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Gabriella Biglia - cento PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Martedì 17 Maggio 2011 07:21

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

che cos’è SCRITTURÀLIA


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possibilità di pernottamento
presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

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Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 




 

CENTO

di Gabriella Biglia
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 13 giugno 2010






Ti ho chiesto: “Dammi del tempo.”
Hai detto: “Te ne ho già dato molto, non è servito a niente.”
Ho detto: “Lasciami riprovare, dammene ancora, scegli tu quanto.”
Hai detto: “Non ne ho più di tempo per te, mi dispiace.”
Ti ho detto: “Allora rubalo al ricordo dei dispiaceri, sottrailo al conto dei giorni che passerai a odiarmi, dammi un tempo minimo, un tempo per te poco importante, di quelli che passano senza che tu te ne accorga, un tempo inutile, andato a male, un tempo che si è rovinato e devi buttare via, basta che possa usarlo fino all’ultimo istante.”
Mi hai detto: “Cento.”
Ho chiesto: “Cento giorni? Cento ore, cento minuti, cento secondi?”
Hai risposto: “Cento parole.”

Ed è finita così. Con me che con scrupolo contavo le virgole e tu che te ne andavi senza girarti, con le mie parole a inseguirti, maledettamente, scioccamente sovrannumero.

 
 
 
 
 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
 
 
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 10:11 )
 

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