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lettere e parole SUL&DAL carcere PDF Stampa E-mail
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News - News
Scritto da Tartamella   
Lunedì 27 Maggio 2019 07:15

 

bilancia giustizia

SUL & DAL

lettere e parole SUL & DAL  carcere

 

in queste pagine articoli, riflessioni, analisi, poesie e racconti, testi vari che trattano del carcere, del diritto, della giustizia, della legalità. Contributi di detenuti, giudici, avvocati, intellettuali, cittadini qualunque...    

 
  
ERGASTOLO: SENZA SPERANZA L’UOMO PERDE LA SUA UMANITÀ
di Carmelo Musumeci
 
“Perché si limitano a tenerci vivi? Non abbiamo neppure un filo di speranza a cui appoggiarci. A stare in carcere senza sapere quando finisce la tua pena, ci vuole tanto, troppo, coraggio. Non si può essere colpevoli, cattivi e puniti per sempre. Nessuna condanna dovrebbe essere priva di speranza e di perdono. L’ergastolano se vuole vivere più serenamente deve sperare di morire prima del tempo.” (Dal libro “Nato colpevole” di Carmelo Musumeci, pubblicato e distribuito da Amazon)

Da tanti anni sono un attivista per l’abolizione della pena dell’ergastolo, e del carcere, come solo luogo per espiare la pena.

“Antonio Cianci, l’ergastolano 60enne che tra il ‘74 e il ‘79 uccise un metronotte e 3 carabinieri, venerdì scorso, in permesso premio, ha tentato di ammazzare un anziano per rapinarlo, all’ospedale San Raffaele.” Quando accadono fatti di sangue come questo mi cadono le braccia e il cuore per terra perché immagino le reazioni di chi legge. Innanzitutto trasmetto tutta la mia solidarietà alla vittima dell'aggressione, ma subito dopo mi domando cosa ci stava a fare Cianci ancora in carcere, da 40 anni, per un reato commesso quando aveva 20 anni. E perché allora dicono che in Italia l’ergastolo non lo sconta nessuno?

Bisognerebbe riflettere anche sul fatto che con lui, e con la maggioranza di chi ci finisce dentro, il carcere non funziona e che il 70% dei detenuti che escono ritornano dentro.  La verità è semplice: il carcere, così com’è, non è la medicina ma, anzi, è la malattia.

Non voglio, nel modo più assoluto, cercare o trovare delle attenuanti ad Antonio Cianci, ma so che in ognuno di noi c’è il bene e il male e purtroppo, nella stragrande maggioranza dei casi, un carcere cattivo e fuorilegge e una pena che non finisce mai tirano fuori il peggio delle persone.

Ho conosciuto Antonio Cianci negli anni ’80 e nel gergo carcerario fra noi detenuti si diceva che “quello con la testa non ci stava”, ma si comportava bene perché aveva imparato la lezione che al "sistema" non interessa che tu diventi bravo, ma solo che fai il bravo, anche perché se diventi davvero “buono” crei problemi all’istituzione. Una persona buona, infatti, difficilmente riesce a sopportare le ingiustizie del carcere, fatte su di sé e soprattutto sugli altri compagni.

Penso che prima del detenuto bisognerebbe educare il carcere all’umanità e alla legalità. Tutti sanno che il sistema carcerario è fuorilegge: istituti sovraffollati, fatiscenti e invivibili, condizioni igieniche sanitarie da terzo mondo, suicidi, morti sospette, ecc... Tutti sanno che il carcere è il posto più illegale di qualsiasi altro luogo, ma nessuno fa nulla. Ormai solo i delinquenti, o ex delinquenti, credono e si appellano alla legge, probabilmente perché è difficile accettare di essere in carcere per non aver rispettato la legge e poi dentro vedere che lo Stato e gli uomini dello Stato fanno peggio. Quei pochi detenuti che hanno il coraggio di rivolgersi al Magistrato di Sorveglianza (e questo coraggio lo pagano caro, ne so qualcosa io) spesso vengono additati ed emarginati dalle stesse istituzioni. Allora che fare per portare il carcere alla legalità? Bisogna educare i nostri politici al rispetto della legge (ovviamente senza sbatterli in carcere perché non c’è posto). E dato che nei 207 carceri italiani quasi nessuno rispetta le leggi internazionali, i trattati, le convenzioni europee, la nostra Costituzione, le leggi nazionali e il regolamento di esecuzione dello Ordinamento Penitenziario, denunciamo il carcere.

