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Carlo Straccia - drugstore PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Martedì 17 Maggio 2011 06:55

 

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 




 

DRUGSTORE

di Carlo Straccia
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 13 giugno 2010

 
 
 
 
 
Ora c’era finalmente! Lo avevo sognato da sempre. Da quando lo avevo visto al cinema, in molti film americani: un supermercato aperto anche di notte.
Un drugstore, come lo chiamano loro. Uno di quelli in cui ci puoi trovare di tutto. Tipo: hai finito le scatolette di cibo per il tuo gatto? E lui mangia e vuole solo quelle di una certa marca, altrimenti ti spacca i marroni per tutta la notte. Bene! Prendi e vai a comprargliele. Non devi neanche usare la macchina, ci vai a piedi, tanto è a pochi isolati da casa. E, mentre sei dentro che cerchi negli scaffali, ti accorgi di non essere solo: nella corsia accanto, c’è una splendida ragazza che non riesce a trovare le punte per il suo trapano. Tu non ti domandi affatto a cosa le servano alle due di notte delle punte per il trapano e, neppure, come strazierà il sonno dei vicini, quando le avrà trovate e deciderà di usarle a quell’ora. Sei solo contento di sapere in quale reparto siano e, soprattutto, di essere uno dei massimi esperti di punte per trapani.
Quando lei ti chiede se sai dove sono, le fai uno splendido sorriso e la porti nell’ultima corsia, quella più appartata, dove c’è tutto per il bricolage.
Lei ti segue docile e contenta, dopo aver ricambiato il tuo sorriso con un altro, luminoso e riconoscente.
Proprio mentre le stai spiegando la differenza fondamentale tra le punte da muro e quelle da legno, e lei ti ascolta estasiata, arrivano due scoppiati, armati di tutto punto che hanno deciso di rapinare l’unico negozio aperto a quell’ora. E, siccome sono scoppiati, pensano bene di fare secco il commesso che ha fatto scattare l’allarme. Poi di perdere tempo con la cassa che non riescono ad aprire e, alla fine, di barricarsi nel drugstore perché, nel frattempo, è arrivata la polizia.
Sì, ho detto drugstore perché, ormai, sei in pieno film hollywoodiano e sei nelle mani di uno sceneggiatore che deciderà quale fine farai a seconda di quanto lo pagano, e del whisky che ha bevuto. Questo, purtroppo, ne ha bevuto parecchio e lo pagano poco. Si vede subito dall’enorme scritta pubblicitaria che ha scelto per reclamizzare la marca di un detersivo, all’interno del supermercato: Più mille che blu.
Che cazzo vuol dire? Me lo chiedo mentre stringo tra le braccia la splendida trapanatrice notturna che ho pensato bene di agguantare appena gli scoppiati hanno cominciato a sparare.
Per ora non si sono accorti di noi, perché siamo esattamente dalla parte opposta all’entrata. Sento il suo cuoricino battere forte, mentre tutti urlano. Urlano i poliziotti fuori dal supermercato quando gridano agli scoppiati di arrendersi. Urlano gli scoppiati che minacciano di fare una strage se non li lasciano andare e, presi dal delirio dello sceneggiatore, chiedono un elicottero e centomila dollari per rilasciare gli ostaggi. Quali ostaggi? Lì dentro siamo solo in tre: il povero commesso crivellato di colpi e noi due, rintanati dietro una pila di black and decker.
Oltre al suo cuoricino che batte sento il profumo dei suoi capelli e spero che quell’ubriacone dello sceneggiatore stia pensando a un collaudato e spettacolare happy end.
Intanto do un’occhiata sopra alla sua testolina bionda per vedere cosa succede.
La situazione sta precipitando: i due scoppiati vengono dalla nostra parte. Mi guardo intorno: dietro di noi c’è un’uscita di sicurezza, sarà aperta oppure sbarrata? Riusciremo a raggiungerla prima che loro ci vedano e ci prendano in ostaggio?
La stringo più forte e guardo sconsolato la grande scritta in fondo alla parete: Più mille che blu.
Qui, mi sa che finisce male.




 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
 
 
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 10:12 )
 

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