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Giulio Silvi - quattro passi nella tempesta PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Venerdì 15 Aprile 2011 11:43

 

scritturaliafoto
Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 

QUATTRO PASSI NELLA TEMPESTA

di Giulio Silvi
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 6 febbraio 2011

 

 

UNO

Per prima, ho chiamato Rosa. È una tipa calma, penso che sia meglio cominciare da lei.
- Rosa, come ti sembra che vada il nostro ufficio? L’atmosfera è molto migliorata negli ultimi tempi, non trovi?
Lo dico e nel frattempo penso che mi sto allontanando dal mio obiettivo.
- Mah, diciamo che certe persone che chiacchierano tutto il giorno invece di lavorare, ultimamente sono un po’ più impegnate… per il resto lo sai, a me piace il mio lavoro, vado dritta per la mia strada.
Dice che le piace il suo lavoro, ovviamente parla di quello attuale.
- È certo, Rosa, che ormai ci dobbiamo abituare al cambiamento… dobbiamo imparare a fare tutti i mestieri, io stesso non so quanto durerò in questo ufficio!
- Dai, Marco, ci sono dei punti fermi in questo ente, e penso che tu e io siamo i pilastri, d’altra parte ormai conosco i fornitori uno per uno e lavoro a occhi chiusi!
L’appiglio! Non lo devo sprecare!
- Ecco, Rosa, forse questo lavorare a occhi chiusi non va proprio bene. È meglio tenerli bene aperti gli occhi. Non so se lo hai notato, quando si fa sempre lo stesso lavoro, si tende un po’ alla ripetizione e non si vedono più i problemi in maniera critica…
- Vuoi dire che non sei soddisfatto di come lavoro? Che cosa stai cercando di dirmi?
- Rosa, non sono soddisfatto? Rosa, ma che cosa mi metti in bocca? Dico solo che, nella vita di ognuno di noi, arriva il momento di cambiare e… adesso quel momento è giunto anche per te… (ormai l’ho detto, non posso più tornare indietro).
Rosa mi guarda e arrossisce, deglutisce, tace e aspetta.
Io mi vedo rivolgerle un sorriso idiota. E taccio anch’io. Poi, finalmente, prendo il coraggio.
- Rosa, Eraldo ti vuole nel suo team!
- Ah, allora mi vogliono fare fuori. È una balla che Eraldo mi vuole nel suo gruppo. Quando lo incontro al caffè fa finta di non vedermi… così spocchioso con quegli occhiali di design… E poi a me non piace il recupero crediti, lui è uno che tira dentro gli avvocati, magari c’è gente che fallisce, ma a lui non importa…
Si mette a piangere…e io che credevo di aver cominciato dal facile! Figurati quando chiamo Loredana! Va beh, devo riprendermi.
- Rosa, l’azienda ha deciso di affidare la gestione dei fornitori a Tina Tannuzzo, sai lei viene dalla Protoplast, dicono che è perché ha lavorato con i cinesi, con i coreani, i birmani, gente tosta, la nostra azienda deve andare verso quei paesi per trovare nuovi for..
- Certo, Marco, la logica è sempre quella di preferire la gente che viene da fuori… sono così delusa… voglio parlare con il Personale, non penso sia colpa tua, almeno lo spero…
Cerco di evitarle un’altra situazione dolorosa, non credo che il capo del Personale, posto di fronte a questo sfogo, reagisca come Rosa si aspetta. Mi commuove il fatto che cerchi di scagionarmi.
- Rosa, conosci anche tu Spartaco, sai che non è proprio un agnellino…
-Va bene, che cosa devo dire? Ne prendo atto, ringrazio tutti del trattamento che mi è stato riservato. Credevo di meritare una considerazione diversa. Scusa, non ce l’ho con te, so che tu sei diverso dagli altri, ma in questo momento non mi puoi aiutare, evidentemente… Oggi è una giornata terribile, con questa neve ci ho messo un’ora e mezzo per venire in ufficio, e poi…
Non posso dilungarmi oltre con Rosa, devo affrontare altri colloqui. Il fatto che lei mi cerchi degli alibi peggiora la situazione. Le dico che avremo altre occasioni per riparlarne con più calma.
Se non altro ha smesso di piangere. Non credo che andrà all’Ufficio del Personale.


