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RCT - RESOCONTO Prima Conferenza Internazionale Soci Haicom - novembre 2018 PDF Stampa E-mail
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News - News
Scritto da Tartamella   
Lunedì 10 Dicembre 2018 15:18

 RCT - RESOCONTO

Cascina Macondo

Prima Conferenza Internazionale Haiku

Soci Haicom Cascina Macondo

Sabato 17 novembre 2018, ore 16.30/23.15

 

resoconto di Annette Seimer



ALBERO SOLEA Cascina Macondo, in data 17 novembre 2018, dalle ore 16,30 alle ore 23.15, si è tenuta la Prima Conferenza Internazionale Soci Haicom sulla Poetica Haiku.
Erano presenti: Anna Maria Verrastro, Annette Seimer, Antonella Filippi, Clelia Vaudano, Francesco G., Luana Varagnolo, Pietro Tartamella, Valter Viaggi

Pietro legge l’Ordine del Giorno:

1.    Dove va l’haiku?
2.    Modifica al Manifesto Haiku di Cascina Macondo
3.    L’Haiku nella scuola
4.    Argomenti liberi proposti dai partecipanti


All’inizio un breve scambio sul possibile nome per questa iniziativa (conferenza? incontro? confronto?) e su alcuni punti dell’ordine del giorno che vengono proposti sul momento dai partecipanti.

Valter Viaggi ci aggiorna sulla Nona Conferenza della WHA di Ban’ya Natsuishi, tenutasi nel 2017 a Parma: poche persone presenti, nessun invito a Pietro Tartamella/Cascina Macondo o ad altre realtà che si occupano di Haiku in Italia, per es. Luca Cenisi/AIH.
Di Luca Cenisi Valter ci ha portato il libro “La luna e il cancello”, Ed. Castelvecchi, un saggio sull’haiku che in due punti (pag. 71 e pag. 157) cita anche Cascina Macondo con critiche dello stesso tenore, come a suo tempo sul sito.
In Italia si nota il problema della competizione, come in ogni settore artistico; non ci si mette insieme per confrontarsi, come succede per esempio in America o in Francia; è come se ci fosse il timore di confrontarsi.

Si comincia con gli argomenti all’ordine del giorno, seguiti dalle rispettive relazioni:

CASCINA1.  Dove va l’haiku?
Si discute brevemente concludendo che, come in molti campi, anche l’haiku è inflazionato per la presenza di troppi haiku su troppi siti (per es. pagine Facebook). Si confonde ancora troppo l’haiku con la poesia breve. C’è chi pubblica molti haiku ogni giorno, senza fare autocritica o studio approfondito dell’haiku, e la qualità di ciò che viene pubblicato rischia di correre verso il basso.
Pietro legge un suo articolo già pubblicato sul sito di Cascina Macondo e sui Social Network dove con chiarezza analizza il fenomeno degli haiku moderni e la strada che stanno prendendo. Lo riportiamo qui per intero:

