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Flavio Massazza - i pomodorini PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Martedì 17 Maggio 2011 07:16

 

 

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I POMODORINI

di Flavio Massazza
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 13 giugno 2010





Luca si fermò di colpo davanti alla porta scorrevole del supermercato, guardò l’orologio, gli ospiti dovevano arrivare alle otto ed erano già le otto meno venti.
La tragedia era scoppiata un’ora prima.
L’urlo di Anna l’aveva raggiunto mentre era in bagno a farsi la barba. Si era precipitato in cucina.
La moglie era immobile davanti al frigorifero spalancato. Il suo viso era stravolto.
“Dove sono i pomodorini?”
“Erano qua, e ora non ci sono più, chi a preso i pomodorini?”
Già, chi aveva preso i pomodorini.
Il senso di colpa lo assalì come un pugno nello stomaco.
Ma a un uomo può venire voglia di mangiare qualcosa. E se è solo in casa, cosa fa? Apre il frigo e guarda. E se vede dei pallini rossi che spiccano nel grigio del frigorifero viene tentato, non può resistere.
Luca si ricordò del gusto che aveva provato addentando quelle palline rosse che sotto la pressione dei denti erano esplose riversandogli nella bocca un sugo morbido, dolce e acidulo.
Ma lui aveva fatto la cosa più terribile che un uomo può fare poco prima di una cena. Finire i pomodorini.
I pomodorini, lui non lo sapeva, ma doveva saperlo, erano il componente indispensabile per preparare il pesce al forno.
E Anna quella sera aveva deciso che doveva fare il pesce al forno.
Luca soffriva di sensi di colpa. Glielo diceva sempre lo psicanalista.
Il senso di colpa era la causa di tutti i suoi problemi.
Sua moglie lo sapeva benissimo, ma era più forte di lei, ne approfittava sempre a suo vantaggio. Anche quella sera lo aveva guardato con quello sguardo capace di distruggere come un laser.
“Sei tu che hai mangiato i pomodorini”
Non poteva dire che era colpa di qualcun’altro, in casa c’erano solo lui e sua moglie, comunque cercò di trovare una scusa. Ma niente da fare, la colpa era sua, come sempre.
Era condannato senza appello, aveva rovinato tutto.
“Sono mesi che mi preoccupo per questa cena, tu sai quanto è importante. Le altre hanno qualcuno che cucina per loro, qui devo fare tutto io. Mi devo sempre occupare di ogni cosa, chi ha comprato il pesce? chi ha preparato la tavola mentre tu ti trastullavi davanti al televisore?” l’astio di Anna cresceva insieme al senso di colpa di Luca.
“Devi correre al supermercato a comprare i pomodorini”
Luca aveva immediatamente sentito una possibilità di riscatto, si poteva rimediare.
Avrebbe affrontato il supermercato delle sette e trenta del venerdì pomeriggio.
Era un’impresa disperata.
I cavalieri antichi che affrontavano terribili draghi che emettevano fiamme dalle fauci non sarebbero riusciti a sopravvivere al supermercato del venerdì alle sette e mezza.
Il parcheggio era pieno, sembrava che l’intera città fosse li. Tutti guidavano lentamente, sembrava che nessuno avesse fretta, tutti avevano sicuramente già i loro pomodorini nel frigo e non gliene fregava niente del senso di colpa che gli rodeva lo stomaco.
Dopo molti giri aveva trovato un posto tagliando la strada a un vecchio signore in Panda che aveva suonato indispettito il clacson.
“L’avevo visto prima io, questi giovani non hanno più rispetto”
Luca pur non essendo molto giovane, per un attimo si sentì in colpa, ma questo era un piccolo senso di colpa, un nulla rispetto a quello dei pomodorini.
Corse a cercare il carrello. Naturalmente non aveva la moneta.