Tutti coloro che affermano di avere a cuore la legalità in carcere, compresi i detenuti, polizia penitenziaria, politici e quei parlamentari che una volta ogni mai visitano le carceri, denuncino pure alla Procura della Repubblica tutto quello che vedono e che accade nelle carceri in Italia.

Insomma, non solo con le parole, ma denunciamo il carcere con i fatti! Denunciamo che il carcere è un po’ di tutto fuorché un carcere, denunciamo che è un luogo crudele che gli uomini hanno creato e mal governano e che fa diventare i prigionieri più cattivi di quando sono entrati.


Per l’Associazione Liberarsi, Carmelo Musumeci

Novembre 2019

 
 
 
8 SETTEMBRE 2019
LETTERA APERTA
DEI DETENUTI DI SALUZZO ALLA CITTADINANZA
un gruppo di detenuti del carcere di Saluzzo ha deciso di scrivere ogni anno,
a ridosso dell’8 settembre,
una lettera aperta alla cittadinanza
 

alla cortese attenzione della cittadinanza,
alle testate giornalistiche, ai giornalisti, alle radio,

alle televisioni, alle fanzine, ai social network,
a coloro che hanno un profilo Face-Book o Twitter,

a tutti coloro che, in qualsivoglia maniera,
hanno l’opportunità di diffondere una lettera



A distanza di un anno eccoci di nuovo a mantenere la promessa di scrivere una lettera aperta a ridosso dell’8 settembre, giorno in cui in ogni parte d’Italia si commemorano e festeggiano l’Armistizio e la Resistenza e, quest’anno, anche il giorno in cui è nato (6 settembre) lo scrittore Andrea Camilleri che ci ha lasciati per sempre lo scorso luglio.
Simbolicamente ci è sembrata una data appropriata, in quanto siamo persone che vogliono conquistarsi nuovi strumenti di comunicazione, dalla parola, alla cultura, all’istruzione.
La lettera del 2018, grazie all’Associazione di Promozione Sociale “Cascina Macondo” che ancora una volta ci supporta, e grazie ad alcune testate giornalistiche che l’avevano pubblicata, ci hanno dato un grande stimolo.  
Il gruppo non è più lo stesso: qualcuno è tornato in libertà, qualcuno è stato trasferito, nessuno per fortuna è morto di cancro, altri nuovi detenuti si sono aggiunti. Quello che è rimasto invariato è il desiderio di comunicare con il mondo libero e la volontà di poter essere una risorsa utile a qualcuno.
Noi siamo giustamente detenuti per aver violato le leggi degli uomini e stiamo scontando le pene per i nostri reati, ma ci piacerebbe condividere una riflessione con il mondo libero.
Sappiamo bene cosa significa la demolizione dell’identità e conosciamo la durezza del ricominciare da zero, da soli, con l’aiuto soltanto di chi il carcere lo frequenta: volontari, professori, studenti, cooperative sociali, che riescono infine a vedere oltre.
La nostra piccola voce dagli abissi del carcere, preclusa a tutti i moderni strumenti di comunicazione, dai “like” agli “emoticon”, ricorre ancora una volta alla carta e alla penna per fare arrivare un pensiero al di là delle mura. Anche noi siamo uno spicchio di quella stessa cittadinanza di cui tutti facciamo parte. Un mondo migliore non solo lo desiderano coloro che vivono liberi, ma anche coloro che vivono rinchiusi.  Vorremmo poter dire, soprattutto ai giovani, quanto sia importante erigere solide basi interiori, fatte di conoscenza, di consapevolezza, di empatia e di capacità dialogica col prossimo. Costruite qualcosa, dentro di voi, che nessuno possa portarvi via e che non possa essere distrutto né da una crisi economica, né da uno stravolgimento sociale e politico, né da cattive compagnie fuorvianti e aggressive. Coltivate l’amore di chi vi conosce e agevolate il formarsi di quello degli altri, perché può succedere che vi resti solo quello, di tutti i beni e di tutte le condizioni favorevoli che vi sembrava di poter controllare.
Per voi la vita scorre così in fretta tra lavoro e scuola dei ragazzi. Vi sembra che il tempo non vi basti mai. Per noi detenuti ogni occasione è buona per vestire il ruolo di “risorsa”.
Ringraziamo coloro che hanno voluto accogliere questa lettera, dedicandoci lo spazio che hanno ritenuto opportuno concederci.


