanere così ciechi e stupidi".
           Ricordando questi personaggi così geniali, ma anche così incredibilmente osteggiati e combattuti, è il caso di citare a monito il pensiero di Ungar:  "Le dottrine vigenti esigono spesso una devozione che non tollera l'eresia,  e i fatti nuovi che minacciano la sicurezza dello status quo possono essere attaccati con il fanatismo intollerante dell'inquisitore".
Il pensiero di Ungar ci mette in guardia, ci dice che viene definito "eretico" colui che, nel modo di pensare e di giudicare, diverge dalle opinioni e dalle ideologie comuni o da quelle accolte dal gruppo di cui fa parte. Eretico è colui che si allontana radicalmente dalle ideologie ufficiali e dalle idee comunemente accettate. Socialmente si definiscono eretici tutti coloro che in qualche modo si contrappongono alla sacralità della scienza ufficiale.
Non essere allineati, essere outsider è sempre stato pericoloso in tutte le epoche e in tutti i campi, compreso nella scienza. Chi si discosta dagli schemi convenzionali,rischia di essere escluso dalle pubblicazioni accademiche, di non essere invitato ai convegni internazionali, di non ottenere finanziamenti pubblici e privati, di essere ammonito o richiamato dal proprio ordine professionale, e persino di perdere la cattedra. Come accadde al fisico americano George Zweig che agli inizi degli anni sessanta propose il modello dell'atomo a "quark".  Proprio in quel periodo una rinomata università americana aveva offerto a Zweig una cattedra,  ma questa non gli fu mai assegnata a causa dell'ostruzionismo del maggior fisico teorico dell'ateneo il quale riteneva il modello a "quark" l'opera di un ciarlatano.
          Sulla presunta neutralità della scienza il Prof. Evandro Agazzi nel suo libro "il bene,  il male e la scienza" scrive:  "…la scienza è sempre il prodotto   di una comunità sociale. Essa cresce a partire dalle fondamentali visioni del mondo e dalle convinzioni preconcette che caratterizzano una tale comunità. Tende a servire inevitabilmente gli interessi della classe dominante, a sostenere i suoi fondamenti ideologici, a fornirle strumenti intellettuali e pratici  per preservare le sue posizioni di privilegio. La pretesa oggettività e controllabilità delle dottrine scientifiche è puramente fittizia. L'organizzazione gerarchica della comunità scientifica, i legami tra i suoi leaders ed il potere politico ed economico, il controllo esercitato sulle pubblicazioni, l'accesso ai fondi per la ricerca, l'effettiva possibilità di esprimere opinioni (scientifiche) dissidenti, sono tutte determinate da potenti fattori extra-scientifici".
            Max Planck in "la filosofia della fisica" scrive: "Di rado una importante innovazione scientifica si fa strada convincendo e convertendo gradualmente   i suoi oppositori.  Quel che accade è che generalmente gli oppositori scompaiono, e la nuova generazione si familiarizza con quell'idea  sin dalla nascita".
            Relativamente alla voce umana Demetrio Stratos sostiene:  "L'ipertrofia vocale occidentale ha reso il cantante moderno pressoché insensibile ai diversi aspetti della vocalità isolandolo nel recinto di determinate strutture linguistiche.  È molto difficile scuoterlo dal suo processo di mummificazione e trascinarlo fuori da consuetudini espressive privilegiate e istituzionalizzate dalla cultura delle classi dominanti".