LA CLOROFORMIZZAZIONE DELL’HAIKU
di Pietro Tartamella


Occupandomi di haiku, volentieri mi sono iscritto a molte pagine facebook che trattano l’haiku.
Io stesso ne ho create un paio: “Amici di Cascina Macondo” e “Cascina Macondo - Concorso Internazionale Haiku in Lingua Italiana”.
La nostra associazione per vent’anni ha inventato e programmato iniziative per la diffusione della poetica haiku in Italia. Lo abbiamo insegnato nelle scuole. Abbiamo partecipato a congressi internazionali, abbiamo tenuto conferenze e stage in ogni luogo, abbiamo pubblicato libri e antologie. Abbiamo anche stilato un “manifesto”, dettagliatissimo, che raccoglie le riflessioni di tutti questi anni, divenute per noi principi e indicazioni precise per esplorare  una “via italiana alla poetica haiku”. Progetto ambizioso senza dubbio.
Il fatto è che dalle pagine facebook a cui mi sono iscritto ricevo ogni giorno decine e decine di haiku che gli haijin postano in continuazione. La sensazione che provo da molti mesi è di “inflazione”.
Gli haiku sono così tanti che non riesco più a leggerli. Molti sono anche haiku scadenti. Intasano la posta  e mi pervade un senso di “ripetitività” e di “già visto”.
Tutto questo lo leggo in un solo modo: mentre l’haiku si è diffuso in Italia, e ancora si sta diffondendo, già sento l’avvicinarsi della sua morte. Ai miei occhi esso sta perdendo il suo sapore di oggetto prezioso, centellinato, dosato con misura.
Sul sito di Cascina Macondo, nella home page, abbiamo dato la possibilità agli autori di postare un haiku al giorno. Ecco, quando abbiamo pensato a questa possibilità, ci sembrava sensato e utile un solo haiku al giorno che, tra l’altro, puoi leggere solo se sei sulla pagina del sito.
Ma abbiamo notato che questa opportunità non è stata colta dai vari scrittori di haiku che hanno scelto invece di  postare ogni giorno molti haiku nelle pagine facebook.
Questa scelta forse dà agli haijin un senso di maggiore “presenza“, “potenza”, “immortalità”, “creatività”. Ma chi è iscritto a una dozzina di pagine facebook riceve un centinaio di haiku al giorno. Che è inflazione.
Il paradosso è chiaro: la gran quantità di haiku prodotti dagli haijin e l’aumentato numero degli stessi haijin contengono, in germe, già la morte stessa dell’haiku.
Non abbiate rancore dunque se mi depenno o defilo pian piano dalle pagine facebook a cui mi ero iscritto. Il bisogno di silenzio, il bisogno di sentire ancora cristalline le parole, sono un bisogno più grande. Con affetto, Pietro Tartamella.



Pietro chiede di inserire gli haiku classici giapponesi o di buoni autori moderni sul sito di Cascina Macondo nella pagina “Haiku del giorno”.
Annuncia che nel 2019 verranno organizzate alcune uscite, anche solo di una giornata, a scopo di studio e approfondimento e scrittura di haiku.



FORNO TUFO2. Modifica al Manifesto
Pietro Tartamella propone una modifica del Manifesto: la possibilità che l’apostrofo, finora non considerato come sillaba, possa essere conteggiato come tale.
Visto che Cascina Macondo considera possibile il conteggio delle sillabe in modo sia metrico sia grammaticale, Valter Viaggi, citando altri haijin, chiede se non dovrebbe essere scelta una sola delle due modalità per ogni haiku. Pietro Tartamella, invece, non vede motivo per cui non si possa cambiare il modo di conteggio anche all’interno dello stesso haiku, di volta in volta.
La proposta di considerare l’apostrofo come sillaba, e quindi di apportare la modifica al “Manifesto della poesia haiku in lingua italiana di Cascina Macondo”, viene approvata all’unanimità.

Ecco le motivazioni ragionate della scelta.

premessa
Alcuni principi generali hanno ispirato il nostro “Manifesto della poesia haiku in lingua italiana“, principi che sono per noi importanti punti di riferimento.

Il primo principio è:
  preferiamo tributare, pur non essendo puristi iamatologi, un doveroso rispetto al Giappone, paese che ha prodotto ed esportato in tutto il mondo la poetica Haiku, piuttosto che accettare il "verso libero" che ci sembra una trasgressione un po' "invasiva" (chissà forse tipica del mondo occidentale). Se una trasgressione vogliamo farla, sì, la facciamo, ma alla NOSTRA TRADIZIONE, non a quella del Giappone!
Questo principio ci ha condotto a ritenere possibile, per lo scrittore di haiku, la libertà di conteggiare le sillabe sia metricamente che grammaticalmente, anche nello stesso haiku.