DUE

Loredana, quando entra, è già molto agitata. Deve aver parlato con Rosa. Non si sopportano, ma quando si tratta di fare fronte comune, sono le migliori amiche del mondo.
- Marco, io non sono come Rosa. Se mi devi comunicare qualcosa, voglio saperlo subito. Dove vado a finire? Con Eraldo? Con Ester?
- Adesso non esagerare, con Ester, non ti vogliamo così male! No, nemmeno con Eraldo, lui è già a posto. Ci servono delle persone con buone idee e tanta voglia di lavorare agli Acquisti, e quindi tu sei la persona giusta. Omar ti aspetta a braccia aperte.
- Ma la direzione Acquisti è a trenta chilometri da casa mia! Come faccio, con due bambini da prendere a scuola, senza uno straccio di marito… Prendi una giornata come questa, con venti centimetri di neve per terra, il traffico in tilt…
Loredana è torrentizia, ha cominciato a snocciolare la sequela dei problemi, mentre li elenca li conta, ma non le bastano le dieci dita, perciò a un certo punto lascia le mani aperte davanti a me, potrebbe anche schiaffeggiarmi.
Non so che dirle, non so come aiutarla, comincio pateticamente a menzionare la linea ferroviaria che potrebbe utilizzare per raggiungere la nuova sede di lavoro, ma mentre parlo mi rendo conto che non sono convincente.
- Chi prende il mio posto? Qualche raccomandato? Perché avete preso questa decisione?
- Loredana, la holding americana vuole accentrare la tesoreria, non si fida più delle sedi locali, ma non di Loredana Quintavalle o di Marco Tucci, vuole mettere becco nei nostri rapporti con le banche, crede di riuscire a fare dei contratti meravigliosi… non so… e per fare questo ci manda William Hope e qualche altro suo scagnozzo a “mettere a posto le cose”. Credo che tu stessa saresti a disagio in questo contesto…
Davanti a lei, accentuo il mio senso di schifo a suo beneficio, per cercare di ottenere la sua complicità. Ma lei non sta al mio gioco.
- Se avete deciso, avrete i vostri buoni motivi. Personalmente, farò di tutto per non andare agli Acquisti, se non c’è altro ti saluto e ti auguro buona giornata.
Con Loredana non posso aspettarmi niente di meglio, lei sicuramente andrà a parlare con Spartaco.


TRE

Eraldo viene da me verso le sei del pomeriggio. Ho già visto otto persone, e me lo sono tenuto per ultimo. Rosa non è l’unica a non sopportarlo, con le sue cravatte enormi e gli occhiali di design, con le stanghette dritte.
Entra con il solito passo sicuro nel mio ufficio, come se entrasse nel suo, e mi si siede di fronte. Ha un sorrisetto mellifluo, sembra al settimo cielo, ma mi riesce difficile credere che sia perché Rosa lavorerà con lui.
- Marco, ma è vero quello che si dice?
Esordio pericoloso.
- Che cosa intendi? Si dicono tante cose.
Che stupido che sono, l’ho convocato proprio perché gli devo parlare delle “cose che si dicono”. Il fatto è che sospetto che lui sappia più di me.
- Niente, scusa, è che radio scarpa lavora, intanto che voi elaborate le strategie… dimmi tutto, mi hai chiamato tu.
Forse ha deciso di prolungare il gioco. Ostento indifferenza e proseguo senza accusare il colpo.
- Immagino che tu faccia riferimento alle novità organizzative. Mi sembra evidente che le conosci già da “radio scarpa”, come dici tu…
Alla mia battuta, Eraldo, evidentemente, per un attimo si sente scoperto e la butta sullo scherzo:
- So che avrò una nuova collaboratrice, quella Rosa Carlucci che segue i fornitori. Carlucci devo dire che è caruccia, non lo devo dire a te… (ride) …ma mi dicono che non è un’aquila, tant’è vero che avete messo la signora sergente Tannuzzo al suo posto, mi sa che i fornitori adesso tremeranno, ma i clienti si rilasseranno!
- Che cosa significano le tue battute su di me e sulla Carlucci? Guarda che è una persona molto seria e precisa. E poi, non mi sembra che ci sia tanto da ridere. Oggi ho fatto otto colloqui, con te nove, ti posso assicurare che le persone che ti hanno preceduto non erano così divertite. Poi non sai, non sappiamo, se finisce qui o se ce n’è anche per noi, e allora ride anche qualcun altro…
- Hai ragione, ogni tanto mi piace sdrammatizzare. Ti ha già chiamato Victoria?
Che cosa diavolo mi sta domandando? Victoria è il nostro Amministratore Delegato, certo che mi ha chiamato, ieri mi ha chiamato, e mi ha detto appunto di fare i colloqui.
- Sì, mi ha chiamato ieri per darmi istruzioni sulle comunicazioni di oggi. Prevedo che fra un quarto d’ora il telefono squillerà e lei mi chiamerà nel suo ufficio per farsi raccontare com’è andata.
- E com’è andata?
- Da schifo, come vuoi che sia andata? Nessuno è d’accordo con questa ristrutturazione, tutti vogliono andare al Personale a protestare e in cuor mio do ragione a tutti.
- Sì però, Marco, il tuo ruolo non è dare ragione agli impiegati, ma difendere le decisioni aziendali che sono anche le tue. Sai il casino che viene su se Spartaco si trova la processione in ufficio della gente scontenta? Mi sa che sono capaci di prendersela con te! Forse ti serve un aiuto con quei buzzurri!
Sono alla disperata ricerca di una risposta qualsiasi, sulla direzione del Personale, sul risentimento degli impiegati, sulla necessità di un aiuto (di chi?), ma non mi viene niente, la sensazione di disagio che ho provato all’inizio è sempre più forte.
Alla fine, mi salva il telefono.


