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Enzo Pesante - nomina sunt res, cara Armanda! PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Venerdì 14 Febbraio 2014 18:47

 

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NOMINA SUNT RES, CARA ARMANDA!

                                                       di Enzo Pesante

Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 02 febbraio 2014

 



La chiamerò Armanda: è un bel nome
Armanda fa schifo!
È il nome di mio padre!
Armanda?
No, Armando.
Appunto, Armando è un nome da maschio.
Sì. Ma Armanda è da donna.
Per un uomo, Armando va bene. Evoca il soldato: marciando… present arms! Armando… ma Armanda, per una donna!
Sì, ma mio padre si chiamava Armando.
Ancora tuo padre! Se vuoi proprio, chiamala come tua madre.
Non ho mai avuto una madre. Anzi, sì, mio padre mi ha fatto da madre. Se lo merita. Comunque hai ragione: Armanda fa schifo. La chiamerò… Armando.
Ma se è femmina, hai detto.
Non importa, fiocco rosa, nome Armando.
Ma te la vedi a scuola, all’appello? Armando! E lei col suo vocino aggraziato: presente! La prenderanno tutti in giro: Armando, Armando, la fai in piedi pisciando?
Hai ragione di nuovo: mi hai convinto. La chiamerò Armanda.
Ma che dici? Tu ti sei convinto da solo! Né Armando, né Armanda: sono nomi da sfigati. Cosa potrà mai fare un’Armanda nella vita! La parrucchiera? La cassiera al supermercato, la segretaria? Guarda che il nome è importante, è una traccia del destino. Nomina sunt res. Il nome conduce, ti porta con sé, ti plasma. Che mestiere faceva tuo padre Armando?
L’operaio.
Ecco, vedi?
Sì, ma alla FIAT!
E allora?
Operaio alla FIAT, un posto di prestigio, al Lingotto!
Ma che prestigio! Un posto da sfruttati! E oltre a fare l’operaio cosa faceva?
Ma, non so! Ah, sì, inventava per me delle bellissime cacce al tesoro in occasione dei miei compleanni. Il regalo me lo dava solo alla fine, quando avevo risolto il primo indovinello che mi rimandava ad un indizio e da questo ad un'altra traccia e ancora…
Fantastico, chissà che gioia alla fine, quando trovavi il regalo.
Mai trovato! Neppure uno!
Neppure uno?
Mai. Mai avuto un regalo al mio compleanno.
Ma senti che storia! E aveva altri hobbies?
Sì, collezionava aerei da guerra. Modellini. Soprattutto tedeschi: Messersmith.
Tutto corrisponde, vedi? Il nome è la traccia del destino. Immagina un po’ cosa potrebbe diventare la tua piccola Armanda! Me la vedo già: cappellino con i fiori in testa, babbucce con le paperette ai piedi, casa: camera e cucina, zitella, con canarino, un po’ matta: amante della poesia, soprattutto di Cecco Angiolieri, dattilografa, una lettera un timbro una lettera un timbro, pausa tisana (senza zucchero), DRINN Sì, le passo dubito il titolare, una lettera un timbro una lettera un timbro, DRINN l’appuntamento è confermato, una lettera un timbro una lettera un timbro, Armanda, portami un caffè, sì dottore, subito, una lettera un timbro una lettera un timbro, insomma… una vita di merda! Per colpa tua e della tua testardaggine nel volerle affibbiare il nome di tuo padre! Poi arriva la pensione: me la vedo. Un mattino la tua Armanda si sveglia e pensa:
S’io fossi Alice, calcato avrei i palchi dei teatri, grande attrice.
S’io fossi Sabrina, alla specchio mi vedo musetto e portamento, sbarazzina.
S’io fossi Monica, scattante sulle piste, atleta forte e tonica.
S’io fossi Giuliana, 30 euro in auto e 50 alzando la sottana.
S’io fossi Fiorenza, d’ogni cosa sarei curiosa, non di cucinar, farei senza.
