Home Archivio News-Eventi CENTO VOCI PER CENTO NOVELLE - A CASCINA MACONDO IL DECAMERON AD ALTA VOCE IN DUE WEEKEND
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CENTO VOCI PER CENTO NOVELLE - A CASCINA MACONDO IL DECAMERON AD ALTA VOCE IN DUE WEEKEND PDF Stampa E-mail
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News - News
Scritto da Tartamella   
Venerdì 15 Gennaio 2016 07:29

 

GIOVANNI BOCCACCIO

A CASCINA MACONDO


CENTO VOCI PER CENTO NOVELLE

IL DECAMERON AD ALTA VOCE

- EDIZIONE 2016 -


anfora
 due week-end intensivi
 PER UNA LETTURA INTEGRALE AD ALTA VOCE DEL DECAMERON
  di Giovanni Boccaccio


 con i Narratori di Macondo e altri lettori appassionati

 

INGRESSO GRATUITO - PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA 
arpa

sia per i lettori volontari, sia per il pubblico ascoltatore

 

GRUPPO DI GIOVANI
 1°  WEEK-END
 (le prime 5 giornate del Decamerone)

 sabato 23 APRILE 2016 
 (inizio alle ore 9.00 - sino alle 3 di notte - 18 ore)

 domenica  24 APRILE 2016 
 (inizio alle ore 9.00 - sino alle ore 20.00 - 11 ore)



 

GRUPPO DI GIOVANI BIANCO E NERO  2°   WEEK-END
  (le ultime 5 giornate del Decamerone)

  sabato 30 APRILE   2016 
  (inizio alle ore 9.00 - sino alle ore 23.00 - 14 ore)

  domenica 1 MAGGIO 2016 
  (inizio alle ore 9.00 - sino alle ore 19.00 - 10 ore)

 

 

 

PER CHI VIENE DA LONTANO E VUOLE FERMARSI A DORMIRE

c’è la possibilità, con un contributo del valore di un BED&BREAKFAST,
prèsso la Foresterìa “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo tazzina di caffè



Chi lo desidera può fermarsi a dormire anche col sacco a pelo nel salone Gibran
(devi essere completamente autonomo, con cuscino se lo usi,
con telo o stuoia da mettere sotto il sacco a pelo, etc, etc).

VIENE RICHIESTO CON IL SACCO A PELO UN CONTRIBUTO DI EURO 10

pane  Per tepore e compagnia
 i fuochi nel braciere e nel camino
 saranno accesi

 

SI RICORDA CHE LA MANIFESTAZIONE HA ANCHE LO SCOPO zufolo

DI RACCOGLIERE FONDI PER IL PROGETTO

OMNIA FABULA ET ARTI


UOMO E DONNAI LETTORI CHE A TITOLO GRATUITO
INTENDONO PRENOTARSI A LEGGERE
DOVRANNO INVIARE LA LORO ADESIONE
INDEROGABILMENTE
ENTRO IL 31 MARZO 2016

a ciascun lettore verrà comunicato via e-mail il brano che dovrà leggere


cetra  I lettori, se lo desiderano, potranno farsi accompagnare
  da amici musicisti (qualsiasi strumento)
  e provvederanno autonomamente

  a “coreografare” il loro personale intervento.

 

 

LIBRO

ATTENZIONE IMPORTANTE
per la buona riuscita di
"CENTO VOCI PER CENTO NOVELLE
",
al fine di creare un momento ufficiale e collettivo di INIZIO e FINE,
sarebbe auspicabile che tutti i lettori
fossero presenti
all'apertura della manifestazione
SABATO 23 APRILE 2016 ALLE ORE 9.00
e
alla chiusura della manifestazione
DOMENICA 1 MAGGIO, ALLE ORE 20.00

 

 

GIOVANNI BOCCACCIO  SI RICHIEDE VIVAMENTE
  che ogni lettore sia presente almeno
  UN PAIO DI ORE PRIMA
  E UN PAIO DI ORE DOPO
  RISPETTO AL MOMENTO IN CUI
  FARÀ IL PROPRIO INTERVENTO

 

 

 

 

autoCOMODO PARCHEGGIO
INTORNO ALLA CHIESETTA MADONNA DELLA ROVERE

COME SI ARRIVA A CASCINA MACONDO

 LA DISTANZA? PARLIAMONE...

