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Lo sbadiglio, nido della voce PDF Stampa E-mail
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News - News
Scritto da Tartamella   
Martedì 17 Maggio 2011 14:00

 

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sbadiglio

LO SBADIGLIO NIDO DELLA VOCE

di Pietro Tartamella

 

 

Da quando abbiamo iniziato il Laboratorio di Ricerca Permanente sulla Voce, ho sempre notato in tutti noi, in alcuni momenti della serata, una irrefrenabile voglia di sbadigliare.
Anna l' ha addirittura verbalizzata in una sua relazione di fine serata.
Lunedì scorso ho notato un continuo sbadigliare in quasi tutti noi, io compreso. Questo fenomeno mi ha colpito, avendolo notato così tante volte, anzi di più. In tutta sincerità non ho mai visto sbadigliare così tanto in nessun altro luogo e in nessun'altra situazione!
Perché nel nostro laboratorio si sbadiglia così tanto? Deve esserci un perché.
Lo sbadiglio, almeno nella nostra civiltà occidentale, e nella nostra cultura, è sintomo di "sonno",  "stanchezza",  "noia".
Quando esso ci assale, dovendo in pubblico censurarlo, il nostro atteggiamento corporeo, specialmente quello facciale e boccale, è una sequenza di smorfie struggenti   nel tentativo di reprimerlo, nasconderlo, camuffarlo.
Sono proprio queste stesse smorfie, questi buffi contorcimenti di mascelle che vedo fare a tutti voi quando vi sorprendo a sbadigliare.
All'inizio avevo semplicemente notato il fenomeno, e l'avevo interpretato come una semplice e normale stanchezza. Mi veniva difficile dargli un significato di "noia", anche perché, in effetti, tutti eravamo abbastanza coinvolti nel laboratorio, abbastanza partecipi, e spesso anche soddisfatti del lavoro che svolgevamo. Ma perché allora quel continuo sbadigliare?
Sono andato a curiosare nel mio dizionario Zingarelli:

"lo sbadiglio è un atto respiratorio accessorio, che consiste in una lenta e profonda inspirazione, seguita da una breve espirazione, cui si accompagnano caratteristici rumori e stiramenti delle braccia e del tronco".

Sì, riconoscevo in quella definizione quello che io facevo quando mi sorprendevo a sbadigliare. Ma la definizione non aggiungeva nulla a ciò che già non sapessi, e non mi spiegava il perché il lunedì sera si sbadiglia così tanto nel nostro laboratorio.
Ho fatto ricorso allora al Dizionario Medico della Edipem, che recita:

"lo sbadiglio è una inspirazione lenta e profonda con apertura forzata della bocca, delle fauci e della glottide; viene considerato un atto respiratorio accessorio e può essere determinato da fattori organici (fame, sonno) o psichici (noia, stanchezza, astenìa, etc)".

In questa descrizione vengono menzionati le fauci e la glottide. Ma non trovo soluzione al perché si sbadiglia così tanto il lunedì sera.
Chiedo allora aiuto al Dizionario di Cultura Generale della Vallardi editrice. Alla parola "sbadiglio" trovo le seguenti informazioni:

"Lo sbadiglio è una inspirazione grande, forte e lunga, indipendente dalla volontà, e durante la quale si apre largamente la bocca abbassando la mascella inferiore, ed a cui succede una espirazione profonda.

Lo sbadiglio sembra avere  l' effetto di introdurre una più grande quantità d'aria nei polmoni e di proporzionarla alla quantità di sangue che ha bisogno di essere rivificata: così esso si produce ogni volta che una causa qualunque come: la sonnolenza, la fame, la noia, o uno stato morboso di natura spasmodica,
tende a diminuire la quantità dell'aria, o ad accumulare il sangue nel cuore o nei polmoni".

