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Enzo Pesante - lo scorrere del tempo (1) PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Venerdì 15 Aprile 2011 10:42

 

scritturaliafoto
Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

che cos’è SCRITTURÀLIA



LEGGI I RACCONTI DI SCRITTURALIA



possibilità di pernottamento
presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

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Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 


LO SCORRERE DEL TEMPO (1)

di Enzo Pesante
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 6 febbraio 2011




Lo giro dall’altra parte… BIP BIP… Si stanno formando le piaghe. Per fare questo mestiere bisogna evitare di pensare troppo. Bisogna farci l’abitudine… BIP BIP… Ora gli sposto il tubo dell’ossigeno e poi lo metto su un fianco. Non mi devo preoccupare, lui non sente niente… BIP BIP… Dicono che ci sia un tempo per vivere e un tempo per morire, ma si sbagliano. In mezzo può esistere un altro tempo… BIP BIP… un tempo in cui tutto è fermo, immobile, sospeso… BIP BIP…
Chissà… mi piacerebbe essere ora non in questo letto, ma su quel grattacielo, sotto quella pioggia acida, essere un uomo non uomo, per questo ancora più uomo, dire: “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo… come lacrime nella pioggia. È tempo di morire”… Tubi, luci nei monitor… uomo non uomo, per questo ancora più uomo. Ma io non posso andare… BIP BIP… in questo tempo di mezzo non c’è né vita né morte… BIP BIP… mi piacerebbe davvero ammazzare questo tempo, poter dire al padre: “Il tempo è giunto, padre mio sia fatta la tua volontà”… BIP BIP… E invece il vuoto e me, e io solo nel vuoto… BIP BIP… Mi piacerebbe ingannare questo tempo, questo tempo di mezzo  tra i tempi che furono, i bei tempi… e quella fine dei tempi che non viene. Pazienza, diamo tempo al tempo… col tempo e con la paglia maturano le nespole, si dice… BIP BIP… l’uomo, ho sentito una volta, ha due grandi preoccupazioni: far passare il tempo e fermarlo. Chi più di me può riconoscersi un questo paradosso di verità! Io sono l’estremo paradosso: sono più di tutti un contemporaneo, istante dopo istante… BIP BIP… e più di tutti sono fuori dal tempo… BIP BIP… Lascio il tempo che trovo! Sorriderei di me se potessi, buon tempone… BIP BIP… Il tempo è galantuomo, è un gran medico… dicono. Balle! Il tempo è bugiardo se si dimentica di te. È un bastardo un tempo che offende. Ecco cosa sono le offese del tempo, le ingiurie del tempo. Per ogni cosa c’è il suo tempo, dice l’Ecclesiaste, per ogni faccenda c’è il suo tempo “un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante. Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire. Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare. Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci. Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per serbare e un tempo per buttar via. Un tempo per stracciare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare.”. Parlare non posso, tacere neanche… BIP BIP… e allora temporeggio… che altro potrei fare… BIP BIP… Ho tutto il tempo che voglio, tempo libero… BIP BIP… libero potrebbe esserlo se ci fosse un tempo impegnato. Ma io non ho impegni, non ho tempo, semmai è il tempo che mi ha… BIP BIP… un tempo senza aggettivi… BIP BIP… Preferirei un tempo supplementare, magari così si saprebbe che sta per scadere: fischio finale, fine della partita, tutti negli spogliatoi… BIP BIP…
Ehi, sembra che si sia mosso, la testa è inclinata rispetto a prima, è un’impressione, forse. Lo sistemo e vado, il turno è finito… anche oggi è andata… BIP BIP…



 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 18 Aprile 2011 13:01 )
 

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