Ogni supermercato con molta precisione sceglie la moneta da inserire nei carrelli tra quelle che un uomo non ha in tasca in quel momento.
Luca cercò con lo sguardo qualcuno per chiedergli un cambio, ma le teste si voltavano subito dall’altra parte rifiutando un incontro di sguardi che poteva indurli a scambiare una piccola moneta con un sprovveduto che si permetteva di andare al supermercato senza premunirsi della moneta giusta per il carrello.
Poi aveva visto avvicinarsi un signore distinto e sorridente e gli aveva proposto di comprargli il carrello a una cifra esorbitante ricevendone un diniego cortese, ma fermo.
Luca era disperato. Improvvisamente si rese conto che non aveva nessun bisogno del carrello. Doveva solo comprare dei pomodorini.
Entrò di corsa nello spazio immenso, il sudore dovuto alla corsa gli si ghiacciò su tutto il corpo. Sicuramente il supermercato aveva un contratto con qualche casa produttrice di medicinali per le malattie da raffreddamento.
Cominciò la ricerca dei pomodorini.
Luca girava correndo per le corsie, si sporgeva sopra le teste della folla alla ricerca di qualcosa di rosso, ma era tutto verde, solo il viola delle melanzane spuntava qui e là.
A un certo punto vide del rosso, eccoli.
Si fece largo tra la folla, travolse un ragazzino, si sentì in colpa.
No, erano peperoni.
Vide una ragazza con una giacca gialla. I dipendenti del supermercato avevano la giacca gialla. “Mi scusi, dove sono i pomodorini”
“Che ne so” rispose la ragazza. In quel momento si rese conto che quel giallo era diverso da quello delle cassiere.
Finalmente individuò una signora che dai movimenti sembrava un’esperta. Prendeva le cose con velocità, senza agitazione, si capiva che sapeva dove si trovavano.
Osò chiedere di nuovo “Mi scusi, vedo che lei è esperta, sa dove sono i pomodorini?”
“Prenda la terza corsia, giri a destra, attraversi il corridoio, giri a sinistra poi vede l’insalata, salti i cetrioli e le melanzane. Subito di fronte trova i pomodorini”
Luca si precipitò e dopo lunghi giri nel labirinto finalmente trovò un immenso banco pieno di pomodorini.
Si sentì felice, ma subito fu preso dall’angoscia.
C’erano almeno dieci misure di pomodorini da quelli medi a quelli più piccoli, a quelli piccolissimi. Cercò di ricordare quelli che aveva preso dal frigo, ma non era sicuro delle dimensioni.
Per fortuna avevano inventato i telefonini. Aprì il cellulare, non c’era campo, si precipitò fuori saltando le casse.
Un inserviente lo bloccò con aria decisa.
“Mi faccia vedere cosa ha in tasca.”
Luca si sentì in colpa, quando una qualsiasi autorità lo fermava per un controllo automaticamente si sentiva in colpa, era terrorizzato dal pensiero di aver commesso un reato senza essersene accorto.
Dovette svuotare tutte le tasche.
Finalmente riuscì a telefonare “Scusa cara, ma che dimensione devono avere i pomodorini?”
“Ma sei ancora li, ho già acceso il forno, sbrigati, prendi quelli piccoli, ma non i più piccoli, sei sempre il solito imbranato”
Il senso di colpa della parola “imbranato” lo colpì come una mazzata.
Si riprecipitò dentro, al terzo tentativo ritrovò il banco dei pomodorini e con un coraggio che non pensava di avere scelse la dimensione e incominciò a infilarli nel sacchetto di plastica.
Una signora lo guardò con disprezzo. “Lo sa che bisogna usare i guanti”. Il senso di colpa di non avere i guanti lo assalì nuovamente.
Non aveva tempo per i guanti. Si mise a prendere i pomodorini con due dita delicatamente nascondendo le mani dietro al corpo.
Naturalmente bisognava pesarli e c’era coda alla bilancia, quando finalmente toccò a lui aveva dimenticato il codice da digitare. Tornò al banco di corsa, si scrisse il numero su di un polsino, non poteva rischiare, poi tornò trovando di nuovo una lunghissima coda.
