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18 visitatori online| il Ritorno di Melquiades - grande festa a Macondo sabato 10 luglio 2010 |
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| News - News | |||
| Scritto da Tartamella | |||
| Martedì 08 Giugno 2010 16:50 | |||
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Una sorta di "Stradevari" rivisitata. A "Stradevari", a metà degli anni '90, festeggiavamo a Macondo l'apertura della stagione estiva degli artisti di strada. Ora, con uno spirito simile, festeggiamo il Ritorno di Melquiades. Sì, ma che cos'è il Ritorno di Melquiades? E' una festa privata (non inviamo infatti comunicati stampa ai giornali). Soprattutto è uno spazio "franco", un "luogo", una "raccolta" di amici vecchi e nuovi (attori, musicisti, artisti di strada, danzatori, performers) che si rivedono una volta all'anno una notte intera, spesso approfittando dell'occasione per sperimentare spettacoli nuovi; artisti che abbandonano il loro ruolo di professionisti pagati per ri-trovarsi e ri-provare il piacere semplice di incontrarsi, consapevoli di voler ri-vivere e "conservare" il tempo in cui la loro arte era solo diletto; artisti che sostengono con la loro presenza di volta in volta un progetto.
POSSIAMO AL MOMENTO ANNOVERARE TRA GLI INTERVENTI: la scaletta definitiva con gli orari d'inizio e la sequenza precisa
SE VUOI FARE UN INTERVENTO (DURATA MASSIMA 12 MINUTI)
Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992 " Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo, una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia. Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto, e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi, e perfino gli oggetti perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati, e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"
Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
PREFAZIONE AL LIBRO CHE VOGLIAMO STAMPARE L’Haibùn è un gènere letterario di orìgine giapponese. È il resoconto di un viaggio in cui si altèrnano parti in pròsa e poesìe haikù. È stato usato dagli Haijin (scrittori di haikù) giapponesi che a pièdi percórsero in lungo e in largo il loro paese nel diciassettèsimo sècolo. Noi il viaggio a Parigi lo abbiamo fatto in pullman. Ma considerando la particolare caratterìstica dell’equipaggio (variegato assortimento di persone nòrmodotàte e disàbili lièvi che si muòvono con lentezza deambulante) possiamo, per estensione semàntica, considerare il nòstro viaggio a Parigi, comprensivo delle brèvi passeggiate, della vìsita al parco di Versailles e al parco di Les Mureaux, come un viaggio a pièdi! Abbiamo scelto di raccontarlo con un Haibùn, anche perché i protagonisti conoscévano già l’esistènza dell’ haikù, appreso negli incontri domenicali di Cascina Macondo che dùrano ormài da alcuni anni. Queste pàgine hanno soprattutto un valore “intèrno”. Ci è piaciuto scrìverle per offrire ai ragazzi una memòria ulteriore. Ma soprattutto perché la nòstra vita, come dice Peter Bichsel, “divènta sensata se ce la possiamo raccontare”. Alla partènza abbiamo dato un blòck nòtes a tutti, invitando a scrìvere osservazióni, riflessióni, pròsa e haikù. Un mòdo di “fissare” sulla pàgina l’esperiènza. Un esercizio di scrittura che è sèmpre ùtile. Ci ha meravigliato l’entusiasmo con cùi i ragazzi hanno accòlto questo cómpito. L’esperiènza del viaggio sarèbbe stata pòi ripresa a distanza di tèmpo, intorno al camino di Cascina Macondo; i ragazzi avrèbbero lètto ad alta voce le loro annotazióni; avremmo costruìto questo “libro”, piegato i fògli, pinzato le pàgine, rifilato i bordi con la taglierina. Attravèrso esperiènze multisensoriali avremmo rivisitato il viaggio insomma. Ma ora che il libro è finito e lo teniamo in mano oggètto concrèto, ci sembra di capire che esso travàlica la sémplice utilità “intèrna” che avevamo supposto. Lo consigliamo dunque ai collèghi disàbili, agli educatori, ai genitori, agli operatori del settore, alle istituzioni, agli spònsor. Soprattutto lo consigliamo a coloro che mai hanno avuto mòdo di conóscere e frequentare la disabilità. Potrèbbe èssere per loro una sorpresa la scopèrta di un lèmbo di mondo che non supponévano. Che siamo affezionati a questi ragazzi è la verità. E’ facile però affezionarsi a ragazzi così dopo averli conosciuti. Che anche i ragazzi ci vògliono bène è la verità. Ma il nòstro lavorare con loro non ha come scòpo l’affettività. I nòstri obiettivi sono la stima e l’integrazione. I ragazzi lo sanno. Per questo sono sottoposti a un lavoro duro, a continue sollecitazioni e stìmoli, affinché un qualsìasi risultato che essi pòssano raggiùngere, pìccolo o grande, sìa la conseguènza di un loro vero sfòrzo consapévole, di una loro “volontà” , della scopèrta di un loro talènto recòndito. Abbiamo riportato il più fedelmente possìbile ciò che i ragazzi hanno scritto di primo pugno (non hanno avuto mòdo di risistemare i loro appunti). Là dove qualche paròla o frase risultava incomprensìbile abbiamo messo in corsivo una “traduzione”. Lo scòpo è mostrare il loro mondo così com’è. Non tutti gli haikù sono perfètti. Non impòrta. Il fatto è che i ragazzi, anche se in mòdo non del tutto chiaro e consapévole, hanno compreso la “natura” dell’haikù. Nella stesura abbiamo usato la scrittura ortoèpica, ispiràndoci a un principio di recublènza di Cascina Macondo.
Piètro Tartamèlla Annamarìa Verrastro
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| Ultimo aggiornamento ( Sabato 14 Agosto 2010 10:55 ) |
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