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IL CIECO E LA MOGLIE BELLA, di Louise Dickinson Rich PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Venerdì 27 Luglio 2018 10:03

 

 

IL CIECO E LA MOGLIE BELLA

di Louise Dickinson Rich

 

 

           Prima ancora di veder la casa,  Elizabeth ed io sentimmo un batter di martelli. I falegnami erano al lavoro sul tetto e il color oro grezzo del legno nuovo spiccava sul bianco e rosa spumeggiante d'un frutteto trascurato, ma in rigogliosa fioritura. Un uomo e  una donna erano seduti su una catasta di tavole, all'ombra d'un melo.       La nostra auto superò la curva e la donna ci venne incontro, alta e magra con indosso una gonna di lana pesante e un golf.
             La madre di Elizabeth ci aveva pregato di andare a trovare gli Andrews: «Si sentiranno molto soli nella loro nuova casa di campagna, quantunque la signora Andrews mi abbia detto che hanno comprato la fattoria proprio per appartarsi dal mondo».
La madre di Elizabeth era sempre piuttosto vaga. «Saranno contenti di vedere un viso amico benché, come sai, lui sia cieco. Sí, è una cosa molto triste; lo è fin da bambino. Lei lo conobbe in Inghilterra quando fece quel viaggio I5 anni fa. Fu una fortuna per lei, perché nessuno credeva che si sarebbe m'ai sposata. È una gran brava persona, ma d'aspetto cosí insignificante».
Insignificante era la parola adatta per Nancy Andrews.
               Le donne brutte hanno spesso una certa eleganza e un certo fascino, ma Nancy era soltanto insignifìcante, con un viso largo e piatto,  gli occhi smorti, i capelli radi e lisci di colore incerto. Non era neppure disinvolta. Mentre parlava con noi torceva i bottoni del golf  e sorrideva con evidente imbarazzo.
«Oh, certo » disse, dopo che Elizabeth si fu presentata. « Siete la figlia di Betsy Flint. Venite, vi presento Andy ».
         Posso dirvi il cambiamento che avvenne in lei appena fu accanto al cieco; per esempio, quando gli dissi i nostri nomi non aveva piú la voce monotona, ma profonda e sonora. Posso dirvi che ci descrisse a lui minutamente, senza ombra d'imbarazzo; gli descrisse non soltanto i nostri vestiti e il colore dei nostri occhi e dei capelli, ma anche che tipo di persone le sembravano. Posso dire che poggiava le mani sul braccio di lui con gesto fermo e sicuro, e che aveva sulle labbra un sorriso buono e dolce. Ma non posso comunicarvi la  sensazione che avemmo in quel momento: che Nancy Andrews si fosse trasformata   in una donna del tutto diversa, una donna calma e forte, che ci mise immediatamente a nostro agio.
           Elizabeth ed io ci sedemmo sull'erba a parlare con Andrews, mentre Nancy entrò in casa a preparare il tè. «Non è un bel posto questo che abbiamo trovato?» disse Andrews. «Vi ha raccontato Nancy che ieri sera abbiamo visto un daino con due piccoli, laggiú vicino a quel boschetto di aceri? Vedo anch'io, sapete, attraverso gli occhi di Nancy. Senza dubbio vedo meglio che con i miei, perché lei ha piú immaginazione di me. Io non avrei visto che tre daini, ma lei mi ha fatto sentire il loro sgomento nel trovare questo posto, di cui si credevano padroni, occupato da due goffi bestioni a due gambe».
          Poco dopo, Nancy comparve con un vassoio che poggiò sulla tavola accanto al marito. Andrews pose le mani sui bordi del vassoio per orientarsi, e, fatto questo, fu destro quanto noi nel servirsi il tè.
Mi chiedevo come vi riuscisse, finché Elizabeth sollevò il bricco del latte e vidi un circoletto segnato sul vassoio. E poiché Elizabeth posò distrattamente il bricco altrove, Nancy lo rimise sul cerchietto.
Un momento dopo, il cieco allungò la mano e prese il bricco senza esitare.
Tutta la casa di Nancy, come scoprimmo in seguito, era cosí.
Non era fredda, anzi vi si sentiva il calore della vita e dell'affetto, ma non c'era nulla fuori posto che potesse imbarazzare il cieco.
           Ci recammo spesso dagli Andrews quell'estate, cosa strana, se si pensa che erano molto piú vecchi di noi. Ma andar da loro era come andare in un bel luogo vasto e tranquillo, pieno di luce e d'amore.
           Un giorno di settembre Nancy Andrews era ad aspettarci, sola, all'imbocco del vialetto. Ci guardò con i suoi occhi smorti e d'improvviso scoppiò in lacrime. «Vi devo chiedere... »  disse tra i singhiozzi «vi prego, non mi fraintendete... ci fate tanto piacere quando venite, non so dirvi quanto!  Ma devo pregarvi di non tornare piú ».
Aspettamrno che potesse parlare con calma.
Allora ci disse cos'era accaduto.
L'anno prima, Andy aveva cominciato a recuperare la vista.
«I medici dicono  che è un miracolo; non sanno spiegarselo» ci disse. Le avevano consigliato di condurre il cieco in un luogo dove potesse stare in pace e tranquillità durante la grande prova psichica di recuperare la vista. Per questo avevano comprato quella campagna.
«È la cosa piú bella che possa accadere!»  Il viso le si trasfigurò per un istante, poi fu oscurato da un'ombra.
« Ma vedete, Andy crede ch'io sia...  probabilmente mi crede bella». Nascose il viso tra le mani e parlò con voce soffocata «Non posso pensare che mi veda come sono, che mi confronti con... ecco perché non vorrei che tornaste finché non si sarà abituato alla mia bruttezza. Non dovrà passare molto tempo. Può già distinguere vagamente i contorni delle cose. Non sa quale sia l'aspetto delle donne; era bambino quando rimase cieco e non si ricorda nulla. Voi due siete tanto graziose... ».
« Non  dite questo, Nancy » disse Elizabeth. « Se vi faceste pettinare bene e imparaste a truccarvi... Potremmo esservi d'aiuto ».
Nancy Andrews lasciò cadere le mani e disse con dignità: «Care amiche, dite cosí perché siete buone; nulla può rendermi bella ».