Il signore davanti a lui agiva con molta calma: appoggiò un sacchetto di melanzane sulla bilancia, lesse il peso poi con una abilità dovuta ad anni di esperienza sollevò delicatamente il sacchetto senza togliere gli occhi dalla bilancia. Quando i numeri che indicavano il peso furono scesi di molto, ma non di troppo, con attenzione pigiò il bottone del codice e sempre con calma applicò la targhetta sul sacchetto.
Luca invece nella fretta tenne appoggiata la mano sul sacchetto acquistando al prezzo dei pomodorini anche il proprio braccio fino alla spalla.
La coda alla cassa fu eterna, gli caddero una serie di monetine sotto il bancone che lasciò il beneficenza alle donne che avrebbero poi fatto le pulizie e finalmente si trovò davanti alla porta scorrevole.
Normalmente le porte scorrevoli dei supermercati non si aprono quando ci si trova davanti, ma quando si passa a decine di metri di distanza senza avere nessuna intenzione di uscire. Poi quando si deve uscire di fretta sono completamente bloccate.
Luca si sbracciava davanti alla porta. Urlò “Sono qui, non mi vedi? per favore apriti.”
Un signore lo guardò con compassione “Ma non sa che se si mette troppo vicino non si apre?” e mentre lo diceva fece un passo indietro permettendogli di uscire.
Fuori fu invaso da un caldo opprimente che gli sciolse di colpo il sudore ghiacciato.
Però era sollevato, ora bastava tornare a casa con i pomodorini.
Improvvisamente il terrore lo invase. “Dove sarà la macchina”
Si concentrò con una profonda meditazione, cercò di ricordare i percorsi, cercò di ricordare le immagini che aveva visto. Maledì il giorno in cui aveva comprato una Fiat grigia invece di una macchina indiana di colore giallo.
Ebbe un lampo, si ricordò di una vecchia cinquecento blu parcheggiata vicino alla sua. Non ci saranno tante vecchie cinquecento blu.
Ce ne erano tante. Al decimo giro finalmente ritrovò la sua macchina.
Estrasse la chiave, la avvicinò alla serratura, ma la mano gli tremava per l’emozione e la chiave gli sfuggi di mano, rimbalzò sull’asfalto fece un piroetta nell’aria, corse un po’ e poi come se fosse telecomandata si avvicinò ad un tombino e lentamente dopo aver lanciato un riflesso di luce sparì nel buio.
Luca si buttò sul tombino, cercò di infilare la mano nelle fessure, cercò invano di sollevare un tombino che era sicuramente saldato al pavimento nel parcheggio. Nello sforzo di tirare perse l’equilibrio e finì sopra il sacchetto dei pomodorini.
Li sentì esplodere a uno a uno sotto il suo sedere e gli sembrò di sentire la polpa rossa come il sangue che si spargeva intorno.
Seduto sui pomodorini in mezzo al parcheggio tra la gente indifferente che non lo degnava di uno sguardo Luca si mise a piangere così tanto che le lacrime cominciarono scorrere copiose.
Colavano sulle sue guance, sulla camicia, sui pantaloni, giù fino a terra, ed entravano nel tombino. Lo riempirono completamente, poi cominciarono a sgorgare e a spargersi intorno.
In un attimo il parcheggio fu completamente allagato, le auto venivano trascinate via dalla corrente, la gente fuggiva terrorizzata.
Luca cominciò a galleggiare sul liquido salato. Dondolava sull’acqua come se avesse perso ogni peso.
I suoi sensi di colpa esplodevano a uno a uno come i pomodorini schiacciati. Una grande calma lo avvolse e si abbandonò alla corrente.

 
 
 
 
 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
 
 
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 10:11 )
 

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