Home Archivio News-Eventi RCT - Racconti di Scritturàlia di domenica 7 febbraio 2010
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RCT - Racconti di Scritturàlia di domenica 7 febbraio 2010 PDF Stampa E-mail
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News - News
Scritto da Super Amministratore   
Sabato 13 Marzo 2010 10:46

 

 

                               scritturaliafoto
Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

 

 

che cos’è SCRITTURÀLIA

 

possibilità di pernottamento
presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

I RACCONTI DI SCRITTURÀLIA
di domenica 07 febbraio 2010

 

Alessia Rebaudo
Sotto gli occhi della luna

E finalmente arriva lei. Signora della notte, pallida regina di un sonno senza sogni. Come una mano rassicurante guida i miei passi inquieti su questa spiaggia addormentata. È una delle più belle notti di luna piena degli ultimi tempi. Salsedine mista a curry, pesce e incenso. Tutto sa di India. I riflessi biancastri del cielo si rincorrono tra le palme allineate che incorniciano la spiaggia e i pochi bungalow per turisti che hanno deciso...

 
Antonella Filippi
Il Bambù

L’aereo era partito in ritardo di due ore. Da Bologna. Quattordici minuti prima del suo arrivo si erano interrotte le comunicazioni. Alle 20.59 del 27 giugno 1980 quell’aereo e le 81 persone a bordo sparirono dai radar. Ma noi questo ancora non lo sapevamo. Avevo preso l’aereo il giorno prima, per tornare a casa. Mio padre mi aveva detto: “Precedimi, dopodomani è il compleanno di tua madre. Siamo fuori per lavoro da dieci giorni, se anche parti un giorno prima non succede nulla, tanto l’accordo...

Beatrice Sanalitro
Signore e Signori: la puzza

Signore e signori, benvenuti alla conferenza su un argomento sempre di attualità: la puzza. Le domande sono gradite. Si tratta di una questione di chimica, di sviluppo di tossine. Di decomposizione. Il soggetto rilascia scorie che si perdono nell’aria, nell’acqua, in terra. Si disfa del superfluo. Il superfluo puzza. E perché puzza?Perché è superfluo, ovvero non serve, cioè: non è in funzione, quindi non è vitale e, se non è vitale, muore e si decompone...

Diana Nicastro
Una timida gentilezza

Gli opachi specchi antichi, torbidi, macchiati, imprecisi, sfocati, gli antichi specchi della grande casa, li amavo con trasporto e nostalgia. Erano ciò che subito mi aveva colpito nella sua casa. Ce n’erano in tutte le stanze, così mi pareva. Erano racchiusi in cornici lavorate a riccioli e volute, erano fissati alle pareti a piccole lastre rettangolari, erano di tutte le forme e di tutte...

Elena Bonassi
Mani

Davanti al banco del pesce c’è la coda. Fa freddo e bisogna sbrigarsi a servire, perché i clienti se no se ne vanno. Lisa acchiappa per la coda i branzini, le orate, i pagelli e tutti i pesci più grossi, li appoggia su un foglio di carta che tiene aperto sul palmo della mano e li trasferisce velocemente alla bilancia. Così evita di toccarli. È diventata brava a farlo...

 

Elena Cataldo
Un anno senza tessera

Fine agosto, sono le 10 di mattina di una calda domenica milanese, la classica domenica da grandi rientri: autostrade intasate, bollini rossi, gente nervosa, code ai caselli e alle casse dei supermercati, all’Esselunga di Papiniano soprattutto, e devo sbrigarmi ad andare a fare la spesa se non voglio passarci l’intera mattinata. Monica dorme, del solito sonno leggero cui ci abbandoniamo nei ritagli di tempo da un anno a questa parte, volto trasfigurato dalla stanchezza, una manina...

 

Enzo Pesante
Minchia, la tessera!