Il secondo principio importante del nostro Manifesto possiamo esporlo con queste parole: fra diverse opzioni tecniche relative all'haiku preferiamo scegliere, in virtù della sua particolarissima natura, quelle che àmpliano il più possibile, (giustificandole con le dovute argomentazioni), i "confini“ e le “possibilità“ dell'haiku".
Attualmente ci sembra di capire che gli scrittori di haiku di lingua inglese che usano il verso libero, e gli scrittori che usano la scansione formale di 5-7-5 sillabe, non stiano giocando allo stesso gioco. Non ci sono altre spiegazioni per accettare la libertà di poter conteggiare le sillabe in modo grammaticale e/o metrico. Se accettiamo questa libertà, le conseguenze sono notevoli.
È la scelta che Cascina Macondo ha fatto.  Molti giudicano comunque la nostra scelta ancora eccessivamente “tradizionalista”. È vero, abbiamo scelto di essere tradizionali nel praticare con precisione la struttura formale dell’haiku, ma questo non ci impedisce, all’interno di questa scelta apparentemente restrittiva, di essere “trasgressivi”, tanto quanto coloro che hanno scelto la via del verso libero.
Riteniamo infatti che l’introduzione del Piccolo Kigo, del Kigo Temporis, del Kigo Misuralis, del Kigo Kimoti, del Kigo Zidai, delle raccolte Tawani, Nakanisoto, Hanasanasi, della Lettura Zikan, e tante altre elaborazioni metriche, formali, estetiche e di contenuto, siano scelte molto trasgressive che pur rompendo con la tradizione, restano nella tradizione, ampliando però le possibilità e lo sviluppo moderno della poetica haiku.  
Ricordiamo che con le sillabe non tutto si può fare. L'autore però può giostrare e giocare con esse come un saltimbanco, sempre guidato da regole precise e riconoscibili, avvicinandosi così alla libertà che gli anglosassoni hanno quando utilizzano il verso libero.

terzo principio ispiratore dei contenuti del nostro
“Manifesto della poesia haiku in lingua italiana“, si basa sulla seguente riflessione: L'haiku è un componimento particolare. Diffondendosi anche in occidente e in ogni parte del mondo è presumibile che si siano già composti centinaia di migliaia di haiku. A causa della sua brevità (solo tre versi di 5-7-5 sillabe), se leggessimo migliaia di haiku in sequenza la percezione di "ripetizione", di "già visto" sarebbe inevitabile, e la conclusione sarebbe che l'haiku è solo una sciocchezza e una velleità, nonché una noia.
Per questa ragione occorre "ampliare" le sue possibilità in modo da consentire una produzione più variegata dei suoi contenuti.


Nel nostro Manifesto al paragrafo 51 si legge:

Nell’haiku in lingua italiana Cascina Macondo ritiene, in contrapposizione ad alcuni autori che pensano diversamente, che i trattini, le virgole, i punti, i punti e virgola, i due punti, le parentesi tonde o quadre, i puntini di sospensione, i punti esclamativi e quelli interrogativi, l’apostrofo, e ogni altro segno di interpunzione non POSSONO ESSERE CONSIDERATI SILLABE.

Nel paragrafo n° 52 viene approfondito  L’APOSTROFO  
l’apostrofo non può essere considerato sillaba.
Un verso come:

sta-l’a-qui-la        è composto da  4 sillabe


Alcuni autori sostengono che può essere considerato quinario in quanto l’apostrofo, sostituendo la vocale “a” dell’articolo “la”, viene considerato sillaba; come se l’articolo fosse interamente espresso. Come se il verso fosse scritto:

sta-la-a-qui-la
 

Per poterlo considerare quinario Cascina Macondo sostiene che il verso deve essere scritto esattamente, senza apostrofo,  con l’articolo completo:

 
sta-la-a-qui-la.

 
In questo modo si fa strada la possibilità di considerarlo indifferentemente quinario (se conto le sillabe grammaticalmente) o quaternario (se conteggio le sillabe metricamente, considerando la crasi tra l’articolo “la” e la vocale  “a” di “aquila”: “la^a”). Se fosse il primo verso di un haiku, e quindi ci serve un quinario, sarebbe sufficiente invertire l’ordine delle parole e scrivere:


l’a-qui-la-sta     verso di 5 sillabe, considerando il monosillabo “sta”
                            come parola  tronca a fine verso (ipernasi)   



PROPOSTA DI MODIFICA DEL PARAGRAFO N° 51 E 52 DEL MANIFESTO HAIKU:

Considerare l‘apostrofo come sillaba è possibile per due motivi.
Il primo motivo ci consente di essere fedeli al principio sostenuto da Cascina Macondo che recita: fra diverse opzioni tecniche relative all'haiku preferiamo scegliere, in virtù della sua particolarissima natura, quelle che àmpliano il più possibile, (giustificandole con le dovute argomentazioni), i "confini“ e le “possibilità“ dell'haiku".