PROGETTO “OMNIA FABULA ET ARTI

 

 

AD OGGI HANNO DATO LA PROPRIA ADESIONE

LE SEGUENTI VOCI NARRANTI

Alessio Sandalo
Andreina Anfosso
Annamaria Verrastro
Annette Seimer
Antonella Filippi
Bruna Parodi
Claudia Di Vincenzo
Clelia Vaudano
Cristina Parea
Daniela Storti
Enzo Pesante
Erika Iantorno
Ettore Pancaldi
Fabrizio Carollo
Fiorenza Alineri
Florian Lasne
Gabriel Dascalitei
Gabriella Fenoglio
Giusi Amitrano
Giusi Clema
Guido Zuliani
Ireneangela Bianchi
Isa Albiati
Laura Ferraris
Luana Varagnolo
Maria Perlino
Marika Solesio
Michela Tarsia
Nagi Tartamella
Paola Grand
Piero Panato
Pietro Tartamella
Roberta D'Alessio
Silvana Camusso
Silvia Caudano
Silvia Parma
Silvio Cora
Stefano Tarsia
Teresa Alice Canone
Toni Ruggeri
Vittoria Iozzo
……………………
……………………

aggiungi il tuo nome comunicandolo a:  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.


    

COMINCIA IL LIBRO CHIAMATO DECAMERON,
COGNOMINATO PRENCIPE GALEOTTO,

NEL QUALE SI CONTENGONO CENTO NOVELLE IN DIECI DÌ
DETTE DA SETTE DONNE E DA TRE GIOVANI UOMINI.

[Proemio]

Umana cosa è aver compassione degli afflitti: e come che a ciascuna persona stea bene, a coloro è massimamente richesto li quali già hanno di conforto avuto mestiere e hannol trovato in alcuni; fra’ quali, se alcuno mai n’ebbe bisogno o gli fu caro o già ne ricevette piacere, io sono uno di quegli. Per ciò che, dalla mia prima giovanezza infino a questo tempo oltre modo essendo acceso stato d’altissimo e nobile amore, forse più assai che alla mia bassa condizione non parrebbe, narrandolo, si richiedesse, quantunque appo coloro che discreti erano e alla cui notizia pervenne io ne fossi lodato e da molto più reputato, nondimeno mi fu egli di grandissima fatica a sofferire, certo non per crudeltà della donna amata, ma per soverchio fuoco nella mente concetto da poco regolato appetito: il quale, per ciò che a niuno convenevole termine mi lasciava contento stare, più di noia che bisogno non m’era spesse volte sentir mi facea. Nella qual noia tanto rifrigerio già mi porsero i piacevoli ragionamenti d’alcuno amico e le sue laudevoli consolazioni, che io porto fermissima opinione per quelle essere avenuto che io non sia morto. Ma sì come a Colui piacque il quale, essendo Egli infinito, diede per legge incommutabile a tutte le cose mondane aver fine, il mio amore, oltre a ogn’altro fervente e il quale niuna forza di proponimento o di consiglio o di vergogna evidente, o pericolo che seguir ne potesse, aveva potuto né rompere né piegare, per se medesimo in processo di tempo si diminuì in guisa, che sol di sé nella mente m’ha al presente lasciato quel piacere che egli è usato di porgere a chi troppo non si mette ne’ suoi più cupi pelaghi navigando; per che, dove faticoso esser solea, ogni affanno togliendo via, dilettevole il sento esser rimaso.
