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"PERCHÉ È IMPOSSIBILE CAMBIARE IL MONDO - RIFLESSIONI DI UN EREMITA" di Pietro Tartamella PDF Stampa E-mail
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News - News
Scritto da Super Amministratore   
Venerdì 17 Aprile 2020 14:12

 

COME POTREBBE ESSERE IL MONDO

DOPO L'ESPERIENZA DEL CORONAVIRUS?

Nel libro

"Perché è impossìbile cambiare il mondo
riflessioni di un eremita
"

è descritta la visione

di un possibile mondo futuro.

Da otto anni lavoro a questo libro.

E' una pura e straordinaria coincidenza

che esca proprio in questo periodo

così nuovo e incerto per l'umanità.

Forse è un segno?

 

 

E' USCITO IL LIBRO

perché è impossibile cambiare il mondo
 
 

PERCHÉ È IMPOSSIBILE CAMBIARE IL MONDO

- RIFLESSIONI DI UN EREMITA -

di Pietro Tartamella

 

il libro è ordinabile nelle librerie,

ma ti invitiamo ad acquistarlo e ordinarlo presso Cascina Macondo;

in questo modo tutto il ricavato sarà un contributo

alle attività istituzionali dell'Associazione


 ordina a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

 

Da domenica 4 novembre a domenica 11 novembre 2012, Pietro Tartamella, accettando l’invito e condividendo il progetto Gent-Bang  di Ip Man e dell’associazione Viadagio,  ha vissuto da eremita nella barca Amatillo ancorata in un canale della cittadina di Gent, in Belgio.
Per quattro settimane, quattro diversi artisti si sono alternati a vivere nella barca come eremiti; senza televisione né radio, senza telegiornali, senza libri, senza giornali, senza computer, senza connessione internet, senza cellulare, senza corrente elettrica, senza bagno, senza acqua corrente.
Gli unici materiali che potevano avere con sé erano quelli relativi alla propria arte.
Tartamella aveva quaderni e penne a biro per scrivere.
E ha scritto per sette giorni a mano di continuo.

Nel libro “Perché è impossibile cambiare il mondo – riflessioni di un eremita”,Tartamella racconta nel dettaglio la sua esperienza quotidiana da eremita, rivelandoci inoltre le infinite riflessioni che si sono succedute di giorno e di notte senza ordine alcuno nel silenzio e nella tranquillità della barca.

Si legge nella prefazione:
…..In questi ùltimi cinquant’anni ci sono stati grandi progrèssi nella sciènza, nella medicina, nelle telecomunicazioni, nell’ informàtica, nell’astronomìa, nella cibernètica. Pòchi progrèssi nelle sciènze sociali e nella concezione della “democrazìa”.
Confèsso che, dopo òtto anni che questo libro èra rimasto chiuso in un cassetto, hò avuto una cèrta urgènza, ora, di darlo alle stampe. Forse perché ormài sono alla sòglia dei settantadùe anni, forse perché lo ritèngo un pò’ il mìo testamento filosòfico-spirituale, forse perché vi è abbozzata la mìa provocatòria visione di una “società solidalista” che adèsso mi prème, finalmente, condividere”
.

Caratterìstica particolare del libro è la sùa stesura con accentazione ortoèpica lineare, precisa scelta editoriale di Cascina Macondo, che consiste nella scrittura della lingua italiana con la règola di accentare obbligatòriaménte non solo le paròle tronche, come normalmente accade, ma anche le paròle sdrùcciole, e di segnalare con l’accènto grave sulle sìllabe tòniche, il suòno apèrto della vocale “è” e della vocale “ò”, trasferèndo così al lettore tutte le informazioni ùtili e necessarie per un’esatta pronuncia della lingua italiana.


BARCA AMATILLO

 interno della barca Amatillo (costruita da un artigiano del Bangladesh)
dove hanno vissuto gli eremiti

 

 

prefazione

il crìmine più diffuso

In riva al mare respiriamo un’aria ricca di iòdio. In montagna respiriamo un’aria più fresca, ricca di ossìgeno. Inspiriamo iòdio e ossìgeno che entrano in noi, nel nòstro sangue e si diffóndono in ogni cèllula.
Il furto, è l’aria speciale che respiriamo ovunque, non solo al mare e in montagna, ma in ogni luògo e in ogni momento della nòstra vita. È il furto il crìmine più diffuso.
Per potersi infatti formare una cultura, per potér lèggere, studiare, scrìvere, viaggiare, sognare… milioni di persone vìvono rubando il tèmpo alla nòtte, al sonno, alla famiglia, al lavoro, alla salute, ai figli. Veri e pròpri ladri che rùbano il tèmpo ovunque.
Sòffrono, òvviaménte, per non poterlo fare alla luce del sole.
Da molti anni gli editori, le bibliotèche, lo Stato, le scuòle, hanno iniziato a imbastire massicce campagne pubblicitarie sull’importanza della lettura, invitando i cittadini a lèggere di più.
Cèrto, sono campagne funzionali, vòlte a véndere più libri e a diffóndere la cultura, ma sono anche campagne a doppio taglio, perché di fatto, se il tèmpo che hai a disposizione lo dèdichi a tutti i fronti della burocrazìa che ormài ha sbarre sèmpre più alte e ti schiaccia sèmpre di più, se lo dèdichi alle incombènze quotidiane e alle còse inderogàbili che occorre fare ogni giorno per vìvere, finisce che mentre da una parte sèi stimolato a lèggere, nello stesso tèmpo sèi stimolato a “rubare di più il tèmpo”. Quindi queste campagne èducano al furto, creando una mentalità, un atteggiamento, che spinge al furto del tèmpo, un atteggiamento che ti pèrmea pian piano.
Si tratta solo di “tèmpo” è vero, ma il concètto sostanziale è sèmpre il “furto”.

