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RCT - RESOCONTO FESTIVAL HAIKU IN GENT - SETTEMBRE 2015 PDF Stampa E-mail
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News - News
Scritto da Tartamella   
Sabato 21 Novembre 2015 18:12

 RCT - RESOCONTO FESTIVAL HAIKU IN GENT - SETTEMBRE 2015

RCT - RESOCONTO PREMIAZIONE CONCORSO HAIKU 2015 CASCINA MACONDO

 

 

pace
 

 RCT – RESOCONTO

 HAIKU FESTIVAL - SETTEMBRE 2015

PEACE IN GHENT IN PEACE

di Antonella Filippi



Le Associazioni non-profit Viadagio e Vrede (“pace”) hanno organizzato e ospitato il Festival Internazionale Haiku 2015 a Ghent (Fiandre, Belgio) dal 16 al 21 settembre 2015. Nell’occasione del settantesimo anniversario dell’attacco nucleare sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki il progetto “Peace-full” comprendeva sia il Festival Haiku, con la presenza di circa 30 poeti provenienti da molte parti del mondo per condividere un progetto di pace al di là di ogni frontiera, sia altre attività culturali di alto livello. Il fascino della città di Ghent, l’ospitalità presso amici e poeti locali, gli incontri e i confronti hanno reso la permanenza indimenticabile e stimolante.

Martedì 15 settembre
Sono sul volo da Milano a Bruxelles, per raggiungere Annamaria Verrastro e Pietro Tartamella, che sono partiti qualche giorno fa. Avrò anche l’occasione di incontrare la mia amica Antonella che arriva da Lussemburgo. Dopo una serie di disguidi (telefoni che non prendono, gestori differenti, io che aspetto alla stazione di Brussels Noord in un corridoio e lei in quello opposto, ma del tutto identici,…) ci troviamo e andiamo all’Hotel Albert, in Rue Royale St. Marie, dove ci aspettano Anna e Pietro. Non piove, ma il vento è sempre presente. Andiamo a fare una lunga passeggiata che ci porta inevitabilmente alla Grande Place e poi a cena in centro, dove notiamo che il piatto forte è il waterzooi ("acqua che bolle"), un tipo di stufato, o zuppa, generalmente a base di pesce di mare o di acqua dolce (viszooitje), oppure di pollo (kippenwaterzooi), accompagnato dall’intramontabile baguette per “fare scarpetta” e da carote, porri, patate, uova, burro e diverse spezie e creme. Nei Paesi Bassi il piatto è noto anche come Gentse Waterzooi, con riferimento alla città belga di Ghent, di cui è originario.
Non mancano numerosi negozi che vendono cioccolato in ogni forma: al Belgio va il merito di aver inventato le praline, cioccolatini dal guscio croccante e dal ripieno morbido. In alcuni negozi vediamo anche dei dolci curiosi, a forma di cono. Sono i cuberdon, caramelle ripiene originarie di Ghent, che per la loro curiosa forma vengono soprannominati neus (naso), Gentse neus (nasi di Ghent), o neuzeke (nasini). In francese si chiamano chapeau-de-curé o chapeau-de-prêtre (cappello del prete). Solitamente sono di colore viola perché al gusto di lampone, anche se talvolta sono disponibili in altri gusti e colori. L’esterno è relativamente duro e zuccheroso, mentre l’interno, a base di sciroppo, è gelatinoso. Proprio questa caratteristica non permette l’esportazione dei “nasi” al di là del Belgio: il soffice ripieno dura soltanto tre settimane, dopodiché si cristallizza e fa perdere alla caramella la sua principale particolarità. Al gusto sono dolcissimi!
Pare sia stato il farmacista De Vynck di Ghent, nel 1873, a inventarne per caso la ricetta, al fine di aumentare la durata di conservazione di farmaci che spesso venivano confezionati in forma di sciroppo. Quando il farmacista, dopo un paio di giorni, esaminò una preparazione non riuscita, scoprì che si era formata una crosta, mentre il nucleo era ancora liquido. Da questa scoperta nacque l'idea di utilizzare tale tecnica per la produzione di caramelle.
Dopo una notte di pioggia battente, il mattino si presenta chiaro e nuvoloso.


Mercoledì 16 settembre
Al mattino facciamo ancora una passeggiata in Bruxelles, poi, lasciato l’albergo con armi e bagagli, ci dirigiamo verso la Stazione di Bruxelles Nord. La mia amica Antonella torna in Lussemburgo e noi prendiamo il treno che in meno di un’ora ci porterà a Sint-Pieters, la stazione principale della città di Ghent. All’arrivo prendiamo il tram n° 1 e scendiamo alla fermata Gravensteen (“rocca, fortezza dei conti”), nella piazza Sint-Veerleplein. Costruito sul modello dei castelli crociati in Siria, il castello è stato un tempo dimora dei Conti di Fiandra, zecca, prigione e fabbrica di cotone. Nella piazza c’è uno stupefacente negozio di birra, con tutte le vetrine letteralmente tappezzate di bottiglie di diverse marche. In Belgio si producono oltre 601 differenti tipi di birra…
Ci incamminiamo lungo la Kraanlei, che costeggia uno dei rami del fiume Leie, e poco dopo ci imbattiamo nella cosiddetta Dulle Griet (“Margherita la pazza”), che altro non è che un grande cannone rosso di ghisa, ancora fermo nel luogo in cui venne posizionato 425 anni fa e che nella sua lunga vita non ha mai sparato un colpo.
Qualche decina di metri e arriviamo a Panda, Oudburg 38, ristorante vegetariano, negozio di alimenti naturali, centro culturale e teatrale. Già un po’ di amici haijin sono presenti e alle 18 espletiamo le formalità per la registrazione.
Alle 18.30, Ip Man e Diederik De Beir danno il benvenuto ufficiale e illustrano il programma del Festival. Dopo cena c’è ancora un po’ di energia per fare due chiacchiere e quattro passi…