Ma torniamo allo stetoscopio.
          Il primo stetoscopio che Laennec usò era costituito da un quaderno arrotolato (non si sa se era a righe o a quadretti). Sta di fatto che con una estremità poggiata sul petto del paziente e l'altra estremità appoggiata sul suo orecchio egli riuscì a sentire amplificati i battiti di quel cuore.
Pensò subito di perfezionare il suo strumento utilizzando un cilindro di legno lungo un piede con un foro al centro di 2 mm di diametro.
Lo stetoscopio amplifica dunque il rumore prodotto dal battito cardiaco o dai polmoni. Il suo ruolo è quello di cassa di risonanza che rende udibili, amplificandoli, i rumori interni del corpo che sono troppo deboli per essere sentiti a orecchio nudo.
            Nello stetoscopio moderno, più preciso e più potente, è stata aggiunta una capsula con membrana vibrante, una sorta di timpano meccanico applicata sul corpo del malato, che oscilla sotto le onde sonore emesse dagli organi interni del paziente. Le vibrazioni così riprodotte sono trasmesse all'aria dello stetoscopio che le amplifica e le rende udibili all'orecchio del medico.
            Lo stetoscopio consente l'auscultazione cosiddetta "indiretta" o "mediata". (Nell’auscultazione "diretta" l'esaminatore applica l'orecchio direttamente sulla parte che vuole auscultare).
            Oggi, anche con la disponibilità di mezzi diagnostici più sofisticati,  lo stetoscopio non ha perduto il proprio valore. Viene proficuamente utilizzato per l'esame preliminare (spesso già orientativo) dell'apparato respiratorio e cardiocircolatorio. Auscultando l'apparato respiratorio lo stetoscopio consente di valutare non solo i tipici fruscii prodotti normalmente dai movimenti inspiratori ed espiratori (MURMURE vescicolare), ma anche l'esistenza o meno di alterazioni, come soffi, rantoli, rumori crepitanti, cigolii, sìbili, sfregamenti,   ciascuno dei quali di grande significato clinico.
           Relativamente all'apparato cardiocircolatorio, la semeiotica auscultatoria  (insieme dei "suoni" ascoltati con lo stetoscopio che hanno valenza distintiva) consente di valutare il ritmo, la frequenza e i caratteri dei "toni" cardiaci prodotti dall'attvità del cuore. Auscultando le pulsazioni cardiache si sente un tono sordo e grave (tum) in rapporto alla sistole, seguito da un secondo tono più chiaro (ta). Tra il primo e il secondo tono vi è un breve intervallo, per cui la successione del "tum-ta" viene paragonata al "ritmo del valzer".
          I cinque/sei litri di sangue del corpo umano, spinti dal cuore, compiono un giro completo circa ogni minuto. In 24 ore il cuore riceve e pompa in circolo intorno a 9.000 litri di sangue. Nel corso di una vita di settanta anni il cuore fa circa due miliardi e mezzo di battiti, senza arrestarsi neppure un momento e senza riposo, così almeno sembra a chi lo ascolti con lo stetoscopio. Tuttavia nessun muscolo può resistere senza riposo:  e il cuore è appunto un muscolo. Le pause fra un battito e l'altro, per quanto brevi, rappresentano un riposo sufficiente. Il cuore normale in pratica dedica al riposo un tempo doppio di quello che dedica al lavoro.
            Con l'esame stetoscopico si possono individuare difetti delle valvole cardiache o vortici sanguigni nelle cavità del cuore, nell'aorta, e in arterie di grosso calibro.
Lo stetoscopio viene anche impiegato nell'esame dell'addome per evidenziare eventuali segni di occlusione intestinale.
            Il fonendoscopio è il perfezionamento dello stetoscopio, dotato di due tubicini di gomma o di plastica, le cui estremità libere vengono introdotte nelle orecchie dell'ascoltatore, mentre le altre due estremità confluiscono in un piccolo dispositivo di ascolto (diaframma) che va poggiato sulla parte da auscultare.
           Con l'invenzione dello stetoscopio si ottenne la possibilità, anche se grossolana, di identificare il malato di tubercolosi polmonare. Con Robert Koch, che identificò il microbatterio tubercolare, si definì la possibilità del contagio della malattia e quindi l'isolamento dei pazienti. Con Roentgen e la sua scoperta dei RAGGI X nel 1896, che consentiva di esplorare alcune parti interne del corpo umano, si poterono stabilire in termini concreti i danni provocati dalle lesioni tubercolari, soprattutto a livello polmonare ed osseo. Con Forlanini, che realizzò il primo pneumotorace terapeutico mediante l'introduzione di aria nel torace, riuscendo così a mettere a riposo il polmone malato, si costruì la prima possibilità di curare un male che era stato considerato in precedenza del tutto incurabile.  Laennec pubblicò il suo libro: "L'auscultazione mediata" nel 1819.  
Dal 1825 Stokes introdusse e diffuse in gran Bretagna l'uso dello stetoscopio. In Italia fu Vncenzo Pinali, docente di Clinica Medica dal 1857 al 1875 all'Università di Padova, a introdurre per primo nel suo studio l'uso dello stetoscopio e a diffonderlo nelle altre università italiane. L'ostetrica Marie Anne Victorine Boivin fu tra le prime ad usare lo stetoscopio per auscultare il battito del cuore del feto.



