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Tiziana Viganò - legàmi PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Venerdì 15 Aprile 2011 12:15

 

scritturaliafoto
Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

che cos’è SCRITTURÀLIA



LEGGI I RACCONTI DI SCRITTURALIA



possibilità di pernottamento
presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

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Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 


LEGAMI

di Tiziana Viganò
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 6 febbraio 2011

 
 
 
 
Sto sferruzzando una sciarpa rossa e creo un’impalpabile rete con un filo sottilissimo di lana mohair, è vaporosa, sembra fatta di niente: la trama larga dell’intreccio è riempita, se così si può dire, dal pelo morbido che mi scalda le mani mentre lavoro. I ferri scorrono con un gesto automatico e sempre uguale che rilassa, è un po’ ipnotico, mentre ascolto la musica meravigliosa della Carmen di Bizet. L’aria della Habanera  mi emoziona sempre… guardo la mia sciarpa rossa e il gomitolo soffice, ricordo gomitoli diversi con cui ho lavorato altre volte, avvolti stretti stretti, di lana cruda e secca…

«L'amour est enfant de boheme / Il n'a jamais jamais connu de lois / Si tu ne m'aimes pas je t'aime / Si je t'aime prends garde a toi / Si tu ne m'aimes pas / Si tu ne m'aimes pas je t'aime / Mais si je t'aime, si je t'aime / Prends garde a toi.»

Carmen sono anch’io, nell’ansia di libertà e di indipendenza che ho sempre avuto, ma anche nell’esigenza di sentirmi protetta e sicura nelle braccia di un legame certo e solido: nell’altalena di queste esigenze antitetiche ci si dibatte per una vita alla ricerca di una soluzione che sembra sempre sfuggire dalle mani. È un’ideale che la cultura e la società hanno sempre definito come un paradosso attraverso norme morali e giuridiche che bloccano nel senso di colpa chi è afflitto da questa contraddizione interna. Mi scorrono nella mente tante immagini di donne che ho conosciuto, ma ho visto anche molti uomini sofferenti o insofferenti nei vincoli di responsabilità familiari o lavorative e dibattuti tra i legàmi e la libertà.

Penso a lei, donna d’altri tempi che ha sentito il peso della responsabilità della famiglia e dei quattro figli e ha sacrificato il suo sogno d’artista per donarsi completamente. Penso a lei che è fuggita da un legame morboso che la stritolava sudando sulla sua pelle le difficoltà di emanciparsi. E a lei che invece ha preferito la morbida tranquillità della casa matrimoniale e della ricchezza, ripiegandosi in se stessa e pagando un caro prezzo di depressione. Penso a lei che è riuscita a combattere le violenze del marito prendendo coscienza delle sue possibilità, dimostrando a se stessa e agli altri di valere molto: di fronte alla sua forza di cambiamento e di ribellione costruttiva, perfino il marito ha dovuto trasformarsi. Penso a lei, che di fronte ai tradimenti del fascinoso consorte trova la forza di tenere insieme la famiglia con una caparbietà degna di Penelope.

Il percorso è pieno di contraddizioni e di incompatibilità: sembra così difficile, quasi impossibile coniugare il senso della responsabilità con la crescita della propria individualità, la fedeltà con la fiducia, la capacità di essere in fondo se stessi con una trama di relazioni solide e durature, che diano sicurezza e stabilità.

Continuo a intrecciare la mia rete rossa mentre Carmen continua a cantare.
«Près de remparte de Séville / dans mon ami Lillas Pastia /…. Mon pauvre coeur, très consolable / mon coeur est libre comme l'air! / J'ai des galants à la douzaine / mais ils ne sont pas à mon gré…»
Proprio così, molte volte “L’amour est un oiseau rebelle….”.

