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CACCA D'UCCELLO, di Paul Jennings PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Lunedì 23 Luglio 2018 11:21

 

 

CACCA D'UCCELLO

di Paul Jennings

da “Incredibile!”

 



      Le gemelle sedevano sulla panchina gettando pezzettini del loro pranzo ai gabbiani.
“Non mi piace l'idea di dire una bugia alla nonna,” - disse Tracy. “Non sarebbe giusto. Lei ha avuto cura di noi da quando la mamma e papà sono morti. Saremmo finite in un orfanotrofio, se non fosse stato per lei”.
Gemma sospirò. “Non si tratta di far soffrire la nonna, ma di farle un favore. Se troviamo i rubini di papà potremo venderli per un mucchio di soldi. Poi sistemeremo il Rifugio del Gabbiano e daremo un po' di quattrini anche alla nonna”.
“Perché non vuoi aspettare di compiere diciotto anni? Il testamento di papà dice che il Rifugio del Gabbiano sarà nostro, allora. Potremo persino andarci a vivere, se vuoi”.  rispose Tracy.
Gemma cominciò a innervosirsi. “Te l'ho detto un milione di volte. Mancano ancora tre anni prima che possiamo diventare delle diciotteni, l’ultima persona che si è avventurata fino al Rifugio del Gabbiano ha detto che stava cadendo a pezzi. Se aspettiamo tutto questo tempo la baracca volerà giú dalla scogliera o finirà devastata dai vandali. Cosí non troveremo mai i rubini. Quelli sono nell'interno del Rifugio. Sono sicura che papà li ha nascosti là dentro, prima di morire.”
          Tracy gettò un'altra  crosticina ai gabbiani.
“Be', che cos’hai intenzione di dire alla nonna, allora? ”.
“Le diremo che passeremo la notte al campeggio dei surfisti. Poi andremo al Rifugio del Gabbiano seguendo le scogliere. Se partiremo di buon mattino, potremo arrivare là nel pomeriggio. Passeremo la notte a setacciare la casa in cerca dei rubini. Se li troveremo, la nonna avrà del denaro da mettere in banca e potremo anche mandare degli operai con una barca a riparare il Rifugio del Gabbiano”.
“Ascolta, - disse Tracy a sua sorella - Che cosa ti fa pensare che troveremo quei rubini? Il posto è stato rivoltato da cima a fondo dopo la morte di papà, e non è stato trovato essun rubino”.
“Sì, ma non l'abbiamo frugato noi. Noi conosciamo ogni angolo di quella baracca, e conoscevamo papà: sappiamo come ragionava la sua mente. Possiamo cercarli in posti a cui nessun altro penserebbe. Credo di sapere dove si trovino, comunque. Ho un'idea. Penso che papà li abbia nascosti nel gabbiano impagliato. Ho fatto un sogno su questo”.
“Ehi, hai visto? - strillò Tracy all'improvviso – “Dove va quella crosta?”
“Quale crosta?”
“ Ho gettato una crosta di pane ai gabbbiani ed è svanita”.
“Non dire scemenze, - fece Gemma - L’ha presa uno degli uccelli. Il pane non svanisce cosí”.
          Tracy gettò un'altra briciola in aria. Stava precipitando a terra quando si fermò di colpo come afferrata da una mano invisibile. Dopodiche si levò alta sopra le loro teste, girò e volò lontano. Tutti gli altri gabbiani le svolazzarono dietro, stridendo e litigando mentre se ne andavano.
“Uauh, - strillò Gemma. - Come hai fatto?”.
 “Non ho fatto proprio niente, io, - rispose Tracy lentamente -  “È volata via insieme a qualcosa. Qualcosa che non siamo riuscite a vedere. Qualcosa di invisibile. Forse un uccello”.
Gemma cominciò a ridere. “Un gabbiano fantasma, forse? ”
“Non è divertente come pensi ” disse Tracy. “È un segno. Qualcosa o qualcuno vuole che andiamo al Rifugio del Gabbiano”.
“Forse hai capito male, - rispose Gemma. - Forse qualcosa non vuole che andiamo al Rifugio del Gabbiano”.

