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STORIA DELL’HAIKU IN BULGARIA di Ludmila Balabanova PDF Stampa E-mail
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News - News
Scritto da Tartamella   
Sabato 24 Settembre 2016 18:04

 

STORIA DELL’HAIKU IN BULGARIA


librodi Ludmila Balabanova

 

per gentile concessione dell'autrice
e del World of Haiku Archive del sito di The Haiku Foundation:
http://www.thehaikufoundation.org/the-haiku-foundation-world-of-haiku/


Traduzione in italiano di Antonella Filippi

 

 


I. Traduzioni e critica
La storia dell’haiku in Bulgaria inizia con la traduzione di liriche giapponesi dal tedesco e dal francese fatta da Nikola Dzherov. Il piccolo libro di sole 38 pagine si intitola “Sini Chasove” (“Ore blu”).1 La maggior parte delle poesie in esso contenute sono del periodo che va dal VII al IX secolo, prima della nascita dell’haiku. Quindici anni più tardi, lo stesso traduttore pubblicò un’altra selezione di poesie giapponesi tradotte dal francese, intitolata “Pesnite na Yamato” (“Le canzoni di Yamato”)2, in cui si ritrovano alcuni haiku di Basho, Buson, Issa, Shiki e altri.
Pertanto la poesia orientale penetrò in Bulgaria soprattutto da occidente. L’apparizione di traduzioni in lingue occidentali ebbe un risultato principale: l’idea erronea dell’estetica giapponese. Le difficoltà di traduzione dal giapponese sono ovvie per via della differenza tra scrittura alfabetica e ideografica, che si aggiunge al potere dell’immagine. Quando ciò accade attraverso altre lingue, il compito diviene più complesso, a causa delle specificità della lingua di transizione. Dato che nell’haiku l’omonimia ha un ruolo importante, la mancanza di corrispondenza dell’omonimo in lingue diverse porta a problemi addizionali. Il problema di tradurre dal tedesco e/o dal francese aveva un ulteriore aspetto, cioè l’influsso delle tradizioni letterarie europee. Secondo il poeta e ricercatore tedesco Klaus-Dieter Wirth, l’impatto del romanticismo tedesco lasciò una forte impronta sulle traduzioni degli haiku in Germania durante la prima metà dell’ultimo secolo. Lo stesso era altrettanto vero per il simbolismo francese, che portò a un’inclinazione a rendere simboliche le concrete immagini giapponesi nella traduzione in bulgaro.
Ci vollero altri 50 anni dalla prima traduzione di Dzherov per vedere apparire il primo libro di haiku tradotto dal giapponese, dal titolo “Palnolunie” (“Luna piena”).3
La prefazione di Krum Atsev rappresenta il primo lavoro critico bulgaro sull’haiku – un tentativo approfondito di presentare ai lettori i segreti del modo di pensare dell’Estremo Oriente e della sua visione del mondo. L’autore cercò di rispondere alla domanda: qual è la cosa importante che trasforma una poesia breve in un haiku? La sua struttura 5-7-5? Se la traduzione consiste di un numero maggiore o minore di 17 sillabe, la poesia è un haiku o no? Il legame con la natura è molto importante per lo spirito dell’haiku, tuttavia ci sono molte poesie occidentali che presentano tale rapporto. La sua risposta sottolinea il ruolo del non-detto. In questo modo il primo lavoro critico sull’haiku ha dato una precisa indicazione ai lettori di questo genere poetico e ai poeti haiku.
In tempi successivi sono apparsi molti libri sulla cultura giapponese e le pubblicazioni più importanti tra questi sono le traduzioni e gli studi culturali di Bratislav Ivanov. Grazie ai suoi libri la comprensione della cultura giapponese e degli haiku venne raffinata.

