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SE IL CASSIERE HA DUE CUORI UNA SOLA È LA VIA PDF Stampa E-mail
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News - News
Scritto da Tartamella   
Venerdì 01 Dicembre 2017 09:05
 

SE IL CASSIERE HA DUE CUORI UNA SOLA È LA VIA

di Pietro Tartamella


 
 
 
Qualunque cosa facciamo, dalla più piccola e insignificante alla più grande e ambiziosa, immancabilmente siamo costretti a individuare delle regole. Organizziamo un concorso di poesia? Bene, quali le regole? Quante poesie si possono inviare? di che lunghezza? a tema? o libere? entro quando bisogna inviarle? quando la premiazione?...
Una cosa che ho imparato da bambino è il principio della fluidità, che riassumo così:
se si verificano delle contraddizioni all’interno di una serie di regole stabilite, se due o più regole entrano in conflitto, vuol dire che almeno una delle regole adottate è da rivedere, e occorre rivederla, o rivederle, ad ogni costo, anche se spesso non è facile e richiede sforzo e pensiero, perché la cosa importante è rimanere intellettualmente onesti”.
Non me lo ha insegnato nessuno questo principio, né a scuola, né in famiglia. L’ho individuato da ragazzo e l’ho imparato da solo alla luce delle mie riflessioni, e in tutti questi 70 anni l’ho tenuto sempre lucidamente presente, senza farlo invecchiare né impolverarlo, per restare fedele all’idea di “onestà intellettuale”. L’ho sempre indossato come un vestito.
        Nel nostro ordinamento giuridico esiste il principio della proporzionalità della pena: più grande è la gravità del delitto, più alta è la pena. Sembra un principio sensato, logico: se rubi un’arancia al mercato, un mese di galera. Un furto in una casa? Sei mesi di galera. Un furto con scasso? Un anno di galera. Una rapina? Due anni di galera. Una rapina a mano armata? Dieci anni di galera. Un omicidio? Ergastolo. (non so se le pene sono proprio queste, ma è solo per sottolineare la sensatezza del principio della proporzionalità).
Ora mettiamo il caso che io, settantenne, e tu ventenne, facciamo insieme una rapina a mano armata in una banca. Un cassiere tenta di dare l’allarme. Il fatto è che questo cassiere è strano: è nato con due cuori! Io settantenne gli sparo al cuore sinistro, tu ventenne gli spari al cuore destro. Il cassiere muore. Ma intanto è riuscito a dare l’allarme. Ci beccano. Processo. Ergastolo a entrambi
        Ora, andando dietro ai desiderata di Silvio Berlusconi, ammettiamo che la vita media oggi sia di 100 anni. Beh, ci troviamo di fronte a una contraddizione!
Io, che ho settant’anni, morendo a cento anni, mi sarò fatto 30 anni effettivi di carcere.
Tu, entrato a vent’anni in carcere, morendo a cento anni, ti sarai fatto 70 anni effettivi di carcere. Ma non ci era sembrato giusto e sensato il principio della proporzionalità della pena?
Io mi farò 30 anni di carcere, il mio complice 70 anni, eppure abbiamo commesso lo stesso identico delitto, abbiamo rapinato la stessa banca, ucciso lo stesso cassiere, io ho sparato al cuore sinistro, il mio complice al cuore destro.
Beh, bisogna affrontare seriamente questa contraddizione, non possiamo far finta che non esiste.
Tornando a quel principio che nessuno mi ha insegnato, né a scuola né in famiglia, ritenendo che il principio della progressività sia più sensato e condivisibile, deduco che è il principio dell’ergastolo che va rivisto.

Simpatia per i detenuti?  
Mancanza di polso e severità?  
Eccessiva umanità nei confronti dei delinquenti?
No, solo fedeltà a quella sana idea di onestà intellettuale che tutti dovremmo avere.
Molti, incontrando detenuti narcisisti, spocchiosi, violenti, arroganti, potrebbero provare un'istintiva antipatia, un'irriducibile diffidenza, disprezzo, odio, desiderio di vendetta... Ma questi sentimenti, che riguardano la sfera intima delle persone, non devono impedire di perseguire sempre il principio dell'onestà intellettuale, che è un'altra cosa, che è un bene di gran valore, specie quando si devono fare leggi che regolano i rapporti delle comunità.
 
 
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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 08 Dicembre 2017 17:22 )
 

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