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LO HAIKAI VIVE DI NOVITA - di Dietmar Tauchner PDF Stampa E-mail
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News - News
Scritto da Super Amministratore   
Mercoledì 30 Settembre 2015 05:54

 

LO HAIKAI VIVE DI NOVITÀ

Breve introduzione ai gendai haiku

di Dietmar Tauchner

 


haikai wa atarashimi wo motte inochi to zu
Lo haikai vive di novità

(Kyorai e Kikoku)


Basho e la Scuola Shomon - Le radici idealiste del gendai haiku

Questa frase di Kyorai e Kikoku, entrambi discepoli del grande Matsuo Basho, è stata scritta nel XVII secolo, e può essere considerata, idealmente, come il punto di partenza dello haiku moderno (gendai haiku).
La Scuola Shomon di Basho ha coniato il concetto di atarashimi, principio estetico secondo cui lo haiku (o haikai) dovrebbe contenere "elementi di novità", non intesi come "notizie di oggi", quanto piuttosto come una nuova percezione e consapevolezza, anche di ciò che è "vecchio" (honkadori).
Lo haiku non è una poesia di emulazione, ma un genere che racchiude espressioni nuove e fresche.
Haiku, tradotto letteralmente, significa "verso giocoso"; dunque ritengo che lo haiku sia una poesia, per sua stessa definizione, aperta a giochi di forma e contenuti, almeno fino a un certo punto.
Lo haiku è, infatti, più un descrivere mediante direttrici estetiche, che attraverso regole formali o contenuti particolari. La poesia è sempre stata parte di un processo di trasferimento culturale. Alcuni esempi: Basho è stato influenzato dagli antichi poeti cinesi; Shiki dal realismo europeo; Tohta Kaneko si è innamorato della poesia di Paul Celan, Ban'ya Natsuishi è stato influenzato dal simbolismo francese, e così via. Quindi, gli haijin giapponesi hanno subito l'influenza della poetica occidentale, e i poeti occidentali, come Ezra Pound e Gary Snyder, hanno subito l'influenza della poetica giapponese.
La questione che a questo punto mi sorge spontanea è: com'è possibile rinvenire uno stile culturale ed individuale comune, pur preservando la poetica e l'estetica di partenza?
Una domanda piuttosto retorica, che potrebbe risultare di difficile risposta per il pubblico...
Infatti, accanto allo haiku tradizionale (dento) e a quello moderno (gendai), vi è un terzo tipo: lo haiku internazionale, di cui tutti noi siamo parte. Lo spirito dello haiku è lo spirito della brevità, dell'apertura, dell'allusione, della bellezza e della sensazione.
Lo spirito di uno haiku è qualcosa che non tende a fornire una spiegazione del mondo, ma piuttosto ad aprire la mente all'avventura e all'esplorazione della natura, sia interiore che esteriore.
Lo haijin è colui che ama esplorare, e avverte la necessità che il lettore sveli aspetti nuovi e vitali della nostra esistenza. Ritengo che questo possa essere definito il "terreno comune" dello haiku.
Da quando la nostra società si è evoluta, fin dai tempi di Basho, siamo in grado di rinvenire una moltitudine di nuove tematiche. A parer mio, è fondamentale essere consapevoli dell'influenza dei mutamenti scientifici e sociali della nostra vita.



Dento e Gendai - L'immutabilità e l'eterno mutamento (Basho)