           Cosí non rivedemmo gli Andrews per tutto quel lungo inverno; parlavamo spesso di loro, chiedendoci come andassero le cose.
"Dopo tutto"  dicevamo   «è brutta davvero. È inevitabile che Andy resti deluso».
               In primavera ricevemmo con sorpresa un biglietto di Nancy che c'invitava ad un ricevimento. «IN ONORE DI ANDY CHE HA RIACQUISTATO LA VISTA» DICEVA IL BIGLIETTO. «INDOSSATE IL VOSTRO ABITO PIÚ ELEGANTE E FATEVI PIÚ BELLE CHE POTETE».

Che poteva esserle accaduto?

         Non c'erano molti invitati, perché gli Andrews conoscevano poca gente nei ditorni, ma tutte le signore indossavano vivaci abiti primaverili ed erano allegre e graziose. Nancy non aveva mutato pettinatura e non aveva tentato di truccarsi. L'abito di velluto marrone le rendeva il colorito ancora piú smorto, i capelli sbiaditi, la persona piú magra. Ma aveva l'aria felice e disinvolta.
Elizabeth ed io eravamo sedute vicino a Andy e gli facevamo le domande che vien fatto di rivolgere a chi sia stato sempre cieco ed abbia riacquistato la vista: i colori, e le nuvole in cielo, erano come    li aveva immaginati? Non era rimasto incantato dal volo degli uccelli?  
Vedendo Nancy attraversare la sala, Andy si rivolse a noi e disse a bassa voce: «Sapete, credo di essere l'uomo piú fortunato del mondo. V'immaginate un cieco che, per puro istinto, scelga una donna bella come mia moglie? ».
Sobbalzammo e lo guardammo sorprese.
Per fortuna, Andy fissava Nancy attraverso la stanza, con lo sguardo tanto pieno di ammirazione che capimmo come non si fosse accorto affatto della nostra sorpresa.  E d'un tratto vedemmo anche noi ciò che lui vedeva... non il viso piatto e insignificante, gli occhi smorti e i capelli arruffati, ma tutta la dolcezza, la bontà, la dedizione e l'amore che aveva conosciuto per quei quindici anni, prima di vedere il viso della moglie.
Per Andy i lineamenti di Nancy erano l'incarnazione di tutte queste qualità e ai suoi occhi nessun altro viso di donna avrebbe potuto essere piú bello.
Elizabeth ed io ci guardammo, e volgemmo gli occhi sulle altre donne nella stanza.
Non c'era un viso che, in confronto a quello di Nancy, non ci apparisse privo di anima e di bellezza.

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 27 Luglio 2018 10:08 )
 

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