         Il vento, improvvisamente, deviò verso sud-est e le ragazze rabbrividirono.
             Due giorni dopo, Tracy e Gemma arrancavano in cima alle scogliere deserte e desolate. Erano appesantite da zaini da escursione e bottiglie d'acqua. Molto piú sotto, l'oceano meridionale si gonfiava e sferzava le rocce. In alto il cielo azzurro era interrotto soltanto da un minuscolo gabbiano bianco, che descriveva lenti giri nell'aria salmastra.
“Quanto manca? - gemette Gemma. - I piedi mi fanno male da morire. Camminiamo da ore”.
“Non è lontano, ormai, - disse Tracy. - Subito dietro il prossimo promontorio. Il vecchio tetto marrone si dovrebbe vedere da un momento all'altro... Ehi. Che cos'è stato?”.  Si tastò i capelli e ne tirò via una poltiglia appiccicosa e biancastra. Poi guardò il gabbiano che volteggiava in alto, nel cielo.  “Brutto vigliacco, - gli gridò. “Guarda qua, Gemma! Quel gabbiano mi ha centrata in pieno con la sua cacca”.
          Gemma si stese sulla china erbosa e cominciò a ridere. “È incredibile, - disse senza fiato. - Ci sono miglia e miglia di scogliere senza anima viva in giro, e quell'uccello deve far cadere il suo sterco proprio sulla tua testa!”
       La sua risata si interruppe di colpo quando qualcosa le cadde nell'occhio. “Ahhhh, mi ha colpita in un occhio. Quello stupido uccello ci sta bombardando”.
             Guardarono in alto e videro che adesso di uccelli ce n'erano quattro o cinque. Volteggiavano sopra di loro. Uno si lanciò in picchiata e sganciò il suo proiettile. Un'altra chiazza bianca colpì Tracy in testa. Gli altri seguirono uno dopo l'altro, lasciando cadere i propri disgustosi scarichi sui capelli delle ragazze. Gemma e Tracy,  proteggendosi le teste con le mani, cominciarono a correre. Si stava radunando un numero di uccelli sempre maggiore: volteggiavano e si tuffavano verso le due figurette in fuga.
Cacche di uccello presero a piovere come pesanti fiocchi di neve.

            Le ragazze proseguirono incespicando. Non c’era alcun rifugio sulle scogliere nude spazzate  dal vento: non c'era scampo alla tempesta che le bersagliava.
            Tracy inciampò e cadde. Le lacrime si fecero strada nel sudiciume bianco che le ricopriva la faccia.
“Forza, - gridò Gemma - Resisti: dobbiamo trovare un riparo”.
        Aiutò sua sorella a rimettersi in piedi ed entrambe procedettero a tentoni in mezzo alla bufera bianca che i gabbiani scatenavano dall'alto, stridendo e turbinando.
        In fine, esauste e accecate, le gemelle crollarono l'una nelle braccia dell'altra. Si rannicchiarono unite e cercarono di proteggersi dagli scrosci di guano riparandosi le teste con gli zaini. Gemma cominciò a tossire. La bianca sostanza le riempiva le orecchie, gli occhi e le narici. Doveva lottare per ogni respiro.
          Poi, rapidamente come era cominciato, l'attacco cessò. Lo stormo si allontanò veloce verso il mare e scomparve all'orizzonte.
           Le ragazze rimasero a terra, ansimanti e singhiozzanti. Ognuna di loro era ricoperta da un bianco strato di sterco d'uccello gocciolante. Finalmente Gemma, con la voce rotta, disse:
“Non posso crederci. Guarda. Siamo ricoperte di cacche d'uccello. È successo davvero? Dove se ne sono andati?”. Guardò preoccupata verso il mare.
“Probabilmente hanno esaurito le munizioni - disse Tracy. - Meglio che raggiungiamo la baracca al piú presto, prima che ritornino”.

            Un'ora dopo le due ragazze arrancavano in vista della baracca. Era posta in alto sopra il mare, pericolosamente appollaiata  sull'orlo  di  una  scogliera  a  strapiombo  sull'oceano sottostante. Il suo sgangherato tetto di lamiera e le pareti di legno marcio si ergevano come a sfidare la potenza dei venti dell'oceano.
             Le ragazze sentirono gli occhi inumidirsi di lacrime.
“Mi ricorda papà, e tutte quelle vacanze che venivamo a passare con lui, qui a pescare”. disse Tracy.
Si soffermarono un istante nel vecchio portico a guardarsi attorno, sopraffatte dai ricordi.
“Cosí non va bene, - disse Gemma, mentre faceva scattare la serratura e spingeva la porta per aprirla. “Puliamoci e mettiamoci subito a cercare quei due rubini”.
 
