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Gabrie D. - Signore com'è grande il tuo giardino PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Venerdì 15 Aprile 2011 11:37

 

scritturaliafoto
Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

che cos’è SCRITTURÀLIA



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possibilità di pernottamento
presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

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Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 

SIGNORE, COM’È GRANDE IL TUO GIARDINO!

di Gabriel D.
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 6 febbraio 2011




Tratto da una storia vera.

Era un bel giorno di febbraio, un ragazzo e una ragazza decisero di sposarsi. Fissarono per il 10 luglio la data del “SÌ”. Cominciarono i preparativi, compreso l’elenco degli invitati alle nozze e spedirono gli inviti.
Si ricordarono anche di una famiglia che viveva in un piccolo paese di campagna, e decisero di invitare anche loro.
Perfetto!!

“Adesso dobbiamo andare a questo matrimonio, ma non abbiamo niente, cosa facciamo?” si chiese la moglie, triste, mentre leggeva l’invito.
Furono costretti a chiedere soldi in prestito ad amici e parenti per procurarsi ciò di cui avevano bisogno…
Arrivò il giorno della cerimonia: “E ora come ci arriviamo in città? Non abbiamo la macchina!”
“Vado a preparare il carro con i cavalli” disse il marito.
“Hai ragione, è l’unica soluzione, sbrigati che siamo in ritardo!!!”

Dopo aver percorso più di metà del tragitto, i due campagnoli iniziarono a pregare che non piovesse, altrimenti si sarebbero rovinati i vestiti appena comprati…

Arrivati in città si dissero: “Cosa mai hanno fatto queste persone per essere così ricche? Che case belle e grandi in confronto alla nostra! Tutti hanno la macchina e sono così tante in strada!”
“Però non vedo nessun altro carretto, siamo solo noi?”
“E dove possiamo lasciarlo?”
Con difficoltà riuscirono a trovare un “parcheggio” per il carretto, ma ormai era troppo tardi per la cerimonia, così si recarono al ristorante, dove furono accolti dagli sposi e dai testimoni e fatti accomodare al tavolo.

La giornata passò nel migliore dei modi: le fotografie e i filmini con i giovani sposi, cibo in abbondanza, vino e danze. I due contadini rimasero molto impressionati.
Alla fine della festa, presero il carretto e si diressero al loro paesino.

Giunti a destinazione, una piccola folla li attendeva: erano i vicini di casa.
“Com’è andata al matrimonio?”
“Cosa avete fatto?”
“Cosa vi hanno servito a tavola?”
“Avete ballato?”
“Se avete un po’ di pazienza rispondiamo a tutti!” disse l’uomo.
“Siamo stati bene, abbiamo mangiato, bevuto abbiamo ballato, ecc…”
Ma viene interrotto da uno dei paesani.
“Cosa avete mangiato???”
Lui cominciò a descrivere a modo suo tutti piatti serviti in tavola.
Infine raccontò di un’ultima strana pietanza, di cui sia lui che la moglie riuscirono a mangiare solo due pezzi “non di più perché erano molto duri”.
Una strano cibo che tutti mangiavano con le mani davanti alla bocca, per non farsi vedere…

Poveracci! Non essendosi mai allontanati dal loro piccolo villaggio non avevano mai visto quei piccoli bastoncini di legno che a fine pasto vengono utilizzati per levare il cibo rimasto fra i denti…

Signore, com’è grande il Tuo giardino!...



 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 18 Aprile 2011 12:59 )
 

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