luukGiovedì 17 settembre
Siamo ospiti nella casa di Ip Man e Denise, sopra Panda. Legno chiaro, molta luce, una terrazza da cui la vista spazia sui canali e sui tetti caratteristici della città. Dopo una notte di sonno e silenzio, scendiamo al ristorante Panda per la colazione, poi ci incamminiamo con Diederik, Ip e gli altri partecipanti verso il vicino Poëzie Centrum in Vrijdagmarkt 36, la piazza del mercato del venerdì. Nella piazza fa mostra di sé una statua di Jacob Van Artevelde dell’artista Pieter De Vigne, risalente al 1863. Eroe nazionale fiammingo nato a Ghent nel 1285, Van Artevelde diresse la ribellione di Ghent del 1337 contro il conte Luigi di Nevers, il quale si era dichiarato fedele al re di Francia, ostacolando le relazioni commerciali delle Fiandre con l'Inghilterra, principale mercato d'esportazione delle drapperie fiamminghe. Jacob Van Artevelde costrinse il conte di Nevers a rifugiarsi in Francia, tentò di riunire in una federazione le città delle Fiandre, del Brabante e dello Hainaut e riconobbe i diritti del sovrano d'Inghilterra, Edoardo III, sul trono di Francia. La preponderanza di Ghent sulle altre città e la difficile situazione interna cagionarono successivamente una rivolta popolare: i tessitori di Ghent, insofferenti del dominio di Van Artevelde, nel 1345 gli si ribellarono e lo uccisero. Ci dicono che la mano tesa della statua indica la direzione dell’Inghilterra.
All’ultimo piano del Poëzie Centrum, nell’alto sottotetto dell’edificio, entriamo in un bel salone in cui impera il legno scuro e una sensazione di piacevole accoglienza. Le finestre triangolari si aprono sulla piazza e permettono di godere della vista dello spazio aperto e dei tetti della città vecchia.
riunioneIncontriamo anche Max Verhart e sua moglie Marlène Buitelaar, che avevamo incontrato in Svezia nel 2007 in un’analoga situazione e che erano poi venuti a Torino in occasione del Secondo Convegno Haiku organizzato da Cascina Macondo nel giugno 2009.
Max Verhart ha deciso di donare la sua vasta collezione di libri di e sull’haiku alla Biblioteca del Centro, al primo piano, e sta organizzando l’invio con Stefaan Goossens, il responsabile del Centro di Documentazione. Non avendo potuto portarli nel nostro bagaglio aereo promettiamo a Stefaan Goossens che invieremo per posta i libri di Cascina Macondo.
Alle ore 10, dopo il benvenuto della responsabile del Centro, si inizia con le presentazioni: Ion Codrescu (Romania) illustra “Japanese and Western haiga painting”, cui fa seguito Gabriel Rosenstock (Irlanda) con “The floating universe”. Dopo una breve pausa Zinovy Vayman (Russia) con l’interessante “The laconic report on Russia”.  Paul Mercken (Belgio) conclude la mattinata con “Western haiku – Why does haiku fascinate westerners? How does western haiku differ from its Japanese origin? How does haiku contribute to world peace?”.
proiezioneAlle 14 si riprende con l’intervento di Klaus-Dieter Wirth (Germania) “The basic components of haiku – Tradition and reception”, seguito da Diederik De Beir (Belgio), che mostra, nel suo intervento “Haiku/Senryu MailArt & Haiku Post Box”, alcune delle opere ricevute dai diversi partecipanti, cui aveva chiesto di inviare disegni, immagini, cartoline o altri supporti con un haiku relativo al tema del Festival, la pace. Segue l’interessante approccio di Markus Bundervoet (Belgio) “Psychology and Haiku”(pubblicato in inglese e tradotto in italiano alla fine di questo resoconto). Dopo una brevissima pausa, l’onere e l’onore di concludere la prima giornata del Festival tocca a Ludmila Balabanova (Bulgaria) con “East and West: shared monologues”. Dalle 16.30 alle 17 c’è ancora tempo per discutere e confrontarsi sui temi presentati nella giornata: intervengono Mona Larsen (Danimarca), Zoran Mimica (Croazia), Hans Reddingius (Olanda), David Cobb (Regno Unito). Divisi nei vari tavoli, si proseguirà anche durante e dopo cena al ristorante Panda.


brindisiVenerdì 18 settembre
Dopo una bella nottata di vento e sonno, ci ritroviamo a Panda per la colazione e verso le 9.30 ci dirigiamo al Poëzie Centrum.

antonella tedescoAlle 10 la parola viene data a Pietro Tartamella e Antonella Filippi (Italia), che illustrano il progetto europeo “PAROL! Writing and Art beyond walls, beyond borders” cui Cascina Macondo ha partecipato nel triennio 2013-2015, con il lavoro su scrittura creativa e lettura ad alta voce, haiku, haiga, haibun, ceramica raku, danza-teatro, svolto in due carceri italiane (Torino e Saluzzo). Segue la proiezione di un video-haiga, in cui gli haiku del concorso internazionale di poesia haiku in lingua italiana, organizzato da Cascina Macondo ormai da 13 anni, sono abbinati a suggestive immagini (fotografie, disegni, sumi-e, ceramiche raku,..). cui fa seguito la presentazione. Viene infine presentato il volume “La stretta di mano e il cioccolatino” di Pietro Tartamella, che racconta dettagliatamente l’esperienza del progetto PAROL in Italia. Era in programma anche un secondo intervento di Pietro “Le raccolte haiku”, ma si sono esaurite le nostre due ore a disposizione. Siamo costretti a lasciare soltanto le fotocopie dell’intervento in inglese. Delle “raccolte haiku” parleremo in una prossima futura occasione.
Alle 12.30 Judith Vihar (Ungheria) conclude l’incontro con “The spirit of haiku”.
Dopo rimane ancora un piacevole tempo per domande e letture di haiku.
tre autoriPranziamo nelle vicinanze (“tutti i tipi di zuppe”) con Diederick De Beir e Paul Mercken e, verso le 15, l’amico Luuk Humblet ci porta a fare un giro per Ghent. Oltre a gestire con la moglie Mia Stockman il negozio di alimenti naturali “De Blauwe Bloem” (il Fiore Blu) è anche un’ottima guida autorizzata in più lingue: fiammingo, italiano, inglese e francese. Camminando per lo splendido centro città e ascoltando Luuk, arriviamo al Municipio, uno stupefacente esempio di gotico e rinascimentale (le due parti sono state erette a distanza di un secolo l’una dall’altra), dove ci attendono il vicesindaco e la Signora Teruko Yokoyama, una hibakusha, cioè una sopravvissuta al bombardamento atomico sul Giappone, una di “coloro che non si suicidarono nonostante avessero tutte le ragioni per farlo, che hanno salvato la dignità umana in mezzo alle più orrende condizioni mai sofferte dall’umanità” (Kenzaburo Oe, premio Nobel per la Letteratura 1994). Viene da Nagasaki, aveva 4 anni nel 1945. È una signora minuta che racconta pacatamente la storia personale e della sua famiglia, mentre noi tratteniamo il respiro e le emozioni.
Tornati a Panda, ci attende una serata di buon cibo e musica: un giovane chitarrista, Alexander Makay, ci allieta con la sua bravura e i pezzi di Yuquijiro Yocoh (“Sakura”), Johann Sebastian Bach (Preludio da BWV 998). Sakura ricorda, se chiudo gli occhi, il suono dello shamisen. Il Mi cantino, appena pizzicato, suggerisce il suono della pioggia. Il grave Do interrompe d’un tratto come lo scroscio di piogge nordiche o di rovesci radioattivi, in questo settantesimo anniversario. La Signora Yokoyama, oggi pomeriggio, nella sua dignità portata come un abito da quando, a quattro anni, sentì la vita cambiare sulla sua pelle bambina, con la sua voce misurata, con i suoi gesti accennati, ha mosso in me il dolore di tanti per l’offesa all’umanità, nascosto dalla mano sulla guancia, e ora questa musica mi fa risentire lo stesso dolore. Dopo il preludio di Bach, due composizioni di Alexander: “Siciliana” e “Por Paco”, un inizio delicato, poi una cascata di fuoco e di flamenco. Il fuoco nordico di questo Sigfrido biondo dal capello lungo e la giovinezza nelle mani veloci e nel tempo tenuto battendo il piede. Ma il piacere dura poco, come ogni grazia condivisa, e senza pietà se ne va dopo il quarto pezzo.