II. Poesia Haiku
La Bulgaria è una nazione situata tra Oriente e Occidente. Dato che lo spazio “geo-poetico” della Bulgaria è più vicino all’Occidente che all’Oriente, l’influsso dell’estetica e delle tradizioni culturali occidentali è dominante. Tuttavia, anche gli atteggiamenti e i modi di pensare orientali sono profondamente integrati nella nostra coscienza. Questo è provato dall’intensità del movimento haiku nei Balcani. Nella poesia bulgara si ritrova l’approccio orientale al mondo. Il primo contributo significativo nella discussione di questo fenomeno è stato pubblicato nel 2003. Antoaneta Nikolova, poetessa e docente di filosofia orientale, ha intitolato il suo lavoro “The Language of Void” (“Il linguaggio del Vuoto”). Nel libro era incluso il capitolo “Bulgarian interpretations of Void”4 (“Interpretazioni bulgare del Vuoto”).
Come la poesia in lingua inglese ha imagismo e la Romania ha le sue poesie di un verso, anche la Bulgaria ha il suo fenomeno locale, la poesia simile all’haiku nava, che ha avuto origine negli anni ’80 ed è stata definita come “stile al crocevia”, né orientale né occidentale. La forma breve – da uno a tre versi – è tipica della nava. Le pochissime parole usate non hanno l’obiettivo di dire qualcosa, ma piuttosto di portare il lettore al di là delle parole. Diversamente dalle poesie rumene di un verso, la nava ha una maggiore libertà di forma e tecniche artistiche, talvolta divergendo da un vero haiku e assomigliando più a un aforisma occidentale. In più, la nava non può essere definita come un genere, è più una tendenza, un “principio universale” che si può manifestare in generi diversi. Secondo il suo ideatore Ivan Metodiev, “la pressoché totale libertà dalle regole è una delle principali differenze tra la nava e le version classiche dell’haiku.”
Effettivamente la nava condivide aspetti molto importanti con l’haiku, collegati principalmente con lo Zen e il minimalismo. Allo stesso tempo si radica nelle antiche tradizioni bulgare. “Nava” è un’antica parola slava. Secondo l’autore della tendenza, realizzare nava è “inspirare ed espirare allo stesso momento.” Definita metaforicamente in questo modo, la nava denota la capacità di andare al di là delle dicotomie di qualsiasi tipo e di percepire l’unità del mondo.
Ecco due poesie tratte dalla rivista Nava:5

Dopo ogni goccia di pioggia —
un diverso silenzio.


Fragranza di nuvole.
Gli uccelli aspettano
con il becco aperto.


Tutti i poeti del circolo Nava hanno pubblicato anche poesia convenzionale. Non erano un gruppo di patiti. Questa forma breve era parte integrale della poesia bulgara, non un’alternativa.
Dalla prima traduzione di poesia giapponese alla prima raccolta di haiku originali in bulgaro, è passato più di mezzo secolo. L’haiku della Bulgaria è il più giovane dei Balcani, pure se la traduzione summenzionata è stata pubblicata nel lontano 1922. Tre anni dopo la prima traduzione di haiku dall’originale, è stata pubblicata la prima raccolta di haiku del poeta bulgaro Dimitar Stefanov. Il libro, intitolato “Gorata na gluharcheto” (“Il bosco dei denti di leone”)6, nelle parole dell’autore è “un tentativo di haiku”. Grazie alla comprensione di Stefanov di questo genere come di una forma che può (e dovrebbe) essere usata nel modo di pensare occidentale (in questo caso bulgaro) e di percepire il mondo, alla giovane tradizione bulgara dell’haiku è stata risparmiata l’imitazione dei capolavori giapponesi, un tratto negativo comune di quasi tutte le tradizioni nei primi anni del loro sviluppo. Dall’altra parte, è stata portata verso un altro estremo – un’abbondanza di metafore nel senso stretto del termine e di linguaggio immaginifico più vicino all’Occidente.
Il primo poeta haiku bulgaro adattò l’haiku prendendo la forma breve (fino al punto di seguire la regola delle 17 sillabe e la struttura 5-7-5), le immagini concrete e il tema della natura (sebbene non in tutti I casi).
Dato che i principi estetici dello Zen sono legati alle categorie estetiche dell’arte orientale e alle tecniche artistiche usate nell’haiku, e tutti formano i tre livelli dell’estetica dell’haiku, ignorarli è del tutto impossibile senza trasformare il testo in una poesia breve occidentale. A causa del rispetto dell’autore molti dei seguenti “tentativi di haiku” sono stati segnati dalla sua comprensione della distanza dall’estetica giapponese (al momento dell’uscita del libro non c’erano traduzioni di haiku giapponesi moderni in Bulgaria, né traduzioni di haiku europei o americani e la tecnologia Internet non era ancora sviluppata). Nel libro erano presenti molti buoni haiku, in cui l’estetica giapponese veniva catturata intuitivamente dal poeta, per es.:

Le api rovistano
gialli denti di leone.
La primavera è qui.

Nel secchio colmo
tremolante
la luna piena.


Tuttavia, la forte spinta di questo libro e la direzione data all’haiku bulgaro è meglio illustrata dalla massima – il popolare frammento di Khan Omurtag (IX secolo) che contiene 17 sillabe, con una cesura in mezzo, che possono essere distribuite secondo lo schema 5-7-5:

Anche se un uomo
vive bene, muore e
un altro nasce.


