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DOLCE SONNO, haibun di Gian Luca Landonio PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Sabato 29 Giugno 2019 08:37

 

 

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progetto di scrittura creativa e Haibun di Cascina Macondo - anno 2019
"SULLE ORME DI BASHO - LE DECLINAZIONI DEL VIAGGIO"
casa di reclusione "Rodolfo Morandi" - Saluzzo
docente Pietro Tartamella

 

 DOLCE SONNO

haibun di Gian Luca Landonio

 



Nel dormiveglia non me ne rendo conto.
Le grida di mia moglie seduta sul letto al mio fianco mi fanno capire che è tutto concreto, sono a casa mia, nel mio letto.
Mi dice di chiamare l’ostetrica, perché le si sono rotte le acque.
Mentre si dirige verso il bagno aggiunge di chiederle cosa fare.
Prima di muovermi rimango seduto ancora qualche secondo, o qualche minuto, per prendere contatto con la realtà e per capire cosa devo fare esattamente, visto che tutto ciò mi sta accadendo per la prima volta, e mi domando perché le cose devono succedere quasi sempre in piena notte mentre stai dormendo beatamente.
Adriana, l’ostetrica, in modo tranquillo mi dice di non preoccuparmi.
In effetti non lo sono, ho solo sonno, tanto sonno.
E aggiunge di farci trovare in Ospedale tra un paio di ore che c’è tutto il tempo, ripetendomi di stare tranquillo. Ma io sono tranquillo, ho solo sonno.
Riferisco a mia moglie ciò che mi ha detto Adriana.
Sentendola ancora trafficare in bagno, mi dirigo nuovamente in camera da letto, rimettendomi sotto le coperte come se nulla fosse, in attesa che finisca di sistemarsi. Non mi accorgo nemmeno di quanto tempo passa, e il sonno ha ancora la meglio avvolgendomi nuovamente tra le sue braccia.
Sono ancora le sue grida che mi risvegliano.
Guardando la sua faccia attonita mi rendo conto di averla combinata grossa addormentandomi in un momento così delicato. Cerco di scusarmi, dicendo che tanto dobbiamo aspettare per andare in Ospedale, ma non c’è niente da fare, mi dice di alzarmi e di preparare la borsa prima che mi dimentico qualcosa.
Con gli occhi ancora semiaperti metto alla rinfusa quello che mi capita tra le mani, infilando anche un paio di mutande mie insieme alle sue, e mentre lo faccio mi domando nuovamente perché tutto ciò succede sempre in piena notte.
Giunti in Ospedale troviamo Adriana che ci aspetta davanti all’entrata per accompagnare mia moglie in sala operatoria, ma prima di farlo mi dice di consegnarle tutta la cartella clinica.
La scorre veloce e dice che mancano gli ultimi esami dei giorni scorsi, che sono indispensabili. Sono sbalordito da tale richiesta e nemmeno so quello che vuole. Mia moglie imprecando dice di chiederlo a sua madre.
Già, è la cosa più ovvia che gli esami più importanti e necessari li debba avere mia suocera e non io, probabilmente tutti erano convinti che il lieto evento sarebbe successo di giorno e non di notte quando le persone riposano, oppure era la suocera che doveva partorire e non mia moglie, altrimenti non capisco il perché gli esami li abbia lei.
Ancora confuso da tutta questa mescolanza di carte e di perché, scendo le scale a tre a tre precipitandomi alla macchina, e una volta ingranata la prima sgommo verso la casa della suocera, perché ogni minuto è prezioso.
Prima di darmi le carte la suocera mi riempie di domande su sua figlia, ma più che dirle che è tutto a posto che altro posso dirle visto che ne so quanto lei?
Mi svincolo da quella morsa di domande per precipitarmi nuovamente verso l’Ospedale. Solo ora mi rendo conto che nel frattempo sto per diventare padre. Nemmeno guardo i semafori, suono il clacson, rallento e passo senza curarmi di nient’altro. Il solo pensiero è che devo arrivare in fretta perché stanno aspettando queste carte per dare inizio al parto.
Lascio la macchina buttata in qualche modo sul marciapiede e mi precipito  nuovamente per le scale, ma essendo in salita non le faccio più a tre a tre, ma una a una con tanto di fiatone lungo.
Suono il campanello della sala parto e dopo alcuni secondi è proprio Adriana che mi apre. Mentre le porgo i tanto sudati esami, mi dice che non servono più. Vedendo il mio stupore, con un sorriso mi dice che non servono, perché è stato fatto il cesareo, non c’era tempo, ma che è andato tutto bene e che sono papà di due gemelli, maschio e femmina, e che entrambi stanno benissimo.
Mi dirigo verso l’incubatrice e vedo sia Nicolò che Veronica dormire beatamente. A vederli dentro quelle scatole di vetro mi si stringe il cuore.
Mi rendo conto che questo è stato un viaggio travagliato, ma il più fantastico che avrei mai potuto intraprendere


parto cesareo

anche il sonno si dilegua  –

hai due vagiti

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Sabato 29 Giugno 2019 08:41 )
 

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