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 FLAVIA

di Morena Beltrami

 

dalla raccolta (14 racconti):

"intimità e confessioni, ciò che le donne desiderano ma non osano dire"

dal sito www.donneinviaggio.com





        Ricordava il rito. Suo zio usciva per primo dall'acqua dello stagno   e l'aspettava sulla riva con l'accappatoio in mano.
Di solito accadeva sempre dopo circa una mezz'ora che Flavia e lo zio Giacomo s'erano trastullati in quel piccolo acquitrino di montagna dove, durante le vacanze scolastiche della piccola, amavano trascorrervi il fine settimana.
La ragazzina si attardava qualche minuto in più dello zio, perché quel bagno era per lei una sacra liturgia che andava goduta il più a lungo possibile, e la rigenerava di sensazioni indescrivibili, così da potere affrontare una settimana carica di lavoro con nuova forza e vigore.
Lo zio Giacomo sapeva che la nipotina non sarebbe uscita subito, ma di lì a una decina di minuti. Così, si sedeva sulla riva e alzava di tanto in tanto la testa per gettarle un'occhiata.
A sei anni Flavia era stata una nuotatrice perfetta, ed ora, a dieci compiuti, pareva una campionessa. Era stato proprio lo zio a insegnarle a nuotare, e se ne compiaceva gonfiandosi il petto con orgoglio quando ne parlava in paese.
Forse, sostenevano alcuni, era stata la miglior cosa che avesse fatto in vita sua, perché lo zio Giacomo aveva trascorso più della metà dei suoi anni in carcere.
Altri dicevano che non era sicuro che la piccola Flavia restasse troppo tempo  in sua compagnia, perché le vecchie abitudini non muoiono mai, e sarebbero potute riaffiorare anche a distanza di anni. Ma la bambina si fidava ciecamente dello zio Giacomo, e anzi, sembrava quasi adorarlo, di quell'ammirazione tipica che spesso hanno gli adolescenti verso i propri idoli privandoli di tutti i difetti possibili.
Flavia ricorda con un timido sorriso che lo zio cominciava a spazientirsi e ad avere freddo. Da quel punto semi nascosto dal fogliame dove spesso amava nascondersi, perché lì l'acqua era leggermente più tiepida, scrutava lo zio alzare un braccio e farle cenno di tornare.
A malincuore Flavia incominciava a prendere coscienza di quel gesto che poneva fine al suo piccolo incanto, e faceva ritorno con lente bracciate lasciando che l'acqua la cullasse sino alla riva, per poi ritrovarsi qualche istante dopo avvolta da un morbido abbraccio, in quell'accappatoio immenso e così gradevolmente ospitale.
Lo zio Giacomo prendeva a sfregarla dai capelli alla punta dei piedi, mentre il corpo della piccola era scosso da leggeri tremori per il freddo.
"Non dovevi restare là dentro così tanto" l'ammoniva lo zio "Vedrai, domani avrai un terribile raffreddore".
Flavia lo ascoltava senza parlare. Era la stessa frase di sempre, quello stesso tono di sempre che poneva definitivamente fine al rito, a quel lontano, dolce, immacolato ricordo che ancora, a distanza di anni le inondava il cuore d'amore e di nostalgia per il tenero zio Giacomo.
       In un giorno proprio come quello, il rito s'era tramutato in qualcosa di più intimo e segreto, qualcosa che nemmeno il tempo avrebbe saputo tramutare in parole concrete, qualcosa che poteva soltanto essere ascoltato con i battiti incerti del proprio cuore, e di chi l'aveva vissuto così intensamente da rimanerne addirittura stordito.
Quel giorno faceva molto caldo e lo zio l'aveva attesa sul trattore uscendo con un'insolita impazienza dalla casa. Flavia lo udì cantare e scuotere le spalle al ritmo di parole che parevano senza senso.
Ma da quando le canzoni inventate lì per lì, hanno qualche significato?
Soltanto i poeti cercano di dare un senso alle canzoni togliendo inevitabilmente il gusto di librare la fantasia.
Flavia lo raggiunse poco dopo e insieme si avviarono allo stagno.