          All’interno era molto simile a come lo ricordavano. C'erano solo due stanze: una cucina con un vecchio tavolo e tre sedie, delle canne da pesca e delle reti sparse in giro, piú una camera da letto con tre materassi stesi per terra. Nella cucina c'erano un lavandino e anche una vecchia credenza sormontata da un enorme gabbiano impagliato. L’uccello aveva una zampa sola
e una chiazza nera su ogni ala. Pareva fissare il cielo e le onde oltre una delle finestre ammantate di nebbia.
“Sembra quasi vivo, - disse Tracy, rabbrividendo. - Perché papà gli avrà sparato, secondo te? Era contrario a uccidere gli uccelli”.
“Era ferito, - rispose Gemma - Voleva solo che finisse di soffrire. Poi l'ha impagliato e montato su quel sostegno perché era enorme. Diceva che era il gabbiano piú grosso che avesse mai visto”.
“Be', - osservò Tracy. - Sono contenta che sarai tu a cercare i rubini dentro la sua pancia, perché io non ho nessuna intenzione di toccarlo. Non mi piace”.
“Per prima cosa, - disse Gemma, - togliamoci di dosso tutta questa sozzura. Poi cominceremo a cercare i rubini”.
          
         Le due ragazze si ripulirono con dell'acqua di serbatoio, attinta dal rubinetto del lavandino. Poi sedettero al tavolo e ispezionarono il gabbiano impagliato. Gemma gli aprí una piccola fessura nella pancia e ne cavò fuori l'imbottitura con delicatezza. Uno strano silenzio scese nella baracca e attorno a essa, lassú in cima alla scogliera. Non si sentivano piú nem- meno le onde.
           L’aria parve vibrare di silenziosi singhiozzi.
“I rubini non ci sono”  disse Gemma alla fine.    Rimise l'imbottitura nella pancia dell'uccello morto e lo assicurò al suo sostegno.
“Sono contenta che sia finita, - proseguí. - Toccarlo mi faceva un effetto strano, che non mi piaceva”.
       
         Mentre una solitaria oscurità andava avvolgendo la baracca, le ragazze continuarono la loro ricerca dei rubini. Accesero una candela e continuarono a frugare fino a notte fonda, ma senza successo. Alla fine, troppo stanca per proseguire, Tracy srotolò il proprio sacco a pelo e si preparò per dormire. Andò alla finestra a tirare la tenda, ma… gelò…, prima di arrivarci. Un grido lacerante echeggiò nella baracca. “Guarda! - strillò - Guarda!”.
          Le ragazze fissarono atterrite l'enorme gabbiano che si era posato sul davanzale fuori dalla finestra. Le fissava, ammiccando di tanto in tanto con i suoi fieri occhi rossi.
“Posso vedere attraverso il suo corpo, - bisbigliò   Gemma. - Posso vedergli le budella. È trasparente!”.
         L’uccello solitario le fissava con aria supplichevole, in silenzio, quindi si accucciò sulla sua unica zampa e volò via sbattendo le ali nel chiarore lunare.
         Prima che una delle due ragazze riuscisse a parlare, un sommesso ticchettìo prese a risuonare sul tetto di lamiera. Presto il rumore si fece piú forte, finché la baracca fu tutta un terribile, ossessivo tamburello.
“Che tempesta”  esclamò Gemma.
“Non è una tempesta, - rispose Tracy - Sono gli uccelli. Sono ritornati i gabbiani. Stanno bombardando la casa”.
Fissò inorridita lo stormo spettrale che sferzava l'oscurità con una sinistra pioggia bianca.
          Per tutta la notte il tamburellío sul tetto non ebbe sosta. Verso l'alba prese ad attenuarsi, ma non smise un istante. Finalmente le ragazze caddero addormentate, incapaci di tenere aperti per un altro secondo gli occhi esausti.