il paragrafo n° 54 del nostro Manifesto, tratta dell‘ ECOSILLABA

Le parole tronche che si trovano a fine verso, da un punto di vista metrico possono essere considerate con una sillaba in più. Quella sillaba conteggiata in più (invisibile) possiamo immaginare di spostarla all’inizio del verso successivo.

egli mi portò
lontano lontano
 
e-gli-mi-por-tò                     5 sillabe da un punto di vista grammaticale
lon-ta-no-lon-ta-no            6 sillabe da un punto di vista grammaticale
 
e-gli-mi-por-tò                    6 sillabe da un punto di vista metrico
                                              (in quanto la  parola finale è tronca)
lon-ta-no-lon-ta-no           6 sillabe da un punto di vista grammaticale
 
e-gli-mi-por-tò                   5 sillabe da un punto di vista grammaticale
(...)-lon-ta-no-lon-ta-no   7 sillabe da un punto di vista metrico
                                             (in quanto si considera la  sillaba invisibile che segue
                                             la parola tronca come  appartenente  al  verso successivo
                                             -ecosillaba)


il paragrafo 44  tratta delle parole tronche a fine verso

44)    IPERNASI - TUTTE LE PAROLE TRONCHE CHE SI TROVANO A FINE VERSO
possono considerarsi,  metricamente, come composte da una sillaba in più. La ragione del fenomeno risiede nell’origine latina delle parole italiane che contenevano un tempo una sillaba in più (verità deriva da veritade, bontà deriva da bontade). Ma un’altra ragione risiede nell’intima natura fonetica della sillaba accentata. È come se quella piccola esplosione di suono accentato lasciasse una sorta di spazio vuoto, una coda, un’eco, un riverbero entro cui una sillaba atona (in realtà assente) può essere contenuta:


ve-ri-tà                3 sillabe con il conteggio grammaticale
                             ma 4 sillabe con il conteggio metrico - ipernasi                      
                             (se la parola tronca si trova a fine verso - )      
 
at-tua-li-tà         4 sillabe con il conteggio grammaticale
                            ma 5 sillabe con il conteggio metrico - ipernasi
                            (se la parola tronca si trova a fine verso)

Si ricorda che se a fine verso ci sono due parole tronche consecutive, solo l’ultima parola tronca a fine verso può essere conteggiata con una sillaba in più.

mi-por-tò-las-sù          5 sillabe se conteggiamo grammaticalmente
1    2   3   4    5
 
mi-por-tò-las-sù…       6 sillabe se conteggiamo metricamente,  
1   2    3   4   5  6                  

in quanto a fine verso c’è una parola tronca. Il verso non può essere considerato di 7 sillabe, adducendo come motivo che c’è una sequenza di due parole tronche consecutive. (in italiano non c’è un termine specifico per indicare il fenomeno metrico della parola tronca che a fine verso aggiunge una sillaba, e ogni volta bisogna usare molte parole per indicarlo. Da qui la necessità di individuare un termine specifico che indichi il fenomeno.  Cascina Macondo propone: IPERNASI (aggiungo una sillaba).


45)   IPONASI -  TUTTE LE PAROLE SDRÙCCIOLE CHE SI TROVANO A FINE VERSO
possono considerarsi, metricamente, come composte da una sillaba in meno. La ragione del fenomeno risiede nell’origine latina delle parole italiane che contenevano un tempo una sillaba in meno (cèlere deriva da cèler). Ma un’altra ragione risiede nell’intima natura fonetica di una sequenza di tre sillabe di cui la prima è tonica e le altre due atone. È come se le due sillabe atone, dopo la piccola esplosione di suono della tonica, si avvicinassero a tal punto da occupare lo stesso spazio temporale.


pè-ta-li             3 sillabe con il conteggio grammaticale
                          ma 2 sillabe con il conteggio metrico    - iponasi                    
                          (solo se la parola sdrucciola si trova a fine verso)
 
pa-rà-bo-la      4 sillabe  con il conteggio grammaticale
                          ma 3 sillabe con il conteggio metrico - iponasi
                          (solo se la parola sdrucciola si trova a fine verso)

Si ricorda che se in un verso ci sono due parole sdrucciole, solo l’ultima parola sdrucciola posta a fine verso può essere conteggiata con una sillaba in meno. Un verso del tipo:

