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 CAPPUCCETTO ROSSO

di Antonella Ossorio

 
 
 
 
A i margini d'un bosco,
in una casettina,
insieme alla sua mamma
viveva una bambina:

Carlotta Melarancia
Giuditta Saltafosso,
più nota con il nome
di Cappuccetto Rosso.

Infatti sulla testa
portava a tutte l'ore
un grazioso cappuccio
tinto di quel colore.

Ognuno ha le sue fisse,
di ciò non dico un'acca,
ma quella ragazzina
era un bel po' bislacca!

Un bel giorno d'estate,
suonato il mezzodì,
la mamma disse a un tratto:
"Bambina, vieni qui.

Ho messo nel cestino
quarantatré frittelle,
un pollo, una pagnotta,
duecento caramelle,

un tacchino ripieno
e infine una frittata
per la povera nonna
che è sola ed ammalata.


"Morir per la stanchezza
non trovo giudizioso,
per questo ora mi siedo
e un poco mi riposo.

Pensò queste parole,
la nostra Cappuccetto,
di certo consigliata
da qualche diavoletto;

sedette poi bel bella
sotto un ippocastano.
Ma all'improvviso accadde
qualcosa d'assai strano:

si fece il verde bosco
silente ed irreale,
apparve poi dal nulla
un tizio eccezionale:

minaccioso, peloso
dallo sguardo un po’ cupo
ma nemmeno poi tanto,
trattandosi d'un lupo.

"Buonasera" lui disse
con tono assai furbesco,
"il momento è ideale
per prendere del fresco."

Cappuccetto pensò:
"Ma che tipo screanzato,
parlarmi senza prima
essersi presentato!"

Quasi che il lupo avesse
letto nel suo pensiero,
s'inchinò a Cappuccetto
con fare salottiero:

"Mi chiamo Osvaldo Lupo,
son guardia forestale."
"Che strano, avrei giurato
lei fosse un animale!"

rispose Cappuccetto,
ed arrossì confusa,
dicendo sottovoce
parole alla rinfusa.

Ridendo e raccontando
gustose barzellette
passarono i minuti,
si fecero le sette.

Poi disse Cappuccetto:
"Adesso ho proprio fretta:
c'è tanta strada ancora
e nonna che mi aspetta.

Malata e senza cena
sarà triste e depressa."
Fu allora che il furbastro
propose la scommessa:

"Chi primo dalla nonna
giunge a destinazione
vince il resto di nulla,
più la soddisfazione."

"Accetto volentieri!"
rispose la bambina
e con il cuor contento
firmò la sua rovina.

Intanto il lupo Osvaldo,
veloce come un treno,
raggiunse la nonnina
in un battibaleno.

Entrò nella casetta
e senza esitazione
della dolce vecchierella
fece un unico boccone.

S'aggiustò la cuffietta,
gli occhiali e lo scialletto
e attese che arrivasse
l'ignara Cappuccetto.

Passata un' ora disse:
"Mi son dato alla fuga,
ma questa ragazzina
sembra una tartaruga!

Ho corso a più non posso
come un motore turbo;
a prendermela comoda
sarei stato più furbo."

In questa vana attesa
trascorsero due ore
e cresceva in Osvaldo
intanto il malumore.

"Certo sarà perduta,
ferita, forse morta!"
si preoccupava il lupo,
quand'ecco, dalla porta,

qualcuno dette piano
un rapido colpetto.
"Chi è?" domandò il lupo.
"Io sono Cappuccetto!"

"Entra pure, mia piccina,
di certo sarai stanca!"
"Ti confesso, nonnina,
ho il fiato che mi manca ...

ma le tue belle guance
san diventate irsute,
è proprio peggiorato
il tuo stato di salute!"

"Ho solo il mal di testa
e la pressione bassa
ma se mi dai un bacino
scommetto che mi passa."

"Nonnina, la domanda
spero non ti dispiaccia,
perché hai tanti peli
sulle mani e sulle braccia?

E come mai mi guardi
con questo gran cipiglio?
E perché la tua mano
somiglia ad un artiglio?

I tuoi denti, nonnina,
san lunghi ben due spanne,
non te n’avere a male,
ricordano le zanne.

E quegli occhi da folle,
quel nasone schiacciato!”

"Insomma, Cappuccetto,
mi son bell'e stufato!

Cominciamo a chiarire
che io, malgrado tutto,
sarò forse malvagio,
ma non di certo brutto.

E poi le tue domande
mi han proprio innervosito,
e a me l'arrabbiatura
concilia l'appetito."
Dette queste parole,
senza nessun rimorso,
il lupo Cappuccetto
divorò in un sol morso ..

Infine, soddisfatto
del pranzetto abbondante,
di botto Osvaldo cadde
in un sonno pesante.

Se ne stava a ronfare
da numerose ore
quando passò per caso
un baldo cacciatore;

a sparar col fucile
era proprio negato,
ma è facile colpire
un lupo addormentato.

Così il povero Osvaldo
di botto si svegliò
con sulla pancia un buco
grande come un oblò,

da cui vennero fuori,
con finale ad effetto,
un cervo, uno scoiattolo,
la nonna e Cappuccetto.

Quest'ultima che odiava
essere divorata,
al lupo prontamente
dette una gran pedata

che la povera bestia,
assai malconcia e pesta,
in meno di un secondo
spedì nella foresta.

La fiaba a dire il vero,
sia detto per inciso,
prevedeva nel finale
che il lupo fosse ucciso.

Però quel lupo Osvaldo,
sebbene un po' selvatico,
era un tipo gioviale,
tutt' altro che antipatico.

E poi di lupi veri,
sappiamo bene in fondo,
ne son rimasti pochi
in questo nostro mondo;

per questo volentieri
gli salviamo la vita.
E adesso arrivederci,
la favola è finita.

A raccontarne un' altra
sono subito pronto.
M'ascoltate, bambini?
Ricomincia il racconto!
 
 
 
 
 
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