Per tutto il tempo del viaggio lo zio non aveva smesso di cantare, e di tanto in tanto la sua mano scivolava giù dal cambio e s'intrufolava scherzosamente fra le gambe un po' scostate di Flavia.
All'inizio lei, per nulla turbata di quell'insolita confidenza dello zio,  gli aveva sorriso fissando diritto il suo enorme faccione dalle gote arrossate dal sole, e successivamente, catturata dall'insolita goliardia dell'uomo, anche Flavia aveva preso a cantare e ad accarezzarlo ingenuamente sulla coscia.
Lo zio Giacomo le aveva lanciato un'occhiata dubbiosa, e la sua spensieratezza sembrava averlo abbandonato di colpo.
Poi giunsero allo stagno. Flavia si svestì rapidamente e come sempre, davanti allo zio. Lui ci impiegò qualche minuto ancora, e stranamente ripiegò con cura i vestiti prima di adagiarli sull'erba.
Flavia aveva preso velocemente il largo portandosi al centro dello stagno. L'acqua era piacevolmente tiepida, e la piccola prese a ridere febbrilmente avvinta dalla gioia di quell'attimo a lungo atteso.
A pochi metri da lei, un cerchio d'acqua ribolliva e s'increspava, facendo danzare sulla superficie minuscole bollicine che scoppiettavano silenziose.
Era un branco di piccoli pesci rossi.
Incuriosita la piccola allungò una mano nel centro del bollore, e prese e ridere divertita per il solletico che le procurava nel palmo.
Zio Giacomo le sfiorò la schiena nuda con un dito.
Non lo aveva udito avvicinarsi a lei, ma ebbe l'ispirazione di non voltarsi. Rimase invece ferma al suo posto, immobile con le braccia larghe, distese sull'acqua, perché sapeva che era questo il desiderio dello zio.
Nuovamentre lui le accarezzò la schiena, ma stavolta con l'intera mano dischiusa, poggiando il palmo tra la fessura della sottile spina dorsale.
Le sue dita non sembravano più nodose e rugose, ma sottili e delicate, timorose quasi di violare la sua intimità.
La mano dello zio aveva preso a scendere lenta e continuare ad accarezzarla anche dopo che era sparita sott'acqua.
Era arrivata giù, e Flavia la sentiva ancora timorosa sul suo corpo che all'improvviso le sembrava stesse trasudando calore.
Qualche attimo dopo, percepì il petto villoso dello zio solleticarle la schiena.
Zio Giacomo si era avvicinato a lei, e l'aveva cinta con le mani sui fianchi.
Ancora una volta Flavia restò immobile.
Sapeva che era questo il desiderio dello zio.
Sentì l'intima virilità dell'uomo premerle leggermente contro il sedere, ma nulla accadde in seguito più di ciò che Flavia scoprì della sua femminilità negli anni a venire.
Lo zio Giacomo fu sempre dolce e gentile con lei, lo fu sino alla fine.
Flavia sentì le labbra umide di lui sfiorarle il collo, e baciarla lentamente scivolando sulle spalle. Poi scese ancora, attraversandole la schiena, accogliendo tra le sue labbra i brividi del piacere di Flavia.
Con le mani l'uomo la sospinse in avanti, allontanandola da lui.
Flavia nuotò sino alla riva, senza fermarsi, senza volgersi allo sguardo dello zio. Raggiunse la riva dello stagno e si avvolse il corpo intorpidito nell'accappatoio. Soltanto un brevissimo istante Flavia si voltò, l'attimo in cio suo zio Giacomo prendeva il largo per non fare mai più ritorno.
Era tornata lì, dopo trent'anni, sulla sponda di quello stagno, e aveva rivisto tutto, percepito dentro di sé quell'intimo fremito che lo zio Giacomo le aveva lasciato osservando ancora una volta quel punto lontano dove tutto era accaduto.
C'erano stati altri uomini dopo. Molti amori vissuti e logorati dalla noia.
Flavia era diventata una donna, ma forse lo era sempre stata adulta. Donna.
Questo lo zio Giacomo lo aveva sempre saputo.
Ma i segreti delle donne non vanno mai svelati, e gli uomini che cercano di sapere, si adeguano al silenzio del tempo.

 

 

 
 
cascna macondo

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