LA CAROTIDE E LO STETOSCOPIO



             I soffi carotidei che si rilevano con l'auscultazione poggiando lo stetoscopio sulle arterie del collo sono molto spesso sinonimo di restringimento (stenosi) delle arterie cervicali che portano il sangue al cervello e sono dovuti alla presenza di placche ateromasiche.
Sono molto frequenti soprattutto nelle persone anziane. Nelle persone di età compresa tra i 65 e 94 anni sono presenti nel 50% circa. Le  placche ateromasiche sono depositi di grasso all'interno delle arterie e rappresentano le alterazioni più importanti dell'aterosclerosi. Spesso si formano all'origine delle carotidi interne, ma le arterie intracraniche più grosse e l'arco dell'aorta non ne sono risparmiate.  Le placche ateromasiche, quando raggiungono determinate dimensioni, possono rallentare il flusso sanguigno oppure alla loro superficie possono formarsi depositi di sangue  o di piastrine che staccandosi (emboli rossi o bianchi) possono andare ad occludere temporaneamente le arterie a valle..
           Un soffio carotideo dovuto alla presenza di placche ateromasiche è un segno di aterosclerosi generalizzata. Le persone infatti che hanno un soffio carotideo molto spesso hanno già manifestato altri disturbi circolatori a livello del cuore (infarto o angina) o agli arti inferiori.  Una persona che ha un soffio carotideo è a rischio vascolare elevato, non tanto per la possibilità di andare incontro a un ictus, quanto per l'alta probabilità di un infarto cardiaco.



LA MORTE E LO STETOSCOPIO


L'avvento dello stetoscopio spostò i confini del concetto di "morte".
Prima, nel senso comune occidentale, si parlava di morte quando, osservando un corpo,  si poteva sostenere che "non si muoveva più". Di fatto fino alla seconda metà del XIX secolo la morte era accertata dai familiari stessi, i quali dichiaravano l'assenza di movimenti da parte del congiunto. Anche per questo era piuttosto diffusa la paura della sepoltura precoce, sentimento che è diventato particolarmente intenso nel XVIII secolo, come testimoniano  i racconti di Edgar Allan Poe. A volte si metteva un vaso d'acqua sul torace del defunto per verificare eventuali movimenti respiratori, oppure uno specchietto davanti alla bocca, o sotto il naso, per vedere se si appannava. Ma restano mezzi empirici di scarso valore probatorio. Con tutta probabilità la morte cardiaca ha prevalso su altre concezioni nel corso del XIX secolo, dopo che l'invenzione dello stetoscopio ha facilitato l'accertamento dell'attività del cuore. È a questo punto che la morte è stata identificata con il momento in cui il "cuore cessa definitivamente di battere", facendo diventare irrilevante la presenza di eventuali movimenti corporali post-mortem. Ma anche l'accettazione della "morte cardiaca" non è stata facile; basta citare il grande clamore  (raccontato dal Brown-Sequard) suscitato da un morto di colera che negli anni '80 del secolo scorso, appena prima del funerale,  ha congiunto entrambe le  braccia ponendole in posizione di preghiera. Nei morti di colera tali movimenti automatici sono piuttosto comuni, ma è difficile pensare che le persone non ne restino fortemente impressionate. Anche la "morte cardiaca" quindi ha dovuto superare difficoltà non facili prima di guadagnare il consenso  unanime dell'opinione pubblica.
             Secondo alcuni l'importanza dell'attività cardiaca sta proprio nel "battito" del cuore, ossia nel fatto che si sente e si percepisce ancora del movimento all' interno del corpo. Ma oggi è quasi unanime l'opinione che sposta il momento della morte dalla cessazione definitiva e irreversibile dell'attività cardiaca alla cessazione dell'attività di tutto l'encefalo.  Si è introdotto e accettato il concetto di "morte cerebrale". Grazie alle ultime scoperte della medicina si sono  potute creare tecniche e metodologie di rianimazione e di prolungata vicariazione dell'attività cardiaca che suggeriscono sensato questo cambiamento di prospettiva. Le nuove esigenze poste dalla possibilità del trapianto e la riluttanza dell'opinione pubblica ad accettare l'idea che si anticipi la morte di una persona per consentire il successo del trapianto, hanno contribuito all'affermazione del concetto di "morte cerebrale".  Il passaggio dalla morte cardiaca alla morte cerebrale comporta un cambiamento concettuale estremamente profondo: mentre la cessazione dell'attività cardiaca indica la dissoluzione del tripode vitale (cervello-polmone-cuore) e presuppone quindi una definizione poli-organica di vita, la cessazione dell'attività cerebrale presuppone una definizione mono-organica in quanto si asserisce che basta la dissoluzione di un solo organo: l'encefalo.  Questo cambiamento di prospettiva necessita di una più profonda ristrutturazione dell'intero quadro concettuale: se basta la dissoluzione di un solo organo a determinare  la morte della persona, allora si tratta di sapere se quell'organo è l'encefalo nella sua totalità o non basti la disintegrazione di una sua parte. Già oggi è comune osservare che di fatto si rileva la cessazione del tronco dell'encefalo e che in realtà la morte troncoencefalica e la morte cerebrale praticamente si equivalgono. Tuttavia alcuni osservano che la morte troncoencefalica è accettabile solo perché per ora non siamo in grado di vicariare efficacemente le funzioni del troncoencefalo, ma che se lo fossimo allora diventerebbe chiaro che la adeguata nozione di morte è quella corticale: la persona muore quando si dissolve la corteccia cerebrale e l'organismo perde definitivamente le funzioni proprie della vita personale.  L'esistenza di alcune difficoltà nell'accertamento della morte corticale è la causa della sua ritardata accettazione, ma dal punto di vista teorico si deve riconoscere che una volta abbandonata la morte cardiaca si deve giungere alla morte corticale (quella cerebrale è solo un passo intermedio). È difficile accettare questa conclusione perché scuote sentimenti profondi.  La modifica delle emozioni è più lenta di quella delle idee. Per chi ritiene che l'etica debba essere guidata dalla ragione sembra necessario modificare i nostri attuali sentimenti, anche se questo processo non è facile.
        Queste considerazioni relative alla morte  si ripresentano analoghe per quanto riguarda la vita, dal momento che sono radicalmente cambiate le circostanze relative alla riproduzione e aumentate notevolmente le conoscenze in materia. Mentre in passato il processo riproduttivo era sottratto all'intervento umano e riceveva immediata protezione per il fatto di essere nascosto nel grembo materno, oggi la situazione è mutata per via delle acquisite capacità di controllo del processo riproduttivo. Mentre in passato il problema di quando esattamente avesse inizio la vita della persona aveva scarsa rilevanza pratica, oggi la questione non riveste
più un interesse meramente teorico e astratto, perché è possibile intervenire concretamente nelle prime fasi della vita umana.
È per questa ragione che diventano necessarie distinzioni nuove.



