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All'ombra dello Zen, di Grazia Valente PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Lunedì 18 Giugno 2018 07:53

 

 

ALL'OMBRA DELLO ZEN

microracconti

di Grazia Valente


La maggior parte di  questi microracconti è stata ispirata dal libro “101 Storie Zen”. Non si tratta di una rivisitazione parodistica, è importante  precisarlo. Al contrario, è – o vorrebbe essere – un omaggio alla saggezza venata di umorismo del popolo giapponese.
(Torino, Febbraio 2018)

 

 

 

 1. Yoshu e il fidanzamento

Yoshu all’età di diciassette anni usciva con una ragazza occidentale, Miriam, che presentava a tutti come la sua fidanzata.
Un giorno Miriam gli chiese:
perché mi presenti come la tua fidanzata? Noi non siamo fidanzati.
Mi piace rispettare le usanze occidentali. Mi pare che da voi si usi il termine “fidanzata” per indicare la ragazza con cui si esce.
Veramente  è un termine un po’ fuori moda, perché è considerato troppo impegnativo. Da noi si è fidanzati quando il ragazzo regala l’anello di fidanzamento alla ragazza e decidono di sposarsi.
Ah – disse Yoshu impallidendo.  Ma che cosa succede se il ragazzo cambia idea?
Anche la ragazza può cambiare idea, ma non succede niente di grave. . Si rompe il fidanzamento, lei restituisce l’anello e le famiglie non si parlano più.
Yoshu rimase pensieroso,  poi disse:
io vorrei fidanzarmi con te anche subito,  ma sono troppo giovane e sto ancora studiando. Che cosa potrei offrirti?
Oh – disse lei – non preoccuparti. I miei capiranno.





2.  La zuppa di lenticchie

Tosui era nella sua cucina e stava cucinando una zuppa di lenticchie. Il profumo arrivava fino alla casa del suo anziano vicino, Subhuti,  che ne era ghiotto ma non osava chiederne una scodella. Così il vicino uscì nel cortile e si mise a gridare: al ladro! Al ladro!
Tosui spense la fiamma sotto la pentola e uscì a vedere che cosa stava succedendo. Subhuti con il bastone indicava un angolo della strada e gridava: è scappato da quella parte! Presto, corri!
Tosui era ancora abbastanza giovane e si mise a inseguire il ladro per un tratto, poi incominciò a sentirsi mancare il fiato e ritornò indietro.
Oh, mi dispiace di averti fatto correre, mi sono spaventato nel vedere un estraneo fuori della mia cucina con una faccia poco rassicurante,  senza contare che  nella confusione ho fatto bruciare la mia zuppa di verdure e adesso non ho niente da mangiare, mentì il vicino.
Non preoccuparti, disse Tosui, stavo proprio preparando una zuppa di lenticchie e te ne darò volentieri una scodella.
Sei troppo buono, ti ringrazio di cuore – disse Subhuti.
Mentre tornava alla sua cucina Tosui pensò fra sé: però in quella casa non si sentiva odore di bruciato …




 
3.  L’equivoco


Gisho era rimasta vedova da poco. Un giorno si recò a farle visita Hoshin, un vecchio amico di famiglia. Nel ricordare il marito scomparso Gisho si commosse e incominciò a piangere. Hoshin le cinse allora delicatamente le spalle con il braccio e inavvertitamente le sfiorò un ginocchio con il suo. A quel contatto Gisho si allontanò bruscamente  e gli gridò: non avresti osato comportarti così, se lui fosse ancora vivo!

 

 

 

 
4.  Il tempio dei pensieri dormienti

Un tempio nella provincia di Tamba  stava cadendo in rovina, ma i monaci che lo abitavano erano poveri e non avevano il denaro necessario a fare i lavori.
Un giorno si presentò alla porta un ricco produttore cinematografico che si offrì di restaurare il tempio a condizione che i monaci lo mettessero a sua disposizione per il tempo necessario a girare un film. Il monaco più anziano chiese il titolo del film e si riservò di dare una risposta dopo una settimana.
Trascorsa la settimana il produttore si recò nuovamente al tempio, ma il monaco, nel ringraziarlo per l’onore di essere stati scelti come set cinematografico, spiegò che la notizia che nel loro tempio si sarebbe girato il film “Il tempio dei pensieri dormienti” si era sparsa in tutta la provincia ed erano venuti a visitarlo moltissimi pellegrini,  mentre arrivavano le prenotazioni anche per le settimane successive, con laute offerte che avrebbero permesso ai monaci di eseguire i lavori.
Di fronte al disappunto del produttore il monaco  suggerì il nome di un altro tempio, ugualmente in rovina, poco distante. E sorridendo si offrì di accompagnarlo.

 


 
5.  Eshun e le foglie del tè

La giovane Eshun era preoccupata di non avere ancora trovato marito e decise di consultare le foglie del tè per conoscere il suo destino.
Mentre scrutava il fondo della tazza sperando di trovarvi il segno dell’anello,  simbolo di matrimonio imminente,   bussarono alla porta e quando aprì le si presentò un bel giovane che teneva in mano il cappello.  Eshun gli chiese che cosa volesse e lui, dopo aver dato un’occhiata alla tazza del tè sul tavolo,  rispose di averla notata alla festa di matrimonio di Dairyo e di esserne rimasto colpito.
Io non sono stata a nessuna festa di matrimonio, disse Eshun, e non conosco nessun Dairyo. E comunque, come mi hai trovata?
Mi ha guidato il tuo profumo, disse lui sornione.
Ma io non uso nessun profumo,  rispose Eshun.
Il giovane allora la abbracciò e le porse la camelia, simbolo d’amore eterno,  che aveva tenuta nascosta sotto il cappello
Smettila di consultare le foglie del tè, le disse, sono io l’amore che aspettavi. Sarai mia sposa.
Di fronte allo stupore della ragazza spiegò che quello dell’incontro alla festa di matrimonio era un espediente per capire se la ragazza era sincera. Infatti, tutte le volte che si era presentato  in questo modo,  le altre ragazze avevano finto di ricordare, per accalappiarlo.

 

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 18 Giugno 2018 08:14 )
 

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