 

 

perché è impossibile cambiare il mondo

  -  Perché è impossìbile cambiare il mondo
     - riflessioni di un eremita -
di Piètro Tartamèlla
     La Ruòta Edizioni Collana Cascina Macondo

  -  825 pagg.    
-    formato 15 x 21
 
  -  èuro 20 + spese di spedizione

  -  accentazione ortoèpica lineare a cura di
     PiètroTartamèlla e Fiorènza Alineri

  -  copertina e fòto di Ip Man


  -  prefazioni di Ip Man e Piètro Tartamèlla  

  -  còdice ISBN: 978-88-31457-03-3 
 

 

Lèggere è bèllo
come scrìvere, viaggiare,
fare l’amore”

(Piètro Tartamèlla)

 

partita iva e còdice fiscale
per donare il 5 x 1000 a Cascina Macondo:  06598300017


codice IBAN: IT73Y0306909606100000013268
per donazioni liberali e contributi sostenitori


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ANNO 2020 - CALENDARIO PRESENTAZIONI LIBRO

PERCHÉ È IMPOSSIBILE CAMBIARE IL MONDO

- RIFLESSIONI DI UN EREMITA -

il calendario verrà stilato quando
saranno finite le restrizioni del coronavirus

 

 

 

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PERCHÉ' È IMPOSSIBILE CAMBIARE IL MONDO

- RIFLESSIONI DI UN EREMITA -


COSA NE PENSANO I LETTORI

 

Inviaci le tue impressioni, i tuoi commenti, la tua recensione.
Quattro righe insomma che raccontano l'impatto con questo libro.

Le inseriremo su questa pagina.
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Mariagrazia Dessi
“Perché è impossibile cambiare il mondo” me lo sono ritrovata tra le mani il 21 aprile, quando la mia vita da eremita, come quella di milioni di persone, a causa delle restrizioni per il corona virus, era già iniziata da due mesi. Le oltre ottocento pagine del libro, per me che viaggio spesso in treno e vanno bene i tascabili, in altri tempi mi avrebbero fatto desistere dal leggerlo; invece, forte dell’idea, letto il sottotitolo “Riflessioni di un eremita”, che calzasse a pennello con questi drammatici tempi, e della mia drasticità, che spesso mi fa mollare libri che la tirano troppo per le lunghe, mi sono messa comoda e ho cominciato a leggerlo subito. Dall’inizio fino alla fine si è rivelato essere ciò che deve essere un buon libro: un grande piacere. Lo stesso che provavo nell’ascoltare, ai tempi della scuola, le lezioni dei miei professori migliori: quelli che ti fanno sentire una fiaccola accesa e non un sacco pieno.
Approfittando del tempo vissuto da eremita per una settimana sul fiume Lys in Belgio, in una piccola barca costruita in Bangladesh, all’interno di un’iniziativa di solidarietà e cooperazione tra il nord e il sud del mondo, coordinato dal comune di Gent, Pietro Tartamella ha progettato questo libro, che, oltre il diario di quella settimana, contiene le sue riflessioni di eremita da un’intera vita. Perché questa è ed è sempre stata la sua condizione più profonda e, secondo lui, anche quella di ogni uomo. Forse è per questo motivo che ha titolato “E’ impossibile cambiare il mondo”, perché un mondo solo non esiste, essendo ogni uomo un mondo a sé. Sembra un titolo dettato dalla rassegnazione, invece, a mio avviso, è solo una provocazione, una sfida per smuovere ogni piccolo mondo a dei cambiamenti, per un utopico grande mondo governato non dagli uomini, ma dalle cose giuste, equilibrate, oneste, sensate, diligenti, ben fatte.  
In questo libro Pietro Tartamella ha srotolato tutta la sua vita, dedicata in particolar  modo alla cultura e all’impegno civile, ed io, nel leggerlo, ho srotolato la mia, a mo’ di chiacchiera con un amico di cui ti fidi, ricordando persone e fatti importanti, che forse avrei dimenticato per sempre, e vedendo dentro di me cose che senza questo libro forse non avrei mai visto, tornando pari con la frase di Marcel Proust “Ogni lettore, quando legge, legge se stesso…”, che l’autore ha messo a pag. 21, sicuramente come buon auspicio.
Ho finito di leggere “Perché è impossibile cambiare il mondo” nel mese di agosto. Sì, lo ammetto, tra appunti e sottolineature, sono andata a rilento, ma come diceva un mio professore:
“Meglio un solo libro letto bene che cento male”.
Collocarlo in libreria è stato l’unico problema, perché di difficile classificazione; infatti, Pietro Tartamella si è rivelato essere romanziere, poeta, filosofo, pedagogo, sociologo, matematico...
Alla fine ho deciso di sistemarlo dove c’era più spazio. Il caso ha voluto che lo affiancassi a “Mahatma Gandhi” di William L. Shirer. Che splendida accoppiata!
Prima però ho cercato di risistemare gli angoli delle pagine con le “orecchie”. Una è rimasta prepotente a pag. 560 “l’orcio e il mestolo”, dove l’autore racconta, con un gesto semplice e banale che compiva nella barca, il senso dell’acqua, per avventurarsi in quello misterioso della vita.
Trascrivo di seguito il bellissimo haiku che chiude il suddetto paragrafo e ringrazio Pietro Tartamella per la sua bella compagnia, a dispetto dei decreti sicurezza: senza maschera e mascherina.

mestolo d’acqua
l’orcio di terracotta
parla sommesso

 

Anna Leone
Ho letto il tuo libro. Molte cose mi hanno rituffato nel mio passato,  e comunque hai scritto cose veritiere. Condivido appieno e prendo sempre più coscienza che tutto e tanto ci induce a cadere in errori per poi dover pagare, pagare, dico in termini monetari. Sono finiti i tempi in cui si riceveva una pacca per plauso a fronte di piccole o grandi azioni, era una maniera semplice che ci gratificava e ci spingeva ad impegnarci ancora di più.
Sulla base ci certe azioni, da qualche anno ho radicato l'idea che dobbiamo tutti e dico tutti essere RIEDUCATI, e quello che mi fa' più impressione è che io, te, e i nostri coetanei veniamo da gente che ci ha insegnato a iosa educazione e rispetto verso gli altri, dove abbiamo buttato tali insegnamenti?
Grazie per l'atmosfera siciliana che trapela dal libro, e  poi che dirti... i biscotti con i fichi secchi i "mustazzoli ", il solo ricordo e profumo ci riporta ai nostri cari maestri. Quasi mi commuovo.
A presto.