La tristezza che nasce dal comprendere il carattere di transizione ed effimero della vita in tutte le forme in questo mondo, una delle quali è l’essere umano, è un aspetto presente in quasi tutte le categorie estetiche dell’Estremo Oriente, che si sovrappongono senza chiare zone di confine (a differenza della dipendenza occidentale dalle dicotomie), ma questo stato d’animo è molto più visibile in aware e sabi. Il frammento, nonostante l’inevitabile elemento di valutazione (per l’Occidente), crea la stessa atmosfera. Al livello di abilità artistica, tuttavia, questo testo è molto differente dall’haiku, che solitamente suggerisce emozioni e idee attraverso un’immagine. Questo frammento assomiglia maggiormente a un aforisma occidentale, indipendentemente dalle sue 17 sillabe disposte nello schema 5-7-5. Questo era esattamente il modo in cui gli autori bulgari inizialmente intesero l’haiku – la forma e le emozioni, ma non il linguaggio figurato e le tecniche dell’haiku. ludmila balabanova
Due anni dopo il primo libro di haiku di Dimitar Stefanof, uscì il libro di poesie di tre versi “Kaleidoskop” (“Caleidoscopio”)7 di Edvin Sugarev. Sebbene il suo autore non definisca haiku queste poesie, esse ovviamente sono state ispirate dallo Zen e possiedono alcune delle caratteristiche specifiche della poesia haiku. Eccone tre esempi:

Chiesa di paese
Nel cimitero
croci e crochi

E’ buio
Solo peonie selvatiche
scintillano sotto la luna

Ho sognato un campo di denti di leone —
e il vento
mi ha spazzato via.


La prima antologia bulgara di haiku, “Dazhdovni semena” (“Semi di pioggia”)8, è stata pubblicata nel 2001. Include poesie di 90 autori ed è intitolata “Antologia di poesia haiku bulgara”, sebbene la maggior parte delle poesie in essa contenute siano solo poesie brevi occidentali (anche il titolo suona come poesia occidentale). Solo alcuni poeti hanno dimostrato padronanza delle tecniche poetiche dell’haiku, ma questo libro si è dimostrato importante per la diffusione del genere haiku. Solo alcuni anni più tardi due altre antologie hanno attirato l’attenzione dei primi lettori bulgari di haiku: “Tsveteto” (“Il fiore”)9 e “Ptitsata” (“L’uccello”).10.
La maggior parte degli autori inclusi in questi libri padroneggiavano le principali tecniche artistiche del genere poetico haiku.
Attualmente, gli errori iniziali sono stati superati e l’haiku bulgaro ha i suoi possenti esempi, che hanno trovato riconoscimento nelle riviste e nelle antologie più prestigiose del mondo.
Nel 2005, in una breve recensione dell’antologia bulgara trilingue “Mirrors” (“Specchi”),11 pubblicata in Modern Haiku,12 si legge: “Questo bellissimo libro sarà l’antologia di riferimento per questo importante angolo del mondo haiku [I Balcani].”
Solo cinque anni prima la Bulgaria era stata l’ultima tradizione haiku sviluppatasi nei paesi balcanici.
La tradizione bulgara è giovane, ma i suoi processi e le sue peculiarità non possono essere delineate in poche parole. Nel libro “Haiku: vodno konche pod shapkata. Silata na neizgovorenoto” (“Haiku: una libellula sotto il cappello. Il potere del non-detto”)13, oltre ai temi teorici dedicati all’estetica dell’haiku e alle differenze nelle tradizioni Orientali e Occidentali, è incluso un capitolo sull’haiku bulgaro. Si tratta di uno studio critico a diversi livelli, inclusi i principi estetici dello Zen, le categorie estetiche dell’arte e della letteratura Orientale, e le specifiche tecniche artistiche dell’haiku nelle poesie haiku bulgare. C’è un focus speciale sulle possibilità di adattare il ritmo e altri aspetti caratteristici dell’haiku alla lingua bulgara.
Poiché l’haiku usa poche parole e molto spesso ha una struttura tri-segmentaria, il problema dell’ordine delle parole nelle diverse lingue è molto importante. Mentre l’ordine delle parole in alcune lingue è strettamente prefissato, la lingua bulgara permette grandi variazioni. Una caratteristica tipica dell’haiku è di apportare un elemento di sorpresa e questo è più facilmente raggiunto quando il posto di una parola può essere liberamente scambiato.
Un’altra questione rilevante, in particolare nelle lingue slave, è l’ampio uso di diminutivi. Inoltre, questo uso di diminutivi in queste lingue non mette un accento sulla dimensione dell’oggetto, ma esprime atteggiamenti come tenerezza, ironia, ecc.. E’ importante, dato che l’haiku usa ogni opportunità di “dire di più” senza parole.
D’altra parte, la lingua bulgara non ha così tanti sinonimi e omonimi come il giapponese e l’inglese. Questa caratteristica della lingua bulgara è bilanciata dalla sua flessibilità. Questi problemi suggeriscono solo come ottima poesia haiku possa essere creata in lingua bulgara usandone le peculiarità.