Ma quantunque cessata sia la pena, non per ciò è la memoria fuggita de’ benifici già ricevuti, datimi da coloro a’ quali per benivolenza da loro a me portata erano gravi le mie fatiche; né passerà mai, sì come io credo, se non per morte. E per ciò che la gratitudine, secondo che io credo, trall’altre virtù è sommamente da commendare e il contrario da biasimare, per non parere ingrato ho meco stesso proposto di volere, in quel poco che per me si può, in cambio di ciò che io ricevetti, ora che libero dir mi posso, e se non a coloro che me atarono, alli quali per avventura per lo lor senno o per la loro buona ventura non abisogna, a quegli almeno a’ quali fa luogo, alcuno alleggiamento prestare. E quantunque il mio sostentamento, o conforto che vogliam dire, possa essere e sia a’ bisognosi assai poco, nondimeno parmi quello doversi più tosto porgere dove il bisogno apparisce maggiore, sì perché più utilità vi farà e sì ancora perché più vi fia caro avuto.
E chi negherà questo, quantunque egli si sia, non molto più alle vaghe donne che agli uomini convenirsi donare? Esse dentro a’ dilicati petti, temendo e vergognando, tengono l’amorose fiamme nascose, le quali quanto più di forza abbian che le palesi coloro il sanno che l’hanno provate: e oltre a ciò, ristrette da’ voleri, da’ piaceri, da’ comandamenti de’ padri, delle madri, de’ fratelli e de’ mariti, il più del tempo nel piccolo circuito delle loro camere racchiuse dimorano e quasi oziose sedendosi, volendo e non volendo in una medesima ora, seco rivolgendo diversi pensieri, li quali non è possibile che sempre sieno allegri. E se per quegli alcuna malinconia, mossa da focoso disio, sopraviene nelle lor menti, in quelle conviene che con grave noia si dimori, se da nuovi ragionamenti non è rimossa: senza che elle sono molto men forti che gli uomini a sostenere; il che degli innamorati uomini non avviene, sì come noi possiamo apertamente vedere. Essi, se alcuna malinconia o gravezza di pensieri gli affligge, hanno molti modi da alleggiare o da passar quello, per ciò che a loro, volendo essi, non manca l’andare a torno, udire e veder molte cose, uccellare, cacciare, pescare, cavalcare, giucare o mercatare: de’ quali modi ciascuno ha forza di trarre, o in tutto o in parte, l’animo a sé e dal noioso pensiero rimuoverlo almeno per alcuno spazio di tempo, appresso il quale, con un modo o con altro, o consolazion sopraviene o diventa la noia minore.
Adunque, acciò che in parte per me s’amendi il peccato della fortuna, la quale dove meno era di forza, sì come noi nelle dilicate donne veggiamo, quivi più avara fu di sostegno, in soccorso e rifugio di quelle che amano, per ciò che all’altre è assai l’ago e ’l fuso e l’arcolaio, intendo di raccontare cento novelle, o favole o parabole o istorie che dire le vogliamo, raccontate in diece giorni da una onesta brigata di sette donne e di tre giovani nel pistelenzioso tempo della passata mortalità fatta, e alcune canzonette dalle predette donne cantate al lor diletto. Nelle quali novelle piacevoli e aspri casi d’amore e altri fortunati avvenimenti si vederanno così ne’ moderni tempi avvenuti come negli antichi; delle quali le già dette donne, che queste leggeranno, parimente diletto delle sollazzevoli cose in quelle mostrate e utile consiglio potranno pigliare, in quanto potranno cognoscere quello che sia da fuggire e che sia similmente da seguitare: le quali cose senza passamento di noia non credo che possano intervenire. Il che se avviene, che voglia Idio che così sia, a Amore ne rendano grazie, il quale liberandomi da’ suoi legami m’ha conceduto il potere attendere a’ lor piaceri.