 

 

Machiko Takahashi - musicista
Caro Pietro, grazie!
Il tuo libro, è come se avessi fatto tutto da solo una cinematografia. È magnifico.

 

Roberta Isastia - insegnante - Torino 13 settembre 2020
Caro Pietro,
Ho iniziato a leggere il tuo ultimo libro solo una decina di giorni fa, perché il peso del libro lo rende poco portabile in giro.
Tutte le mattine mi sveglio pensando a te, o che fumi di notte sulla barca o che ti interroghi su questioni di grande respiro.
Anche se non ho terminato la lettura, e quindi non posso e non voglio tentare una recensione, mi preme dirti cosa penso e provo.
Descrivi minuziosamente dettagli della vita, come molti scrittori contemporanei, che a volte mi annoiano. Tu invece mi appassioni, perché mentre ti seguo nella tua quotidianità eccezionale, mi apri continuamente a riflessioni fondamentali. E questo lo sanno fare solo i grandi scrittori.
Tutti i giorni, dopo quella quotidianità che ruba il tempo a ciò che per me conta realmente, ritaglio sempre il tempo per leggerti. Gli altri libri li ho accantonati. Spero di riuscire a terminare presto la lettura e poterti dire altro, ma questo mi premeva da giorni.

 

Roberta Isastia - insegnante - Torino 26 settembre 2020
Ho terminato di leggere “Perché è impossibile cambiare il mondo” e sto salutando con nostalgia la piccola barca Amatillo costruita in Bangladesh, ancorata nel fiume Lys, a Gént, in Belgio, dove ho trascorso anche io molte ore in compagnia dello scrittore, che mi ha invitato ad entrare, ad accomodarmi per ascoltare i suoi pensieri sulla vita, sulla democrazia, sulla giustizia, sulla poesia per raccontarmi la sua idea di società solidalista, in un inizio di novembre piovigginoso e freddo.
Il libro prende spunto dall’esperienza che Pietro Tartamella visse nel 2012 partecipando al progetto Gent-Bang:  vivere una settimana come tanti in Bangladesh che vivono in piccolissime barche ancorate nel delta del Gange. Quando arrivano i monsoni e le grandi piogge è  strage di annegati. Il progetto mira a aiutare a riflettere gli occidentali sulle condizioni di queste popolazioni asiatiche ed è stato concepito da Ip Man, fotografo, fondatore dell’Associazione senza scopo di lucro “Viadagio”, nato ad Hong Kong e residente a Gent con sua moglie Denise, che gestisce il Panda, un negozio e ristorante di prodotti biologici.
Pietro ha usato questa esperienza di solitudine ed essenzialità (senza cellulare, senza computer, senza connessione internet, senza libri, né giornali, senza televisione, senza radio e telegiornali, con un solo pasto alla sera ma con i suoi pensieri, paure, sogni) per chiedersi perché sia impossibile cambiare il mondo. Pietro aggiunse a tutto ciò anche lo sciopero della parola: comunicò con parole scritte su un foglio o con gesti. A Torino fece scalpore il suo sciopero della parola contro il fisco e quello della vista in favore della liberazione di Marco Fiora. Azioni non violente per ottenere giustizia.
Giustizia e non legalità: interessante questo punto, più volte sottolineato e che condivido pienamente e ho insegnato ai miei alunni. Educare a ciò che è giusto, perché a volte la legge non è giusta. Un esempio per tutti, che aggiungo io: le leggi razziali.
Molti sono i ragionamenti che si intrecciano nel libro, “sparpagliati”, secondo il principio tassellare , cioè il principio naturale dell’apprendimento secondo il nostro autore. Anche il tempo sembra una dimensione inusuale: Pietro racconta la sua settimana da eremita, eppure ci conduce indietro e avanti, con feedback ed anticipazioni, come se il tempo reale non avesse importanza per lui e il lettore entra ed esce dalla barca rincorrendo pensieri ed idee.
Si torna sempre nel guscio dell’Amatillo, si guarda l’ufficio turistico, il fumo delle mille sigarette fumate da Pietro, le papere e i gabbiani, si ascolta il canto delle vocali di Pietro e il suono dei coltelli, si accende il lumino, si ascolta il rumore del mestolo che raccoglie l’acqua a  disposizione per lavarsi e lavare oggetti e si aspetta la cena calda che Ip porta regolarmente tutte le sere.
Il libro è ricco di esperienze, riflessioni, citazioni, proposte sul come potremmo stare insieme in questo mondo: tutto è avvolto dal gusto della parola che Pietro Tartamella ha incarnato in ogni momento della vita. La parola scritta con l’accentazione ortoèpica lineare, la ricerca di neologismi che rendano esattamente il senso del  suo pensiero, i versi degli haikù che accompagnano gli incontri, le paure, le scoperte, le proposte.
E’ difficile recensire un libro così ricco. Narrativa, poesia, filosofia della politica si intrecciano costantemente.
Preferisco conversare con l’autore, confrontarmi a distanza con lui.
Pietro Tartamella intitola il libro “Perché è impossibile cambiare il mondo” e nell’intreccio della narrazione spiega perché. Ciò che per me è importante sono i suggerimenti dati via via per poterlo in realtà cambiare il mondo. Questi ultimi sono decisamente più preziosi dei primi. A volte negando, afferma. Il mondo non si può cambiare perché non c’è fiducia reciproca: condivido totalmente questo concetto. E’ stata la prima cosa che notai quando iniziai a lavorare, cioè quando divenni adulta. Da adulta davo per scontato che gli altri adulti si fidassero di me. Invece è iniziata una vita fatta di certificazioni e autocertificazioni, di dichiarazioni e di giustificazioni: il principio da cui si parte è che l’altro ti ingannerà, sicuramente e quindi si deve fare di tutto per evitare che accada. Poi sappiamo tutti che chi vuole ingannare, rubare, frodare, manipolare lo fa lo stesso, mentre la persona sincera, adulta e responsabile vive una vita da controllato. Il suggerimento è quello di riscoprire le relazioni umane, fidarsi e affidarsi, come, e questo è nuovamente un mio contributo, le piante, che interagiscono e mettono in comune o come gli indiani delle grandi pianure, come scrive Pietro. Capire che solo insieme si sopravvive, mettendo in comune le risorse e non appropriandosene a danno degli altri.
Chi commette un reato, sarà allontanato. Nulla è più pericoloso per la propria sopravvivenza che rimanere da solo.
Un altro punto che mi vede totalmente d’accordo nell’analisi sulla nostra società umana è quello in cui Pietro sottolinea che noi viviamo rubando. Per leggere, per scrivere, per dipingere, per svolgere qualsiasi attività per noi vitale, noi dobbiamo rubare il tempo al lavoro, alla burocrazia, ai doveri. Una società adeguata permetterebbe ai propri cittadini di vivere meno in affanno, di dedicarsi alle attività che si amano, senza dover vivere la maggior parte del tempo facendo cose sgradite.
Una società in armonia (definizione mia) è quella in cui non conta l’abbondanza, la ricchezza per essere potenti. Invece dovremmo “vivere semplicemente, per permettere agli altri semplicemente di vivere” Gandhi.
Questo, aggiungo io, non solo permetterebbe l’azzeramento della rabbia sociale, ma anche il rispetto per l’ambiente, che noi saccheggiamo come vandali, come se non fosse la nostra casa comune.
Il mondo può essere cambiato, cambiando totalmente il modo di pensarlo e questo lo può fare la persona qualunque “che si metta nella condizione di farsi rubare le idee” ed è sicura che la propria idea si diffonderà. Pagherà con l’anonimato il privilegio di cambiare il mondo.
Dopo essere stato cullato dal fiume per notti e giorni  insieme a Mandela, Gandhi, Rousseau, de Tocqueville, Pericle, Don Milani, L. Einaudi, Chomsky, Marx, Krishnamurti, Pietro espone il suo progetto di cambiamento della società capitalistica in società solidalista, che ingloba il significato di solidale e solido.
 La società solidalista sarà composta dai cittadini che pagano lo stesso ammontare di tasse, quindi i salari dovranno essere adeguati, anche i bambini dai 7 anni in su dovranno pagare le tasse, verrà istituito un collegio dei probiviri, ci saranno le case dello scrittore, si darà uno stipendio agli studenti universitari, si consentirà di donare il sessanta per mille alle associazioni meritevoli, sarà eliminata ogni tipo di tassa nascosta, sarà consentita una vera libertà con la sottoscrizione di un nuovo contratto matrimoniale, si realizzerà il Censeco (Centro Nazionale Segnalazioni, Consigli, Osservazioni del cittadino).
Gli uomini verranno considerati uguali nella nascita e nella vecchiaia e sarà sganciata la pensione dal reddito e soprattutto, aggiungo io, si avrà fiducia nell’altro e nelle istituzioni.
Al termine di questa settimana con Pietro, il lettore, lettrice ha  potuto riflettere e ricapitolare con il metodo tassellare anche la propria vita, le proprie scelte e i propri sogni.
Personalmente spesso mi sono rivista in riva al mare a ragionare in età adolescenziale, quando si coglie l’essenza dei problemi e si cercano ingenuamente le soluzioni, certi di essere i primi a pensarci per poi scoprire di essere uno tra i tanti, che ci hanno preceduto e con i quali ci sentiamo profondamente uniti, quando lo scopriamo, in riva al mare con Sergio, l’amico di una vita, scomparso prematuramente.
Ho rivissuto i miei princìpi, sogni, delusioni, quasi sempre frutto di un rapporto di fiducia tradito.
Forse qualcuno di noi avrebbe “voluto vivere senza compromessi in modo limpido e semplice, nel rispetto di sé e degli altri, constatando ogni giorno come la società in cui è immerso lo impediscano” (Pietro Tartamella).
Credo proprio che molti di noi siano i saggi che non vogliono sporcarsi in politica, molti siano i delusi oppure, come uso dire io i “silenziosi, i miti” che non fanno notizia, quei qualunque a cui rubare l’idea. L’importante è che la buona idea viaggi, si diffonda e cambi il mondo.
Io ci credo e anche Pietro, secondo me.
Di “buone idee” ce ne sono in questo libro che vi consiglio.

