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ELOQUENTI COINCIDENZE, di Emilio Toscani PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Sabato 08 Dicembre 2018 11:26

 

ELOQUENTI COINCIDENZE

di Emilio Toscani




Qualche volta mi imbatto in casualità che mi colpiscono.
Dall’inizio dell’anno, ci sono stati circa 55 femminicidi e, macabra ironia delle coincidenze, circa 55 suicidi  in carcere. I morti, in tutto circa 110, sono nella medesima condizione, appunto, di morti, cioè senza più vita.
Il però, che avrei sperato non ci fosse, è che mentre l’argomento delle donne uccise è stato giustamente e doverosamente trattato dai media, i suicidi in carcere, sono stati ignorati come d’abitudine consolidata da tempo.
Per chiarezza, io penso che le carenze culturali e i colpi di coda di un maschilismo fortunatamente al tramonto, producano questi insensati omicidi di donne.
Come uomo mi vergogno profondamente per l’incapacità cognitiva ed emotiva dei miei simili.
Gli uomini dimostrano, quasi ogni giorno, di non saper cogliere la differenza tra amore e proprietà e di non essere in grado di scegliere la strada del rispetto e di rinunciare alla sopraffazione. Per questo è giusto, doveroso e necessario parlare di queste donne, vittime innocenti della stupidità degli uomini, in modo da tentare di far nascere almeno un po’ di vergogna nelle nuove generazioni di maschi. Sgombrato il campo da possibili malintesi, dico che il silenzio di intellettuali e giornalisti, sui suicidi in carcere è vergognoso e non va sottaciuto. C’è infatti una differenza non piccola tra il modo di trattare queste due categorie di morti. I colpevoli di femminicidi sono giustamente perseguiti e condannati a pene severe, mentre chi ha indotto, provocato o favorito i suicidi in carcere, può dormire sonni tranquilli, certo che non saranno avviate indagini vere, ma solo superficiali e ipocrite simulazioni, del tutto innocue.
In un paese, decisamente in rotta di collisione con il rispetto dei diritti umani, diretto invece verso il più bieco giustizialismo, i morti suicidi in carcere sono in costante crescita negli anni.
Dal 2000, i suicidi in carcere sono stati 1102. Qui, a Saluzzo, negli ultimi due anni ci sono stati 3 suicidi riusciti, più due parzialmente riusciti, con danni permanenti. Ci si sarebbe aspettato che venisse attuato un qualche approfondimento, per capire i motivi alla base di questi suicidi, e invece nulla è accaduto. Sembra infatti che gli unici ad avere fondati sospetti sul perché così tanti decidano di fare a meno della vita, siano i detenuti, mentre i medici, psicologi, psichiatri, comandanti, direttori e altri, non solo non si interessino a scoprire i perché, ma trascurino anche di produrre qualsiasi cambiamento benefico sulle future evoluzioni.
Significativo lo sguardo assente, apatico e vuoto di tutti i cappellani delle carceri che evidentemente, in massa, non ricordino il monito biblico “Nessuno tocchi Caino”, così come una quantità di contenuti della loro fede. Una rapida benedizione ai cadaveri dei suicidi e non un pensiero su cosa avesse attraversato le menti dei poveretti, prima che fosse troppo tardi. Di fatto non è cambiato assolutamente nulla, da quando c’è stata questa impennata di suicidi.
Naturalmente questo immobilismo non è solo locale, ma in tutta Italia, come a Saluzzo, il silenzio è assoluto. Sembra semplicemente che non interessi e che i tanti suicidi siano considerati danni collaterali accettabili, da considerare come accadimenti inevitabili. Quello che domina incontrastato, qui e altrove, è l’incapacità di ascolto, l’ignorare l’esistenza di problemi, specialmente mentali, dei detenuti e il perdurante calpestare di leggi e norme, peraltro datate.
Con la serietà necessaria, si dovrebbe tentare di ricostruire la verità, cosa tutt’altro che facile.
Serve infatti, uno sguardo capace di considerare la complessità dei contesti, di riconoscere l’uso che fanno i vari attori di questa complessità e di applicare utilmente i concetti disponibili.
Viviamo in un tempo cinico, dove si sta perdendo la percezione del peso delle parole. E’ questo uno dei tratti per i quali l’Italia ha perso la sfida culturale e sta perdendo posizioni nella lista di chi sta avanzando verso il progresso.

Saluzzo, 9-11-2018         

                                                                       

Trascrizione a cura dell’Associazione “Cascina Macondo”

 

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 08 Dicembre 2018 11:32 )
 

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