8 settembre 2019  - Carcere di Reclusione “Rodolfo Morandi” – Saluzzo


Ally Said Mhando, Antonio Fiorentino, Carmine Cascio, Dino,
Domenico Palazzolo, Emilio Toscani, Gian Luca Landonio, Giuseppe Sanfilippo,
Ibrahim Mosabal, Matteo Mazzei, Maurizio Tripodi, Roberto Agnello

 

lettera

 

 
DOLCE SONNO, haibun di Gian Luca Landonio
(progetto 2019 Cascina Macondo
"Sulle Orme di Basho-le declinazioni del viaggio")

Nel dormiveglia non me ne rendo conto. Le grida di mia moglie seduta sul letto al mio fianco mi fanno capire che è tutto concreto, sono a casa mia, nel mio letto.
Mi dice di chiamare l’ostetrica, perché le si sono rotte le acque.

 
(progetto 2019 Cascina Macondo
"Sulle Orme di Basho-le declinazioni del viaggio")

Ciao. Sono uno sgabello. Di legno. Come quello che ogni detenuto ha in dotazione nelle carceri. Adesso sono un pezzo di legno morto, ma una volta facevo parte di un bellissimo larice. Ero il terzo ramo a destra, partendo dal basso. Poi, all’improvviso, un fulmine ha bruciato il mio larice e lo scheletro annerito è stato portato in segheria...
 
 
(progetto 2019 Cascina Macondo
"Sulle Orme di Basho-le declinazioni del viaggio")

L’arancino per i siciliani è una palla di riso con ragù, piselli, prosciutto cotto. È croccante fuori e morbido dentro ed è una bontà.
A partire dall’alto medioevo e dal mondo Arabo l’arancino ne ha fatta di strada!...

 

SCIOPERO DELLA FAME NEL CARCERE DELL’AQUILA
SOLIDARIETÀ A SILVIA E ANNA, di Carmelo Musumeci

Dal mio diario dal carcere: “Nel pomeriggio dalle finestre abbiamo sentito la solidarietà colorita e festosa degli anarchici e anarchiche fuori dal muro di cinta.
Loro arrivano sempre prima di tutti e ci hanno riscaldato il cuore.
La mia cella è lontana dal muro di cinta e io non ho potuto sentirli, ma i miei compagni dell’altro lato mi hanno detto che scandivano il mio nome e mi sono commosso.
”...

 

ELOQUENTI COINCIDENZE, di Emilio Toscani
Qualche volta mi imbatto in casualità che mi colpiscono.
Dall’inizio dell’anno, ci sono stati circa 55 femminicidi e, macabra ironia delle coincidenze, circa 55 suicidi  in carcere. I morti, in tutto circa 110, sono nella medesima condizione, appunto, di morti, cioè senza più vita...

 

IL BIMBO MARRONCINO, di Alì Mhando
15 anni fa ho provato a spiegare a mio figlio che siamo uguali.
Spero che abbia capito, perché un giorno, mentre lo accompagnavo all’asilo mi ha detto: “Papà, io non sono nero, sono marroncino”...

 

UN NUOVO NEMICO IN AGGUATO, di Emilio Toscani
In questi ultimi tempi, ho dovuto affrontare una nuova insidia che, per la prima volta, ha fatto la sua comparsa nella mia vita. Improvvisamente, senza segni premonitori, mi sento in balia di una profonda stanchezza. E’ una stanchezza mentale, non fisica, e non scompare con una bella dormita...