"lo racconto proprio a te" blog di Roberta Isastia

 

 

 Chiara Paolillo - giornalista Corriere di Chieri

 

chiara paolillo

 

 

 

Luuk Humblet
Prima di partire per le vacanze in Olanda, il 6 luglio ho preso la bicicletta e sono andato da Ip Man, perché sapevo che lui e Denise erano appena tornati da Cascina Macondo e che avevano portato con sé qualche libro! “Apriamo insieme il pacchetto”, disse Ip. Il “pacchetto” aveva l’aspetto di un sarcofago! Inoltre non era molto facile aprirlo, ma finalmente ecco: i primi libri scoperti erano destinati a noi! Grazie mille Pietro!
Perché è impossibile cambiare il mondo” è un libro fantastico e anche molto speciale, particolare, a causa del suo soggetto: i tuoi eventi da eremita sull’Amatillo a Ghent nel 2012.
Le descrizioni che hai fatto della barca all'interno e all'esterno, del fiume, delle strade, dei ponti e dei dintorni, delle persone coinvolte, dei suoni sull'acqua, e di tutti gli altri piccoli dettagli, mi ha davvero dato l'impressione di camminare attraverso la nostra città e di stare sulla barca io stesso. È come se fosse accaduto due settimane fa…
Solo quando avevo letto il primo quarto del libro, mi divenne chiaro la significazione del titolo un po’ misterioso del tuo diario. Adesso sono arrivato al mezzo del resoconto.
Nel 2012 hai scritto così: “L’uomo comune è pronto ad accettare l’irrazionalità come possìbile, normale, ragionévole.” (pag. 327). Ora, dopo otto anni, ci troviamo tutti in mezzo ad un esempio straordinariamente caratteristico: quello del coronavirus. Benché gli scienziati abbiano scoperto da molto tempo che all'aria aperta, nessun contagio può aver luogo, dobbiamo rispettare la distanza, portare la maschera ecc ecc a causa di una paura irragionevole. Finora ho avuto un solo gruppo di turisti quest'anno!
Però non era previsto che il libro “Perché è impossìbile cambiare il mondo” avrebbe avuto per me uno svantaggio terribile: si rivela troppo faticoso. Non dormo più, perchè non riesco a smettere di leggere! Grazie ancora una volta e un abbraccio.