Non esistono haiku "puri" od ortodossi. Lo haiku è sempre stato determinato dai Maestri e dalle loro Scuole. Il loro impatto ha generato uno stile.
Io mi considero un seguace dello stile di Basho, per esempio. La Scuola Teimon ha avuto approcci estetici diversi rispetto alla Scuola Danrin. Le poesie di Issa puntano l'accento su aspetti diversi rispetto a quelli di Buson, anche se entrambi non hanno istituito una Scuola.
Il kigo e il kireji, il riferimento stagionale e lo stacco in due parti, sono entrambi elementi importanti dello haiku tradizionale (dento), insieme ad uno schema metrico fisso ed associazioni comuni. Queste caratteristiche sono meno importanti per gli haiku moderni (gendai). I gendai haiku sono maggiormente focalizzati sul muki, su parole chiave, oltre che su nuove tecniche di taglio.
Nel mio modo di vedere le cose, il kigo serve ad evocare, a stabilire un terreno comune di percezioni stagionali ed orientate al dato naturalistico. Il concetto di parole chiave (muki) contribuisce ad ampliare il campo delle associazioni alla vita urbana, includendo ogni genere di invenzione umana.
Il kire, o taglio, continua ad essere una tecnica importante nella composizione di haiku, poiché divide la poesia in due parti. Il kire crea una giustapposizione di almeno due parti o immagini, livelli o dimensioni che sono necessari per uno haiku.
A mio avviso, il kigo oggigiorno è un elemento facoltativo, sebbene ancora funzionale, poiché un kigo ricongiunge l'"io" umano alla natura, cosa importante per la stesura di uno haiku. Uno haiku è più vicino ai fenomeni circostanti e ai loro segreti che ai pensieri umani.
Io suggerirei ad ogni principiante di iniziare con l'utilizzo del kigo, ma vorrei anche incoraggiare gli autori più esperti ad abbandonare questo concetto, almeno di tanto in tanto.



Gendai - Masaoka Shiki, le radici storiche del movimento gendai

Il termine gendai significa moderno, e si lega in particolare al periodo postbellico della Seconda Guerra Mondiale, ma è stato introdotto già nel tardo XIX secolo da e con Masaoka Shiki, direttore della rivista Hototogisu, dalla sua Nippon-ha (Scuola del Giappone), e dai suoi principali allievi Kawahigashi Hekigodo e Takahama Kyoshi.
Mentre Kyoshi raccomandava di scrivere soltanto di "fiori ed uccelli" (kacho fuei), Hekigodo (con gli shin-keiko haiku o "haiku di nuova generazione") ed haijin come Santoka (jiyuritsu haiku o "haiku a forma libera"), Ozaki, Kaneko (shinko haiku o "haiku del nuovo mondo") - solo per citare alcuni dei poeti che operarono nel campo degli haiku durante e dopo il secondo conflitto mondiale - la pensarono diversamente.
Anche se lo stile di questi gendai haijin è abbastanza diverso l'uno dall'altro, tutti quanti evitarono di seguire il suggerimento di Kyoshi del comporre solamente riguardo agli “uccelli e fiori” (kacho fuei), aprendosi invece a nuovi argomenti come, ad esempio, tematiche sociali e psicologiche e nuove forme. Hanno scritto della crudeltà della guerra, senza contare rigidamente le sillabe o, più correttamente, gli on giapponesi.
Credo che il maggior pregio dei gendai haiku sia quello di essere aperto al presente e ai mutamenti della vita moderna. La scienza e l'esistenza urbana sono parte del nostro presente quotidiano, dunque ha senso parlare di queste cose. Citando Hekigodo: “sono alla ricerca di una connessione profonda con l'universo”. Connessione e apertura possono essere le due parole chiave per rappresentare il movimento degli haiku moderni. Va benissimo parlare di una rosa, purché da un nuovo o diverso angolo prospettico. Ma è anche giusto e importante scrivere dell'impatto che ha avuto la bomba atomica.
In tal senso, lo haiku moderno riguarda tutti gli aspetti della vita umana, incluse le esperienza della guerra e le conseguenze della bomba atomica.
Lo haiku moderno ha perso la sua innocenza; ha aperto gli occhi verso tutti gli aspetti della realtà, nella loro bellezza e nella loro crudeltà.



Svanisco nella pioggia invernale (Santoka Taneda)

 


un dottore dopo l'operazione
diventa un cigno
colline di notte


(Kaneko Tohta)

 


avendo sognato la felicità
oltre l'orizzonte
incontrai solo la neve


(Genji Hosoya)

 

 

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 30 Settembre 2015 06:17 )
 

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