 

von rompuy tartamellaSabato 19 settembre
Verso le 8.30, terminata la colazione, ci troviamo tutti a Panda per recarci presso la Vredeshuis (“Casa della Pace”), in Sint-Margrietstraat 9, in cui ritroviamo la Signora Yokoyama, che spiega l’attività del gruppo di hibakusha di cui fa parte. Molti di loro, nonostante l’età, partecipano a incontri in tutto il mondo in cui parlano della loro esperienza e delle loro attività.
Ieri sera Diederik e Ip avevano proposto due argomenti per la tavola rotonda di oggi, aperta al pubblico nella Casa della Pace:
1. è possibile scrivere “haiku a tavolino”?
2. lettura di un proprio haiku o di altri autori e commento. 

von rompuyAlcuni haijin fanno parte del primo gruppo (Klaus-Dieter Wirth, David Cobb, Helga Harle, Antonella Filippi (vedi testo dell’intervento alla fine di questo resoconto), altri del secondo (Zynovy Vayman, Judith Vihar, Birgit Lockheimer, Pietro Tartamella).
Verso le 10.30 un piccolo break con l’assolutamente fantastica flautista Michiko Takahashi, che viene dall’Olanda e vive ogni nota con tutta se stessa.
Poco dopo arriva Herman Van Rompuy, ex-Presidente del Consiglio Europeo e Ambasciatore Internazionale Haiku per l’amicizia Europa-Giappone, accolto dagli organizzatori e da Tom Balthazar, assessore allo sviluppo urbano, casa e aree verdi di Ghent. La sua conferenza “Peace and Haiku” riprende e amplia essenzialmente il suo intervento dell’aprile 2012 tenuto presso la sede dell’ambasciatore giapponese presso la Comunità Europea (vedi link ad articolo pubblicato). Alla fine usciamo dalla Casa della Pace e seguiamo Ip, Diederik e Herman Van Rompuy verso la Lieve, il canale su cui sono appesi i banner con gli haiku dei partecipanti al Festival. Ip arriva con la barca e Van Rompuy sale, mentre tutti noi seguiamo a piedi il lento scorrere dei remi e il breve percorso del primo canale, al fondo del quale è questo haiku di Van Rompuy:

yokoama von rompuywie naar de zon kijkt
naar de zee, naar de sterren
houdt van de vrede


colui che guarda
il sole, il mare, le stelle
ama la pace


Piove forte all’improvviso e torniamo di corsa alla Casa della Pace, dove ci attende un rinfresco mentre fuori vento e acqua strapazzano passanti e ombrelli. Al rinfresco incontriamo Paolo Sartorio, che da 9 anni lavora in Belgio per una casa editrice universitaria e che è venuto oggi per incontrare Diederik e parlare di un altro progetto europeo a favore dei rifugiati. Sta lavorando anche in carcere con la musica. Per caso parliamo di montagna, lui viene dall’Ossola, e condividiamo lo stesso entusiasmo per l’Alpe Devero! 

paolo sartori e diederikDiederik ci racconta che suo padre ha studiato la lingua italiana “steso sul sofà, leggendo il giornale e con il dizionario a fianco”. Al che segue una battuta di Pietro che ha anche un lontano sapore di Koan divertente: “Pietro, tu hai imparato l’olandese? Non ho potuto, non avevo un sofà!”.
Quando spiove, usciamo e passiamo davanti al negozio di Luuk e Mia, dove ci fermiamo per quattro chiacchiere, un caffè e una fetta di torta.
La sera, dopo cena, scriviamo sul formulario apposito un haiku sulla pace, da inserire nella Haiku Box inviata da Matsuyama (vedi link precedente).
Verso le ore 19 ci si incontra a Panda per la cena, dopo la quale ci attende uno splendido incontro musicale: “Seven Haiku”, una composizione per soprano, violoncello e pianoforte di Dirk Blockeel, con lo stesso autore al pianoforte, con Mieke de Lauré al violoncello ed Emma Posman in possesso di grande voce, presenza scenica e bellezza. Segue la “Sonata in a in Bach style” di Dirk Blockeel, eseguita dallo stesso al pianoforte. Il pezzo successivo, “Asa giri ya”, composto ed eseguito da Maarten Van Ingelgem, è ispirato all’haiku di Yosa Buson:

asa giri ya e ni kaku yume no hito-dori

foschia mattutina
come nel dipinto di un sogno
gente che passa


cattedraliDomenica 20 settembre
Verso le 9.30 ci ritroviamo a Panda, una ragazza che fa parte della Casa della Pace ci accompagna verso il Bloemmarkt, il mercato dei fiori.
Nel cammino passiamo anche da Werregarenstraat, vero “Vicolo dei graffiti”, in cui ogni casa è dipinta con scene diverse; in una strada in cui ogni case presenta placche incise con diverse frasi, per es. “Ogni uccello canta per come è nato”. Costeggiamo anche il tradizionale mercato delle pulci, che si tiene ogni fine settimana ai piedi della chiesa di Sint Jacobs.
Arriviamo al Mercato dei fiori, e ci riempiamo i sensi con i colori e i profumi di fiori e piante, mentre ci accompagnano le note di un concerto che si tiene sotto il gazebo rialzato che troneggia a un lato della piazza.
Al piccolo chiosco all’angolo prendiamo un cappuccino, e a uno dei banchi i girasoli per Denise e un mazzo di fiori bianchi per Ip Tin Fa, che oggi dirigerà il coro.
Tornando verso Panda, ci fermiamo sul Korenlei (“Riva del grano”), una delle due banchine sulle sponde del Leie, di fronte al Graslei (“Riva delle erbe”), l’antico porto medievale della città, oggi punto d’incontro di abitanti e turisti. Qui dalle 14 alle 18 si alternano diversi musicisti a un pianoforte a coda posizionato sulla barca di Ip, che rema con consumata abilità tra le due banchine per il piacere di chi è lì seduto, il viso serio sotto il caratteristico cappello.
Fino alle ore 15 passate rimaniamo lì, mangiando fragole comprate a un banco di un mercatino trovato venendo qui e un sacchetto di bruschette (italiane!) regalateci stamattina come omaggio pubblicitario, poi io e Anna torniamo a Panda per scaricare foto e caricare le batterie delle macchine fotografiche. Dopo un po’ arriva anche Pietro, dorme un po’, e verso le 16.30 ripartiamo per sentire il prosieguo del concerto, con l’Inno alla Gioia di Beethoven, che inizia alle 18 precise.
L’Ode An die Freude è un'ode composta dal poeta e drammaturgo tedesco Friedrich Schiller nel 1785. È conosciuta in tutto il mondo per essere stata usata da Ludwig van Beethoven nel finale del quarto movimento della sua Nona Sinfonia, selezionando alcuni brani e scrivendo di suo pugno una introduzione. La melodia composta da Beethoven è stata adottata come Inno d'Europa dal Consiglio d'Europa nel 1972, e in seguito dall'Unione Europea. Ma non le parole di Schiller: 

coro
O amici, non questi suoni!
ma intoniamone altri
più piacevoli, e più gioiosi.
Gioia! Gioia!
Gioia, bella scintilla divina,
figlia dell'Elisio,
noi entriamo ebbri e frementi,
celeste, nel tuo tempio.
Il tuo fascino riunisce
ciò che la moda separò
ogni uomo s'affratella
dove la tua ala soave freme.
L'uomo cui la sorte benevola,
concesse il dono di un amico, 

tin fa e tin fong ipchi ha ottenuto una donna leggiadra,
unisca il suo giubilo al nostro!
Sì, chi anche una sola anima
possa dir sua nel mondo!
Chi invece non c'è riuscito,
lasci piangente e furtivo questa compagnia! 

Gioia bevono tutti i viventi
dai seni della natura;
vanno i buoni e i malvagi
sul sentiero suo di rose!
Baci ci ha dato e uva,
un amico, provato fino alla morte!
La voluttà fu concessa al verme,
e il cherubino sta davanti a Dio!
Lieti, come i suoi astri volano 

tinfaattraverso la volta splendida del cielo,
percorrete, fratelli, la vostra strada,

gioiosi, come un eroe verso la vittoria.
Abbracciatevi, moltitudini!
Questo bacio vada al mondo intero!
Fratelli, sopra il cielo stellato
deve abitare un padre affettuoso.

