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Ivana Greco - una giornata in un vicolo del porto PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Venerdì 14 Febbraio 2014 19:10

 

 

 
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Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 


UNA GIORNATA IN UN VICOLO DEL PORTO

                                                       di Ivana Greco

Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 02 febbraio 2014

 



Aspettando
fisso lo sguardo lontano laggiù
alla linea blu
dove tanti han guardato cercato anelato.
Aspettando
la nave che i sogni traghetta.
Aspettando
la nave che ci salvi dai muri
da balordi futuri.

Aspettando
due passi a cercare l’impronta originale…
Dove sono i vicoli allora?
Odore di sale petrolio natura
odore di fritto e di paura
odor di negozi banchetti carretti
odore di ghetti
di merci avariate
di donne accaldate.

Girando girando di strada in stradetta
dov’è l’orizzonte che dava una dritta?
Dov’è quella terra robusta e fidente?
E il mare? Virtù trasparente…

Aspettando
quattro passi in un vicolo cieco
ogni giorno un po’ più indietro
ogni ora un gesto antico
qualche volta un pane amico.

Aspettando
si può anche finire
in un vicolo stretto
vecchio sporco gretto
nessun orizzonte nessuno sberleffo.
Raminghi guardinghi
gli uomini tinti
costretti piangenti
bambini mordenti.
Il sole svanito
nel buio percorso
di un grave rimorso.
Rigagnoli verdi
che scendono lenti
occhiate disperse in sudici versi.

Ma un vicolo al mare
non è mai mortale
si apre sul porto
laggiù c’è un gran mondo,
ch’è quasi infinito…
Rumore colore, follia collettiva
ognuno si appresta accanto alla riva.
La nave del sogno è quasi attraccata,
laggiù mi aspettava
la vita danzava…



                               

 
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IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 14 Febbraio 2014 19:15 )
 

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