SU GIOVANNI BOCCACCIO  E IL DECAMERONE


Giovanni Boccaccio
Nasce a Certaldo (FI) il 16 giugno 1313 - muore a Certaldo il 21 dicembre 1375 . È conosciuto anche per antonomasia come il Certaldese. Fu uno fra i maggiori narratori italiani ed europei del XIV secolo. Il suo Decameron fu subito tradotto in molte lingue, conosciuto e apprezzato a livello europeo, e mondiale poi, tanto da influire anche nella letteratura inglese (i Racconti di Canterbury Geoffrey Chaucer). Precursore a Firenze dell'umanesimo lanciato dall'amico e maestro Francesco Petrarca. Poliedrico, versatile, propugnatore di uno sperimentalismo capace di inglobare varie tendenze e generi letterari fondendoli in opere originali.

Il Decamerone o Decameron       (dal greco antico DÉKA, "dieci", ed HEMERÒN, "giorni", con il significato di "opera di dieci giorni" è una raccolta di cento novelle scritta probabilmente tra il 1349 (anno successivo alla peste nera in Europa) e il 1351 (secondo la tesi di Vittore Branca) o il 1353 (secondo la tesi di Giuseppe Billanovich). È considerata una delle opere più importanti della letteratura del Trecento europeo, e la capostipite della letteratura in prosa in volgare italiano.  Va annoverata tra le opere che ispirarono l'ideale di vita edonistica tipico della cultura umanista e rinascimentale, che auspicava un'esistenza dedicata al piacere e al culto del viver sereno (questo ideale si può considerare ben sintetizzato ed espresso nel celebre Trionfo di Bacco e Arianna, composizione poetica di Lorenzo de' Medici).  Il libro narra di un gruppo di giovani, sette donne e tre uomini di elevata condizione sociale, che per dieci giorni si trattengono fuori da Firenze (in realtà il tempo effettivo trascorso fuori città è di quattordici giorni, poiché il venerdì è dedicato alla preghiera e il sabato alla cura personale delle donne) per sfuggire alla peste nera che in quel periodo imperversava nella città, e che a turno si raccontano delle novelle spesso umoristiche e con frequenti richiami all'erotismo bucolico del tempo. Il libro fu tacciato di immoralità e fu in molte epoche censurato o comunque non adeguatamente considerato nella storia della letteratura.  Il Decameron fu anche ripreso in versione cinematografica da diversi registi, tra cui Pier Paolo Pasolini e i fratelli Taviani.

Il titolo “Decameron”   è un rimando all'Exameron ("sei giorni") di Sant'Ambrogio, una riformulazione in versi del racconto biblico della Genesi. L'intenzione di Boccaccio è costruire un'analogia tra la propria opera e quella di Sant'Ambrogio: come il santo narra la creazione del mondo e dell'umanità, allo stesso modo il Decameron narra la ri-creazione dell'umanità, che avviene per mezzo dei dieci protagonisti e del loro novellare, in seguito al flagello della peste abbattutasi a Firenze nel 1348.  A mano a mano che si susseguono i racconti dei protagonisti, tramite essi vengono ricostruiti l'immagine, le strutture relazionali e i valori dell'umanità e della società che altrimenti sarebbero perduti, dal momento che la città è sotto l'effetto distruttivo e paralizzante della peste. Si tratta di una metafora importante, in quanto esprime la concezione pre-umanistica di Boccaccio nella quale le humanae litterae (rappresentate dalle cento novelle) hanno la facoltà di rifondare un mondo distrutto e corrotto. Con maestria il Boccaccio passa dal sublime al triviale e viceversa, pur mantenendo costante la sua estrema avversità per le aberrazioni e i soprusi. Nell’introduzione del Decameron scrive:
Comincia il libro chiamato Decameron, cognominato prencipe Galeotto, nel quale si contengono cento novelle in diece dì dette da sette donne e da tre giovani uomini”.
L'opera è cognominata (sottotitolata) Prencipe Galeotto, con riferimento al personaggio, Galeuth o Galehaut, del ciclo bretone del romanzo cortese che fece da intermediario d'amore tra Lancillotto e Ginevra. "Galeotto" inoltre riecheggia in un famoso verso, riferito allo stesso personaggio, del V canto dell'Inferno di Dante Alighieri, Galeotto fu il libro e chi lo scrisse, con cui Francesca termina il suo racconto.