        Alle dieci del mattino Tracy si svegliò nel buio e accese la lucetta del suo orologio digitale. “Svegliati Gemma, svegliati! - strillò. - Si sta facendo tardi”.
“Non può essere, - rispose Gemma- È ancora buio”.
           La baracca era silenziosa come una tomba. Gemma accese una candela e andò alla finestra. “Non riesco a vedere niente”  disse.
           Tracy apri la porta d'ingresso e lanciò un grido, mentre un'ondata di escrementi di uccello si riversava nella stanza. La sozzura dilagò come una corrente nella cucina.
“Presto, - gridò. - Aiutami a chiudere la porta o affogheremo in questa porcheria!”
Incespicando e gemendo, riuscirono a chiudere la porta e ad arrestare il flusso puzzolente.
“La casa è completamente sepolta, -disse Gemma- E cosí anche noi. Sepolte vive sotto una montagna di cacca di uccello”.
“E nessuno sa che siamo qui”  aggiunse Tracy.
           
     Sedettero angosciate a fissare la candela tremolante. Le finestre erano tutte oscurate dallo sterco che ricopriva la casa.
“Non c'è via di scampo”  gemette Gemma.
“A meno che... - mormorò Tracy, - il camino non sia rimasto libero”. Corse al focolare e guardò su per la cappa.      
“Si vede il cielo, - esclamò. - Possiamo salire dal camino”.

       Dovettero faticare un bel po' per arrampicarsi e salire in cima, ma alla fine, a furia di spinte, le ragazze riuscirono ad appollaiarsi sulla sommità del camino di pietra. Fissavano incredule la casa, sepolta sotto una bianca montagna di sterco d'uccello. Il camino era l'unico indizio della presenza di un edificio sotto quel letame.
“Guarda, - disse Gemma, tendendo una mano - Il gabbiano trasparente!”.
        Se ne stava solitario sulla scogliera desolata, fissando impassibile le gemelle tremebonde.

“Vuole qualcosa”  aggiunse piano Gemma.
“E io so che cosa, - disse Tracy. - Aspetta qui”.
        Si calò di nuovo con cautela lungo il camino e ne riemerse molto dopo con il gabbiano impagliato.
“Osservalo con attenzione, quel gabbiano fantasma, - ansimò Tracy - Ha una zampa sola. E ha delle macchie nere sulle ali. E guarda quant'è grosso. È questo stesso uccello”.
Sollevò  il gabbiano impagliato. “È il fantasma di questo gabbiano impagliato. Rivuole indietro il suo corpo. Non gli va di restarsene impagliato nell'interno di una casa. Vuole essere restituito alla natura”.
“Okay, - gridò Gemma al gabbiano che le fissava. - Puoi averlo, noi non lo vogliamo. Ma prima dobbiamo scendere di qui”.
         
          Le due ragazze scivolarono, nuotarono e slittarono per farsi strada verso il fondo di quella montagna appiccicosa. Poi, come bianchi spiriti maleodoranti, le sorelle si portarono sull'orlo della scogliera reggendo l'uccello impagliato. Il gabbiano fantasma le fissava in attesa.
           Tracy tolse il gabbiano impagliato dal sostegno e lo lanciò dalla scogliera, nell'aria che una volta l'uccello aveva amato e in cui era vissuto. Le sue ali si aprirono nella brezza ed ecco, prese a roteare dolcemente, come un aliante, e dopo molti giri si abbatté su uno scoglio tra i tumultuosi flutti sottostanti.
Il gabbiano fantasma si levò lentamente e lo seguì in volo verso il basso, fino a posarsi sopra l'immobile cadavere impagliato.
“Guarda, - sussurrò Tracy inorridita. - il gabbiano fantasma sta beccando quello impagliato. Gli sta beccando la testa!”.
          Un'onda spazzò lo scoglio e il gabbiano impagliato svaní tra la spuma. Il gabbiano fantasma volò nella brezza e si portò in alto, sopra le teste delle ragazze.
“Ci sta bombardando! - gridò Gemma riparandosi la testa con le mani.

          Due piccole forme precipitarono a terra accanto a loro.
“Sono gli occhi del gabbiano impagliato” - disse Tracy con voce roca.
“No, ti sbagli, - rispose Gemma. - Sono i rubini del babbo!”.
          Rimasero ammutolite e confuse, fissando le due gemme rosse che giacevano ai loro piedi.
Tracy guardò in alto. “Grazie, gabbiano fantasma” gridò.
Ma l'uccello era sparito e le parole della ragazza caddero nel vuoto, verso il mare sottostante.

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 27 Luglio 2018 03:17 )
 

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