La PET - TUBA DI EUSTACHIO PATOLOGICA  (Patulous Eustachian Tube)
(Quando la Tuba di Eustachio è continuamente aperta).



            La PET fu descritta con completezza per la prima volta nel 1867 da Jugo che ne era affetto egli stesso. È più comune nelle femmine che nei maschi e si presenta con i seguenti tipici sintomi: tinnito roboante (fruscio) in concomitanza con la respirazione, autofonia distorta con eco ( a volte così severa da interferire con la normale fonazione), talvolta si presenta con una sensazione di "pienezza" dell'orecchio. PJ Robinson descrisse leggère vertigini e disparità di udito in alcuni pazienti. Molti pazienti sviluppano una nevrosi.
La posizione sdraiata può dare sollievo ad alcuni pazienti. Anche mettersi a testa in giù,  o bere aloolici, può dare sollievo. Durante un raffreddore si ha la sensazione di stare meglio.  I sintomi peggiorano con l'esercizio fisico, con la perdita di peso o durante la gravidanza.
La diagnosi di una Tuba di Eustachio continuamente aperta si può effettuare facilmente con uno stetoscopio dall'orecchio del paziente all'orecchio dell'esaminatore. Se la tuba è aperta la voce del paziente si sente chiaramente attraverso lo stetoscopio ed ha un timbro aspro, cupo, mentre il suo respiro è udibile come un suono cupo, roboante ed intermittente.



LA CIMICE E LO STETOSCOPIO


           Nel campo della sicurezza e del controspionaggio il German Federal Office of Information Security informa che collegando uno stetoscopio ad una cimice si possono ascoltare senza problemi voci umane emesse al di là di un buon metro di struttura solida.  Le "cimici" sono dispositivi nascosti, di piccole dimensioni, con microfoni attivati dalla voce, spesso con dispositivi di trasmissione digitale, o in connessione permanente con l'ascoltatore.



