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Ivana Greco - il volo della fata PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Martedì 17 Maggio 2011 07:33

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

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Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 




IL VOLO DELLA FATA

di Ivana Greco
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 13 giugno 2010



 
 
 
 
C’era una volta una fata bambina,
sempre correva alla vetrina,
naso schiacciato, grandi occhi neri,
era un gran pozzo di desideri.

Un certo giorno qualcuno disse:
“Ecco, va bene, ti lascio uscire,
però attenzione perché lì fuori
ci sono gioie ma anche dolori,
ci sono amici con cui sperare,
grossi bestioni da conquistare,
favole belle, lieti finali,
pensieri neri che in un baleno
svelti ti spingono sotto un treno...
Va, su, e non ti voltare
perché lo sai cosa succede
a chi ritorna sul proprio piede.”

Così Fatuccia con grande lena
si avvia, zainetto sulla schiena,
occhi sgranati nella faccia,
un po’ saltella, un po’ svolazza.
Quanti colori! Quanti sapori! Occhi di fuori!
Panna montata, mandorle amare,
“le sfumature non son mai chiare...”
Rumori accesi, canzoni d’acqua
“sì, lì ci vedo non prendo abbagli:
l’oro è lucente, il verde distende”

Fata fatuccia procede svelta
su quella strada che è un po’ diversa.
Mah, si vedrà; certo qualcosa succederà !
Fuochi di paglia, danze importanti,
giri di valzer entusiasmanti!
Ecco nel turbine si è lanciata
nella spirale cade beata...
Che su la porta in alto in alto
in un momento, un grande salto!

Rondini in volo, cerchi nell’aria,
tutti in picchiata, via che sfrecciata!
Che sensazione meravigliosa.
Non le par vero di svolazzare
sopra le grandi case lì sotto,
è un bel parlare...

“Però ‘ste alucce, non mi par proprio
che mi consentano tutto quel gioco”
Barcolla, dondola, cade un pochetto
“perché la sera non si va a letto ?”
Turbina un poco, fa uno spernacchio
“sembrava bello, invece è un ranocchio”
Prova a virare come un gabbiano,
dritto filare col cormorano
“mi piacerebbe cader su un divano..”

Ancora un balzo, una capriola,
“ma dove sono, parlo da sola ?
Aiuto! Aiuto! Voglio i picchetti,
li voglio forti e ben piantati,
li voglio lunghi e anche quadrati!”
Fata fatuccia così si è fermata
sopra la terra, ma è terra di fata.

Come finiscon tutte le storie ?
Chi parte torna, chi esce rientra,
ma lei continua a rotolare,
dalla soffitta alla cantina
non vuole più quella vetrina!




 
 
 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
 
 
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 10:10 )
 

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