struttura del Decamerone       Il Boccaccio immagina una brigata di sette ragazze e tre ragazzi che durante il periodo in cui la peste devasta Firenze (1348), decidono di cercare una possibilità di fuga dal contagio spostandosi in campagna. Qui trascorrono il tempo secondo precise regole, tra canti, balli, e preghiere. Per occupare le prime ore pomeridiane, i ragazzi decidono di raccontare una novella ciascuno, secondo precisi rituali: per esempio, l'elezione quotidiana di un re che fisserà il tema della giornata a cui tutti gli altri narratori dovranno ispirarsi nei loro racconti. Al solo Dioneo, per la sua giovane età, è concesso di non rispettare il tema delle giornate; dovrà però novellare sempre per ultimo (Privilegio di Dioneo). La prima e la nona giornata hanno un tema libero. Si sono date molteplici interpretazioni degli strani nomi attribuiti ai narratori, in gran parte riecheggianti etimologie greche: Pampinea ("la rigogliosa"),  Filomena ("amante del canto", oppure "colei che è amata"),  Neifile ("nuova amante"), Filostrato ("vinto d'amore"),  Fiammetta (la donna amata da Boccaccio), Elissa (l'altro nome di Didone, la regina dell'Eneide di Virgilio),  Dioneo ("lussurioso", da Diona, madre di Venere; spurcissimus dyoneus si definiva Boccaccio in una lettera giovanile),  Lauretta (come Laura de Noves, la donna simbolo di Petrarca),  Emilia e Panfilo (il "Tutto Amore", che infatti racconterà spesso novelle ad alto contenuto erotico).
Nel Decamerone le cento novelle, pur avendo spesso in comune il tema, sono diversissime l'una dall'altra, poiché l'autore vuol rappresentare la vita di tutti i giorni nella sua grande varietà di tipi umani, di atteggiamenti morali e psicologici, di virtù e di vizio. Ne deriva che il Decameron offre una straordinaria panoramica della civiltà del Trecento, periodo in cui l'uomo borghese cercava di creare un rapporto fra l'armonia, la realtà del profitto e gli ideali della nobiltà cavalleresca ormai finita. Il Boccaccio intende in primo luogo mostrare ai fiorentini che è possibile rialzarsi da qualunque disgrazia, proprio come fanno i dieci giovani con la peste che si abbatte in quel periodo sulla città.
In secondo luogo vuole mostrare il rispetto nei confronti delle donne: egli infatti scrive che quest’opera è dedicata a loro che, a quel tempo, erano le persone che leggevano maggiormente e avevano più tempo per dedicarsi alla lettura delle sue opere. Il libro si apre con un proemio che delinea i motivi della stesura dell'opera.
Boccaccio afferma che il libro è dedicato a coloro che sono afflitti da pene d'amore, allo scopo di dilettarli con piacevoli racconti e dare loro utili consigli. Specifica che è rivolto in particolare a un pubblico di donne e più precisamente a quelle che amano. Sempre nel proemio, Boccaccio racconta di rivolgersi alle donne per rimediare al peccato della Fortuna: le donne possono trovare poche distrazioni dalle pene d'amore rispetto agli uomini. Alle donne, infatti, a causa delle usanze del tempo, erano preclusi certi svaghi che agli uomini erano concessi, come la caccia, il gioco, il commerciare; tutte attività che possono occupare l'esistenza dell'uomo. Quindi nelle novelle le donne potranno trovare diletto e utili soluzioni che allevieranno le loro sofferenze. Tema preponderante delle novelle è l'amore che, assumendo anche forme licenziose, susciterà reazioni negative da parte di un pubblico retrivo; per questo motivo Boccaccio, nell'introduzione alla IV giornata e nella conclusione all'opera, rivendicherà il suo diritto ad una letteratura libera ed ispirata ad una concezione naturalistica dell'Eros (significativo in questo senso il cosiddetto "apologo delle papere", all’inizio della IV giornata).

la cornice narrativa     L'uso della cornice narrativa in cui inserire le novelle è di origine indiana. Tale struttura passò poi nella letteratura araba e in Occidente. La cornice è costituita da tutto ciò che si trova al di fuori delle novelle ed in modo particolare dalla Firenze contaminata dalla peste dove un gruppo di dieci giovani decide di ritirarsi in campagna per trovare scampo dal contagio. È per questo che Boccaccio all'inizio dell'opera fa una lunga e dettagliata descrizione della malattia che colpì Firenze nel 1348 (ispirata quasi interamente a conoscenze personali, ma anche all'Historia Langobardorum di Paolo Diacono); oltre a decimare la popolazione, l'epidemia distrusse tutte quelle norme sociali, quegli usi e quei costumi che gli erano cari. La brigata dei dieci giovani crea una sorta di realtà parallela, quasi perfetta, per dimostrare come l'uomo, grazie all'aiuto delle proprie forze e della propria intelligenza, sia in grado di dare un ordine alle cose, che poi sarà uno dei temi fondamentali dell'Umanesimo.
Nelle novelle sono rappresentati la realtà mercantile e borghese, l'eterogeneità del mondo e la nostalgia verso quei valori cortesi che via via stanno per essere distrutti per sempre.  Il Decameron non è una semplice raccolta di novelle; sono tutte collegate fra di loro attraverso la cornice narrativa formando una sorta di romanzo. L'idea di una brigata di dieci persone che conversa dopo pranzo per alcuni giorni è già nei Saturnalia di Macrobio; storie di varie avventure, talora oscene, sono nel filone greco e poi latino delle Satire menippee che influenza - è questa un'altra fonte sicura di Boccaccio - le Metamorfosi di Apuleio, opera in cui compare anche il tema del novellare in una situazione di pericolo, di fronte alla morte.

