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AI NATIVI AMERICANI UN BUON RISARCIMENTO

 

il concetto di "unanimità" dei Nativi Americani può essere pratica quotidiana del mondo occidentale: basta volerlo e crederci davvero.



all’attenzione dei giornali, alle riviste, alle radio, alle televisioni,a tutti gli organi di informazione, ai politici, ai Deputati, ai Senatori, ai Ministri, al Presidente della Repubblica, ai partiti, ai sindacati, alle associazioni, agli uomini di cultura, alla Chiesa, alle Scuole, ai maestri, ai professori, agli artisti,ai vecchi, ai bambini, agli uomini, alle donne, ai cittadini


UN BUON RISARCIMENTO

Nelle ultime elezioni politiche del 9/10 aprile 2006 lo schieramento di sinistra ha vinto per un pugno di voti.
Tutti i politici hanno saputo dire soltanto: “L’Italia è spaccata in due”.
Un commento di nessun spessore intellettuale. Ciò che è emerso davvero in queste elezioni (e qualunque fosse stato il vincitore) è la profonda contraddizione insita nell’idea di Maggioranza. L’Italia non è assolutamente spaccata in due. La verità profonda è che la metà degli italiani + uno, non può, non ha nessun diritto (se non in virtù di un principio di forza, e quindi totalitario e prevaricatore) di decidere della vita dell’altra metà degli italiani – uno! Un conto è decidere quale film andare a vedere stasera, altro conto è decidere della nostra vita.
La Costituzione all’articolo 1 recita:
“L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.
Non dice che la sovranità appartiene a “metà popolo”.
Ragionare in termini di “maggioranza” è fuorviante, perché preclude all’altra metà del popolo di essere sovrana!
I commenti banali fatti dai politici hanno avallato, in sostanza, il concetto che l’altra metà del popolo non può essere sovrana! Ci troviamo di fronte ad una insana e mastodontica contraddizione logica. Il concetto di Maggioranza risulta alla fine essere un pensiero totalitario.
Eppure la nostra sensibilità, il nostro buon senso, fa echeggiare nella nostra coscienza questa contraddizione. Ma affrontarla è troppo complicato, troppo difficile: meglio relegarla nell’ombra dei nostri recessi più profondi e continuare per sentieri conosciuti e famigliari, anche se insensati e contraddittori.

C’è un modo per risolvere questa contraddizione: seguire la via che hanno usato i Nativi Americani.
Metterla in pratica significherebbe dare ai Nativi Americani (che l’uomo bianco ha sterminato con la sua arroganza, i suoi fucili, le sue coperte intrise di vaiolo) il più alto risarcimento morale, etico, culturale.
Presso i Nativi Americani non esisteva il concetto di “maggioranza”. Esisteva il concetto di “unanimità”.
Le decisioni importanti venivano prese sempre all’unanimità.
Cresciuti con questo pensiero, tutti i membri della tribù, quando si riunivano per votare, se emergevano posizioni divergenti, rifacevano semplicemente, poco dopo, un’altra assemblea. Il sistema obbligava ogni votante a prendere in considerazione le posizioni avversarie e tutti, nella riunione successiva, avevano l’obbligo (per cultura, per atteggiamento mentale, per vocazione morale, per rispetto delle altre esigenze) di modificare la propria posizione. Dopo alcune votazioni trovavano in fine “l’unanimità”. Il processo aveva smussato le posizioni rigide avendo ciascuno tenuto conto delle idee contrarie. Via via, per successivi compromessi e aggiustamenti, si raggiungeva un accordo unanime.

Per poter praticare con piacere questo atteggiamento mentale occorre allenarsi.
Conosco il pensiero dei più: “è impraticabile nel nostro sistema occidentale, occorrerebbero troppo tempo e troppe riunioni per approdare ad un accordo condiviso”. Cadono in errore, perché stanno ragionando con una mentalità tradizionale, non con una mentalità nuova che ha cominciato ad allenarsi. In verità il tempo impiegato per prendere decisioni con questo sistema democratico sarebbe minore del gran tempo che si spreca con il sistema attualmente in uso. Il popolo tutto avrebbe inoltre la sensazione di essere davvero un popolo.
E inoltre cadrebbe il concetto di "opposizione", terminologia anch'essa fuorviante, in quanto suggerisce che il ruolo dell'opposizione deve essere quello di fare appunto "opposizione". La verità è che occore governare davvero.

Non resta che cominciare ad allenarsi usando il sistema, diffondendolo, praticandolo sul serio in tutte le sedi dove gli uomini e le donne si incontrano per prendere decisioni che riguardano la nostra vita.
Accogliamo nella nostra esperienza quotidiana questa pratica degli Indiani delle Praterie: è l’unico modo, grande e importante, per farci perdonare il male immenso che gli uomini bianchi hanno fatto a quel popolo.

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Che i politici sappiano che cittadini qualunque possono produrre cultura, e che i Nativi Americani possono insegnarci qualcosa di veramente democratico.


Pietro Tartamella


UFFICIO STAMPA CASCINA MACONDO

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