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Nativi Americani, un buon risarcimento PDF Stampa E-mail
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News - News
Scritto da Tartamella   
Sabato 26 Giugno 2010 14:33

 

 

puntointerrogativo

AI NATIVI AMERICANI  UN BUON RISARCIMENTO

 


capogiuseppe         cavallopazzo        nuvolarossa
Toro Seduto            Cavallo Pazzo               Nuvola Rossa

 

 

Nelle elezioni politiche del 9/10 aprile 2006 lo schieramento di centro-sinistra vinse in Italia per un pugno di voti.
Tutti i politici seppero dire soltanto: “L’Italia è spaccata in due”.
Un commento di nessun spessore intellettuale.
Ciò che è emerso davvero da quelle elezioni (e qualunque fosse stato il vincitore) è la profonda contraddizione insita nell’idea di maggioranza. L’Italia non è assolutamente spaccata in due. La verità profonda è che la metà degli italiani + uno, non può, non ha nessun diritto (se non in virtù di un principio di forza, quindi totalitario e prevaricatore) di decidere della vita dell’altra metà degli italiani – uno
Un conto è decidere quale film andare a vedere stasera, altro è decidere della nostra vita.
La Costituzione italiana all’articolo 1 recita: “L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.
Non dice che la sovranità appartiene a “metà popolo + uno”, dice che appartiene “al popolo”.
Ragionare in termini di “maggioranza” è dunque fuorviante, perché preclude all’altra “metà del popolo meno uno” di essere sovrana! I commenti banali fatti dai politici hanno avallato, in sostanza, proprio il concetto che l’altra metà del popolo non può essere sovrana! 
Ci troviamo di fronte ad una insana e mastodontica contraddizione logica.
 
 
 lupo               bisonte
 
 
Il concetto di maggioranza risulta alla fine essere un pensiero totalitario. La nostra sensibilità e il nostro buon senso fanno echeggiare nella nostra coscienza questa contraddizione.  Ma affrontarla è troppo complicato, troppo difficile: meglio relegarla nell’ombra dei nostri recessi più profondi e continuare per sentieri conosciuti e famigliari, anche se insensati e contraddittori.
C’è un modo per risolvere questa contraddizione: seguire la via che hanno usato i Nativi Americani.
Metterla in pratica significherebbe dare ai Nativi Americani (che l’uomo bianco ha sterminato con la sua arroganza,  i suoi fucili, le sue coperte intrise di vaiolo) il più alto risarcimento morale, etico, culturale.
Presso i Nativi Americani non esisteva il concetto di “maggioranza”. Esisteva il concetto di “unanimità”.
Le decisioni importanti venivano prese sempre all’unanimità. Cresciuti con questo pensiero tutti i membri della tribù quando si riunivano per votare, se emergevano posizioni divergenti rifacevano semplicemente poco dopo un’altra assemblea. Il sistema obbligava ogni votante a prendere in considerazione le posizioni avversarie e tutti, nella riunione successiva, avevano l’obbligo (per cultura, per atteggiamento mentale, per vocazione morale, per rispetto delle altre esigenze) di avvicinarsi al punto di vista degli altri, modificando e adattando la propria posizione. Dopo alcune votazioni trovavano in fine “l’unanimità”. Il processo aveva smussato le posizioni rigide avendo ciascuno tenuto conto delle idee contrarie. 
Per poter praticare con piacere questo atteggiamento mentale occorre allenarsi.
 
 
 aquila
 
 
Conosco il pensiero dei più: “è impraticabile nel nostro sistema occidentale, occorrerebbero troppo tempo e troppe riunioni per approdare ad un accordo condiviso”. Cadono in errore, perché stanno ragionando con una mentalità tradizionale, non con una mentalità nuova che ha cominciato ad allenarsi. In verità il tempo impiegato per prendere decisioni con questo sistema democratico sarebbe minore del gran tempo che si spreca con il sistema attualmente in uso. Il popolo avrebbe inoltre la sensazione di essere davvero un popolo. E inoltre cadrebbe il concetto di "opposizione", terminologia anch'essa fuorviante, in quanto suggerisce che il ruolo dell'opposizione deve essere quello di fare appunto "opposizione", cosa che è ovviamente assurda, riduttiva e banale. Le forze che non sono state elette a governare devono essere quelle che “controllano coloro che governano”, questo è il loro ruolo! La verità è che occore governare davvero.
Tutti sanno che quando ci mettiamo a lavorare a un qualsiasi progetto, è di grande utilità la visione ultima di quello stesso progetto da parte di qualcuno che con occhi nuovi, non essendo stato coinvolto nella stesura della prima fase, può “vedere” dettagli che sono sfuggiti o errori che sono rimasti; il suo giudizio sarà più obiettivo.
Così dovrebbero essere la Camera e il Senato.
La Camera composta solo dai deputati delle forze che governano.
Il Senato composto solo da senatori provenienti dalle forze che hanno perso le elezioni,  il cui ruolo è quello di “controllare chi governa”.
 
 
 parlamento            caccia         PP
 
 
Un po’ come Re Salomone quando due sudditi fratelli che litigavano sulla spartizione degli averi ricevuti dal padre che era morto, si recarono da lui per un consiglio. Salomone disse al fratello più grande:
“Tu farai la divisione dei beni ereditati secondo il tuo criterio e la tua giustizia”.
E al fratello più giovane disse: “Tu sceglierai per primo”.

Allenarsi ad usare il sistema di votazione indiano basato sull’unanimità? Perché no?. Potrebbe diffondersi, essere praticato sul serio in tutte le sedi dove gli uomini e le donne si incontrano per prendere decisioni che riguardano la nostra vita in comune. Accogliere nella nostra esperienza quotidiana questa pratica degli Indiani delle Praterie sarebbe anche davvero l’unico modo, grande e importante, per farci perdonare il male immenso che gli uomini bianchi hanno fatto a quel popolo.

 

uomini       indianiriunione          bsonte2

puntointerrogativo

 

 

 

 

 

Pietro Tartamella

 

 

 

 

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