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Giovanni Luca Colombrita - di fumo, di specchi e di altre diavolerie PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Lunedì 18 Aprile 2011 12:26

 

scritturaliafoto
Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

che cos’è SCRITTURÀLIA



LEGGI I RACCONTI DI SCRITTURALIA



possibilità di pernottamento
presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

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Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 

 

DI FUMO, DI SPECCHI E DI ALTRE DIAVOLERIE

di Giovanni Luca Colombrita
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 7 novembre 2010



I like to drive along the freeways
See the smokestacks belching
Breasts turn to brown


Iggy Pop
 
 
 
 
Non dirmi una parola di più. Tanto non me ne frega davvero nulla, le sento solo come suoni, e non le associo a immagini, storie o qualcosa di tangibile, di concreto. I consigli ficcateli dove sai, fatti il tuo zainetto da manicheo, da Solone, e lasciami in pace.

Hai mai sentito di quel tizio con il cuore nero?
Non ne sopportava più il battito quando era sdraiato. Tutti gli dicevano di dormire sul lato destro per non sentirlo e invece lui si bucò le orecchie gridando, perdendo per strada il suo stesso urlo mentre lo faceva. Non voleva più sentire nulla. Ma si accorse che il rimbombo non era nelle orecchie e girò per casa stupito e disperato dopo aver messo gli ‘adagio’ di Karajan sul piatto dello stereo. Non c’era più nulla di quelle note rassicuranti, ma ancora e solo: TUM TUM TUM. Come un tamburo nella notte, imponente, oscuro, assillante... Naaaa, non come quei quattro squatter bonghisti a farsi cippe davanti a casa tua, che non sanno neanche cosa sia il tempo e non distinguerebbero un do da una betoniera. Cioè dico. Se vogliono farsi quattro cippe almeno non rompano i coglioni alla gente. Beh, dicevo?!?
Si.
Rimbombava ancora e forse insomma, dio o chi per lui - pensò - gli aveva fatto uno scherzo. E lui non accettava mai gli scherzi, neanche da bambino. Quando gli rubavano il panino a scuola qualcuno tornava sempre a casa col sangue al naso. Uno qualunque. Odiava lo scherzo, non chi l’aveva fatto... sì sì lo so che mi perdo. Però dicevo - lo scherzo di quel cuore nero e rumoroso - non lo sopportava più e se lo tolse. Cadde come un sacco vuoto, aveva deciso che dormire sul lato destro non era cosa.

‘Cadere come un sacco vuoto e senza cuore non è poi così male finché non capita a te’ gli scrissero come epitaffio i suoi amici consiglieri, parafrasando qualcuno che non ricordo. Sicuri di conservare il naso sano a questo punto della storia.
 
Niente consigli quindi. A me piace così.

A me piacciono lo Xanax, il Tavor, il Valium, il Serenanse, il Triptozol, l’Aldol e anche l’amaro Braulio. Mi faccio sempre una media di Minias con una fettina di limone prima di andare a dormire e sicuramente non sarai tu con le tue parole a farmi smettere, a farmi diventare Paolo sulla via di Damasco. Non so dove sia Damasco, e sinceramente non so neanche se fosse Paolo, Giuda o Vanna Marchi a ravvedersi.

Sono insonne. Da anni. E mentre tu ruzzoli nel tuo letto con le palpebre in movimenti veloci e impercettibili e ti riposi, io guardo le televendite notturne di coltelli e tapis roulant.
A volte mi metto uno stetoscopio rotto e gioco da solo al dottore, come se volessi trovare, quando l’appoggio al muro, alle piante, al mio polso e al mio cuore, qual è la vera nota del mondo che non mi fa dormire. Vivo a rallentatore, un po’ perché le benzodiazepine mi si sono arrampicate addosso ed è peggio di avere scarpe di cemento, un po’ perché sono stanco, tanto stanco e pigro. Cerco il sonno e cerco il sogno e tutti e due non vogliono arrivare nonostante io li inviti, li preghi,  metta il vestito buono e gli prepari per cena cose splendide.
…Togliti quel sorriso comprensivo dalla faccia e abbracciami piuttosto.
Abbracciami mentre faccio finta di dormire per rasserenarti, mentre faccio finta di stare meglio per darti il contentino.
Ti sognavo tanti anni fa, anche a occhi aperti. Mi acquattavo nelle pieghe delle giornate, del lavoro, delle partite di calcetto con gli amici e ti sognavo sempre. Ho sbagliato un sacco di gol per colpa tua. Eri come sei adesso. Non una ruga di espressione, non un capello bianco né una smagliatura, con la voce ferma e sottile e quindi... forse prevedevo il futuro se già anni fa ti vedevo come oggi… o forse sei sempre stata di plastica.
Poi venne quell’estate di cui mi ricordo.
Mi ricordo i fiori rosa schiantati sul parabrezza, marci dopo il temporale e io che dovevo andare via di lì e la macchina aveva pure la batteria scarica. Piangevo e spingevo, piangevo e spingevo e saltavo in macchina tentando di mettere la seconda e partire. Sembravo un bobbista alle olimpiadi del dolore.
Ma non ti ho mai detto il prosieguo però... Ero talmente confuso che non ricordavo la strada per tornare a casa, anche se l’avevo fatta cento volte, e mi avvicinai a una macchina ferma a un distributore per chiedere, ricomposta la voce, come potevo tornare a casa.
In mezzo alle gambe del tizio c’era una che faceva un su e giù smodato con la testa e lui, senza perdere la necessaria concentrazione mi disse con precisione maniacale vizi e virtù delle strade verso casa mia.
Ho pensato: - La vita alle volte mi deride, io volevo essere triste ed eroico, guardando nello specchietto la tua immagine che sparisce. Un viaggiatore onirico sulla strada della sconfitta… e mi trovo una guida Michelin sudata, a cazzo duro e con una battona che non ha da perdere tempo per guadagnarsi la pagnotta e gli fa il servizietto ai 100 all’ora. Almeno rispetta il limite dei 130. -

…il  viaggiatore onirico contro il turista onanista. Uno scontro epico: tutti e due perdono.

