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Antonella Filippi - il lamento PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Lunedì 09 Maggio 2011 09:38

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
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Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 



IL LAMENTO

di Antonella Filippi
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 3 aprile 2011





Color
di viola
è il monte
quando a sera,
tra le case bianche
che s’allungano al sole
come gatti insonnoliti
su un muretto o tra siepi spoglie,
filtrano appena gli ultimi raggi.
Color di viola è il monte, e lo era.
Quando scendesti piano al porto,
sulla spalla le reti nuove
come ali di farfalle
uscite a fatica
dalla crisalide,
oscura culla
dei loro sogni
fragili,
muti.
Color di viola è il monte, e lo era.
Anche
il mare
silenzioso
della sua onda
ti aspettava lieve
e anche la tua barca,
ondeggiante protezione
dalle vele arrotolate,
pronta all’avventura della sera.
Color di viola è il monte, e lo era.
Quella notte in cui, lasciato il molo,
diretto verso un riflesso
ipnotico, elusivo
di luna sulle onde
gettasti le reti,
imprigionasti
tra i coralli
la tua ombra
chiara.
Color di viola è il monte, e lo era.
Solo
la luna,
annidata
sulla scogliera
come il gabbiano
in attesa dell’alba,
nella sua indifferenza
ti vide perdere le reti
e il respiro nel bacio dell’acqua.
Color di viola è il monte, e lo era.
Quel labbro salato di sirena
ti diede il freddo benvenuto
tra i tesori del mare
il respiro zaffiro
il sangue corallo
gli occhi di giada
di topazio
le dita
fredde.
Color di viola è il monte, e lo era.
Perché
specchiasti
il tuo viso
nei venti e le onde
dagli occhi bianchi?
Mai più ho amato il mare
e il vento che sparpaglia,
prima del temporale, foglie
e uccelli allo stesso modo.
Color di viola è il monte, e lo era.
Nella notte in cui un altro ventre
ti accolse, pietoso forse
più del mio, mi raggiungesti
nel primo sogno, oppure
quello del mattino
per dirmi addio,
così credo
per il tuo
bacio.
Color di viola è il monte, e lo era.
Sempre
all’alba
aspettavo
di risentire
il fruscio dell’acqua
sul ventre dello scafo
e lo schiocco delle vele
come un abbraccio e un bacio
a lungo attesi nella notte breve.
Color di viola è il monte, e lo era.
Allora e ancora adesso
che tanti anni sono passati,
quando incontro il giovane
sorriso sulle dita
della primavera,
come allora
il tuo bacio
sul viso
sento.
Color di viola è il monte, e lo era.
Ormai
la fresca
linfa e il
polline della
bellezza e della
gioventù sfrontata e
il cuore disposto e gaio e
il tenero ramo del ventre
fuggono il passo delle stagioni.
Color di viola è il monte, e lo era.
Dove andasti, così lontano
che solo il sogno ti tocca
e non la mano rugosa
del tempo dell’attesa?
Se ancora mi ascolti
non scordare
che sono
sola.
Color di viola era il monte, non più ora.

 


 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 10:14 )
 

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