“come le soffici nuvole”
 
è composto, grammaticalmente, da 9 sillabe:
 
co - me - le - sof - fi - ci - nu - vo - le
1      2      3     4      5   6     7      8     9


Diventano 8 sillabe se conteggiamo metricamente in quanto l’ultima parola, essendo sdrucciola, può considerarsi con una sillaba in meno. Non condividiamo il pensiero di quegli autori che vorrebbero considerare il suddetto verso composto da 7 sillabe, ritenendo possibile togliere un’altra sillaba per il fatto che la parola sòffice è sdrucciola anch’essa.

    
co - me - le - sof - fi - ci - nu - vo - le
1      2      3     4      5    6    7      8


Se dunque già nel nostro “Manifesto della poesia haiku in lingua italiana“ contempliamo e accettiamo, da un punto di vista metrico, il fenomeno dell’ecosillaba, dell’iponasi, dell’ipernasi, è possibile e ragionevole  accettare di poter conteggiare l’apostofo come sillaba!
Aumenta la libertà dell’autore  che può maggiormente ampliare le possibilità dell’haiku.



Valter Viaggi: La personalizzazione nell’haiku.
È valida la personalizzazione, cioè l’autore che entra in prima persona nell’haiku?
Forse classicamente meno usata, senza personalizzazione l’haiku rimane più aperto per il lettore, ma non si dovrebbe escluderla di per sé. Forse è preferibile evitarla, perché con la personalizzazione entra facilmente un giudizio o un’interpretazione che si vuole evitare, ma Pietro ricorda che, nella raccolta Nakanisoto, ogni tanto deve proprio comparire un haiku così.



L’incontro viene sospeso alle 20.15 per la cena

Alle 21.15 si riprende con l’argomento proposto da Anna Verrastro, relativo all’Haiku nella scuola.
Discutendo si considera l’ipotesi di corsi di aggiornamento per insegnanti e si conviene che occorre elaborare strategie per una maggiore e più capillare diffusione dell’haiku nelle scuole.

Tema proposto da Antonella Filippi:
come riuscire a far capire la differenza tra poesia breve e haiku?
Riagganciandosi al tema precedente, un Manuale potrebbe aiutare a fare molta chiarezza.

Proposta di Annette Seimer:
trovare 20 minuti per scrivere degli haiku, relativi o meno alla giornata e alla situazione che stiamo vivendo. Ognuno si ritira o “si aggira” in cascina per trovare qualche spunto. Tutti i presenti scrivono haiku. Alla fine della serata vengono letti ad alta voce:



Nella finestra
Il riflesso delle mani
Fuori il buio


Anna Maria Verrastro



ferma in cortile
venuta da lontano
bici da corsa


Annette Seimer



sale la nebbia –
l’airone lascia dietro
solo il suo grido

Antonella Filippi



Tutti in silenzio.
Guardando il foglio bianco
Fermiamo il tempo


Clelia Vaudano



dura uscita
calma greve anima -
ritorno ora


Francesco G.



i narratori
sono in postazione
non hanno voce


Luana Varagnolo



Nuovi progetti -
luci intermittenti scrivono
un Buon Natale


Pietro Tartamella



su strade grigie
il Natale in un albero
pieno di cachi


Valter Viaggi



Alle ore 23,15 si conclude l’incontro. Valter si mette in viaggio per La Spezia.

 

 

haiga su youtube- premiazione haiku 2018 a Cascina Macondo

 

MANIFESTO DELLA POESIA HAIKU IN LINGUA ITALIANA

ULTIMO AGGIORNAMENTO NOVEMBRE 2018

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lettura haiku di Pietro Tartamella in stile Zikan
Cattedrale di Vilnius - Lituania 2009

 

 POETICA HAIKU

PRIMA CONFERENZA INTERNAZIONALE SOCI HAICOM

problemàtiche - confronto - manifèsto haikù

 

L'APOSTROFO - MODIFICA
al "Manifesto della poesia haiku
in lingua italiana di Cascina Macondo"

deliberata all'unanimità dalla
Prima Conferenza Internazionale Haiku Soci Haicom
il 17 novembre 2018

 

CERIMONIA DI PREMIAZIONE 2018

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 07 Giugno 2019 07:39 )
 

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