 

 

 

Francesca De Carolis - giornalista

Sette giorni da eremita e il sogno di una società “solidalista”
Mai l’uomo è padrone di sé come quando tace”, spiegava quel predicatore polemista che fu l’Abate Dinouart …  E, rivedendo vecchi appunti a proposito della sua “Arte del tacere”, mi sono chiesta quanto sia diventato, o se lo sia sempre stato, così profondamente padrone di sé Pietro Tartamella.
Gatto Randagio ve ne ha già parlato… e che volete, come non amare un girovago raccontatore, che lavora nelle strade, nelle scuole, nelle carceri, in birrerie e fiere, leggendo poesie e raccontando storie e che pure da quando si è fermato con la sua Anna per fondare Cascina Macondo, continua a percorrere, nomade stanziale, le vie degli incontri e della parola…

Come cambiare un mondo impossibile da cambiare
E oggi ve ne vuole parlare perché l’ha scoperto così profondamente padrone di sé che, fra le tante strade percorse nella vita, Pietro ha provato anche a vivere da eremita. Che significa senza televisore né radio, senza libri, senza giornali, senza internet, senza luce, senza bagno, senza acqua corrente, senza sapere che ora è… soprattutto, senza parlare. Riuscite a immaginare? Per farlo non è necessario ritirarsi in un deserto o dentro una grotta in cima a una montagna. La sua “grotta” è stata Amatillo, una barca costruita in Bangladesh, che a vederla sembra una capanna truccata da armadillo…, ancorata nel fiume Lys a ridosso del ponte Vleeshuis, nella cittadina belga di Gent.
L’ha fatto, Pietro, alcuni anni fa, accettando l’invito e condividendo il progetto Gent-Bang di Ip Man e dell’associazione Viadagio, una manifestazione di solidarietà col Bangladesh. Anche altri artisti, prima e dopo di lui, si sono alternati sulla barca, una settimana ciascuno. Ognuno poteva avere con sé solo gli strumenti della sua arte, e Pietro ha portato penne a biro e quaderni, che in sette giorni ha riempito fitti fitti di pensieri e ricordi e narrazioni e letture e poesie e incontri e infinite riflessioni che si sono susseguite nel silenzio… che adesso ha sentito l’urgenza di regalarci con un libro… “forse perché sono alla soglia dei settantadue anni, forse perché è il mio testamento filosofico-spirituale, forse perché vi è abbozzata la mia provocatoria visione di una società solidalista”. E mi sono messa in ascolto…

Una società solidarista
“Perché è impossibile cambiare il mondo”, il titolo del libro. Ma ad essere sincera penso questa narrazione, lunghissima e fittissima di appunti su un’intera vita passata a tessere legami, per diventare anelli di una catena che sa essere anche linguaggio artistico, che è danza che aiuta a superare i pregiudizi… è un invito a non arrendersi, e a provare a cambiarlo, questo mondo, portando ciascuno di noi il suo tassello alla costruzione della “società solidalista” nella quale Pietro, nonostante tutte le difficoltà che si possono incontrare, ostinatamente crede… , una società dove, tanto per cominciare, ai bambini bisognerebbe insegnare a chiedersi non “cosa farò da grande”, ma “quale sarà il mio ruolo”, in una società in cui ognuno si senta legato a ciascun altro…
Perché non riusciamo a vederla? Perché l’abbiamo dimenticata? Cita Pavese, Pietro Tartamella, che ne La luna e i falò scrive: “Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.
Una società che sappia difendere i diritti di tutti, e sappia difenderli anche contro il potere, quando diventa inaccettabile arroganza. E ricorda fra l’altro Dossetti, che nella Costituzione italiana avrebbe voluto inserire un articolo sul diritto alla resistenza contro “gli atti del potere pubblico che violino i diritti fondamentali della persona umana”. La sua proposta non passò, come allora non passò (mi permetto di aggiungere) neanche la proposta di vietare esplicitamente l’ergastolo e definire un limite alle pene… insomma, chi ha avuto l’esperienza del potere che calpesta i diritti fondamentali degli individui aveva chiaro ciò che della persona va difeso fino in fondo, cosa che noi spesso sembriamo dimenticare…
Infinite le cose che vorrei citare dal libro, e potete immaginare quante le sorprese di una vita vagabonda e curiosa, impossibile da riassumere.

Ah-Che-Waga-Chun

Ma quel che domina e tutto cuce nel racconto è il profilo di Ah-Che-Waga-Chun (nome d’arte, significa ‘colui che si arrampicò sull’albero’, scelto da Tartamella per la sua vita d’artista di strada) che sotto la grande quercia di Cascina Macondo ancora raduna folle di ascoltatori e narratori, ma che qui ci racconta soprattutto la forza del silenzio. E del pensiero che ne nasce.
Perché nel silenzio, spiega, si sale sulla barca con tutto se stesso… con la propria forza e con le proprie paure, gli incubi, anche, che sono di tutti. Mille sono i nuovi gesti da imparare quando non hai a disposizione nulla di ciò a cui sei abituato, e tante sono le nuove sensazioni quando le persone sono volti incuriositi che a tratti guardano dalla riva… o bambini che s’incantano sul ponte vicino al quale è ancorata l’ “Amatillo” e, dopo il primo turbamento, esplodono di gioia: “Un pirata! Un pirata!”
Si scopre anche che sette giorni sono un tempo sufficientemente lungo perché la barca diventi una piccola prigione e i sogni si popolino di volti deformati (anche i prigionieri, si chiede Pietro, fanno sogni deformati?). E non sapere che ora è mette a tratti angoscia… perché se si può stare giorni senza guardare l’orologio, guardare l’ora è ritornare in sintonia con il mondo, “come se il filo del tempo, virtuale e impalpabile, attraversasse le viscere e la mente di ogni essere umano, tenendoli tutti virtualmente collegati”. E si comprende quanto abbiamo bisogno di questo filo che ci tiene collegati…
A rompere la solitudine, piccoli gruppi di studenti, ai quali la sera (previsto dall’iniziativa) è stato permesso incontrare “l’eremita”, conoscere la sua storia, il significato di questa sua esperienza. I ragazzi, si sa, sono pieni di domande. Alle quali Pietro, senza infrangere il voto del silenzio, ha risposto. Con brevi scritte su cartelli, con l’eloquenza dei gesti, degli sguardi, dei sorrisi e del silenzio.
E un’altra cosa fondamentale si impara: che l’arte di tacere è anche questa (tornando all’Abate Dinouart…) arte della parola.