 

TREDICI per VENTIQUATTRO, di Emilio Toscani
Ieri sera, alle 9, ero solo nella mia cella e guardavo un film.
Come sempre, dopo le 21, il blindo è chiuso. Per i non addetti, il blindo è la porta esterna della cella ed è costituita da una lastra di metallo pieno che sigilla completamente l’apertura, lasciando un piccolo rettangolino di 13 x 24 centimetri, unico varco tra noi e il mondo...

 

IMMUTABILE NELLO SPAZIO E NEL TEMPO, di Emilio Toscani
Alcuni giorni fa, come tutti sapete, due bambini sono stati uccisi dalla loro mamma, detenuta in carcere, a Roma. Indignazione e raccapriccio collettivo, dichiarazioni roboanti, presa di posizione immediata del Ministro Bonafede, con tanto di sospensione dei vertici di Rebibbia e corale condanna di questa vergogna...

 

L'INDECENTE GUARDARSI NEGLI OCCHI, di Francesca de Carolis
Gatto Randagio riparte dai suoi incontri in carcere per parlarci di un’abitudine che fuori abbiamo perso: guardarci negli occhi. Forse è per questo che dopo il colloquio con persona detenuta gli prende un sottile giramento di testa...

 

 

8 SETTEMBRE 2018
LETTERA APERTA
DEI DETENUTI DI SALUZZO ALLA CITTADINANZA
un gruppo di detenuti del carcere di Saluzzo ha deciso di scrivere ogni anno,
a ridosso dell’8 settembre,
una lettera aperta alla cittadinanza

Siamo un gruppo di detenuti del carcere Rodolfo Morandi di Saluzzo, che ha deciso di prendersi l’impegno di inviare ogni anno ai giornali, a ridosso dell’8 settembre, una lettera aperta alla cittadinanza.
Così com’è difficile mantenere la propria parola fuori dal carcere, doppiamente difficile lo è per noi, poiché nel corso di un anno molte sono le cose che possono accadere: qualcuno di noi potrebbe essere stato trasferito in un altro carcere o agli arresti domiciliari; qualcuno potrebbe nel frattempo essere morto di cancro; altri, finito di scontare la propria pena, potrebbero già essere tornati in libertà.
Ma faremo di tutto per essere fedeli a questo impegno; e sarà sufficiente che almeno due testate giornalistiche pubblichino la nostra lettera per poter dimostrare di aver mantenuto la promessa. Possiamo contare su Cascina Macondo, l’associazione di Promozione Sociale che da anni ci tiene impegnati con interessanti progetti e laboratori, e sarà sufficiente che un’altra sola testata, una rivista, un telegiornale, una fanzine, un blog, una pagina facebook, una sola, dia spazio a queste nostre parole.

Ringraziamo sinceramente coloro che avranno voluto accoglierci.

Ci teniamo a precisare che non parliamo a nome di tutti i detenuti del carcere di Saluzzo, e nemmeno a nome di tutti i detenuti delle carceri italiane.
Così come è vero che fuori dalle mura, tra voi uomini liberi, ci sono mille teste e mille opinioni, altrettanto vero lo è per noi. Quindi parliamo a nostro nome, anche se supponiamo che molti potrebbero condividere i contenuti di questa lettera e le nostre intenzioni.

Potevamo scegliere, come periodo simbolico, i giorni a ridosso del Primo Maggio, festa dei lavoratori, in quanto ci piace pensare che, pur se ristretti, vorremo vestire il ruolo di “lavoratori per la riconciliazione”.
Abbiamo invece scelto l’8 settembre, ricorrenza della nascita della Beata Vergine Maria, ma soprattutto giorno dell’armistizio e inizio della Resistenza.
Simbolicamente ci è sembrato più appropriato, in quanto siamo detenuti che pacificamente vogliono conquistarsi nuovi strumenti: la parola, la filosofia, il diritto, la cultura, il dovere, l’istruzione. 
Ma fin qui è solo premessa.
Perché scrivere una lettera aperta alla cittadinanza?