GLI ALBERI E LO STETOSCOPIO


         Un albero è un essere vivente. Molto tempo prima della primavera, quando le foglie non sono ancora comparse, l'albero è già in attività. La linfa circola all'interno dell'albero e si prepara a nutrire le cellule che compongono le foglie,  i rami, il tronco intero. Il miglior periodo dell'anno per "ascoltare" un albero con lo stetoscopio è all'inizio della primavera, quando esso trabocca di linfa.  Le conifere non sono molto adatte ad essere "auscultate".   Sono da preferirsi gli alberi con un diametro di almeno 15 centimetri e con corteccia liscia e sottile come il faggio, il ciliegio, il pioppo, il salice, il platano. Per ascoltare un albero bisogna posizionare lo stetoscopio in diversi punti del tronco fino a quando non si è trovato il punto migliore per l'ascolto.
Scricchiolii, gorgoglii, borbottii prodotti dall'albero vivente testimonieranno la sua vitalità e stupiranno sicuramente l'ascoltatore.



GLI APPARECCHI  HiFi E LO STETOSCOPIO

         Si può trattare con diversi materiali un apparecchio HiFi per eliminarne i difetti di risonanza o le vibrazioni indesiderate. Infatti non è detto che tali apparecchi commerciali siano già stati ottimizzati in sede di progetto. Ma come si può decidere su quali zone dell'apparecchio intervenire e in che modo valutare l'efficacia dell'intervento? Sicuramente si può ascoltare ad "orecchio" le risonanze della superficie da trattare, ma a volte non è sufficiente. Torna utile allora, suggerisce Lucio Cadeddu,  un normale stetoscopio di quelli che usano i medici per auscultare il cuore dei pazienti. Uno stetoscopio è sensibilissimo ed è in grado di captare ogni minima vibrazione e risonanza all'interno di qualunque apparecchio.
Per capire quali zone dell'apprecchio HiFi sono più risonanti occorre auscultarlo in vari punti, magari battendo il dito leggermente in una zona lontana dal punto d'indagine. Si potranno così individuare i settori più "a rischio" e si potrà intervenire con i materiali smorzanti, valutandone in tempo reale l'efficacia.  Per eseguire al meglio questa operazione è consigliabile ridurre al minimo i rumori ambientali: massimo silenzio dunque e massima cautela negli spostamenti dello stetoscopio. Questo sistema di auscultazione è efficace in tutti i casi in cui ci siano parti in movimento: meccaniche di CD e giradischi analogici.
Nei giradischi analogici la puntina di lettura è molto più sensibile dello stetoscopio e capta ( e quindi riproduce amplificando) tutti i rumorini nelle sue vicinanze: vibrazioni del motore (che ci sono anche se ad "orecchio nudo" non si sentono), vibrazioni delle sospensioni,  li attriti del perno e della cinghia, vibrazioni prodotte dai trasformatori etc..
Lo stetoscopio permette, con un po' di pazienza,  di identificarli tutti e di intervenire quasi a colpo sicuro.


CASCINA MACONDO E LO STETOSCOPIO

      L'uso dello stetoscopio nel nostro LABORATORIO PERMANENTE DI RICERCA SULLA VOCE  ha lo scopo di aumentare in generale la nostra capacità di "ascolto" per familiarizzare con le differenti vibrazioni prodotte dal cuore e dalle vie respiratorie all'interno del nostro corpo. Questa capacità di discernimento dei differenti "rumori" può tornare utile in quanto, educando a dovere l'orecchio, forse sarà anche possibile individuare le sottilissime variazioni prodotte dalla voce umana che hanno valore distintivo (variazioni portatrici di significato).  Lo stetoscopio è uno strumento di lavoro che possiamo senz'altro sperimentare.
Forse potremo scoprire un suo utilizzo particolare all'interno della nostra ricerca. Reinventarlo in qualche modo, utilizzandolo con un approccio inedito relativo alla voce.


Ricerca Internet a cura di Pietro Tartamella
con informazioni tratte da articoli di:
Maurizio Mori, Lucio Cadeddu, Shigeru Ishikawa, Carlo Grassi,
Ambrogio Fassina, Alessio Orrù, Fernando Piterà
 
 
 

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 16 Giugno 2011 17:33 )
 

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