Vi inginocchiate, moltitudini?
Intuisci il tuo creatore, mondo?
Cercalo sopra il cielo stellato!
Sopra le stelle deve abitare!
"Gioia" si chiama la forte molla 

che sta nella natura eterna.
Gioia, gioia aziona le ruote
nel grande meccanismo del mondo. 

barca pianoforteEssa attrae fuori i fiori dalle gemme,
gli astri dal firmamento,
conduce le stelle nello spazio,
che il cannocchiale dell'osservatore non vede.


Un basso (Erwin Muller), un tenore (Denzil Delaere), un soprano (Annelies Van Hijfte) e un contralto (Helene Bracke), flauto, clarino, tromba, violoncello, timpani e un coro di circa 80 persone (facenti parte dei cori Novecanto, GOB, Kalibu, Kwimba, Sabukai, Krop in de Keel, Cum Splendore, Crescendo, Vlasgalm, Valse Teefjes, KGOV) che per alcuni mesi si sono incontrate di sera per fare le prove nel salone del ristorante Panda, sotto la direzione di Ip Tin Fa (“fiore del cielo”), la figlia maggiore di Ip Man e Denise. C’è anche la sorella minore, Ip Tin Fong (“profumo celeste”). Anche Ip Man e sua moglie cantano nel coro.

 

 barca pianoforte ip man  barca e battelli  concerto in barca

 barca e pianoforte  ip man  pubblico concerto

 

Tornati a Panda, verso le 19 un rinfresco e poi la cena di gala con accompagnamento musicale (pianoforte e violoncello, pianoforte e violino, chitarra e violoncello, di nuovo piano e violino), cui fanno seguito la presentazione dell’antologia del Festival “A thousand cranes” (“Mille gru”) dove sono pubblicati 2 dei cinque haiku inviati dai partecipanti agli organizzatori del Festival. Segue la premiazione del concorso haiku indetto nelle Fiandre e Olanda, categoria adulti e scuole.
I vincitori del concorso sono Hedwig Aerts, Eddy Cornelisse e Willy Cuvelier:

zon op de stenen
onder de oude bomen
bloed in de aarde


sole sulle pietre
sotto i vecchi alberi
sangue nella terra



na al die jaaren
ontdekken ze op zolder
hey geweer van pa


dopo tutti questi anni
scoprono in soffitta
il fucile del padre



duizend kraanvogels
vegen de paddenstoel weg –
origamidroom


mille gru
spazzano via il fungo –
sogno di origami

Per la sezione giovani Camille Mallet, Eline Dhondt e Julie Saelens:

stilte in het park
eindelijk, eentje schuift op
er was te veel plaats


silenzio nel parco
alla fine qualcuno si sposta
c’era troppo spazio


duif wit in de lucht
plukt de zonnige dagen
grasgroene bodem


colomba bianca in aria
coglie i giorni di sole
suolo d’erba verde


zomergroen zacht gras  

manifestokriebelt tussen mijn tenen
ik kan genieten


tenera erba verde estiva
fa il solletico tra le dita dei piedi
mi piace molto


Pietro va a salutare la giovane studentessa Camille Mallet e le fa i complimenti per il suo bell’haiku. Scopre che è stata una delle studentesse del liceo che gli hanno fatto visita nella barca quando nel novembre del 2012 aveva vissuto per una settimana da eremita nel progetto Gent-Beng di Ip Man.
Segue la lettura di haiku fatta da Pietro Tartamella, Rolf Bruckner, Diederik De Beir, Isabel Asunsolo e Antonia Sanchez Verdejo, Zynovy Vayman, Zoran Mimica. Quando manca mezz’ora all’una di notte, la “compagnia dell’haiku” si scioglie e tutti vanno a nanna.

 

ALCUNI HAIKU PUBBLICATI NELL'ANTOLOGIA 
A thousand cranes”  (“Mille gru”)- Edizioni Viadagio

 

my tomcat was never
a chauvinist, he is simply
too intelligent, too smart


il mio gatto non è mai stato
uno sciovinista, è semplicemente
troppo intelligente, troppo sveglio
Dimitar Anakiev



en el jardìn
al rábano en flor y a mì
nada nos falta


nel giardino
al rafano in fiore e a me
non manca nulla
Isabel Asúnsolo




primo raggio di sole
sul soldato di pietra
pacifica mattina
Ludmila Balabanova

 



Als er die Kamera hebt
macht das Kind
die Hände hoch


appena solleva la macchina fotografica
le mani del bambino
si alzano in aria
Ralf Bröker



een maanlichte nacht
twee schaduwen op de muur
spreken van liefde


notte di luna
due ombre sul muro
parlano d’amore
Markus Bundervoet



KNOWN ONLY TO GOD
some hands has removed the moss
to leave just N ON


MILITE IGNOTO
qualche mano ha tolto il muschio
per lasciare solo NO
David Cobb



A?teptând în lini?te
en ?i bâtlanul albastru –
între noi un râu


aspettando in silenzio
un airone cinerino e io –
tra di noi un ruscello
Ion Codrescu



orgelrecital –
tussen twee Bachkoralen
koert een tortelduif


recital d’organo –
tra due corali di Bach
una tortora tuba
Diederik De Beir



la luna piena –
fiori bianchi nascono
sul ramo secco

Antonella Filippi



hjem fra slagmarken
hans veninde venter barn
med fjendens soldat


ritorno dal campo di battaglia
la sua ragazza incinta
di un soldato nemico
Hanne Hansen



lågan av ett ljus –
rummet krymper och växer
med varje andetag


luce di candela –
la stanza si restringe e si allarga
ad ogni respiro
Helga Härle



6 août –
son corps dégage une chaleur
nucléaire


6 agosto –
il suo corpo rilascia un calore
nucleare
Eric Hellal



oh kleine vijver
op je vateroppervlak
rust nu de hemel


oh, piccolo stagno
sulla tua superficie
il cielo ora riposa
Jeanine Hoedemakers

the cannon in the park
where
we sometimes meet


il cannone nel parco
dove
a volte ci incontriamo
Zdravko Karakehayov



orkan øje –
englen folder vingerne
et roligt sekund


occhio dell’uragano –
gli angeli ripiegano le ali
un attimo di calma
Mona Larsen



Papierkraniche
faltenden Mädchenhänden
wachsen Flügel


gru di carta
nelle mani delle ragazze
mettono le ali
Birgit Lockheimer



in de ochtendmist
visserbootsilhouetten –
op de pier een kat


nella bruma mattutina
i profili di barche da pesca –
sul molo un gatto
Paul Mercken



djeca se kližu
po zale?enom Dunavu –
riblje o?i promatraju


bimbi pattinano di notte
sul Danubio gelato –
sotto gli occhi dei pesci
Zoran Mimica



Weerspiegeld
in elke zeepbel
de blauwe lucht


riflesso
in ogni bolla di sapone
il cielo blu
Marian Poyck



een oude krijgsman
zijn bijbel op de knieën
‘heb je vijanden lief’


vecchio guerriero
la Bibbia sulle ginocchia
“ama il tuo nemico”
Hans Reddingius



maidin gheal –
colúir ag achrann le chéile
ar chraabh


chiaro mattino –
colombe che litigano
su un ramo
Gabriel Rosenstock



il ticchettio
leggero della pioggia
leggero, leggero

Pietro Tartamella



Abendsonne
Ein Kind ritzt das Friedenszeichen
auf dünnes Eis


sole al tramonto
un bimbo incide il simbolo della pace
sul ghiaccio sottile
Dietmar Tauchner



oude strijdmakkers
bij het Vredesmonument –
de stilte delen


vecchi compagni d’arme
davanti al Monumento della Pace –
silenzio condiviso
Frans Terryn





pacifica Palestina
il serpente dello zoo fa un lungo pisolino
sulla sua pelle appena cambiata
Zinovy Vayman



van de la mano –
un ramo de azahar
en su mochila


mano nella mano –
un rametto di fiori d’arancio
nel loro zaino
Antonia Sánchez Verdejo



