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IL GUINZAGLIO, di Fabio Mongardi PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Domenica 19 Agosto 2018 18:26

 

 

IL GUINZAGLIO

di Fabio Mongardi





 Era lì davanti a me, con l'aria di chi volesse interrogarmi. Mossi la testa di lato per evitare i raggi del sole e vidi che stava guardando il cane.
"È un bel cane", mi disse.
"Sì, lo credo anch'io", risposi.
"Come si chiama?"
"Derrick, si chiama Derrick."
"Vuol dire ... come l'ispettore?"
"Beh ... è stato mio figlio, io non avrei. .. "
"No! È un bel nome per un cane. Fa subito pensare al fiuto."
Il cane diede uno strattone al guinzaglio, si avvicinò all'uomo e gli annusò le scarpe. Erano scarpe bianche, come andavano una volta. Sembravano pulite di recente perché il cuoio era lucido. Anche l'abito che indossava era di buon gusto: nocciola chiaro, senza una piega.
Tirai il guinzaglio. "Stai fermo!", gridai al cane.
"No, lo lasci fare. Perché non lo slega? Si divertirà a correre nel parco."
"Sì, lo lascerò andare."
Appena libero, il cane corse su per la collinetta, ridiscese dall'altra parte, tornò verso di noi e poi, sempre correndo, la risalì di nuovo.
L'uomo sedette di fianco a me sulla panchina.
"Accidenti come corre", disse.
"Fa sempre così quando lo slego."
"Chissà cosa si prova ... "
"È una bella sensazione sentirsi libero, e non solo per i cani", risposi.
"Certo ... "
Rimanemmo un pezzo in silenzio a guardare il cane che correva su e giù e si fermava ogni tanto per odorare i cespugli.
"È la prima volta che viene al parco?", chiese l'uomo.
"No, ci vengo tutte le sere per Derrick; ma di solito vado dall'altra parte. E lei?"
"Oh io ... " . L'uomo mosse un braccio, poi si guardò le scarpe, "Anch'io ci vengo tutti i giorni, anzi tutti i pomeriggi."
Alcuni bambini passarono correndo sul prato. Il vento fece muovere le foglie degli alberi e alcune di esse scivolarono sull'erba .
."È un bel guinzaglio, posso vederlo?"
Appena l'ebbe in mano ne saggiò la resistenza, poi ne misurò la lunghezza. "È bello solido, e lungo quanto basta."
Se lo portò al naso. "Vero cuoio." Lo accarezzò delicatamente con le dita. "Ci sono certi cani che vengono portati a passeggio con dei guinzagli orribili. Per non parlare dei collari; quasi mai di vera pelle e tutti pieni di borchie e chiodi. Questo invece ... "
Lo rigirò di nuovo fra le mani.
"Mi è costato caro", dissi.
"Lo credo, ma ne valeva la pena."
Il cane lupo passò davanti a noi correndo. Una coppia, ridendo, si allontanò verso la collinetta. L'uomo con le scarpe bianche si guardò attorno e poi mi disse: "Avrei una cortesia da chiederle".
"Prego, dica pure."
"lo ... vorrei provare il guinzaglio."
"Come? .. Ma lei non ha nessun cane .... "
"No, il cane non c'entra; lo vorrei provare io."
"Lei vorrebbe mettersi il guinzaglio?"
"La prego, soltanto per un momento; è sufficiente che me lo faccia passare attorno al collo così, il collare non serve, posso fermarlo in questa maniera: fatto. Ora io mi metto a quattro zampe e lei tiene il guinzaglio, come se fossi il suo cane. Non deve fare altro."
"Ma lei è matto!" Mi alzai in piedi di scatto. "Mi ridia subito il guinzaglio, forza!"
Anche l'uomo si alzò.
"La prego, soltanto un momento, non c'è nessuno che ci vede, cosa le costa? Le prometto che dopo riavrà il guinzaglio."
"Oh Cristo! Portarlo in giro al... ah, questa è troppo forte."
Risi, poi mi guardai attorno. "E lei si metterebbe a quattro zampe e si farebbe portare a spasso?"
"Così, guardi." L'uomo si inginocchiò sull'erba. "Prenda il guinzaglio, forza. Avanti lo prenda!"
Mi passai le mani sulla faccia e guardai nuovamente attorno.
"Oh cielo ... ". Poi presi il guinzaglio con la punta delle dita. "Ecco ... l'ho preso. Ora si rialzi, forza."
"Ma no, lo tenga ben stretto. In questo momento io sono Derrick, capisce! Lei mi deve comandare." Si mise a camminare a quattro zampe.
"Ehi, dove sta andando? Non sia ridicolo, la smetta!"
"Mi chiami Derrick! E tiri, forza!"
"Derrick ... dove vai, vieni qui..." lo seguii tirando il guinzaglio.
"Ora raggiungerò quei cespugli, lei cerchi di impedirmelo!"
"Basta, la smetta, è assurdo ... ci potrebbero vedere ... "
"Avanti, non stia lì impalato."
Scalpitava sbuffando e scalciando con le scarpe bianche affondate nella terra. Il guinzaglio mi scivolò dalle mani, lo ripresi imprecando e tirai con tutta la forza che avevo.
"Bastardo di un cane!" dissi, poi raccolsi da terra un ramo. "Ti insegnerò io a disobbedire!"
L'uomo cercò di sottrarsi ai colpi correndo dietro un albero, ma io non lo mollavo e continuai a colpire. Girammo diverse volte attorno al tronco, poi inciampai e caddi a terra. L'uomo sedette. Era paonazzo in volto, sudato e coperto di polvere.
"A momenti mi strangolava" disse.
Mi spolverai i pantaloni. "Accidenti a lei, “mi sono sporcato tutto."
L'uomo dalle scarpe bianche rise.
"Quando mi batteva col ramo mi sono sentito veramente un cane...però anche lei sembrava proprio”
"Non dica stupidaggini e mi ridia il guinzaglio!"
"Ah, certo, me lo tolgo subito."
Camminammo in silenzio verso la panchina. Chiamai il cane lupo. Prima di andar me ne mi girai e gli dissi: "Si è sporcato tutte le scarpe".
L'uomo, che nel frattempo si era seduto, sollevò leggermente una mano.
Mi incamminai col cane. Avrei dovuto legarlo, ma non lo feci prima di arrivare all'uscita del parco.
 

 

 

 

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