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Paolo Severi - condominio PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Venerdì 15 Aprile 2011 12:08

 

scritturaliafoto
Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

che cos’è SCRITTURÀLIA



LEGGI I RACCONTI DI SCRITTURALIA



possibilità di pernottamento
presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

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Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 

CONDOMINIO

di Paolo Severi
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 6 febbraio 2011





“QUELI CHE FUMINO
NELASENSORE
SONO MIELADUCHATI”

Dopo i libri sugli strafalcioni dei ragazzi a scuola, le collezioni di cartelli più o meno ridicoli spaziano un po’ in ogni ambito dell’umana convivenza. I condomini sono in piccolo lo specchio della città, e quindi della nazione e dell’attuale momento dell’evoluzione civile. Lingue e culture diverse nella stessa scala e sullo stesso pianerottolo possono essere motivi di crescita, apertura, arricchimento e integrazione, così come di razzismo, chiusura, imbarbarimento e solitudine.
È sempre stato così?
Sì.
Dal villaggio, al clan, alla famiglia patriarcale, alla comune, il gruppo di convivenza organizzato felice è sempre stato un’utopia. Figuriamoci se un condominio può essere migliore!
In Cina stanno progettando, e quelli quando progettano poi eseguono, una città per cento milioni di persone, che si svilupperà principalmente sotto terra, con evidenti risparmi energetici. Altrove sorgono spontaneamente bidonville e favelas. Anche lì le regole della convivenza civile, benché senza la figura ufficiale di quel ladro dell’amministratore, hanno i loro punti fermi ai quali non conviene derogare. Città per cento milioni di persone, bidonville e favelas ricordano formicai, termitai e alveari, ma il paragone è completamente sbagliato. Formicai, termitai e alveari ospitano esclusivamente insetti della stessa famiglia, oltre a qualche parassita e rari ospiti occasionali. Altri intrusi, o si insinuano per fare razzia, o vengono prontamente divorati.
E allora?
Allora bisogna trovare altrove dei paragoni, se vogliamo cercare di capirci qualcosa; altrimenti tanto vale andare alle assemblee a litigare senza concludere niente.
E dove trovare dei paragoni? Nella foresta, o nel mare, animali e pesci convivono senza peraltro mischiarsi fra di loro, certo, ci sono i predatori che, talvolta, si muovono addirittura in branchi, ma, in linea di massima, ci si sopporta a vicenda, magari starnazzando un po’. Vale questo paragone? No, nemmeno questo vale, perché animali di specie differenti, se convivono, non hanno scambi culturali, se non qualche sparuto caso di simbiosi o parassitismo. Ogni specie bada a sé, non solo, ma ogni branco, ogni famiglia, ogni singolo individuo bada principalmente a se stesso. Certo, è un po’ quello che capita nei condomini e nelle città, l’integrazione è difficile e poco voluta, ma, contrariamente che per la foresta, è possibile.
Le guerre a questo servono: ad allargare le sfere di influenza di un qualche condominio particolarmente arrogante.
Non ho mai vissuto in condominio, ma avevo comperato un appartamento a Milano, così sono andato alla mia prima riunione. Uno dei problemi (mai risolti e sempre più incancreniti) è l’uso dello spazio del cortile, dove una soddisfacente regolamentazione dei posteggi sarebbe possibile solo con la magia.
“In questo condominio i casini sono cominciati da quando ci sono dei teroni come il Geremia” (nome inventato, ma che reagisce urlando):
“Il casino è cominciato da quando in questo condominio ci sono delle putane come te!”
Poi si sono avventati gli uni contro gli altri, e tutti a tentare di dividerli, e io che, impreparato, non avevo neanche portato uno straccio di cinepresa. Anche in quell’occasione, l’amministratore è riuscito in qualche modo a guadagnarci su. Fra i vari litiganti, si sa. Così è nel condominio e nelle guerre, e sarebbe anche ora di finiamola.
Passano gli anni, ho comperato un negozio in una casa dove vivono ben altre quattro famiglie. Vale a dire che, in tutto, siamo cinque condomini, dei quali uno non si è mai visto. Abbiamo dovuto nominare un costosissimo amministratore, che, fra di noi, era impossibile ragionare.
Ora, se c’è un problema, lo si può affrontare in vari modi. C’è qualche pazzo che tenta di risolverlo, altri, più saggi, che cercano di guadagnarci su, ma, generalmente, i problemi, specie di carattere sociale, servono per litigare. Che sia una sorta di palestra, dalla quale deve uscire vincitore il più forte? Mah!
A scuola, talvolta, uno psicologo aiuta i ragazzi in difficoltà; altri psicologi tentano di aiutare le coppie in crisi o chi ha conflitti di personalità. Gli psicologi dei condomini, delle città e delle nazioni si chiamano amministratori, politici, capi religiosi, e fanno di tutto per ingarbugliare i problemi, per farli degenerare, in modo da guadagnarci sopra il più possibile.
Come detto, sarebbe ora di finiamola!
Il nostro pianeta è un’astronave alla deriva nell’Universo. E un’astronave altro non è che un tipo particolare di condominio. Non c’è più spazio per piccoli egoismi, convivere serenamente può anche essere divertente e, tutto sommato, non è che ci siano molte alternative.
Basta deleghe! Partecipazione, tolleranza e buona volontà. Monarchie, tirannie, teocrazie, pseudodemocrazie, hanno esaurito il loro tempo. C’è ancora qualcuno che crede in esse? Basterebbe eliminare gli amministratori dei condomini, i politici e i capi religiosi? Chi lo sa, ma, se non ci proviamo, non lo sapremo mai!




 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 18 Aprile 2011 12:56 )
 

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