La prima parte della definizione è tecnica; con parole leggermente diverse da quelle usate dallo Zanichelli e dal Dizionario Medico Edipem, il Dizionario della Vallardi  spiega la meccanica dello sbadiglio. Ma nella seconda parte c'è qualcosa di più:  intanto che è un atto indipendente dalla volontà.
Poi, che serve a introdurre aria nei polmoni quando  cause come la stanchezza, il sonno, la noia, o uno stato morboso di natura spasmodica  tendono a diminuire la quantità d'aria nei polmoni.
Che i nostri sbadigli del lunedì sera siano di natura spasmodica è escluso.
Che siano dovuti a stanchezza e sonnolenza può essere possibile, considerando che veniamo qui dopo una lunga giornata di lavoro alle spalle.
Che dipendano dalla fame  è ancora più possibile, visto che lavoriamo a digiuno, e che si mangia un boccone solo alla fine del lavoro.
Meno male che ho trovato tre motivazioni! stanchezza, sonno, fame.
Se non altro posso escludere la noia, che sinceramente mi sarebbe costato fatica accettare.
Stavo accontentandomi di questa piccola analisi e già mi accingevo a chiudere le mie riflessioni, archiviando il caso, quando qualcosa di nuovo è comparso all'orizzonte. Navigando su Internet, nel sito: "Medico on-line", alla parola "sbadiglio" trovo una bella messe di informazioni e curiosità. Eccole:

 "Secondo il Dizionario Enciclopedico di Scienze Mediche, Taber,  lo sbadiglio  è una profonda inspirazione a bocca completamente aperta, indotta da sonnolenza, noia, o affaticamento.  Sicuramente si tratta di un atto involontario, spesso imbarazzante, che sfugge al controllo cosciente, e che la scienza non ha mai del tutto spiegato.

Fisicamente si subisce anche una modifica momentanea: la bocca si spalanca, i muscoli del viso e quelli costali si contraggono, la cassa toracica si allarga, si inspira profondamente, e rapidamente si espira.

Lo stesso Ippocrate (medico greco, considerato il fondatore della medicina) si era chiesto nel 390 avanti Cristo, cosa fosse lo sbadiglio, concludendo che serviva a cacciare aria cattiva dai polmoni per agevolare l'entrata di più ossigeno nel cervello.

Non si sbagliava, perché in tutti i casi, lo sbadiglio ci avverte che il respiro non è profondo e regolare, e che il sangue sente deficienza di ossigeno.

Una persona stanca o annoiata che respira più lentamente, provoca un minor ingresso d'ossigeno ai polmoni e, conseguentemente, una maggior concentrazione d'anidride carbonica.

Nel cervello abbiamo una sottile e preziosa materia nervosa che sorveglia il nostro respiro. Quando questa materia nervosa sente che non c'è abbastanza ossigeno nel nostro sangue, ci obbliga a procuracelo sbadigliando, vale a dire a respirare profondamente per immettere più aria nei polmoni.

Lo sbadiglio sarebbe, insomma, una sorta di "carburante" che produce energia.

Allo stesso modo se si sbadiglia quando si ha fame (di solito si tratta di uno sbadiglio prolungato e profondo), è sempre per compensare una mancanza energetica.

Sull'argomento "sbadiglio" non si possono mai selezionare certezze. Schiere di accademici hanno perso letteralmente il sonno per capirci qualcosa in più. Un gruppo di scienziati della Maryland University, diretti dal neurologo americano Robert Provine, ha realizzato una serie di esperimenti che sembrano sfatare il binomio: meno ossigeno nel sangue, più sbadiglio!

I ricercatori hanno fatto inalare ad un gruppo di studenti ossigeno puro, ad altri aria ricca di anidride carbonica. I risultati sono stati che nessuno degli studenti che avevano inalato aria con anidride carbonica mostrava cambiamenti nella frequenza e nella durata degli sbadigli.

