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IL SALE NELL’ACQUA CHE BOLLE, di Marina Mizzau PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Domenica 15 Luglio 2018 04:38

 

 

IL SALE NELL’ACQUA CHE BOLLE

di Marina Mizzau

tratto dalla rivista “Il Racconto” n° 2 – Crocetti Editore





         “Il sale negli spaghetti va messo nell' acqua fredda” diceva una delle due donne, quella meno giovane.
La cassiera dalla sua posizione sentiva tutte le cose che avvenivano ai tavoli. Non che le piacesse ascoltare, ma non poteva farne a meno, perché il ristorante era piccolo e almeno due dei tavoli erano vicinissimi alla cassa, che per di più era quasi nascosta da un paravento; non nascosta al punto che gli avventori non sapessero della sua presenza, ma abbastanza perché si dimenticassero di saperlo e non avessero la sensazione di essere ascoltati.
Lei dunque non poteva fare a meno di sentire, e questa era la sua disgrazia, perché non le piacevano le lotte, e d'altra parte, dopo tante esperienze, non poteva più cercare di convincersi che no, non c'era altro al di là delle piccole cose dette e che, una volta che quelle persone fossero uscite di lì, non sarebbe rimasta traccia di niente.
         Quella sera il tavolo più vicino era occupato da tre persone, due donne e un uomo.
"No, va messo quando sta per bollire, così accelera l'ebollizione", ribatte la più giovane, piuttosto contenta, sembrava, di dare il suo contributo, sia pure oppositivo, alla conversazione. Contenta solo di questo, sperava la cassiera, e forse per questa volta davvero avrebbe potuto scordarsi di quello che sentiva. Ma la tregua fu brevissima.
" Ma no, non lo accelera, anzi lo rallenta " ribadì l' altra. E a questo punto già si capiva che erano in gioco altri obiettivi oltre a quello di collaborare alla conversazione.
"Ma sì, lo accelera, ha ragione lei " disse l'uomo con il tono di confermare una verità sempre saputa, ma mai detta, e che solo adesso era venuto il momento di dire. La donna meno giovane guardò l'uomo con aria sospetta, e affinché l'aria sospetta venisse colta la sottolineò con una leggerissima risata.
"Ma se tu l'hai sempre messo nell ' acqua fredda" disse. "lo? Oh, sì, può darsi, non me ne ricordo".
C'è una sfumatura di sufficienza nella voce dell'uomo, come a indicare l'irrilevanza dell'empirìa di fronte all' universale, o come se già fosse annoiato della discussione e volesse chiuderla.
"Comunque" aggiunge "ha ragione lei; il sale messo nell'acqua calda aumenta il bollore".
"Lo aumenta se già bolle, ma non lo fa bollire se non bolle" dice la donna meno giovane, sottolineando la differenza con tono pazientemente didascalico, come di chi finge di credere di non essersi fatta capire, piuttosto che ammettere l'enormità che l'altro voglia realmente sostenere ciò che sostiene.
"Ti assicuro, il sale accelera l'ebollizione" dice la donna più giovane in tono altrettanto pacato, come se dovesse convincere una bambina testarda, o come se a sua volta volesse far finta di non credere alla sincerità della convinzione dell' altra.
"Noi, il sale lo mettiamo sempre nell' acqua fredda ".
La voce della donna meno giovane ha adesso una sfumatura di sfida. Dice "noi" accompagnando la fusione pronominale con un cenno della testa rivolto a lui, e lo dice senza guardarlo, guardando l'altra.
Non chiede consenso a lui, chiede a lei di prendere atto dei fatti.
"Va bene, d'accordo, come vuoi" dice la donna più giovane "Come volete" rettifica.
Ma ha dato un'occhiata a lui. Certamente l'ha fatto.
L' altra donna, almeno, sa che l' ha fatto, anche se non lo sta guardando.
Non era un sospetto infondato, allora.
Adesso infatti è chiaro che quel che si temeva è successo. La rivendicazione dell'unità da parte della donna meno giovane, non ha fatto altro che provocare una catastrofica alleanza. Due flussi di intenzioni, opposte alle sue, vanno nella stessa direzione, si cercano, si fondono, fanno muro contro di lei.
Si sono accordati per cedere, adesso. Ma non sono pari, non si faccia illusioni, povera ingenua, pensa davvero che lui pensi che il sale si mette quando l'acqua sta per bollire? Non si è resa conto che ha solo approfittato dell'occasione? Ma del resto, anche se è così, se lui è in malafede, che vantaggio se ne può trarre?
"Dio, quella tavolata di studenti. Sentite le stronzate che dicono. Sta proprio tornando di moda la goliardia "
L' uomo evidentemente sta cercando una zona franca, un terreno su cui l' unità sia inevitabile.
La recriminazione: è la cosa più facile.
Ma è troppo facile. Lei, la donna meno giovane, non può accettare.
"Perche no?" dice. "In fondo si divertono. Non fanno niente di male".
Deve vedere fin dove si può arrivare, offrirsi come bersaglio.
"Cosa ti salta in testa?" dice la donna più giovane.
"Ti ha colpito il riflusso".
"Ma lascia stare", dice l'uomo nervosamente "non vedi che sta scherzando?".
Un'offerta di scampo, o un minaccioso ordine di ritirata; qualunque cosa sia, lei, la donna meno giovane, non può accettare
"Appunto" dice "sto scherzando; come loro, i goliardi, e fanno benissimo".
Evidentemente l'uomo pensa che sia il caso di seguirla, da qualsiasi parte vada. "Non c'è niente di male a divertirsi" dice in tono recitante.
Così sono aperte tutte le possibilità, compresa quella che lei accetti il gioco, lo riconosca e lo faccia suo, addirittura che si crei, su questa base di scambi imparziali di ironia e autoironia, una solidarietà tra loro due. Soprattutto se l' altra, la più giovane, non si sintonizza, come infatti avviene.
"Ma siete matti" dice "altro che riflusso".
La donna meno giovane tace. Evidentemente è incerta. Accogliere la proposta di alleanza offerta da lui? Dichiarare che sì, scherzava. Rinunciare all'opposizione, inglobare anche l'altra nell'unità ricostituita. Oddio, se lo facesse. Basterebbe che ridesse. Ride, infatti.     
Ma che riso è? Amaro, indulgente, sarcastico?
No, la cassiera non riesce a capire e non può lasciarli così, loro non possono lasciarla così, deve capire, loro devono capire che lei deve capire.
Ormai hanno chiesto il conto e stanno alzandosi.
Se ne vanno.
Come sempre, non si è risolto niente.
Sarebbe bello, per questa sera, non sentire altro, non sapere altro. Ma già il silenzio che si è fatto al primo tavolo lascia emergere le voci del secondo.
Sono due coppie.
"Da quando in qua metti il formaggio nel minestrone? " dice uno degli uomini.
"Perche? Mi piace" risponde una delle donne.
"Ci sta bene, infatti " solidarizza l' altro uomo.
"Ma se tu non ce lo metti mai" dice l'altra donna.

 

 

 

 

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