Semplicemente per esprimere a tutti voi che vivete al di là delle mura, donne e uomini liberi, un pensiero che abbiamo fatto nostro in questi anni di detenzione, di silenzio, di riflessioni. Un pensiero che vuole essere un consiglio soprattutto rivolto ai giovani, il seguente: “non fatevi mai giustizia da soli”.
Ecco, ci tenevamo a dirlo che occorre resistere con ogni mezzo alla tentazione di farsi giustizia da soli. È l’errore che molti di noi hanno commesso.

Ci teniamo ad affermare questo principio di cui ora siamo davvero consapevoli. 

Malgrado a volte lo Stato e le Istituzioni siano assenti, spesso latitanti, a volte ottuse e impietose, a volte arroganti e prepotenti quanto lo siamo stati noi in passato, malgrado questo, profondamente sentiamo di poter affermare: “non fatevi mai giustizia da soli, perché potreste scoprire un giorno che quella non era giustizia”.
Noi abbiamo sbagliato e stiamo scontando la nostra pena.

A coloro che ancora non hanno sbagliato,
a coloro che sono giunti al confine con l’errore,
a coloro che pensano che non sbaglieranno mai,
auguriamo di prendere in considerazione l’idea che noi, e la nostra esperienza, possiamo essere una risorsa e non un rifiuto.
E che anche noi siamo uno spicchio di quella stessa cittadinanza di cui tutti facciamo parte.
E che un mondo migliore non solo lo desiderano coloro che vivono liberi, ma anche coloro che vivono rinchiusi tra le mura di un carcere.

 

Con la speranza di essere di nuovo accolti qui l’anno prossimo

ringraziamo per lo spazio che ci è stato concesso 

8 settembre 2018  - Carcere Rodolfo Morandi - Saluzzo


 
    Ally Mhando, Angelo Rucco, Emilio Toscani, Gian Luca Landonio,
    Giuseppe Pelaia, Matteo Mazzei, Pasquale Austero

 FIRME

 

VORREI ESSERE UN MAGO, di Gian Luca Landonio
Sì, un mago, uno di quei maghi che si vedono in televisione, quei maghi potenti, vestiti con enormi mantelli lunghi fino a coprire i piedi, e con quei cappelli stravaganti e così colorati da renderli perfino buffi, quei maghi che con la loro bacchetta magica, o per merito delle loro pozioni...

 

Le qualità che dovrebbe avere un insegnante,
di Francesco Sorrentino
per gentile concessione dell'autore e dell'Istituto "Soleri-Bertoni" di Saluzzo
Prima di addentrarmi nel perché ho scelto, come qualità di un insegnante, carisma, chiarezza e motivazione, è doveroso fare una premessa per non essere equivocato.
Michele Serra, autorevole giornalista e intellettuale di sinistra, nel suo articolo sul bullismo nelle scuole, un po’ retrò a mio avviso, è stato accusato di classismo.
Poiché io sono un ex camorrista mi si potrebbe dire:...

 
 
lettera di Ahmad Masalmeh a Mimmo Agreste
Mio carissimo Amico Domenico, mi hai chiesto di lasciarti un pensiero scritto perché tu possa... 

 
 
ELOGIO DEL DIALOGO, di Ahmad Masalmeh
Questa breve raccolta di scritti, composti in tempi e circostanze diversi, vuole essere un contributo tangibile all'argomento del dialogo, o, meglio, dei dialoghi presenti in un essere pensante.
I vari argomenti sono un esempio delle diversissime contingenze nelle quali è essenziale per ognuno poter dialogare, con se stesso, con il prossimo e con il mondo che lo circonda. I vari argomenti, apparentemente slegati tra loro, sono in realtà il prodotto della poliedricità presente in ogni uomo. La difficoltà delle situazioni rappresentate non consente di essere né esaustivi, né conclusivi, e vanno considerati anche i limiti dello scrivente e le ristrettezze nelle quali si è potuto agire. La mancanza di internet, di accessi a materiali bibliotecari  e di tutti quegli strumenti normalmente disponibili, limitano molto le possibilità espressive di chi produce un lavoro in carcere. Per questo i brani proposti vogliono essere solo uno spunto per futuri dibattiti o integrazioni di terze parti che saranno oltremodo gradite.
 