Se lo sbadiglio, quindi, è un meccanismo indipendente dalla respirazione, l'unica ipotesi più accreditata resta, per Provine, quella della stanchezza e della noia.

Si sbadiglia anche per altre ragioni. Un atleta lo fa prima di una gara, un violoncellista prima di un concerto, un paracadutista prima di un lancio. Questo avviene perché attraverso lo sbadiglio il cervello si prepara al cambiamento: dalla quiete all'azione.

Da alcuni studi fatti, dopo aver osservato il feto nel grembo materno,   si è visto che il feto comincia a sbadigliare già dalla 11° settimana. Lo scopo? Ripulire da tessuti organici le vie respiratorie.

Anche gli animali sbadigliano,  soprattutto i mammiferi. Lo sbadiglio è un atto complesso che serve loro a sgranchire le mascelle, pulire i denti e allo stesso tempo a comunicare.

Per i cani, lo sbadiglio indica eccitazione o impazienza, mentre nei gatti sembra rappresentare una richiesta di protezione e rassicurazione.

Altro strano e inspiegabile fenomeno collegato allo sbadiglio è il contagio. Dando per buona l'ipotesi che lo sbadiglio supplisca ad una mancanza di ossigeno, allora è facile pensare che se più persone si trovano in uno stesso luogo, la mancanza di ossigeno spinge inevitabilmente qualcuno a sbadigliare e così in seguito anche gli altri. Sbadigliare per contagio non avviene soltanto tra appartenenti alla stessa specie, ma si tratta di un comportamento allomimetico, in altre parole il contagio c'è anche tra specie diverse. Si può essere  contagiati, insomma, persino dallo sbadiglio del proprio cane.

Sorvolando sulle cause esteriori e accidentali che sono alla base dello sbadiglio, ma di cui non possiamo comprendere il perché, è possibile però sapere cosa avviene quando sbadigliamo. Lo sbadiglio è attivato da sostanze chimiche (neurotrasmettitori) che entrano in azione in una regione del cervello detta ipotàlamo. Le sostanze sono la dopamìna e la serotonìna.

Nelle persone affette dal Morbo di Parkinson  la mancanza di dopamìna ha, tra l'altro, l'effetto di non farle mai sbadigliare. Al contrario chi fa uso di antidepressivi è spesso vittima di sbadigli incontrollati.

Alcune curiosità: il galateo insegna che è opportuno coprire con la mano la bocca quando si sbadiglia. La vista di denti, magari cariati, la vista della lingua, o l'odore dell'alito, sono cose poco edificanti per chi ne è vittima.

Esiste però anche un'altra spiegazione. Una credenza popolare irlandese racconta che la bocca aperta sarebbe una via d'accesso per il diavolo.

Era quindi usanza, almeno in Irlanda, farsi il segno della croce se capitava di sbadigliare. Per la stessa ragione, le madri si affrettavano a coprire la bocca aperta dei loro figli se capitava loro di sbadigliare".


Di tutte queste informazioni sullo sbadiglio, curiose e interessanti, mi colpisce in modo particolare la sperimentazione del neurologo americano Robert Provine,  il quale sfata il binomio: meno ossigeno nel sangue, più sbadiglio!
Quello che osservavo nel nostro laboratorio avallava la conclusione di Provine. Infatti la maggior parte del nostro grande sbadigliare avviene nel momento in cui facciamo gli esercizi di respirazione e gli esercizi di masticazione e ginnastica facciale e linguale preparatori alla fonazione.
Con gli esercizi di respirazione stiamo già aumentando l'ossigeno nei polmoni! Quindi non dovrebbe esistere una voglia di sbadigliare (indipendente dalla volontà) che abbia la finalità di coinvogliare più ossigeno, in quanto quello stesso ossigeno lo stiamo già ottenendo con ampi respiri.
Perché allora sbadigliamo?  Cos'è che non quadra?
Se Provine, e tutti questi nostri lunedì che abbiamo vissuto insieme allegramente sbadigliando, sfatano il binomio: meno ossigeno nel sangue, più sbadiglio….  Che cosa dobbiamo pensare, per spiegarci il fenomeno?
Ahimé, se dunque lo sbadiglio è un meccanismo indipendente dalla respirazione, l'unica ipotesi possibile, come conclude Provine, dovrebbe essere quella della stanchezza e della noia!
Non posso crederci! Non può essere che nel nostro Laboratorio della Voce si sbadigli così tanto per noia o per stanchezza. Non può essere.
Deve esserci un'altra spiegazione.
Leggendo il libro "La Voce Cantata" di Giovanna Bruno e Valerio Paperi, a pagina 90 mi imbatto improvvisamente nel seguente concetto :