Wapenstilstand
aan de waslijn dansen kousen
de cancan


giorno dell’armistizio
sul filo per stendere le calze danzano
il cancan
Herwig Verleyen



madárcsiripelés
virágzik a körtefa
gulyásillat száll


canto d’uccello
il pero in fiore
odore di goulash
Judith Vihar



Über Ruinen
der volle Mond
und die Nachtigall


sulle rovine
la luna piena
e l’usignolo
Klaus-Dieter Wirth

 


Lunedì 21 settembre – Giornata Internazionale della Pace
Ci alziamo con calma, ma scendiamo troppo presto e allora andiamo nella piazza a fare colazione al bar. Per l’ennesima volta proviamo la cioccolata calda e la relativa delusione… Intanto vado a vedere se Stefaan ha visto i due libri che ho lasciato per lui. È arrivato e li ha appena visti, li sfoglia e ringrazia, ha visto che c’è la e-mail, se vuole sapere qualcosa scriverà. Poi andiamo sul canale a vedere gli altri banner.
bandiera 1Verso le 11.30 si va a vedere l’apertura della bandiera della pace più grande del mondo (50 m x 30 m) dall’ex-edificio Belgacom in Keizer Karelstraat, organizzata dalla Casa della Pace insieme alla Città di Ghent. Scatole di gru in origami con haiku sulla pace che dovrebbero essere lanciate in aria mentre si dispiega la bandiera, alla presenza del Sindaco di Ghent e di altre autorità. C’è la Signora Yokoyama con l’interprete e l’amica giapponese Kiyo Fujiki, parlano con gli studenti del Sint-Pietersinstituut e con I rappresentanti della carta stampata e dei media radiotelevisivi (“Peace cannot be achieved or protected by armaments, but must be created by cooperative efforts of the people all over the world. Peace is the most precious legacy we can hand over to our future generations.” La pace non può essere raggiunta o protetta con le armi, ma deve essere create dagli sforzi congiunti di tutta la gente del mondo. La pace è l’eredità più preziosa che possiamo trasmettere alle future generazioni). Camille Mallet tiene in mano una grande e bella gru di carta sulle cui “penne” sono stati scritti degli haiku. Da un alto edificio vediamo apparire le prime strisce colorate, poi tutta la bandiera. Per il vento, però, che è già forte in basso e sicuramente più forte là in alto, la bandiera si bandiera 2accartoccia, tira verso sinistra, alla fine si libera dalla presa umana e finisce nello stretto canale a sinistra del palazzo. Molte persone corrono per recuperarla, la raccolgono tutta bagnata e la tirano all’asciutto, il vento la gonfia, è difficile spostarla, va a coprire gli alberi della piazza, trascina le persone, che a poco a poco però riescono a trattenerla e piano piano a schiacciarla a terra, dove resta, come uno straccio colorato. La cosa colpisce più che se non ci fosse stato questo inconveniente ed è emblematica: la pace va spesso “a bagno”, ci vuole la collaborazione di molti per riportarla all’asciutto, lascia delle macchie sul cemento, come i segni evidenziati di un corpo dopo un delitto; la pace è il lavoro di tutti, nelle difficoltà soprattutto. bandiera 3
Nel pomeriggio ci aspetta il giro in barca lungo il Lieve, “la via d’acqua più poetica di Ghent”, dove sono appesi i banner con gli haiku dei partecipanti. Ci ritroviamo all’inizio del canale, Ip arriva con la barca e saliamo. Lentamente, il grande remo dalla forma particolare, mosso da Ip con consumata perizia, fa muovere la barca e la fa sfilare lungo il canale. Passiamo sotto due bassi ponti, accompagnati da pigri pesciolini, anatre stizzite e neri cormorani. Il canale finisce al Rabot (costruzione idraulica antecedente il sistema delle chiuse), perciò torniamo indietro fino a dove eravamo saliti e poi oltre, tornando verso Panda.
La prospettiva cambia dall’acqua, velocità, tempo, spazio, respiro, le cose nascoste che si vedono solo allontanandosi.
Costeggiamo il castello di pietra grigia, su cui sventolano le bandiere della Fiandre, con il suo leone bandiera 4rampante senza corona, e quelle di Ghent, con il leone incoronato. Poco dopo sbuchiamo nel canale in cui, qualche anno fa, questa stessa barca era ancorata, con una copertura che racchiudeva una piccola zona per dormire e che era stata per una settimana a testa la dimora di diversi haijin, tra cui Pietro. Da questa esperienza di vita e di scrittura sono nati diversi libri, tra cui uno fotografico di Ip, che riprende la costruzione della barca, del tutto simile a quelle del Bangladesh, e uno di Pietro Tartamella, dal titolo Perché è impossibile cambiare il mondo - riflessioni di un eremita” (di prossima pubblicazione), che, con pensieri e considerazioni rende vivo per il lettore il lento fluire del tempo e la scelta di non parlare per tutta la durata di quella settimana.

Martedì 22 settembre
È tempo di lasciare la gradita e generosa ospitalità di Ip e Denise. Prepariamo le borse (più libri che vestiti, come sempre!) e, dopo colazione, abbiamo ancora il tempo di rifare un giro lungo la Lieve per rivedere, con il sole, i banner con gli haiku, che resteranno appesi sul canale ancora per alcuni mesi. Nella tarda mattinata prendo il treno in compagnia di Dietmar, anche lui va all’aeroporto di Bruxelles, parliamo di haiku e di progetti mentre Ghent si allontana.
E che dire? Speriamo di ritornarci tra 5 anni, al prossimo Festival!

 

PSYCHOLOGY AND HAIKU
by Markus Bundervoet


I invite you to reflect for a while on haiku as a psychic phenomenon.
Let us for a start take the famous haiku by Bash?.

The old pond
a frog jumps in
sound of water


A haiku everybody knows, but it's very hard to make a definite statement of it.
I'm convinced.... to see clear in haiku, there is a lot to borrow from the psychological field. This way we are able to reflect on haiku in the broadest way.

banner antonellaIn life, an individual from his first breath and later on learning to walk, has to learn to keep balance. Polarity is inherent on all living things.
The unity of the personality is constantly threatened by it.
It looks like we are thrown in a world of dualistic opposites.
The unexpected and the incredible belong to this world.
As they say in English: "we are happy if the roof stays on…"
There is no protection from inner stress.
Like in the song of Bob Dylan: “I am hanging in the balance of the reality of men. Like every sparrow falling, like every grain of sand.”
The ego becomes aware of a polarity superordinate to itself.
There is no promise of protection from inner stress.
Till doomsday it seems, we have to tolerate an everlasting contradiction.
From the fact that polarity underlies the dynamics of the psyche, an overpowering force is set against the fragile unity of the ego.
That an ego could appear in such circumstances, springs from the fact that all opposites seek to achieve a state of balance. All exchange of energy is a collision of opposites. But still the opposites and contradictions do not vanish. Seen the dangers and the painfulness of such state, may one decide to take possession of this energy. This alone promises protection from inner stress. But life is never as simple as that…