 
 Primo Levi ha scritto: "Comunicare si può e si deve: è un modo utile e facile di contribuire alla pace altrui e propria, perché il silenzio, l'assenza di segnali, è a sua volta un segnale, ma ambiguo, e l'ambiguità genera inquietudine e sospetto. Si può sempre comunicare. Rifiutare di comunicare è colpa."
Recenti fatti avvenuti mi hanno fatto ricordare quanto scritto da Levi e mi hanno confermato quanto sia determinante la comunicazione o la sua assenza nella scelta della direzione nella quale vogliamo dirigere le nostre vite...

 

LA LEGALITÀ UN’ARMA A DOPPIO TAGLIO, di Pietro Tartamella
Oggi, ovunque e continuamente, si parla di legalità e di educazione alla legalità. Se ne parla ai bambini nelle scuole, ai giovani, se ne parla in televisioni, ne parlano scrittori, giudici, uomini politici, preti, insegnanti. Se ne parla così tanto che è diventato di moda parlarne. Forse la società civile e lo Stato, assediati dalla corruzione e dal malaffare dilagante, hanno sentito l’esigenza di reagire e di desiderare che il popolo sia rispettoso della legalità...

 
 
 IL GRADO DI CIVILIZZAZIONE DI UNA SOCIETÀ
 SI MISURA DALLE SUE PRIGIONI
, di Pietro Tartamella

prefazione al libro "LA STRETTA DIMANO E IL CIOCCOLATINO- i detenuti raccontano" 
Presso i Nativi Americani delle Grandi Pianure un uomo che uccideva un altro uomo della stessa tribù (evento rarissimo) veniva bandito dal campo per quattro anni. Doveva montare il suo tepee a 3/5 chilometri dal campo. La famiglia, se voleva, poteva andare con lui. All'omicida veniva distrutta soltanto...
 
 

VIVA LA SETTIMANA DELLA LEGALITÀ, di Emilio Toscani
Direte voi, dove andare, meglio che in un carcere dove sono giustamente rinchiusi quelli che hanno violato la legge, per assaporare e deliziarsi della più perfetta legalità. Come darvi torto, considerando che, proprio in un carcere, dovrebbe trovarsi l'assoluta legalità, in modo che i criminali vedano, sentano e imparino. Sembra un concetto intangibile e una verità certa, ma, toccando con mano, i fatti smentiscono...

 

L'ONDA D'URTO MI SCARAVENTO' SULLA STRADA, di Alfateh
per gentile concessione dell'autore e dell'Istituto Soleri-Bertoni, titolare del Liceo Artistico della scuola ristretta nel carcere di Saluzzo

Mi chiamo Alfateh: vengo da una numerosa famiglia sudanese. Sono il penultimo di tredici figli. Mio  padre è morto quando avevo nove anni. La mia infanzia si snoda lungo un itinerario attraversato dalla carestia, dalla feroce dittatura del colonnello Omar al-Bashir e dalla guerra civile che dal 1989 e per oltre un decennio ha funestato il mio Paese…  in Sudan ho frequentato la scuola primaria e, a tredici anni,  iniziato a  imparare il mestiere di meccanico...

 

ANCHE NELLA MIA LINGUA MADRE SI DICE CHE LA SPERANZA E' L'ULTIMA A MORIRE
di Ibrahim
  -  per gentile concessione dell'autore e dell'Istituto Soleri-Bertoni, titolare del Liceo Artistico della scuola ristretta nel carcere di Saluzzo
Mi chiamo Ibrahim e sono nato in Sudan. Il mio paese, come del resto l’intero continente africano, ha subìto un feroce e spietato colonialismo ad opera di quelle potenze europee che, affamate di materie prime e di potere geopolitico,  quindi per  nutrire le loro glorie nazionali, decisero di depredare altri popoli, incuranti delle tragiche conseguenze. Gli effetti di questa politica imperialista si stanno ora ripercuotendo come un naturale boomerang sul vecchio continente...

 
 
CHE COSA E' IL REGIME DI TORTURA DEL 41 BIS? di Carmelo Musumeci
Ultimamente mi stanno scrivendo diversi laureandi che stanno preparando la tesi sulla tortura del regime del 41 bis prevista dal nostro ordinamento penitenziario. Penso che sia importantissimo che i giovani, nelle loro tesi di laurea, s’interessino e scrivano delle conseguenze che porta questo terribile regime...
 