"È ben noto che, respirando, l'aria deve entrare dal naso, perché è più umidificata, più fluida ed esente da rumore. Certamente questo è il modo più corretto di inspirare. Ma durante un'opera o un concerto l'interprete cantante è obbligato ad usare molto spesso la tecnica del "fiato rubato" e quindi deve abituarsi a far entrare l'aria dalla bocca, badando di non tradirsi emotivamente con tensioni che producano rumore. L'esperienza, maturando, suggerisce a volte l'uso di una inspirazione mista, che parte dal naso per finire con la bocca, o l'uso di naso e bocca contemporaneamente.

Per il "fiato rubato" la bocca preordina l'attacco della voce, trovando subito in inspirazione la posizione idonea di laringe e orofaringe, con un atteggiamento sbadigliare (quasi sospirando) più interno che esterno.

Per una inspirazione con il naso, e quindi più lenta e profonda, si può favorire l'inizio di un elastico atteggiamento sbadigliare interno, già a partire dalla bocca chiusa".

 

Si parla di atteggiamento sbadigliare, di un elastico atteggiamento sbadigliare interno, già a partire dalla bocca chiusa,  per aiutare il canto e la fonazione! Lo stesso concetto viene ripreso dagli stessi autori a pagina 110:

"Bisogna fare attenzione fino a che punto far scendere la laringe per stabilizzare un utile livello, certamente disponibile a successive correzioni, ed insieme alzare il palato molle, precedentemente educato ad una buona mobilità. Il tutto deve essere caratterizzato da un piccolo movimento molto elastico, anche per sensibilizzare una equilibrata partecipazione del torace, che risulta essere un risuonatore di riflesso, da gestire attraverso l'attività laringea. Quanto detto, strano a dirsi, va inteso sia per produrre sonorità tenere, che sonorità ricche.

Si dovrebbe arrivare a rendere visibile la faringe mentre si canta; ecco perché si parla della ricerca di un proprio "atteggiamento sbadigliare" idoneo a stimolare suono ed espressività. È bene che l'accenno del movimento sbadigliare sia realizzato durante l'inspirazione. Prima (in fase insonora di ricerca) può essere utile arrivare a percepire la sensazione di una sommessa corrente d'aria fresca che vada a toccare velo palatino e faringe, quasi volessimo solo aspirare. Questo tipo di esercizio deve dare poi la sicurezza di aver trovato dove far arrivare la verticale risonante del suono e della parola; dopo, cantando, se tutto sarà ben coordinato, sembrerà che il suono si formi lì dove va a riflettersi e cioè alla sommità di uno spazio interno ben adattato…..