Since modern psychology we know the psyche too possesses its inner polarity. We have since Freud and Jung to admit the existence of an unconscious psyche. The unconscious is "projected", as it approaches consciousness, into the conscious... The content of that projection is ruled and directed by 4 drives as states the Hungarian psychiatrist Leopold Szondi in his human drive theory. 4 drives as certain compulsions in living organism.
1. the ego-drive: is part of the participation process of a person.
2.the contact-drive: concerning our social behaviour and relation pattern. Certainty, feelings, etc.
3. paroxysmal drive: like anger, fear, shame, and so on,…
4. sexual drive: sexual related connections,…
These drives appear as "opposing drive pairs”.
But important , follows L. Szondi, they appear in a complementary balance.
For instance like complementary colours are always in balance.
Health means keeping the complementary balance, sickness is disturbing this balance. In this way the ego-drive can lead to psychosis, disturbing the contact-drive can lead to depression, the paroxysmal drive to hysteria, fear, neurosis and epilepsy. The sexual drive can lead to aggression, masochism, Oedipus complexes, etc… all kinds of bi-polar disorders.
One way to resolve the state of oppositions is by action... suppressing one pole and preferring the other. People can feel sick living their lives as a dualistic opposition. They resolve the paradox by an easy choice.
But this way the complementarity of the drive pairs can be disturbed.
The HAIKU POET however will not disturb this balance so easily.
As most of the individuals try to eliminate the tension by preferring one pole and suppressing the other, the haiku poet will integrate the opposing forces by overbridging the paradoxes. In haiku the connecting power between the poles becomes important. He will try to unite the opposing forces and bring them back in the complementary state, Just like the drives appear from the unconscious into the conscious. That means health and peace of mind, not by making an easy choice. What happens exactly?
In haiku the paradox is bridged over. The tension is not resolved by making an easy choice but the haiku poet will integrate them in his wholeness.
He does not disturb the balance but longs to bridge it over and keep the primitive state of harmony, the state of mind coming from the unconscious, what Leopold Szondi calls the "ursprache", like words of opposite meaning are brought together in perfect balance again, duality is brought to union again, this way the individual finds his wholeness again. The wholeness people loses after their birth. The dialectic exchange of complementary polarities will find in the haiku form a connecting force. The development of men as a result of the dynamic exchange of complementary polarities. In this, haiku is a healing process in which we recover from our bi-polar disorders.
A human being becomes sick living his life in a dualistic opposition and not in a complementary balance. In haiku arise words of different meaning, a sort of primitive language, born out of union, a primitive longing to overbridge the polarity; in every language we can find this "ursprache", certainly in Italian too, words expressing an opposition. for instance in Flemish we say vol-ledig which means: full-empty; this "volledig" means in Flemish: the whole thing...

Haiku takes a slowly ripening process, every haiku poet knows this, but after that we can use the form as a concept.
But as a concept it becomes part of the unconscious. And just like the unconscious the haiku appears as a flow of energy between two poles.
Haiku is the time between here and now. This way you can see haiku as a primitive unconscious psychological form. A psychic reality of the unconsciousness. Haiku comes to us this way as a will, a command, that brings us close to the source of life. Employing this concept we attempt again and again to define our situation, to define a little more closely than in a conscious way our situation here and now in time and place.
If haiku claims validity than it must be paradoxical.
Just like the unconscious the haiku appears as a dynamic process, a flow of energy between two poles. Isn't that what we feel in Basho's haiku?

The old pond
a frog jumps in
sound of water

The fact therefore that polarity underlies the dynamic process, a flow of energy between two poles, means the whole problem of opposites in its broadest sense is active in the haiku form, it is charged with a specific energy, so the form itself speaks to the person.
Since the haiku is not an inactive form, haiku is a psychic phenomenon which affects and influences us. So the haiku poet holds the opposition of the drive pairs in a complementary state of balance, he will achieve this by overbridging the paradox. A haiku poet longs to overbridge the polarity. Haiku will make him desirous of it. So we have to be aware of our state of mind.
Haiku in his basic form is pre-existent to the conscious, it is the one unconscious form in which things can be perceived and conceived.
The haiku form governs our perception in this way, it has a dynamic nature and a specific energy which causes and compels definitely haikus.
So there is only one question remaining: "are we making haikus or are haikus making us?”


PSICOLOGIA E HAIKU
di Markus Bundervoet


Vi invito a riflettere per un po'sull’haiku come fenomeno psichico.
Prendiamo, tanto per cominciare, il famoso haiku di Bash?:

il vecchio stagno
una rana salta
suono dell'acqua


Basho

banner pietroUn haiku che tutti conoscono, ma è molto difficile farne una chiara esposizione.
Sono convinto.... di vedere chiaramente che nell’haiku c'è molto da prendere in prestito dal campo psicologico. In questo modo siamo in grado di riflettere sull’haiku nel modo più ampio.

Ogni individuo nella vita, sino dal suo primo respiro e più tardi imparando a camminare, deve imparare a mantenere l'equilibrio. La polarità è insita in tutti gli esseri viventi.
L'unità della personalità ne è costantemente minacciata.
Sembra quasi di essere scaraventati in un mondo di opposti dualistici.
L'imprevisto e l'incredibile appartengono a questo mondo.
Come si dice in inglese: "siamo felici se il tetto rimane su..."
Non vi è alcuna protezione dallo stress interiore.
Come nella canzone di Bob Dylan: "Sono incerto della realtà degli uomini. Come ogni passero che cade, come ogni granello di sabbia. "
L'ego diventa cosciente di una polarità sovraordinata a se stesso.
Non vi è alcuna promessa di protezione dallo stress interiore.
Fino al giorno del giudizio, a quanto pare, dobbiamo tollerare una perenne contraddizione.
Dal fatto che la polarità è alla base delle dinamiche della psiche, una forza irresistibile si contrappone alla fragile unità dell'io.
Che un ego potrebbe apparire in tali circostanze, scaturisce dal fatto che tutti gli opposti cercano di raggiungere uno stato di equilibrio. Ogni scambio di energia è un conflitto di opposti. Ma ancora gli opposti e le contraddizioni non svaniscono. Visti i pericoli e il dolore di tale stato, si può decidere di impossessarsi di questa energia. Solo questa promette protezione dallo stress interiore. Ma la vita non è mai così semplice...