Ho scoperto una cosa interessante sai?!? Se fumo allo specchio fumo molto di meno... sì sì te lo spiego il perché, ma secondo me ci puoi arrivare da sola. Però te lo dico perché sono come i bambini che fanno gli indovinelli... che te la vogliono dire subito la soluzione perché... perché per una volta in vita loro vogliono essere la soluzione e non il problema e non sanno ancora quanto snervante sia dover diventare una soluzione quando si è grandi.
Rullino i tamburi... è che se vedo il fumo riflesso è come ne stessi fumando due. Figo, no?
Mi guardi stranita... è per via della mia soluzione al problema del fumo o per qualcos’altro?
Già, ti chiedi perché ti abbia chiamata qui dopo tutti questi anni, perché anche se mi parli non ti do ascolto, perché ti urlo in faccia che voglio le mie pillole per dormire.

...perché avevo bisogno di un totem. E tu come totem sei proprio bella.

Eravamo due metà, di materie diverse.
E ho provato a essere fango per avvolgerti e sporcarti, ghisa per sostenerti, piuma per non pesarti e fuoco per distruggerti. Ma poi sono caduto da solo e tutta quella materia che ero stato si è sparsa dappertutto, in rivoli maleodoranti, schegge polvere e sangue, mentre tu da cenere sei diventata araba fenice e sei andata via... mai una doppietta a portata di mano quando serve. E adesso l’araba fenice la cerco nei banchi dei supermercati nella sezione ‘carni bianche e pollame’.
Perché alla fine ti ho SV-LI-TA.
Ce l’ho fatta!!!
Forse è che eri in natura, un meccanismo, un congegno che aveva destino di arrugginirsi, spegnersi o morire da sé. Ma mi piace pensare che sia stato io il fichissimo artificiere capace di disinnescarti, con tanto tanto tanto impegno e con tante tante tante pillole. E ne voglio ancora un po’ di pillole, quindi ti prego DAMMELE.
No?!?
Ok Ok. Ti propongo un gioco. Tu te ne metti tantissime in una mano e l’altra mano vuota. Se io azzecco in che mano sono le prendo tutte e non ci pensiamo più, e non ci penso più. E tu potrai metterti i tuoi stracci di piume e paillettes e tornare a volare da qualche altra parte. Però ti devo spiegare una cosa sennò mi sentirei un baro, e non ho mai barato in vita mia. Tu stringerai più forte la mano dove tieni il mio congedo, e quindi sarà più bianca e pallida e io indovinerò subito. Quindi metti quei guanti da forno... miiii che palle, è solo un gioco
Guarda che sto scherzando!
Lo sai che ho sempre amato essere iperbolico, esagerato, un po’ drammatico e un po’ clownesco, anche se spesso tutte queste cose erano ferme in testa e non diventavano parole e gesti e quindi sembravo solo un imbecille... però sì. Sto scherzando. Il gioco lo possiamo fare anche solo con le Zigulì... le Zigulì, ci hai mai pensato?!? son sempre state le caramelle vietate ai minori. Sempre di fianco ai preservativi in ogni farmacia che io ricordi. Il responsabile del marketing delle Ziguli era un genio, è stato l’unico marketing che puntava sull’imbarazzo del cliente per l’acquisto di un prodotto diverso... ehm si, prendo queste caramelle e poi - quasi con un sussurro - un pacchetto di questi. Sempre con lo sciarpone e gli occhiali da sole quando compravo i preservativi, perché dio o Gesù non sapessero che accidenti, forse non avremmo procreato nonostante gli ordini.

Parole, parole e ancora soltanto e solo. Parole.
Sei lì adesso, davanti allo specchio a vedere il fumo duplicato della tua sigaretta, e il fumo assurdo e accecante dei tuoi pensieri sconnessi. Ti muovi in punta di piedi schivandoli come un pugile con slip e footwork, ma sei lento di tronco e hai gli occhi pesti. Sei scarso.
È un peccato mortale, dovresti saperlo, parlare da solo allo specchio con la bava alla bocca e la sigaretta pendente. Ti dovrebbero abbattere, ma probabilmente ci penserai da solo, o lascerai fare alla vita il suo lavoro di digestione ed evacuazione.
O forse unirai le mani come a raccogliere il tempo futuro e lo userai per il bene, per il tuo bene o quello di un cane o di un pesce rosso. O due, con i classici nomi idioti di Pesce e Rosso. O, pensa che assurdità, una donna, distratta, che ti possa amare.
Hai dormito o stai dormendo da un sacco di tempo, sono balle quelle delle pillole. Stai dormendo quasi da sempre fermo nella stessa posizione arrogante e nichilista davanti a tutto, solo che fai finta di non saperlo e sputi per terra dicendo - vita di merda. - Stai dormendo e l’hai scelto tu, ma io qualcosa per te posso ancora farlo.
Voglio ancora farlo.
Devo ancora farlo.

Ora conterò. E al tre, ti sveglierai.

Uno

Due


 



 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
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Ultimo aggiornamento ( Martedì 17 Maggio 2011 06:33 )
 

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