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CHI HA VARCATO LA SOGLIA TESTIMONIANZA N°1 DI ALICE MONTALTO PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Sabato 09 Gennaio 2021 04:16

 

 

TESTIMONIANZE DI

CHI HA VARCATO LA SOGLIA

 

 mettere a confronto i diversi punti di vista per

SVELARE IL CARCERE,

con l’augurio che le molteplici storie personali di coloro che,

a qualunque titolo, hanno varcato la soglia del carcere, condivise,

possano essere spunto di riflessione,

arricchimento intellettuale e letterario

 

TESTIMONIANZA N°1

 

 UNA NUOVA VERITÀ

di Alice Montalto – studentessa

nel file mp3 legge Nagi Tartamella



Una manciata di momenti compone la mia esperienza di volontariato in carcere: è cominciata per caso, grazie all’invito di un professore, finendo, poi, per intrecciarsi con il mio percorso di crescita quale silenzioso specchio di emozioni, paure, speranze.
La prima volta che ho varcato la porta del carcere, stupita dall’incessante propagarsi di rumori (assurdo paradosso, se contrapposto alla posizione isolata dell’edificio, raggiungibile solo dopo un tortuoso percorso collinare), portavo con me la ferma convinzione di essere in grado di reggere all’emozione del momento, grazie al solo strumento culturale. La mia non era una visione idealizzata o contornata di dettagli inventati: al contrario, forte della consapevolezza della realtà con la quale mi sarei confrontata, sentivo al contempo di poterla padroneggiare e modellare, usando la sola parola. Ho subìto un processo di costante e realistico ridimensionamento dei miei ideali, alla luce di una nuova verità che si è affacciata ai miei occhi, a mano a mano che l’esperienza di volontariato progrediva.
L’eterogeneità intrinseca a questi momenti di incontro – eterogeneità di posizione, di pensiero, ma anche, più semplicemente, di composizione dei gruppi di detenuti interessati ai seminari letterari –  mi ha insegnato che, al di là di un possibile cambiamento radicale che un processo di insegnamento vorrebbe comportare, esistono schemi di ragionamento e di riflessione che è possibile cogliere solo in siffatti contesti. Così, non esiste un seminario andato bene o uno deludente, come non esiste una lezione più o meno coinvolgente: la discussione prende innumerevoli ed inaspettate direzioni, non prevedibili secondo un ordinario schema dialogico.
La letteratura, l’arte, la filosofia si infrangono contro svariate situazioni di vita quotidiana, che nascono ora dal ricordo, ora da una riflessione estemporanea. La partecipazione, quindi, si misura non solo in base all’attinenza del dibattito rispetto al tema proposto, ma anche in relazione alla ricca tessitura di domande talora provocatorie, ma sempre ansiose di rapportare quanto appreso alla personale ed attuale realtà.
Partecipando ai seminari, sia come uditrice che come relatrice, ho colto tra il pubblico di detenuti un profondo desiderio di riappropriazione di una contemporaneità – politica, sociale, familiare – distante ed evanescente, tanto sul piano geografico, quanto su quello intellettuale.
Il volontariato in carcere, una volta intrapreso il percorso (e ci tengo a specificare, ancora una volta, che il mio è veramente solo all’inizio), diviene parte della crescita personale, agendo tanto sul detenuto, quanto sul volontario: ciascun incontro diviene banco di prova nel quale misurare le proprie emozioni e, in parte, la propria maturità.
Sto lavorando molto, per esempio, con alcuni limiti che mi caratterizzano: la situazione che si crea durante il piccolo seminario mi ha posto di fronte a sensazioni di claustrofobia, abbandono, isolamento, che ho avvertito rivestendo il ruolo di uditore.
Durante l’esposizione curata come relatrice, infatti, mi sono proiettata nella sola dimensione dell’insegnamento, senza prestare attenzione al luogo fisico e mentale con il quale mi stavo confrontando. Divenire parte del pubblico, invece, ed ascoltare a mia volta una lezione è, paradossalmente, un esercizio più complesso: l’attenzione e le emozioni si confrontano con l’ambiente circostante, che emerge in tutti i suoi particolari. È stato allora, proprio mentre cercavo con la mente di fare mie le parole del relatore, che il mio sguardo ha incontrato le sbarre alle finestre, la condizione dei detenuti, l’isolamento dell’edificio. Ho raccolto queste sensazioni, mentre uscivo dall’aula prima del termine della lezione, in cerca di una boccata d’aria e di una prospettiva più ampia.
Ripenso molto spesso a quest’esperienza, della quale ho parlato anche con altri membri del progetto: proiettandomi in un percorso di crescita, vorrei riuscire a valorizzare la dimensione del carcere in tutte le possibilità che offre ad un volontario, senza per questo nascondere le fragilità che mi caratterizzano come persona e che possono emergere e ridimensionarsi proprio attraverso il confronto con l’altro.


chi ha varcato la soglia - il progetto

testimonianza n° 1 di Alice Montaldo - nel file mp3 legge Nagi Tartamella

testimonianza n° 2 di Carmelo Musumeci - nel file mp3 legge Pietro Tartamella

testimonianza n° 3 di Pietro Catalano - nel file mp3 legge Florian Lasne

testimonianza n° 4 di Machiko Takahashi - nel file mp3 legge Roberta Moschella

testimonianza n° 5 di Rossella Scotta - nel file mp3 legge Silvia Restagno

testimonianza n° 6 di Anna G. - moglie di un detenuto
nel file mp3 legge Nagi Tartamella

testimonianza n° 7 di Emilio Toscani - nel file mp3 legge Florian Lasne

testimonianza n° 8 di Bruna Chiotti - nel file mp3 legge Silvia Restagno

testimonianza n° 9 di Antonia Di Polito - nel file mp3 legge Nagi Tartamella

 
testimonianza n° 10 di Anonimo - P.S. detenuto
nel file mp3 legge Pietro Tartamella

testimonianza n° 11 di Raul Bucciarelli - nel file mp3 legge Matteo Volpato

 testimonianza n° 12 di Mariella C. - nel file mp3 legge Luana Varagnolo

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 25 Marzo 2021 17:21 )
 

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