S’io fossi Ivana, a scriver mi diletterei ogni fine settimana.
S’io fossi Anna, in campagna vivrei, tra uova, burro, ceramica e panna.
S’io fossi Maria, pudica, casta, virginal e amante della pulizia.
S’io fossi Clelia, bionda naturale, davvero? No, per celia.
S’io fossi Armanda come sono e fui, a quel paese lo padre mio ci manderei, sì, proprio lui.
E al suo stupor nel porre la domanda: “Oddio, a quel paese chi mi manda?”
Tosto gli porgerei le labbra: “Ma la tua gioia, la tua Armanda!”
Hai capito? Testone! Armanda no! Non te lo perdonerebbe mai. Saresti perseguitato dal suo rancore. Una vita rovinata per colpa del nome. Soprattutto i compagni di scuola ne approfitterebbero, sanno essere crudeli: Armanda gaute la mutanda! Armanda, sconfinata e deserta landa! “
Ma mio padre?
Che riposi in pace tuo padre!
Ma io glie l’ho giurato in punto di morte. Lui rantolava: “Figliuolo, figlio mio, ti lascio il podere, il trattore, tutte le vacche…”  - “Ma papà, tu non hai né podere, né vacche! Stai delirando”  - “Ti lascio l’intero squadrone di Messersmith. Fai attenzione però quando li spolveri, soprattutto le alucce, sono delicate. Ti lascio anche l’onorificenza”  - “Quale babbo?”  - “La pergamena di pensionato FIAT, una vita per il Lingotto. Ti lascio tutto quello che ho”  - “Ma papà, tu non hai nulla”  - “È tuo. Però in cambio dai il mio nome a tuo figlio”  - “E se fosse una bambina, papà?”
E allora cosa ti ha risposto?
Ha aperto un attimo gli occhi, ha socchiuso le labbra e… è spirato!
Ma allora non sei tenuto! Dai, non vale. Per il maschio sì, ma per la femmina non ti ha vincolato!
Magari fosse così semplice!
Perché?
Perché una notte, in sogno, è venuto… “Figliuolo, figlio mio, non ho fatto in tempo a dirtelo… se fosse femmina… Giulia, no! Margherita, nemmeno. Elimina tutti i nomi che iniziano per consonante. Rimangono le vocali: a, e, i, o, u. Non la u: Ughetta? Ubalda? Macché! Via la o: Ornella? Ofelia? Ombretta? Suvvia! Neppure la i: Immacolata, Incoronata! La e la odio: Ernestina, Ermenegilda… rimane la a”  - “Allora Angelica, babbo?”  - “Ma no, che nome melenso”  - “Annalisa, allora”  - “No, i nomi composti corrompono. Ti aiuto io: Ar…”  - “Artemide, la dea della caccia!”  - “Macché caccia! Arm…”  - ”Armida, la cattiva maga della Gerusalemme liberata del Tasso”  - “Ma quale tasso! Arma… Arma… Armadio! Nell’armadio, apri il secondo cassetto. C’è una busta. Dentro un indovinello. Leggi”  - “Cosa dice la carta igienica al panino? Ma cosa ne so, papà, basta con questi indovinelli!”  - “Ci vediamo all’uscita, ecco cosa dice la carta igienica al panino, ci vediamo all’uscita, imbecille. Non sei mai stato buono con gli indovinelli, rimbambito! All’uscita, all’uscita… è il primo indizio. All’uscita, per terra c’è il primo indizio”  - “ Papà, basta!”
E poi cosa ha detto tuo padre?
Ha detto: “All’uscita, all’uscita…” e poi è morto!
Anche nel sogno?
Anche nel sogno, senza dirmi nulla!
Bene, ottimo.
Come bene, ottimo! Mio padre muore, anche se in sogno, e tu dici bene, ottimo?
Sì. Bene, ottimo, perché non ti ha suggerito il nome da dare se il nascituro fosse stato femmina. Perciò sei libero.
Magari fosse così semplice!
Ma perché?
Perché non ho una figlia.
Non hai una figlia?
Per ora no, ma in futuro, chissà? Meglio pensarci per tempo!




                               

 
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Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 14 Febbraio 2014 19:04 )
 

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