III. Organizzazioni ed Eventi
La prima organizzazione di poeti haiku, il Bulgarian Haiku Club, è stata fondata nel 2000, quando Jim Kacian e Dimitar Anakiev hanno visitato la Bulgaria per organizzare il Movimento Haiku nei Balcani. Il primo presidente fu Dimitar Stefanov, l’autore del primo libro di haiku bulgaro. Attualmente questa organizzazione è nota come Bulgarian Haiku Union (BHU). La rivista della BHU si intitola “Haiku World” (“Mondo Haiku”). Quattro anni più tardi è stato fondato l’Haiku Club-Plovdiv. Queste associazioni fanno un buon lavoro organizzando speciali eventi per la diffusione della poesia haiku.
Un anno importante per l’haiku in Bulgaria è stato il 2005, quando la World Haiku Association Conference 3 si è tenuta in Bulgaria.
Nel 2005 è stato fondato un altro gruppo, l’Haiku Club Sofia (HCS), che ha un significato speciale per lo sviluppo dell’haiku in Bulgaria. E’ un circolo di scrittori professionisti, traduttori e accademici che sono interessati alla poesia haiku. Ogni anno organizzano un convegno haiku, insieme alla New Bulgarian University di Sofia o alla South West University di Blagoevgrad, e un concorso di poesia haiku. Lavorando per migliorare la qualità della poesia haiku bulgara, traducono articoli di teoria e poesie haiku di autori di tutto il mondo. A loro volta i membri dell’HCS scrivono haiku e pubblicano i loro lavori nei periodici più prestigiosi e le loro raccolte di haiku per le più importanti case editrici della Bulgaria. Perciò l’arte poetica della “rivelazione in un soffio” ha trovato riconoscimento come raffinata forma di poesia in Bulgaria.

ludmila balabanova
1. Dzherov, Nikola, selezione e traduzione dal tedesco e dal francese. Sini Chasov?. Yaponska lirika, Sofia, “Korali”, 1922.
2. Dzherov, Nikola, selezione e traduzione dal francese. Pesnite na Yamato. Yaponska antologiya, Sofia, “Korali”, 1937.
3. Lyudmila Holodovich and Georgi Vasilev, traduzione dal giapponese. Palnolunie. Yaponski tristishiya, Sofia, “Narodna kultura”, 1985.
4. Nikolova, Antoaneta. Ezikat na pustotata, Sofia, Akvarium Sredizemnomorie, 2003.
5. Metodiev, Ivan. Nava 4, 1993.
6. Stefanov, Dimitar. Gorata na gluharcheto. Opiti za haiku, Sofia, “Bulgarski pisatel”, 1988.
7. Sugarev, Edvin. Kaleidoskop, Plovdiv, Hr. G. Danov, 1990.
8. Stefanov, Dimitar, selezione. Dazhdovni semena, Sofia, Haini, 2001.
9. Bilyarska, Ginka, selezione. Tsveteto, Sofia, Atelie AB, 2002.
10. Stefanov, Dimitar, selezione. Ptitsata, Sofia, Haini, 2003.
11. Mirrors 101 Bulgarian Haiku selezione e commento di Ludmila Balabanova (bulgaro, Inglese e francese), Sofia, Edizioni LCR, 2005.
12. Modern Haiku, Vol. 36.3, Autunno, 2005.
13. Balabanova, Ludmila. Haiku:vodno konche pod shapkata (Silata na neizgovorenoto), Sofia, “Boyan Penev”, Accademia bulgara delle Scienze, 2014.




You will discover a wide range of haiku histories and examples, in original languages and English, at the World of Haiku Archive on The Haiku Foundation’s site http://www.thehaikufoundation.org/the-haiku-foundation-world-of-haiku/, where this article first appeared.

 

STORIA DELL'HAIKU IN ITALIA di Antonella Filippi

SORIA DELL'HAIKU IN BULGARIA di Ludmila Balabanova

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 12 Ottobre 2016 18:35 )
 

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