Gatto Randagio, di Francesca De Carilis
https://www.remocontro.it/2020/08/09/sette-giorni-da-eremita-e-il-sogno-di-una-societa-solidalista/

 

 

Emilio Toscani - detenuto in Saluzzo
Questo prezioso libro sull’impossibilità di cambiare il mondo che attendevo con ansia da molto tempo, non ha certo deluso le mie aspettative e mi ha regalato tanti momenti di vera delizia. Ogni pagina, anche nel narrare vicende apparentemente semplici, è ricchissima di sensazioni, suggestioni, riflessioni e considerazioni profondissime. Pietro ha il raro dono di saper superare la superficie delle cose per immergerti in profonde visioni che spaziano in ogni dimensione e categoria. Quasi egli fosse un nemico giurato della banalità, sa leggere nella quotidianità i significati più profondi e li regala al lettore, non in modo altisonante, ma con densità di contenuti, travestita da semplicità. Mi sono gustato il libro come un’ape che sugge il prezioso nettare dai fiori. Mi fa un po’ ridere il fatto di vedermi come un insetto, ma è l’immagine che mi è apparsa nella mente e io, spontaneamente, la condivido con lui, per dargli un’idea del mio godimento nel leggerlo.
Dopo averlo divorato tutto d’un fiato, ho ricominciato una seconda lettura del libro che sicuramente non sarà l’ultima, vista l’intensità concettuale di quello che Tartamella ha scritto. Come ho sentito dire una volta da un famoso psicologo, ci sono libri che si leggono e altri che ci leggono. Sicuramente questo libro appartiene alla categoria di quelle opere che leggono dentro di noi, anzi scavano, nei ricordi, nei principi ispiratori delle nostre vite, nei nostri sensi di colpa, nelle nostre inadeguatezze, nel nostro conto aperto con le nostre coscienze, nei nostri rimorsi e, qualche volta, nei nostri rimpianti. Pietro ha evidenziato in modo preciso quello che in alcuni casi io sospettavo, quanto alle caratteristiche dei comportamenti umani. Ha messo in luce alcune criticità delle condotte umane, che non conoscevo, spiegando i motivi delle ritrosie che noi abbiamo, molto spesso, a seguire percorsi virtuosi.
Penso che Pietro, volutamente, si sia astenuto dall’esprimere raccomandazioni o insegnamenti etici o morali, lasciando al lettore la piena libertà di trarre le sue conclusioni. Io, personalmente, avrei preferito qualche suggerimento in più, ma capisco la sua ritrosia nell’indicare strade possibili. Di fatto, alla fine della lettura, una domanda si è fatta strada, insistentemente, nella mia mente: e ora? Mi sono sentito condotto passo passo dentro un labirinto e poi abbandonato a me stesso. Forse il mio disorientamento viene dal mio passato. Da quando sono nato, fino ai 43 anni, sono stato un cinico capitalista e ho fondato il mio benessere, soprattutto economico, sullo sfruttamento di ogni possibilità che mi venisse offerta, compreso l’utilizzo dei collaboratori, traendo vantaggio dal loro stato di necessità. Sono stato educato in questo modo, rifuggendo l’empatia come la peste e l’altruismo come il peggiore dei mali. Per me l’essere buoni era essere fessi. Questa è la realtà, amara, ma vera. Poi, dopo aver fatto il grandissimo errore, che mi ha giustamente portato in carcere, a 43 anni, per la prima volta, essendo io stato fino a quel momento incensurato, ho toccato con mano l’essere dall’altra parte. Essere perdente, miserabile, colpevole e deprecabile, è un esercizio durissimo per chi si era sempre creduto quasi onnipotente, come io erroneamente mi sono sempre sentito. Ci ho messo tanti anni di introspezione e di lavoro su me stesso per capire quanto sbagliati fossero i miei principi e quanto la mia vuota arroganza fosse un insulto alla mia presunta, ma spesso assente intelligenza. Solo in carcere ho avuto modo anche di pesare il valore delle istituzioni, o meglio, il profondo disvalore dello Stato e di tutte le autorità a esso riconducibili.
Di tutte le persone che ho incontrato, e in questi 14 anni sono state tante, ho visto per lo più ignominia, miseria interiore, indegnità e bassezza morale. Questo, per intenderci, tra i detenuti, dove il numero di persone inutili e dannose è massimo, ma anche tra gli operatori, gli addetti ai lavori, agenti, educatori, direttori, operatori in genere e altri, che in larghissima parte valgono pochissimo, eticamente, cognitivamente e umanamente.
Non lo dico certo per piaggeria o per captatio benevolentiae ma Pietro Tartamella è una delle pochissime persone che ho incontrato in tutti questi lunghi e penosi anni a lasciare una traccia benefica in me e a meritare tutta la mia stima e la mia gratitudine, non tanto e non solo per quello che mi ha insegnato, di per sé già prezioso, ma per l’esempio di rettitudine, forza interiore e umanità che con il suo comportamento ogni giorno mostra a chi lo circonda .
Il suo libro scopre il velo sulle grandissime difficoltà che deve affrontare chi decida di migliorare il mondo. Dopo la lettura della sua opera rimangono tutti i dubbi su quale sia il giusto modo di porsi nei confronti di un mondo che, come Pietro spiega, è immodificabile: fare il proprio interesse egoistico, come facevo io prima, incuranti del disvalore intrinseco, oppure amare il prossimo in una visione solidale, facendo dell’empatia e della generosità le proprie armi, con il rischio di aiutare chi non lo merita o, come si dice, dare perle ai porci.
C’è forse una terza possibilità: lottare per cambiare la realtà che ci circonda. Nel caso si decida, temerariamente, di tentare di modificare lo status quo, si apre un dilemma, ancora più terribile: lottare con i leciti e legali strumenti o combattere senza quartiere, con tutti i mezzi.
Sinceramente non so quale sia il modo migliore per vivere una vita degna di essere vissuta e un po’ mi fa piacere essere ormai troppo vecchio, stanco e povero per sortite temerarie.
Non ho idea della direzione che prenderanno le mie meditazioni, ma di una cosa sono certo: il libro “Perché è impossibile cambiare il mondo” mi ha dato tanti spunti di riflessione e mi ha mostrato una strada possibile, quella di Pietro, facendomi toccare con mano la differenza di credere fermamente in qualcosa, come fa lui, ed essere incerto sulla strada da prendere, come mi sento io.
Ti ringrazio moltissimo, Pietro, ti auguro ogni bene, nella speranza di poterti vedere presto, di persona.