barca ombrelliDalla psicologia moderna sappiamo che anche la psiche possiede la sua polarità interiore. Da Freud e Jung in avanti dobbiamo ammettere l'esistenza di una psiche inconscia. L'inconscio è "proiettato", mentre si avvicina alla coscienza, nella coscio ... Il contenuto di tale proiezione è governato e diretto da quattro pulsioni, come afferma lo psichiatra ungherese Leopold Szondi nella sua “teoria delle pulsioni umane”. Quattro pulsioni come compulsioni certe nell’organismo vivente.
1. la pulsione-ego: è parte del processo di partecipazione di una persona.
2. la pulsione-contatto: riguarda il nostro comportamento sociale e il modello di relazione. Certezza, sentimenti, ecc
3. la pulsione-parossismo: rabbia, paura, vergogna, e così via.
4. la pulsione sessuale: connessioni collegate al sesso, ...
Queste pulsioni vengono viste come "coppie di pulsioni contrapposte".
Ma importante, prosegue L. Szondi, appaiono in un equilibrio complementare.
Per esempio come i colori complementari che sono sempre in equilibrio.
Salute significa mantenere l'equilibrio complementare, la malattia disturba questo equilibrio. In questo modo, la pulsione-ego può condurre alla psicosi, disturbi della pulsione-contatto possono portare alla depressione, la pulsione-parossismo a isteria, paura, nevrosi ed epilessia. La pulsione sessuale può portare ad aggressione, masochismo, complesso di Edipo, ecc ... tutti tipi di disturbi bipolari.
Un modo per risolvere lo stato di opposizione è l’azione... sopprimendo un polo e preferendo l'altro. Le persone possono sentirsi male a vivere la loro vita come una opposizione dualistica. Risolvono il paradosso con una scelta facile.
Ma in questo modo la complementarità delle coppie di pulsioni può essere disturbata.
Il POETA HAIKU, tuttavia, non turba tanto facilmente questo equilibrio.
Come la maggior parte degli individui cercano di eliminare la tensione preferendo un polo e reprimendo l'altro, il poeta haiku integrerà le forze opposte superando i paradossi. Nell’haiku il potere di collegamento tra i poli diventa importante. Egli cercherà di unire le forze opposte e riportarle allo stato complementare, proprio come le pulsioni appaiono dall'inconscio nel conscio. Questo significa salute e pace mentale, evitando di fare una scelta facile. Che cosa succede esattamente?
Nell’haiku il paradosso viene superato. La tensione non si risolve facendo una scelta facile, ma il poeta haiku lo integrerà nella sua interezza.
Egli non disturba l'equilibrio, ma anela a superarlo e a mantenere lo stato primitivo di armonia, lo stato d'animo proveniente dall'inconscio, ciò che Leopold Szondi chiama "Ursprache" ("lingua originaria"); come le parole di significato opposto vengono ricondotte di nuovo in perfetto equilibrio e la dualità è riportata di nuovo all'unione, allo stesso modo l'individuo ritrova nuovamente la sua interezza. L’integrità che si perde dopo la nascita. Lo scambio dialettico di polarità complementari troverà nell’haiku una forza in grado di unire. Lo sviluppo umano come risultato dello scambio dinamico di polarità complementari. In questo l’haiku è un processo di guarigione in cui guariamo dai nostri disturbi bipolari.
Un essere umano si ammala se vive la sua vita in un’opposizione dualistica e non in un equilibrio complementare. Nell’haiku nascono parole di significato diverso, una sorta di linguaggio primitivo, nato dall’unione, un desiderio primitivo di superare la polarità; in tutte le lingue possiamo trovare questo "Ursprache", certamente anche in italiano, parole che esprimono un'opposizione: per esempio, in fiammingo diciamo vol-ledig che significa “pieno-vuoto”; questo "volledig" in fiammingo significa “il tutto”, “l’intero”...

L’haiku ha un lento processo di maturazione, ogni poeta haiku lo sa, ma dopo ciò siamo in grado di usare la forma come concetto.
Ma come concetto esso diventa parte dell'inconscio. E proprio come l'inconscio l'haiku appare come un flusso di energia tra i due poli.
L’haiku è il tempo tra qui e ora. In questo modo è possibile vedere l’haiku come una forma psicologica inconscia primitiva. Una realtà psichica dell’inconsapevolezza. L’haiku viene a noi così come una volontà, come un comando, che ci avvicina alla sorgente della vita. Utilizzando questo concetto cerchiamo ripetutamente di definire la nostra situazione, di definire un po'più da vicino in modo conscio la nostra situazione qui e ora in tempo e luogo.
Se l’haiku rivendica validità, legittimità, allora deve essere paradossale.
Proprio come l'inconscio l'haiku appare come un processo dinamico, un flusso di energia tra due poli. Non è quello che sentiamo nell’haiku di Bash??

vecchio stagno
una rana salta
suono d’acqua


Il fatto quindi che la polarità sia alla base del processo dinamico, un flusso di energia tra due poli, significa che l'intero problema degli opposti nel suo senso più ampio è attivo nella forma dell’haiku, si carica di una specifica energia, cosicché la forma stessa parla alla persona.
Dato che l'haiku non è una forma inattiva, ma è un fenomeno psichico che ci colpisce emotivamente e ci influenza. Così il poeta haiku mantiene l'opposizione delle coppie di pulsioni in uno stato complementare di equilibrio; raggiungerà tale scopo superando il paradosso. Un poeta haiku anela a superare la polarità. L’haiku lo renderà desideroso di farlo. Quindi dobbiamo essere consapevoli del nostro stato d'animo.
L’haiku nella sua forma base è preesistente al conscio, è l'unica forma inconscia in cui le cose possono essere percepite e concepite.
La forma dell’haiku governa la nostra percezione in questo modo, ha una natura dinamica e una specifica energia che produce ed esige in modo preciso haiku.
Quindi c'è solo una domanda che rimane: "stiamo creando haiku o sono gli haiku a creare noi?"

 

saliceÈ possibile scrivere “haiku a tavolino”?

di Antonella Filippi

Tredici anni fa a Cascina Macondo è iniziata l’esperienza di “Scritturalia”, quattro domeniche all’anno in cui ci si trovava per scrivere su un tema che per ognuno era estratto a sorte da un elenco di argomenti dati dai partecipanti, una vera “scrittura a comando”. Ci siamo gettati in questo gioco con lo stesso entusiasmo con cui i bambini giocano: dapprima si ha timore di non farcela, poi ci si appropria delle regole e ci si diverte.
C’è differenza tra tecnica/esperienza e ispirazione. Parafrasando Edison, scrivere è per il 90% “sudore” e per il 10% ispirazione.
Alcuni hanno un’idea romantica di cosa è scrivere, pensando che l’ispirazione risolva ogni cosa. Scrivere è un lavoro che va fatto ogni giorno, come ogni altro lavoro. L’ispirazione aiuta, ma solo se si hanno esperienza e tecnica, che si imparano scrivendo, leggendo gli scritti di altre persone, confrontandosi con altri. L’idea romantica che la letteratura sia 100% ispirazione è una bugia. Gli scrittori sono lavoratori, forse fanno scavi nella psiche e non nel suolo, ma devono usare, come ogni altro lavoratore il 90% di fatica e il 10% di sogni.
È per questo che credo sia possibile scrivere “haiku a tavolino” o “haiku a comando” su un certo tema. Una cosa è la subitanea ispirazione che fa venire in mente delle parole che descrivono quanto è stato osservato “qui-e-ora”, un’altra è il lavorarci di cesello per estrarre dal marmo grezzo quello che già contiene.