Per elaborare il suono dobbiamo sentire come far intervenire la cavità orale, faringea, e quindi la zona facciale concentrare di arricchirsi di tutti gli armonici che un percorso più ampio, quasi ad arco o mezza parabola, gli può far avere (non dimentichiamo che vanno anche usati i risuonatori al disopra del palato molle)." l'arrivo del prodotto finale. Diciamo questo perché ci può essere il pericolo di spedire subito suono e parola direttamente in "maschera" non permettendogli (maschera) nella quale


Ecco finalmente spiegato il perché di tanti sbadigli il lunedì sera nel nostro laboratorio della voce!
Ho provato a concentrarmi sullo sbadiglio. Ne ho prodotti parecchi artificialmente (che subito dopo diventano però veri) al fine di capire che cosa succede ai miei muscoli. In effetti ho potuto notare che al culmine dello sbadiglio, nel momento in cui l'inspirazione si fa più veloce e la mascella si abbassa, contemporaneamente accade che l'interno della bocca, esattamente la parte finale vicino alla gola (il palato molle) si solleva formando una sorta di cupola arrotondata, un nido.
Ed è proprio lì, in quel nido, che il suono e la parola vanno a confluire.
L'aria messa in vibrazione dalla laringe, salendo verticalmente, va a toccare il centro di quell'antro formatosi a seguito del sollevamento del palato molle, e qui il suono, trovando una cassa di risonanza più ampia, si arricchisce di armonici.
Nel momento in cui lo sbadiglio è al culmine e il palato molle è maggiormente dilatato, occorre (dopo che lo sbadiglio si è dileguato) fermare i muscoli in quella posizione di massima apertura. In quella concavità, che ci sforzeremo di conservare il più a lungo possibile, si farà pervenire una vocale prodotta dalla vibrazione della laringe. Ci renderemo conto di come cambia  il timbro della nostra voce! La sentiremo più ricca di armonici, più tonda, più piena, più avvolgente.
Concentrandosi sulla meccanica dello sbadiglio occorre anche sentire come si comporta contemporaneamente il diaframma. Sentire come si abbassa la mascella, come si dilata la rinofaringe e l'orofaringe, come si abbassa la laringe, come cambia la dimensione, in lunghezza e in volume, del tratto vocale.

Alla luce di tutte queste osservazioni ecco dunque la mia teoria: avendo notato che i nostri sbadigli del lunedì sera si verificano soprattutto all'inizio di serata, proprio quando stiamo affrontando gli esercizi di ginnastica facciale, buccale e linguale per prepararci alla fonazione, mi viene da pensare che lo sbadiglio abbia un significato correlato appunto alla fonazione. È come se facendo muovere la lingua in tondo, facendo le boccacce, dilatando le fauci… è come se questi movimenti fossero "parenti" dello sbadiglio.

Lo sbadiglio si sente chiamare dai suoi parenti che si sono messi in moto. Allora si attiva anche lui, ed entrando in gioco asserisce semplicemente il suo ruolo. Sembra voglia dirci, insomma, che lui appartiene a quella famiglia!  Ma se questa famiglia di esercizi ha lo scopo di far fare ginnastica ai muscoli della fonazione e dell'articolazione,  se ha lo scopo di tonicizzarli, di renderli elastici, pronti, flessibili, veloci, allora lo sbadiglio, se viene da essi richiamato, vuol dire che serve agli stessi scopi.
Che sia un atto involontario è molto interessante: è come se dentro di noi esistesse un meccanismo automatico finalizzato a tenere in esercizio la dilatazione del palato molle, funzionale alla fonazione.  È grazie a questa dilatazione che la voce umana si arricchisce di armonici
.

 

