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RIFLESSIONI SULLA POESIA FEMMINILE, di Grazia Valente PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Giovedì 12 Novembre 2015 18:56

 

RIFLESSIONI SULLA POESIA FEMMINILE       

di Grazia Valente

 

Ho avuto occasione di ascoltare , recentemente,  una curiosa tesi, non a caso esposta da un uomo: quella secondo la quale  non si dovrebbe comprendere se un testo poetico  sia stato scritto  da una donna. In caso contrario, non si tratterebbe di  poesia valida.
Mi sembra – e non sono una femminista, lo giuro! – una tesi davvero maschilista, dal momento che non si dice, come sarebbe necessario per coerenza, che non si dovrebbe ugualmente capire  se una poesia sia stata scritta da un uomo .
Ho subito pensato a un verso di Pasternak (cito a memoria). “ … la pettinavo tutta dalla testa ai piedi …”. Caro Boris, ma non la conoscevi la regola che il tuo sesso deve rimanere nascosto, quando componi versi?
Ma anche il contenuto di una poesia non deve lasciar trasparire il sesso di chi l’ha scritta, secondo tale curiosa teoria.
Mi è venuto subito alla mente Leopardi: “ … e nebuloso e tremulo dal pianto che mi sorgea sul ciglio alle mie luci il tuo volto apparìa …” (alla Luna). Ecco un uomo che piange, guardando la luna. Se non sapessimo che si tratta di Leopardi, penseremmo subito a una donna. Secondo gli stereotipi, solo le donne piangono. Quindi, poesia bocciata!
Ecco un’altra poesia che, stando alla tesi di cui sopra, sarebbe di scarso valore letterario (una sorta di seconda categoria). Stiamo parlando di Saffo: “A chi, marito caro, io ti somiglio? Ecco, a flessile ramo io ti somiglio”. E’ chiaramente scritta da una donna. Seconda categoria.
Secondo tale tesi, se non ho compreso male, una poesia dovrebbe essere “neutra”: nessun soggetto evidente, sia maschile che femminile.
Vi sono molte poesie che rispondono a questo requisito. Si tratta di poesie filosofiche, “di pensiero” – come le definisco io, più modestamente. Oppure sono poesie puramente descrittive. Ma, è questo che noi cerchiamo, quando leggiamo una poesia? Ed è questo, soprattutto, il criterio per giudicare la validità di un testo poetico? Tutta la storia della poesia smentisce questa tesi, e l’elenco di poeti (maschi o femmine) che hanno scritto i loro versi in piena libertà, incuranti del fatto che apparisse o meno la loro appartenenza a un sesso piuttosto che a un altro, è davvero infinita.

Esiste però una poesia cosiddetta “femminile”, perché tratta temi particolari, strettamente legati alla femminilità: ad esempio quando coglie il lato femminile delle cose, delle situazioni, dei rapporti; quando si guarda allo specchio; quando fa della sociologia su se stessa. Si tratta di un “genere”, come si dice oggi, così come “di genere” possono essere definite le poesie di guerra, o quelle politiche, o quelle erotiche, o quelle a carattere sociale. Ma – e ne sono davvero convinta – si tratta di distinzioni puramente formali, che rispondono a quel bisogno, che molti hanno, di catalogare ogni cosa.
Altri sostengono che la poesia scritta da donne è “piagnucolosa”, e per questa ragione andrebbe considerata di livello inferiore. Devo citare di nuovo la poesia di Leopardi, richiamata precedentemente? Quello che dispiace, in questa – chiamiamola così – diatriba, è che essa coinvolge molte autrici, le quali – non si comprende se per un reale senso di inferiorità o per sentirsi “in gioco” – avallano questa teoria, e scrivono quindi testi anodini, privi di identità e spesso privi di qualsiasi interesse per chi li legge. E’ purtroppo vero che molte “poetesse” contribuiscono ad alimentare queste tesi critiche, con poesie effettivamente “piagnucolose”. Che però non sono scarsamente valide per quella ragione, ma perché non esprimono originalità né autenticità, non facendo altro che rigirare i luoghi comuni della sofferenza, particolarmente quella amorosa.
Un ulteriore “difetto” – chiamiamolo così – di certa poesia femminile è quello di “bambineggiare”,  scrivendo versi al limite della filastrocca fanciullesca. Su questo punto non ci sentiamo di dissentire totalmente, anche se – ma ci pare ovvio – la poesia, quella vera, può abitare anche in versi di tipo infantile.

Un’altra critica che si rivolge alla poesia scritta da donne è quella di essere “troppo personale”. Non è chiaro quale dovrebbe essere il limite, la barra oltrepassata la quale si entra nel “troppo personale”. Forse, il criterio di valutazione è quello del grado di imbarazzo che la rivelazione di un mondo intimo suscita nel lettore? Ma questi sono criteri davvero molto soggettivi, e comunque anche in questo caso molte poesie scritte da uomini rivelano un mondo intimo molto personale (non serve fare degli esempi, anche qui la storia della letteratura ne è ricca).
In sintesi, penso che la vera poesia non abbia sesso, né nazionalità, né sia legata all’età di chi la scrive. La vera poesia se ne infischia di queste pseudoregole, scavalca tutti i recinti, attraversa perfino i muri!
La vera poesia è rarissima, e quando la incontriamo siamo felici come un archeologo davanti a un vaso di Creta venuto alla luce dopo aver tanto scavato.

Novembre 2015
 
 
 
 
Ultimo aggiornamento ( Giovedì 12 Novembre 2015 18:59 )
 

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