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Nicola Madia - senza picchetti PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Martedì 17 Maggio 2011 07:45

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
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Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 




SENZA PICCHETTI

di Nicola Madia
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 13 giugno 2010





    Era come al solito disteso sul letto, visto il poco spazio che la sua casa aveva: una sola stanza in cui dormiva, mangiava e sognava.
Teneva in mano una fotografia, l’unica che possedeva della sua amata.
Assorto a fissare, a meditare sulla foto, si ritrovò da quel piccolo spazio negli infiniti spazi della sua fantasia visionaria, senza i limiti del tempo e dello spazio.

    Aveva conosciuto Capelli d’Oro in una chat e da subito aveva capito, proprio come in una visione profetica, che quella creatura faceva parte della sua vita.
Non passò molto tempo per il loro primo incontro. Si guardarono negli occhi e tra un sorriso e l’altro iniziarono a viaggiare insieme.

    Un giorno, in uno dei loro viaggi in un bosco, seduto intento a guardare un ruscello, incontrarono Eros.
Trascorsero molte ore a chiacchierare con Eros, frastornati dallo scrosciare delle acque fresche del ruscello.
Eros poi li prese per mano e li condusse in un luogo meraviglioso e incantato.
Entrarono in una grotta, tutto intorno pile di libri, illuminate da luce naturale, proveniente da aperture nella roccia.
In piedi era ad aspettarli Filia.
Eros e Filia si salutarono calorosamente, poi tutti e quattro si accomodarono intorno ad un tavolo rotondo di legno, caldo e accogliente.
Il tavolo era imbandito con molte portate e pile di libri. Si nutrirono e chiacchierarono per ore e la sera li colse in quel luogo incantato.
Eros e Filia coinvolsero i due amanti nelle loro intense discussioni, pregne di saggezza e vigore. Alla fine del banchetto Filia propose di addentrarsi ancora di più nel bosco, per andare a trovare Agape.

    Agape viveva proprio nel centro del bosco, in una specie di tempio di stoffe colorate. Il venticello serale giocava con le stoffe, facendole danzare con movenze sensuali e armoniose.
Agape li stava aspettando, seduto su un grande cuscino arancione. I due amanti ora si ritrovavano in compagnia di Eros, Filia e Agape; l’aria tutto intorno era profumata d’incenso.
Si adagiarono anche loro su altri cuscini arancioni, sul caldo pavimento di legno, che sapeva di antico.
Mentre Agape serviva ai suoi ospiti del tè fumante, iniziarono a dialogare d’amore e di odio, di pace e perdono, di passione e di morte.
I due amanti scoprirono che Eros, Filia e Agape si dividevano il bosco, senza aver mai segnato i confini. Il bosco era uno spazio unico diviso in tre, ma nessuno aveva mai capito dove fossero i picchetti di confine.

    La notte colse gli amanti nel bosco, dove dormirono e sognarono insieme. Si svegliarono all’alba, Eros, Filia e Agape non c’erano più.

    Pensavano spesso a quel loro viaggio nel bosco, quando la loro quotidiana avventura lasciava loro lo spazio.
Capelli d’Oro era una creatura meravigliosa, il suo spazio interiore era uno spazio non diviso, senza picchetti.
Le forze sottili dell’universo agivano nel suo animo libero, tempio fatto di lenzuola colorate, stese al vento. Lui l’amava senza se e senza ma, senza tempo e senza spazio; senza picchetti.




 
 
 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
 
 
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 10:09 )
 

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