La lingua del Decameron     Alla multiforme varietà degli ambienti, dei personaggi e dei luoghi si adegua la lingua usata dal Boccaccio. Il periodare è talvolta ampio e solenne, ricco di subordinate, di incisi, di inversioni e costrutti latineggianti; altre volte è invece più rapido. Il lessico varia da una scelta aulica ed elegante, a un dire pittoresco e gergale.

la censura    A partire dalla metà del XVI secolo il sistema di controllo delle scritture andò organizzandosi e istituzionalizzandosi per poter far fronte alla lotta contro l'eresia. Fu così istituito l'Indice dei libri proibiti voluto da Papa Paolo IV Carafa nel 1559 come "filtro" per poter fronteggiare le accuse, anche se velate, degli scrittori del tempo. L'ordine da Roma era tassativo: “...Per niun modo si parli in male o scandalo de' preti, frati, abbati, abbadesse, monaci, monache, piovani, provosti, vescovi, o altre cose sacre, ma si mutino lj nomi; o si faccia per altro modo che parrà meglio”.
Il Decameron apparve nell'Indice dei libri proibiti alla lettera B.

La novella     È una narrazione in prosa breve e semplice (di modesto respiro), più breve di un racconto, nella quale c'è un'unica vicenda semplice e in sé conclusa, colta nei suoi momenti essenziali, i cui personaggi si possono facilmente ritrovare nella vita quotidiana. Essa nasce, non si sa con precisione dove e quando, nel contesto della letteratura orale.
Secondo la teoria orientalista sarebbe sorta in Oriente per poi diffondersi in Occidente verso il XII secolo. La novella non è un genere letterario indipendente, poiché è inglobata all'interno di altri generi. Tracce di novella sono presenti nelle letterature dell'antico Egitto e della Mesopotamia (Sumeri, Babilonesi). Il genere è presente nelle letterature orientali in particolare in quella indiana dove vi sono varie raccolte, tra cui la celebre Pañcatantra. In India nasce anche la struttura delle novelle precedute da una cornice, struttura che poi avrà diffusione anche in Occidente con il Decameron. La novella ebbe scarsa autonomia nella letteratura greca e latina. Si ricordano gli arguti e burleschi Racconti sibaritici e la Fabula Milesia. Nella letteratura orientale celeberrima è la raccolta Le mille e una notte. Alla base della struttura che la novella assumerà poi nel Medioevo troviamo l'exemplum, un genere che si potrebbe definire una forma semplice di novella, ma che possiamo descrivere anche come a metà strada tra la fiaba e la parabola. Anche l'exemplum è inglobato in altri generi, come la vita dei Santi perché era usato molto spesso dai predicatori con finalità educative e morali. I predicatori se ne servivano allora per ricondurre sulla giusta strada coloro che avevano commesso qualche peccato. Nel Medioevo il fabliau è un altro antecedente della novella. La novella sorge più tardi, in età medievale, nell'ambito di culture molto diverse tra loro. Nel Duecento italiano, la novellistica ha un carattere di freschezza e originalità che si esprime in alcuni validi testi come il Libro de' sette savi opera di traduzione dal francese di una trama che in seguito si è diffusa in tutte le letterature, i Conti di antichi cavalieri, anch'essi derivati dal francese, un poema formato di varie storie cavalleresche e, soprattutto, il Novellino, chiamato anche Le cento novelle antiche o Libro del bel parlare, che trova nella borghesia comunale che stava affermandosi in quel periodo, con i suoi ideali di gentilezza, di cortesia, di sottile intelligenza e del bel parlare, la sua migliore celebrazione.

