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 ECCO FATTO

di Simon Carmiggelt

da “Il Venditore di aringhe”



         In una bettola della Nieuwendijk un uomo molto anziano viene a sedersi al mio tavolo, indica il mio pacchetto di sigarette con un dito tremolante e fa:
"Posso prenderne una? Ma non la voglio mica per niente. Per niente sorge il sole all'alba. Sarebbe davvero bella che io elemosinassi da qualcuno una sigaretta mentre giro con i soldi in tasca. Monnie nella pokket. Argent dans la pos - tedesco, spagnolo, portoghese, greco - ho tutte le lingue vive e morte in tasca. Ecco fatto.
Ma capiscimi bene - io sono uno avanti negli anni, e se c'è una cosa che mi sta in ùggia, è proprio parlar male della gente. Perché, come è fatta la gente, caro signore? Lei si chiamerà Hendriks. Dico tanto per dire. Ammettiamo che lei si chiami Hendriks. Adesso lei se ne sta qui perbenino e domani la gente dice: “Hai visto Hendriks, ieri? Bla... bla... bla...”. La gente è fatta così. E allora è quando fìnisci male, eh, perché ti tirano per la giacca sempre verso il basso. Mai verso l'alto. Fa' attenzione alle mie parole. In anni passati - ora ne ho ottanta e faccio ancora qualche commissioncina, per il resto mi riposo... ma se lei se ne intende, di tecnica, allora avrei da venderle una bella scatola di compassi a un prezzo che la farà sorridere, ma questa è un'altra faccenda. Ecco fatto. In anni passati, dicevo, quando ero ancora un giovane che nella vita sapeva come districarsi, mi passavano per le mani affari importanti. Ecco fatto.
Che cavolo c'entra tutto questo? Ma ero un personaggio, e venivo considerato come un Dio. Dico, in anni passati, allora bazzicavo nei locali della Kalverstraat con un gruppetto, tutte persone importanti, molti impresari edili e qualche avvocato, insomma, bazzicavo da quelle parti, e un bicchierino di quello forte costava un dubbeltje che corrisponde a dieci centesimi, e se ci facevi le sei e mezza di sera perché avevi da parlare e c'era quella buona atmosfera dello stare insieme che ora non esiste piú - allora il cameriere diceva: “Ho già capito, i signori svernano” e così si ordinava la cena per sette o otto. Ecco fatto. E consumavamo anche tutto, piú tardi, sarà stato verso le otto, ma allora ci mettevamo a tavola. Ecco fatto.

Ma ti volevo dire questo...
Una volta portai una persona con me, uno di Groningen, e quello offre un giro di bevute a tutti, e a un certo punto, poi, deve andarsene. A prendere il treno. Cosa pensa che abbiano detto gli altri? Dicono: “Una persona gioviale, ma cosa fa? Quanto guadagna?”. Mi ha capito bene? Caro signore, una cosa così mi manda in bestia. Perché cosa vuole che me ne freghi di cosa uno fa o di quanto guadagna?  Per anni ho giocato a carte con gente di cui sapevo soltanto che si chiamavano Piet o Jan. Questo mi bastava. Perché io cosa ne so?  Lei, per esempio. Se ora prendo lei per esempio. Lei lavorerà in un ufficio qualsiasi, o in una banca. Oppure lei commercia in qualcosa. Ma che importanza ha tutto questo?  Per quanto mi riguarda lei può anche fare il porta a porta con una scimmietta in collo. Ma non sono forse cavoli suoi, questi? Lei potrebbe essere un imbianchino. O un impresario, benché, se lei mi permette, non mi sembra proprio che ne abbia l'aspetto. Non me ne importa un fico secco. E non glielo chiedo neppure. Me ne sto qui con lei, da essere umano a essere umano. Ho usato una delle sue sigarette e i soldi ce li ho in tasca. Posso pagarla in quattro e quattr'otto. Dritto come un fuso. Non mi garba che poi dicano, guarda quel vecchio, che si mette a elemosinare sigarette dalla gente.
Mia madre era del Zeeland. Ho imparato a tenere la testa alta e ne sono contento. Ma va be'. Forse lei lavora nella ristorazione o ha una qualche funzione nelle assicurazioni sulla vita. Non me ne importa niente. Non glielo chiederò mai. Perché, sa come vanno le cose? Lei dirà, io faccio questo o quello. E i presenti sentono. Cosa capita allora? Pettegolezzi. E ti trascinano in un attimo nel fango, caro signore. Chi ha rispetto per un essere umano? Ma fatemi ridere! Hanno da sparlare di tutto. Prenda me, per esempio. Me ne sto qui a conversare da persona educata con lei. Ma chi sa che non ci sia già della gente che dice che io sono sbronzo. Eccome! Sbronzo, sono sbronzo io?"

Si era rivolto a un uomo anziano seduto al banco.
Questi scosse la testa canuta e, rivolto a me, disse: “Sbronzo? Nemmeno per sogno, signore, quello lì è malato nella testa."

 

 

 

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