 

 

Roberta Moschella
Ho letto con interesse  il libro di Pietro Tartamella “Perchè è impossibile cambiare il mondo – Riflessioni di un eremita” e ho attraversato le sue 800 pagine senza un momento di  fatica o noia. È un libro profondo e dal grande respiro, lo stile è scorrevole e l’esperienza narrata è avvincente, lo si legge quasi come se fosse un romanzo d’avventura!
Si alternano momenti di intensa tenerezza, quando l’autore ricorda episodi dell’infanzia o esperienze della giovinezza, con altri di puro divertimento e altri che inducono alla seria meditazione.
Le riflessioni fatte durante il periodo di eremitaggio cui Pietro Tartamella si è sottoposto per una settimana su una piccola e caratteristica barca su un fiume in Belgio sono variegate e capaci di toccare molti argomenti e altrettante corde di diverse tipologie di lettori. Si parla della famiglia, della società, della politica, del matrimonio, del sesso, dell’amicizia, del lavoro e di tanto altro: è un inno alla vita e all’arte di viverla, alla poesia e alla libertà, faro e bussola di ogni esistenza.
Mi hanno colpito le riflessioni sulla teoria della “tassellarità” e del “furto del tempo”, sulla consapevolezza che la nostra vita si svolge navigando in un mare di errori, sull’importanza di coltivare la capacità di ascoltare e di dare valore all’azione individuale, perché tutto è “politica”, ogni nostro gesto ha una valenza politica, nell’accezione più pura e filologicamente corretta del termine.
E ancora, sull’importanza di conoscere ed accettare le nostre radici perché “Siamo quello che siamo. È da lì che siamo venuti al mondo. Il nostro punto di partenza. Il resto è cammino.”, allo scopo di ancorarci saldamente a terra ed espandere in alto i nostri rami, per superare i condizionamenti profondi che ci arrivano dai retaggi familiari e culturali che troppe volte, anche e soprattutto con il loro “non detto”, ci frenano nel percorso di evoluzione.
Folgorante il parallelo tra le tasse statali da pagare, alcune sappiamo davvero odiose, e le “tangenti” di triste sapore mafioso.   
Il libro è una vera miniera di perle! Ogni capitolo è introdotto da citazioni bellissime che spaziano da Martin Luther King a Gandhi a Charlie Chaplin ad un esilarante Agatino. In mezzo a suggestivi haiku, Pietro dissemina altre chicche, alcune tratte da un suo libro che non a caso si intitola “Quisquiglie di perla”, ecco per esempio: “non entrando in casa, ma uscendo di casa, occorrerebbe ogni giorno fare il gesto di strofinare le scarpe sullo zerbino. Per ricordarci che non va sporcato il mondo nel quale stiamo entrando”...e nella mia mente risuonano le parole del Vangelo quando Gesù, di fronte all’ennesima ipocrisia dei farisei, afferma “…Non c’è nulla fuori dall’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo… Dal cuore dell’uomo infatti escono le intenzioni cattive….”  
E poi quella visione di una società “solidalista” che egli sogna e disegna per noi, pagina dopo pagina, attraverso il suo pensiero lucido che continuamente ci stimola e ci provoca, certo a volte utopistico ma, come è scritto nel libro “A cosa serve l’utopia? Serve proprio a camminare!
Il rispetto e, direi, l’amore che Pietro Tartamella rivela nelle sue parole e nei suoi esempi di vita verso le persone e la loro dignità, sempre sacra ed intoccabile,  pure  quando si tratta di detenuti che hanno commesso reati anche gravi, è emozionante. L’impegno concreto nei progetti diretti verso queste persone e verso i disabili, di cui parla nel libro e di cui anche in altre circostanze ha dato testimonianza con articoli di giornale, lettere e libri, è ammirevole e ci fa intravedere che è possibile per ognuno di noi, attraverso giuste esperienze e riflessioni, dare spazio a quell’IO più grande troppo spesso messo in ombra dall’io più piccolo che ci fa muovere nel mondo con passo e mente mediocri.
Ora, ben lontana da me l’idea di ammantare di un’aura di santità il libro e il suo autore, rilevo però che da ogni riga trasuda l’intenso costante lavoro che Pietro ha fatto e continua a fare, prima di tutto su se stesso, per trovare un senso, una via, affrancandosi da luoghi comuni fuorvianti e condizionamenti ormai sedimentati che ottenebrano .
Quindi, seppure inevitabilmente la sua conclusione sia che risulta “impossibile cambiare il mondo”, tuttavia, siccome sono convinta che si possa e si debba cercare di “lasciare il mondo migliore di quanto si è trovato” (R. Baden Powell), a mio parere, Pietro Tartamella, che con la sua onestà intellettuale da sempre cerca di scardinare i meccanismi mentali arrugginiti della cosiddetta maggioranza, ha ben seminato e può a buon diritto ascrivere a sé questo merito.    