 
Ho saputo che un altro detenuto s’è suicidato e ho pensato che quando un prigioniero si toglie la vita in carcere molti ci rimangono male. Ma ci rimane male soprattutto l’Assassino dei Sogni, perché così facendo gli togli il potere di ucciderti lentamente, un po’ tutti i giorni e un po’ tutte le notti...
(Diario di un ergastolano www.carmelomusumeci.com )
 
 
Qualunque cosa facciamo, dalla più piccola e insignificante alla più grande e ambiziosa, immancabilmente siamo costretti a individuare delle regole. Organizziamo un concorso di poesia? Bene, quali le regole? Quante poesie si possono inviare? di che lunghezza? a tema? o libere? entro quando bisogna inviarle? quando la premiazione?... Una cosa che ho imparato da bambino è il principio della fluidità, che riassumo così: se si verificano delle contraddizioni all’interno di una serie di regole stabilite...
 
 
Ciao Angelo, mi chiedi quale sarebbe la cosa (la pena) giusta per un uomo che ha fatto questo (ha ucciso la moglie, la figlia di  cinque anni e il figlio di venti mesi). Non è facile rispondere alla tua domanda...

 
L'ERGASTOLO UNA PENA DI MORTE MASCHERATA di Carmelo Musumeci
Caro Garantista, ho saputo che da qualche giorno sei in edicola e siccome sono davvero pochissimi i quotidiani disposti a darci voce, voglio subito chiedervi luce e spazio per gli uomini ombra, come chiamo io noi condannati alla “pena di morte viva”...

 
COME SI ORDINA UN OMICIDIO di Francesca De Carolis
Alcune riflessioni, dopo aver visto il video che per alcuni giorni è comparso sulla pagina di Repubblica on line. Titolo: come si ordina un omicidio. Nelle immagini  Giovanni Di Giacomo, che darebbe l’ordine al fratello ...

 
Era la  prima volta che c’incontravamo senza sua madre e sua sorella, perché avevo detto alla mia compagna di mandarmelo da solo. Mi ricordo che ero appena stato trasferito al carcere di massima sicurezza di Novara. E quello era il mio primo colloquio che facevo in quel carcere...
 
 
I 99 ANNI DI PIETRO INGRAO di Carmelo Musumeci (carcere di Padova)
Ho letto su “Il Manifesto” che lo scorso 30 marzo il grande vecchio della sinistra italiana ha compiuto 99 anni.
Questi due 9 consecutivi  mi hanno ricordato il mio fine pena, così come è scritto nel certificato di detenzione: 9.9.99.  Una volta agli ergastolani  scrivevano “fine pena mai” in rosso...

 
Quella mattina ero in ansia. Impaziente. E avevo il cuore pieno di pensieri. In carcere, il giorno del colloquio è sempre più lungo degli altri. Ero sdraiato sulla branda a occhi aperti a pensare. E ad aspettare che le guardie mi chiamassero. Intanto iniziai a pensare che lei per venirmi a trovare si era dovuta prendere un giorno di riposo nella lavanderia dove lavorava...
 
 
LETTERA DI UNA MOGLIE AL MARITO DETENUTO di Anna Giuba
Ciao amore mio, che disperazione venire a trovarti e saperti lì dentro. L'avevi descritto bene, il carcere. Ho fatto due ore di treno, poi mezz'ora di pullman e sono scesa sulla statale deserta, accanto alla tangenziale dove passano i tir...
 

INTERVISTA DI BIAGIO FINOCCHIARO A CARMELO MUSUMECI
Ricordatevi che la pena non è la passionale e smodata vendetta dei privati: è la risposta calibrata dell’ordinamento giuridico e, quindi, ha tutta la misura propria degli interventi del potere sociale...

 

 

 

RACCONTI ALTRI

lettere e parole SUL & DAL  carcere

 I RACCONTI DI SCRITTURALIA



 
 
 
 
 

 
 
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 18 Novembre 2019 10:26 )
 

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