Il risultato dipende anche da quanto ampio è il tema. “Pace”, per esempio, è un tema molto ampio, se si intende la pace non solo come assenza di guerra, violenza, conflitto, ma anche come presenza della natura (senza scordare quella umana) e di caratteristiche della natura umana, come rispetto, accettazione, silenzio, sorriso, vuoto. Il vuoto non inteso come qualcosa mancante di alcune parti, ma come qualcosa da cui tutto può scaturire, dandoci il senso di mistero e sorpresa.

notte di guerra -
di molte voci resta
l’ombra soltanto

la luna piena
fiori bianchi nascono
sul ramo secco


Dipende da cosa intendiamo con “pace”: per me è qualcosa che fa aprire mente e sentimenti.
Possiamo rispettare gli altri, accettare gli altri, essere silenziosi e questo è tutto in noi e per noi. Ma se non sorridiamo non condividiamo nulla con gli altri e questo è il modo migliore per portare la pace in noi e attorno a noi. “Sulla pace” non significa che deve parlare della pace o usare la parola “pace”, ma suggerire immagini e sentimenti di pace: il vuoto è il luogo in cui ogni possibilità esiste. Insieme al silenzio è un luogo in cui calmare mente e pensieri, e in cui la percezione può nascere e portare all’espressione scritta.



pietro e ip manRACCÒLTE HAIKÙ

di Pietro Tartamella

Il libro come “oggètto”, quando si parla di raccòlte haikù, può èssere veìcolo e testimonianza di una visione, può esprìmere esso stesso una concezione filosòfica ed èsserne testimonianza concrèta. Sono le divèrse architetture, quasi giardini zèn, con cùi si dispóngono i componimenti haikù all’intèrno della raccòlta che rèndono manifèsta quella visione.  Al di là dei significati di ogni sìngolo haikù, al di là della loro bellezza, è la loro organizzazione all’intèrno della raccòlta che può produrre una forma in grado di veicolare significati altri. La condivisione di quelle architetture può concórrere alla creazione di una comunità internazionale profondamente accomunata dai valori dell’haikù e dalle sùe straordinarie potenzialità.
Cascina Macondo ha proposto, ad òggi, tre divèrsi tipi di raccòlte haikù: la raccòlta Nakanisoto, la raccòlta Hanasanasi, la raccòlta Tawani


RACCOLTA TAWANI

Il tèrmine Tawani deriva da un cut-up di sìllabe tratte da dùe paròle lakòta: zapetan (numero 5), waniyetu (anno). La raccòlta Tawani è composta di 171 componimenti (160 Haiku, 10 Senryu, 1 Tanka).
Le quattro stagioni  si ripètono per 5 anni.
Ogni ciclo annuale ha un tìtolo tratto da un haikù della raccòlta.
I cinque tìtoli dei cinque anni, messi in sequènza, fórmano il Tanka di chiusura (5-7-5-7-7 sillabe).
Il tìtolo di una raccòlta Tawani è un vèrso contenuto in un haikù della stessa raccòlta
Ogni anno inizia con un senryu e tèrmina con un senryù.
Ogni stagione contiène  8 haikù.
Ogni anno è composto dunque di 32 haikù e 2 senryù (1 senryù all’inizio e alla fine di ogni anno)


Una raccòlta haiku, per definirsi TAWANI, dève ancora avere i seguènti requisiti:

1)     ogni 57 componimenti dève èssere inserito un haikù derogativo (non perfètto sillabicamente).
Quindi, in tutto, 3 haikù derogativi contenuti nella raccòlta.
Questa scelta vuòle concrètaménte ricordarci che la perfezione non esiste e non è da perseguire.
 
2)     in una raccòlta Tawani è obbligatòrio inserire 3 haikù non pròpri, ma di tre amici vèrso cùi si nutre stima e fiducia. Verranno inseriti negli anni dispari (1-3-5). Quest’òbbligo vuòle semplicemente onorare l’amicizia.

3)     l’autore di una raccòlta Tawani si impegna a non lèggere personalmente in pùbblico gli haikù contenuti nella raccòlta.. L’òbbligo impegna l’autore a praticare un atto concrèto di umiltà affidando i pròpri haikù alla voce narrante degli amici.

La prima raccòlta Tawani è stata pubblicata da Piètro Tartamèlla
“Ciao Maèstro” anno 2007 - edizione DeArt


curiosità:   
tanka in giapponese vuòl dire “poesìa brève”, detta anche waka (che signìfica tout-court  “poesìa giapponese”). È curioso notare che nella lingua Lakota “waka(n)tanka” signìfica: “Grande Spirito”.

Un’altra coincidènza che ci ha sorpreso, dopo la scelta della parola Tawani  che ha orìgini Lakòta, è l’avér notato che in giapponese taiwa vuòl dire “diàlogo”, ni vuòl dire “dùe”. Quindi taiwani potrèbbe volér dire “diàlogo a dùe”. Ci sorprènde come i suòni “taiwani” e “tawani” siano prèssocché idèntici!

I Nativi Americani non hanno nulla a che fare con il Giappone e l’Haiku. La scelta di suòni tratti dalla lingua Lakòta per definire un “oggètto” che comunque proviène dal Giappone vuòle semplicemente onorare il principio positivo delle buòne contaminazioni.


anna pietro flautoRACCOLTA  NAKANI-SOTO

naka ni = dentro     -      soto ni = fuori

Breve raccolta di 96 haiku.
L’autore parla di sé e del mondo esterno.
24 haiku su di sé, 72 haiku sul mondo esterno.
1 haiku naka ni (che parla di sé)
seguito da 3 haiku soto ni (che parlano del mondo esterno).
8 haiku per ogni stagione – 32 haiku in un anno.
La sequenza si ripete per 3 anni
S’incomincia con l’autunno

La raccolta è un percorso che aiuta a staccarsi da sé per guardare il mondo esterno, senza dimenticarsi di sé. Un atto di umiltà  che ci ricorda quanto è lungo il cammino che ci porta a guardare le cose per quello che veramente sono.

La prima raccolta NAKANISOTO “A PIEDI SCALZI” di Pietro Tartamella è di prossima uscita (inizio anno 2016)



pietro e annaRACCOLTA  HANA-SAN-ASI

Hana = fiore,   San = tre,   Asi = piede
(fiore su tre piedi)


brevissima raccolta di soli 17 haiku.
4 haiku per ogni stagione
+ 1 haiku (l’ultimo) di nuovo autunno

obbligo di leggerli in stile ZIKAN

ogni haiku viene letto in tre modi diversi:

modalità Sizuka Na (senza rumore-silenzio),
modalità Tanzi Suru (esporre le sillabe),
modalità Wabi Sabi (intonazioni vocali che legano il tutto)

Il percorso rituale di crescita di un Haijin potrebbe cominciare dapprima con la pubblicazione di una raccolta HANASANASI. Quindi una raccolta NAKANISOTO. Infine una raccolta TAWANI

Le prime raccolte HANASANASI sono state pubblicate sul sito di Cascina Macondo:

Oscar Luparia e Sonia Maria Bizzarro - gennaio 2014 - Cammino piano

Antonella Filippi - marzo 2011 - Le parole dell’acqua

Oscar Luparia - marzo 2011 - Nuvole in viaggio

Pietro Tartamella - marzo 2011 - Sulla cima del salice

Ambrogina Vigezzi - maggio 2011 - La luna si riposa

 

 

 PUOI INVIARE I TUOI TESTI PER GOOD MORNING POESIA

 
 
 

PUOI ORGANIZZARE UNA PRESENTAZIONE DEL LIBRO
"LA STRETTA DI MANO E IL CIOCCOLATINO - i detenuti raccontano"
con lettura di brani a cura dei Narratori di Macondo
 
 PUOI INVITARCI COME OSPITI IN UN TUO EVENTO
 
 
 
tartamella zinovy    cuberdon
 
 
flauto    giro in barca
 
    mercato dei fiori     mercato piazza dei fiori

     pietro diederik paolo  prosciutti
 

 
Cascina Macondo - Associazione di Promozione Sociale
Cèntro Nazionale per la Promozione della Lettura Creativa ad Alta Voce e Poètica Haikù
Borgata Madònna della Róvere, 4  -  10020 Riva Prèsso Chièri (TO) – Italia
tel/fax +39 - 011 94 68 397  -  cell. +39 - 328 42 62 517
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sito web:  www.cascinamacondo.com   -  Partita Iva 06598300017
 
 
 
 
Ultimo aggiornamento ( Giovedì 25 Febbraio 2016 19:56 )
 

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