E i legàmi con gli altri? Si intrecciano fili di comunicazione e di condivisione, scambi di gesti pensieri fantasie, solidarietà alleanze e complicità, ma anche indifferenza tradimenti indegnità miserie spirituali: quante reti e legàmi si creano e quanti se ne perdono nel corso dei nostri anni… il mio pensiero continua a scorrere in campi che ha già percorso e superato e si allarga dove l’orizzonte si perde in colori ancora sconosciuti.
Penso a lei che dedica la sua vita ai progetti umanitari, muovendo montagne per realizzarli, con la sete di chi ha bisogno di placare un suo bisogno interiore, ma anche la sua sete di potere. A lei che è rimasta lontana per tanti e tanti anni, ma che nel suo percorso di vita ha conservato uno strettissimo legame mentale, tanto da vivere situazioni comuni pur in una vita così diversa. A lei che, protetta come una bambina per tutta la vita, è svegliata improvvisamente alla brutalità del mondo ed è incapace di adattarsi. A lei che, con la fede incrollabile, riesce a unire un grande gruppo e a ricostruire un luogo sacro, lei piccola e fragile, ma con la forza oceanica dell’amore. Penso a lei, capace di trascinare nell’entusiasmo gli allievi dei suoi corsi di comunicazione, ma tutto sommato inadeguata nei rapporti che richiedono un’autentica relazione profonda. A lei, amica nei suoi giorni di buio e di conflitto che sparisce quando riesce a ottenere i suoi scopi, perché non ha più bisogno di aiuto.

«(Josè) Ainsi, le salut de mon âme / je l'aurai perdu pour que toi, / pour que tu t'en ailles / infâme, entre ses bras rire de moi!/ Non, par le sang, tu n'iras pas! / (Carmen) c'est moi que tu suivras! / (Carmen) Non, non! jamais! / (Josè) Je suis las de te menacer! / (Carmen) Eh bien! frappe-moi donc, / ou laisse-moi passer./ Pour la dernière fois, démon, veux-tu me suivre? / Non! non! Cette bague, autrefois, tu me l'avais donnée.../ Tiens! elle la jette à la volée.»

Dove i legàmi sono vincoli, oppressioni o muri invalicabili, che tolgono la libertà di essere, di fare e di vivere. Dove la libertà strappata a qualcuno è necessaria per sostenere e rendere sicuro un altro, le prigioni reali o metaforiche dove chi è sottomesso serve al dominante e non ha più la possibilità di essere se stesso. Ci sono i vicoli ciechi in cui camminano la paura dell’altro e la paura della diversità, dove crescono legàmi ambigui, in cui responsabilità individuali e collettive hanno creato gli strumenti di dominio o di autonomia, di salute o di malattia. Dove chi è diverso viene emarginato, scartato, addirittura soppresso.
Penso a una ragazza musulmana uccisa perché voleva vivere come un’italiana e a tutte le donne che vengono ancora considerate esseri di secondo piano, limitate da infinite leggi e doveri, giustificati dalle religioni e dai gruppi etnici di appartenenza. Alla madre-piovra che avviluppa in un abbraccio mortale, nel delirio di un finto amore distruttivo, da cui il figlio deve sottrarsi se vuole poter vivere senza essere sopraffatto. Penso alla donna, che si è lasciata morire per sottrarsi finalmente a un rapporto di coppia di dipendenza reciproca, in cui lei sembrava la malata e lui il salvatore. Penso a lei che, in apparenza, è arrivata al potere politico, ma ha le mani legate, perché in realtà è sempre subordinata all’uomo che l’ha aiutata a candidarsi e a farsi eleggere.
…Come nella rete rossa dove il filo lega, ma c’è lo spazio dove circola l’aria, dove il pelo della lana è morbido e dà calore, esiste forse un posto dove il legàme è possibile nel benessere, dove lo scambio e l’interazione tra gli individui e le culture doni una reale possibilità di crescita, cambiamento e ricerca profonda, nella libertà.



 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 18 Aprile 2011 12:55 )
 

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