Nei miei molti anni di esperienza come docente di dizione e lettura creativa ad alta voce ho constatato, e continuo ancora a constatare, quanto grande sia il numero di coloro che usano la voce a bassissimo volume e una masticazione della parola scarsissima (diretta conseguenza dei pochi e poco amplificati movimenti muscolari della faccia e della bocca).
Col tempo i muscoli facciali, diventando sempre più molli e privi di tonicità, produrrebbero una eccessiva "staticità" del palato molle che avrebbe conseguenze negative per la fonazione. (Per fortuna si mangia tre volte al giorno e i muscoli comuni all'apparato fonatorio, all'apparato respiratorio e all'apparato della nutrizione sono sempre comunque in movimento), ma forse la fonazione coinvolge in modo più specifico alcune parti del corpo e lo sbadiglio  è un atto involontario che vigilerebbe su quelle parti specifiche.
Lo sbadiglio, mi sembra in sostanza di capire, supplisce, coinvolgendo moltissimi muscoli, a tenere in esercizio, anche involontariamente, questa elasticità del palato molle, del seno mascellare, del seno etmoidale, del seno frontale, del seno sfenoidale, e delle ghiandole lacrimali.
I seni della faccia sono cavità pneumatiche che prolungano le fosse nasali con le quali comunicano. La medicina non ha ancora capito bene a cosa servono. Tutte le ipotesi fatte non sono state dimostrate. Alcuni pensano che i seni facciali abbiano un ruolo estetico, altri che servano a proteggere la base del cranio dagli urti, alcuni pensano che abbiano un ruolo di isolamento termico, altri che siano regolatori della pressione nasale, altri che abbiano un ruolo olfattivo e fonatorio. Qualcuno li considera nella fonazione come piccole cavità di risonanza. Probabilmente sono sede delle sensazioni vibratorie che entrano nel complesso senso-motorio della voce cantata, come punto di partenza di riflessi di adattamento della meccanica vocale. Forse i seni facciali rivestono un ruolo di isolamento fonico nei confronti della coclea frenando la trasmissione delle vibrazioni ossee verso la coclea stessa. (La coclea è la parte dell'orecchio interno a forma di chiocciola protetta da una parete ossea, sede dell'organo del Corti che trasmette ai centri nervosi corticali le stimolazioni acustiche dell'orecchio interno).

Ritornando allo sbadiglio sottolineo che la scienza non ha ancora capito bene a cosa serve. Fra le tante ipotesi già fatte aggiungo dunque la mia: lo sbadiglio, atto involontario, può avere la funzione di mantenere elastico  il palato molle che consente, con il suo ampliamento e arrotondamento, di arricchire la voce umana di armonici.
È solo un'ipotesi, non dimostrata scientificamente, forse anche un po' bizzarra, ma ha un risvolto pratico ed operativo molto importante per noi!
Infatti tutti noi è bene che seguiamo le indicazioni del galateo che ci consigliano di nascondere lo sbadiglio, di smorzarlo stritolandolo fra i denti stretti, di mettere eventualmente la mano davanti alla bocca, specie se ci troviamo in situazioni ufficiali, in pubblico, in occasioni dove sarebbe sconveniente che il nostro sbadiglio venisse interpretato come stanchezza, noia, sonno.
Ma noi stiamo facendo un laboratorio di ricerca sulla voce!
In questa sede, all'interno del nostro laboratorio, qui, il lunedì sera, la concezione dello sbadiglio va decisamente rivista, decisamente ribaltata.
Esso non deve assolutamente essere censurato, frenato, deviato, smorzato, nascosto, abortito. Occorre invece abbandonarsi allo sbadiglio, viverlo sino in fondo, tantissime volte. E quando lo sbadiglio è al culmine, fermare i muscoli in quella posizione in cui il palato molle si è molto alzato e incurvato; e lì farvi pervenire un vocalizzo per prendere coscienza del formarsi degli armonici nella nostra voce.  Imparare ad usare quella cavità!

Noi sappiamo bene che  lo sbadiglio è contagioso e potremmo esserne travolti. Non preoccupiamocene, diamo libero sfogo allo sbadiglio sino in fondo, viva lo sbadiglio,  a lungo, a ripetizione, da soli, tutti insieme: sarà un esercizio molto fruttuoso, se ogni volta sperimenteremo una vocale in quell'anfratto, se educheremo il palato molle ad essere elastico e modificabile a nostro piacimento. Non ci resta dunque che provare  per poter infine usare ad arte  questo nido della voce..

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Martedì 07 Giugno 2011 07:54 )
 

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