Dovevo essere svenuto, perché quando mi risvegliai, il dolore mi colpì di nuovo a tradimento. Non era stato un sogno. Gli occhi maligni del bruto torreggiavano sopra di me e le sue labbra, che si aprivano come rosse feritoie, si mossero: Allora… bentonnato Biancaneve. Che? Ti sei fatto un riposino? E quei minchioni dei sette nani li hai salutati prima di tonnare qua? E la mela, l’hai assaggiata la mela? L’hai mangiata? Era buona? Ne vuoi un’altra? Tieni, senti quant’è saporita questa!...

 

Fiorenza Alineri
La puzza sotto il naso

Che grande mistero la puzza sotto il naso:
è come una malattia, ma non sceglie a caso.

Simile a una tela che un ragno va a tessere
resta intrappolato “chi si crede di essere”.

Ti si attacca addosso, tu non lo sai,
non te ne accorgi…però ce l’hai!

E come ogni virus che si rispetti
la puzza sotto il naso ha i suoi preferiti soggetti....



Flavio Massazza
La luce del sole

Francesco aprì gli occhi. Si alzò lentamente, tutte le ossa gli facevano male, aveva aggiunto coperte per tutta la notte, ma non era stato sufficiente, il freddo e l’umido gli erano penetrati nelle ossa, aveva dormito rannicchiato nel letto e ora sentiva anche tutti i muscoli atrofizzati e dolenti. Si avvicinò alla finestra, gli venne il desiderio di aprirla, ma aveva paura che l’aria gelida entrando peggiorasse la situazione.

 

Florian Lasne
Occhi

Non so voi, ma io mi ritrovo sempre con tanti occhi addosso, non c’è modo di cambiare questa storia, ogni azione che intraprendo pur semplice che sia, pof un occhio sta lì un altro là, qui, qua e anche dove non pensi che possa essere. Incre-dele-di-bile! L’altra volta, solo così per prendere un esempiocchio a caso, ecco così che io stavo camminando tranquillamente in una foresta deserta e buia e pesta e inquietante e silenziosa e poi, fredda. Allora io voglio dire, beh, mi metto...

 

Gabriella Biglia
Incontrarsi

Mi ricordo che mi hai scritto: “All’angolo fra la piazza e la via Tal dei Tali gira a destra, a 50 metri c’è un bar che è sempre chiuso e mi fa venire una tristezza infinita.” Chissà perché, poi, ti rende triste. Forse perché ti pare che abbia perso la speranza, che sia un po’ com’eri tu fino a che non ci siamo conosciuti, questo volevi dire? Quindi hai deciso di aspettarmi proprio lì davanti, come se il nostro primo appuntamento avesse bisogno di avvenire in un posto simbolico. Sento che me lo ricorderai tutte le volte che ci vedremo...

 

Gian Maria Vinci
Il lampadario

Nelle sere d’inverno, rientrando a casa dal lavoro, a chi percorre la strada che dalla statale conduce a un vecchio gruppo di casupole, la direzione viene ricordata dalla luce che fugge dalla finestra della chiesa del convento posto alla fine del ponte al di là del torrente. In effetti, il paese è sorto intorno a un’antica chiesa eretta dai gesuiti che lì andavano a trascorrere gli ultimi anni della loro vita spesa in giro per il mondo a convertire quei poveri disgraziati che hanno avuto...

 

Ivana Greco
Luce lucetta e lampadario

Lampadario, lampadina
lampo di luce,
che splendore !
Che dolcissime parole
mi sussurri nottetempo
quando il mondo è quasi buio,
quasi assente, quasi spento.

E la luce può filtrare
sottilmente
filamento delicato
che ti avvolge come fiato...


Nagi Tartamella
La serenata

Mia nonna raccontava, riempiendo il secchio nel lavandino della montagna per innaffiare l’orto curato con zelo contadino e oggetti di recupero all’occorrenza riadattati: le aste del calcetto con ancora i calciatori colorati a tener su i pomodori più rossi e più gustosi di tutti gli altri e anche di quelli del vicino. Raccontava mia nonna, che c’era uno al paese suo, nella Basilicata tra terra dura di montagne e poca d’acqua...