Il Novellino      Il "Novellino" medievale (da non confondere con l'opera omonima del 1476 di Masuccio Salernitano), passato all'indice dei libri proibiti, è senza dubbio una delle più notevoli opere in prosa del secolo. Della sua storia esterna, poco di sicuro si può affermare ancora oggi malgrado i numerosi studi fatti su di essa.
L'opera dovette essere composta non prima del 1281 e non dopo il 1300 e si discute se da uno o più autori; certamente il compilatore fu unico e a lui, quasi sicuramente, si deve il Proemio dove i contenuti dell'opera e i suoi scopi sono indicati con sufficiente chiarezza e sintesi: sebbene la fonte fosse quasi certamente di area toscana, alcuni non escludono che le sue origini siano venete. Vi si legge: "... e acciò che li nobili e gentili sono nel parlare e ne l'opere quasi com'uno specchio appo i minori, acciò che il loro parlare è più gradito, però ch'esce di più delicato stormento, facciamo qui memoria d'alquanti fiori di parlare, di belle cortesie e di belli riposi e di belle valentie, di belli donari e di belli amori, secondo che per lo tempo passato hanno fatto già molti. E chi avrà cuore nobile e intelligenzia sottile sì li potrà simigliare per lo tempo che verrà per innanzi, e argomentare e dire e raccontare in quelle parti dove avranno luogo, a prode e a piacere di coloro che non sanno e disiderano di sapere...".
La brevità quasi schematica del maggior numero dei racconti del "Novellino" (cento in tutto) è parsa per lungo tempo dovuta all'immaturità e semplicità dello scrittore, ma un più accurato studio dell'opera ha rivelato che esso non può essere inteso nella sua realtà se non inquadrandolo sullo sfondo della civiltà culturale medievale. La brevità e la schematicità del Novellino sono volute dal suo autore, e sono dovute a precisi intenti stilistici e morali. Gli aneddoti e le brevi narrazioni erano collocati infatti nel Medioevo nei trattati morali come esempi di verità o riprove degli insegnamenti e delle esortazioni, e perciò erano tanto più efficaci quanto più brevi e calzanti. Il Novellino trasporta nel volgare, con esperta disciplina retorica e stilistica, proprio gli esempi delle scritture medievali, pertanto il suo pregio sta proprio nella sua rapidità ed essenzialità. Il Novellino perciò non è da considerarsi l'inizio ingenuo ed elementare della novellistica italiana, ma un documento in volgare della matura civiltà letteraria del Medioevo latino. Pertanto non si dovrebbe guardare questa opera tenendo l'occhio al Decameron, ma allo sfondo di cultura al quale si collega, e se da esso si vuole guardare al Decameron, si può farlo solamente per rendersi conto di quale rivoluzione abbia operato nell'ambito letterario l'opera di Giovanni Boccaccio. Il Novellino ha pertanto singolari pregi di vivacità, di disegno essenziale e anche di felice rilievo. Sono narrazioni brevi, ma proporzionate e armoniche, ravvivate da un gusto narrativo che va dal tragico al fiabesco, dal comico al drammatico, il tutto scritto in una lingua toscana viva e schietta.

informazioni tratte da: wikipedia

 

RASSEGNA STAMPA "CENTO VOCI PER CENTO NOVELLE"

ASSOCIAZIONE CULTURALE IDEATTIVA - CATANIA
http://www.associazioneideattiva.it/index.php?page=mainNewsArtPost&idPost=194

ASSOCIAZIONI NO PROFIT - il portale al servizio delle associazioni
http://www.nonprofit.viainternet.org/news_interne.asp?id=6230#notizia

CAFE’ LIBER ARCI CLUB
https://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:AVMhFw2K714J:https://it-it.facebook.com/cafeliber/posts/10205529671977464+&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it

CITTA' FUTURA ON LINE
http://www.cittafutura.al.it/web/_pages/detail.aspx?GID=43&DOCID=19284

COMUNE DI TORINO - MOTORE DI RICERCA
http://www.comune.torino.it/pass/motorericerca/2016/02/18/aperte-le-iscrizioni-cento-voci-per-cento-novelle/

CONTROLUCE
http://www.controluce.it/notizie/cento-voci-per-cento-novelle/


DRAMMA.IT - la casa virtuale della drammaturgia contemporanea
http://www.dramma.it/index.php?option=com_content&view=article&id=18947:cento-voci-per-cento-novelle&catid=38&Itemid=75


EASY NEWS WEB
http://www.easynewsweb.com/2016/01/17/cento-voci-per-cento-novelle-a-cascina-macondo-il-decamerone-ad-alta-voce-in-due-week-end-aprile-2016/#comments

LA CABALESTA
http://www.lacabalesta.it/testi/appuntamenti.html


LA PIAZZETTA NEWS
http://www.lapiazzettanews.altervista.org/cultura.html#Cultura51

NOTIZIE LETTERARIE
http://letterarieliterariasliterary.blogspot.it/2016/01/newsletter-cascinamacondo-del-20012016.html

 

 CENT'ANNI DI SOLITUDINE AD ALTA VOCE - EDIZIONE 2012

 

CASCINA MACONDO-ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE
Centro Nazionale per la Promozione della Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri (TO) - Italia
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com
- COMODO PARCHEGGIO INTORNO ALLA CHIESETTA MADONNA DELLA ROVERE -

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 15 Marzo 2018 16:00 )
 

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