QUATTRO

- Allora, Marco, è stata dura oggi? Lo vuoi un aperitivo?
- Vittoria, è inutile negarlo, vedere tutta questa gente scontenta non mi fa piacere. Sono tutti colleghi con cui lavoro da anni, che non mi hanno mai lasciato a piedi, e che danno l’anima per l’azienda.
- Lo capisco… scusa un attimo (risponde al cellulare e ci sta sette minuti). Scusa, ma anche per me oggi è una giornata impossibile, mi chiamano dalla California, a quest’ora anche loro hanno aperto gli occhietti belli, e vogliono sapere come andiamo, quando ci vediamo, quanti ne facciamo fuori…
Chiama la segretaria e ci fa portare due Martini Rossi, è una cosa che piace a entrambi quando, come succede spesso, trascorriamo le ore serali nel suo ufficio. Poi riprende:
- Come l’hanno presa i vari personaggi la ristrutturazione?
Domanda, ma non sta a sentire la risposta. Riceve un’altra telefonata al cellulare e parla per altri sette minuti. Poi, di botto, finge di arrabbiarsi con chi la chiama al cellulare, si gira verso di me e mi dice:
- Per la verità, anch’io ti devo comunicare una notizia!
È come se mi sparasse una granata da 105. Sto per avere una conferma.
- “Dimmi”, le rispondo con un filo di voce.
- Tu ti trovi bene a lavorare con Eraldo, giusto?
Ho la lingua incollata al palato.
- Sì, a parte qualche suo lato un po’ superficiale, mi sembra che… lavori bene… poi bisogna considerare che è giovane, si farà!
Difendo Eraldo solo per aiutare Vittoria ad arrivare al punto.
- Come dici tu, certi suoi difetti glieli possiamo perdonare perché è giovane. Ma proprio perché è giovane, pensiamo di potergli affidare la Direzione Finanziaria e Acquisti, ovviamente con la tua supervisione.
Adesso capisco, mi stanno sostituendo, però ho ancora un barlume di ribellione.
- Scusa, Victoria, ma io che fine faccio? Non ho in programma di andare in pensione a 48 anni!
- Pensione? Marco, ma che cosa stai dicendo? L’azienda ha bisogno di te, e tu devi restare dove sei. Tu devi insegnare al nostro ragazzo il tuo mestiere, in modo che diventi autonomo e faccia bene come hai fatto tu in questi anni. Le aziende che non creano dei back up dei loro leader sono destinate a scom-pa-ri-re, capito?
- No, Vittoria, non ho capito. Chi comanda? Io o Eraldo? Chi è il capo?
- Marco, mi stupisco di te. Dovete lavorare insieme. Lui dovrà essere più coinvolto su tutte le tematiche e perciò dovrai assisterlo. Mi raccomando, conto sulla tua collaborazione!
Sono umiliato e offeso, sto annaspando davanti a Vittoria e non trovo le parole. Alla fine mi sento parlare con la voce strozzata. Domando:
- Allora il capo è lui?
Vittoria non può più continuare la commedia e dice apertamente:
- Se per capo intendi il titolare dell’ente, sì, è lui. Ma fossi in te non mi perderei in questi dettagli.

EPILOGO
Sono uscito dall’Ufficio di Vittoria alle nove passate, ho dovuto sopportare un Eraldo raggiante per un’ora e mezzo che, davanti a lei, mi ha fatto grandi profusioni di stima e mi ha detto per sei volte la frase “Insieme, ne sono certo, lavoreremo alla grande”. Adesso sono nel parcheggio dell’azienda. Nevica fitto fitto, non ha smesso un momento, credo, per tutto il giorno. Ci saranno trenta centimetri, ma nel piazzale sono passati gli spazzaneve, quindi dovrei riuscire a uscire con la macchina. Toh, c’è anche quella di Eraldo di fianco alla mia. Lui è ancora dentro a imparare.
Mi dico che, a capo scoperto come sono, mi bagnerò, e così mi verrà anche il raffreddore. Allora decido di tornare su in ufficio a prendere l’ombrello, ma a metà scala mi fermo e decido di affrontare la tempesta.
In fondo, per raggiungere l’auto, sono solo quattro passi.

 



 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 18 Aprile 2011 12:59 )
 

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