                                   

Adriana Strobbe
Carissimo Pietro, allora: molte cose da dire, ma io purtroppo non ho più tanto la pazienza di scrivere. Intanto ti dirò che, vista la struttura del libro, ho letto esattamente un capitolo al giorno; curiosa esperienza: “col pensier vagar mi fai…”, come faccio di solito io in autonomia, ma questa volta ecco che tu ti prendi l’incarico di scegliere il sentiero lungo il quale riflettere; bello, ma pericoloso. Certo che leggere così intensamente presenta vantaggi e svantaggi: entri in sintonia con l’autore, ma ne senti più facilmente i tic e i trucchi. Ti dirò anche che l’accentazione ortoepica mi disturba gli occhi; trovo sia utile quando lo stile ha un guizzo che merita una lettura ad alta voce.
Questo “libro-contenitore” è una summa del tartamellismo: ricordi, d’infanzia certo, ma anche di tutte le epoche della vita; convincimenti via via elaborati e rinforzati, rete di contatti fra quanti in un modo o nell’altro cercano vie per meglio esprimersi, ricerche formali e di significati e, insomma, tutto ciò che – pare di intuire – ha costituito la forza della tua esperienza intellettuale e vitale, a cui associ naturalmente Anna (ogni poche pagine) – un bacione! – e infine un “ego” senza crepe.
Ed è qui che oso dire che hai un bel coraggio ad affrontare certi argomenti complessi; a volte il tuo ragionamento si fa capzioso e testardo, quando non debole. Mi dispiace di non aver sottolineato, ma ricordo l’argomento delle imposte progressive (che non sono i battenti moderni delle finestre che si aprono lentamente: da piccola mi davo certe spiegazioni delle espressioni che non conoscevo!...). Allora sei per la flat tax? Ti faccio presente che, se è per la soddisfazione, già l’IVA è uguale per tutti. Per molti altri argomenti sono del tutto d’accordo.
Ancora: quello che esprimi lungo tutto il libro contrasta con il titolo; meglio essere meno assertivi “perché” (premessa per una risposta definitiva), è impossibile (non se ne parla nemmeno, inutile discutere); “cambiare” (va bene, di questo si parla, ma “cambiare il mondo”; via, capirai… lo dici tu stesso che se per fare la tua parte aspetti gli altri stai fresco. Modesta proposta per la prossima edizione: “è proprio impossibile cambiare il mondo?”.
In compenso ho molto apprezzato i vostri haiku, tanto che ho provato a farne anch’io, con risultati tristanzuoli, è vero, ma non dispero.
Quello che è certo è che ho letto il tuo libro con grande interesse e partecipazione, e che ti ho ritrovato tutto: te, Anna, la vostra casa, nelle tue pagine; il che ha suscitato in me una grande nostalgia per le chiacchierate e discussioni delle lunghe serate, quando “più si abbassa il livello nella battaglia, più i pensieri diventano profondi!”
Qui, sai, abbiamo perso negli anni molti cari amici, e a volte mi viene da dire che “le coeur est triste, hìlas! et j’ai lu tous les livres”. Mi mancava però il tuo.
Sicché fumi ancora. Anch’io purtroppo, e poi ho l’artrite alle mani: si vede dalla scrittura.
Ci facciamo fisicamente vecchietti, ormai, voi due meno di me, ma quella è la strada, sempre che gli dei ci siano propizi (gesto scaramantico).
Un abbraccio affettuoso a tutti.
Adriana

p.s. Io però credevo di sapere che l’haiku prevede in tutto 17 sillabe.

Scusa la pedanteria, non volevo, ma è più forte di me: non esiste “belfroi”; il termine esatto è “beffroi”. Vedi che si dovrà fare una seconda edizione?

 

Fabrizio Virgili
Pietro rimane un eremita, lo è sempre stato. Anche oggi, circondato da mille e mille persone, impegni, sogni, fogli, libri, scritti e da leggere. E da scrivere ancora. Inarrestabile e determinato, come solo i veri eremiti. Quando non ha tempo, affida le sue riflessioni a un foglio, scrivendole  mentre guida la macchina. Riesce a pensare in mezzo alla folla, fosse pure per cercare di cambiare il Mondo. Ce la mette tutta, fa convergere la totalità dei suoi pensieri in una “Summa” di 800 pagine e 12 giornate. “Perché è impossibile cambiare il Mondo” ne è il titolo. A suo dire, il testamento spirituale, il messaggio che lascia a noi, come il testimone di una staffetta ideale che passi velocemente dalla propria mano a un’altra che continui la sua corsa. Alla stessa velocità e con lo stesso entusiasmo. Tanti e tanti haiku, in questo volume-messaggio. Ne abbiamo scelto uno come avrebbe fatto l’autore, aprendo a caso il suo libro. Sintomatico il fatto che sia venuto alla luce da questo aprire a caso, il ritratto di Pietro in diciassette sillabe. Perché Pietro è un gigante, un eroe positivo che racconta e trasmette di tutto. Ma anche quando lo ascolti nei suoi racconti dei Nativi d’America t’accorgi che il protagonista è sempre lui. Il nostro eroe.

Un acquazzone –
la statua dell’eroe
resta immobile

 

Oscar Luparia
Ottocento pagine non sono poche, ma la loro lettura si è rivelata piacevole ed estremamente scorrevole. Ho trovato il tuo libro leggero e profondo al tempo stesso. Pieno di temi, spunti e riflessioni a 360 gradi, nonché ricco di poesia (bella anche l'idea di inframezzare i tuoi haku ai vari argomenti). Un libro per cominciare a pensare a una società diversa (ovvero a ri-pensarla), un libro per avvicinarsi alla verità, un libro per capire non solo la società, ma pure se stessi.

sfogliando pagine
il respiro del mondo
in una barca


Grazie, Pietro.
Un abbraccio.

 

 

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Cascina Macondo – Associazione di Promozione Sociale
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
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Ultimo aggiornamento ( Sabato 17 Ottobre 2020 16:34 )
 

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