Paolo Severi
Freddo

Uno dice: “Ho freddo ai piedi”, ed è una cosa chiara, in quanto significa che siamo in una situazione ben definita, c’è un individuo, membro di una comunità in grado di, e con l’abitudine di, comunicare, sia con se stesso, sia con altri membri della comunità. Non solo, ma questa comunicazione verte sugli stati di cambiamento, disarmonia, rottura dell’equilibrio, in modo che la comunità ne sia informata e possa eventualmente intervenire, nell’interesse ...

 

Pietro Tartamella
Bivio (erotico)

Benedetta non era cambiata per niente. Dopo due anni Andreas la rivedeva tale e quale come l’aveva vista allora, a Mercantia, alla rassegna annuale del teatro di strada di Certaldo, in quella sua danza inquieta, malinconica, nella piazzetta degli Alberelli, leggera, trasparente, angelica, passionale, nostalgica, fragile. Affacciata sulla soglia della sua casa a piano terra, tra due piccole dune di neve, Benedetta abbracciò Andreas languidamente avvolgendolo con le sue braccia esili e bianche che, pur se coperte dal maglione, emanavano un remoto profumo di gelsomino. Lo aspettavano...


Riccardo Canestrari
Specchi

Che poi la vita in fondo è tutto un gioco di specchi, se ci pensate. Prendete stamattina, lo specchio, ancora un po’ appannato per l’acqua calda, mi sta guardando e decide lui cosa mostrare di me. Non mi piace quel che vedo, ma è evidente come io non possa oppormi. Forse dovrei prima raccontarvi dove sono e, magari, anche chi sono. Per questo però c’è tempo, visto che non l’ho ancora capito io. Posso invece descrivervi con estrema...

 

Samuele Capano
La nostra alba

Alla partenza dalla stazione, il treno inchiodò di colpo. Eravamo tanto ammassati che nonostante la frenata nessuno si mosse: tra noi non ci fu alcun urto. Una voce metallica ci disse di non preoccuparci, “Dopo un breve controllo il treno ripartirà.” Al che le porte si aprirono e tutti, con i loro occhi vitrei, ciondolarono verso l’uscita. Solo io e Claudio aspettammo qualche attimo prima di avviarci. Raggiungemmo la folla di occhidivetro ai piedi del treno.
Tirai fuori due sigarette e le accesi. Una per me, l’altra per il mio amico. Claudio mi ringraziò, fece un bel tiro e mi disse ‘‘Cazzo, se faccio tardi anche oggi mi ritrovo le valige fuori dalla porta.’’...

 

Sergio Boldini
Gli occhi degli altri

Non era ancora successo. Quel tipo di paura non si era ancora manifestato. Ci pensava spesso, quasi ogni ora e non riusciva a controllare questa sua debolezza che lo rendeva estremamente sensibile, debole, incapace di reagire, voltare pagina e iniziare un altro capitolo. Si era alzato dalla poltrona, aveva appoggiato il libro sul tavolo e spento il gas sotto la moka che ancora brontolava. L’aroma del caffè...

 

Silvia Chieregato
Luna piena

Sto bene nella casa in cui abito, è spaziosa, sa di buono quando ci si entra, mi piace pensare che un giorno qualcuno la troverà accogliente. C’è una bella vista: le montagne, un parco davanti, ma non vedo la luna. Ci ho fatto caso quasi subito, ma non ci ho pensato quando ho deciso di prenderla, dovevo andarmene, era disponibile, affare fatto! Poi mi sono detta: non gli ho chiesto se si vede la luna. Nella casa di prima dalla finestra della soffitta, quando lui era...
 
 
 

PER ACCEDERE A TUTTI I RACCONTI
DI TUTTE LE DOMENICHE DI SCRITTURALIA:  CLICCAMI E SARO' FATTO

 

 

LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 

 
 

CASCINA MACONDO
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e POETICA HAIKU
Borgata Madonna della Rovere, 4 
10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
tel. 011-9468397 - cell. 328 42 62 517
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Ultimo aggiornamento ( Sabato 24 Dicembre 2011 08:31 )
 

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