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Concorso Internazionale

di Poesia Haiku in Lingua Italiana

Quarta Edizione 2006

leggi tutti gli haiku pervenuti

 

Autori Premiati:
 
 

1° PREMIO

nebbia profonda
il campanello del tram
si allontana.
 
 
The fog grows deeper
the ringbell of the tramcar
is getting farther.
 
Franco Galato (Italia)

 

Motivazione giuria

La città, probabilmente Milano, è avvolta da una nebbia profonda. Profondo è attributo dell’acqua, del mare. La nebbia come un mare dunque. La città come affondata nella nebbia. Forse sera, forse mattino presto. Autunno/inverno. Forse l’autore ha perso il tram per un soffio. Lo vede allontanarsi, ma per breve spazio, perché la nebbia profonda lo inghiotte. Sopravvive per qualche secondo la “voce” del tram, lo scampanellìo che per qualche secondo ancora si riesce a sentire. Solo lo scampanellìo nella nebbia. Sempre più sfumato, fino ad ammutolirsi e scomparire. Anche le “voci” di eventuali passeggeri che il tram trasporta sono mute, nella nebbia anche loro. L’autore rimasto solo alla fermata. Solo nebbia ora, silenzio totale, il Sabi, la solitudine buona. L’eco dello scampanellìo che ancora perdura nella mente. Grande semplicità, essenzialità.

 

The grounds of a ranking

Springtime, the green colour of leaves is sharp, its beauty asks to be looked at. But here comes the unexpected fact, the well stressed Wabi: a little child that suddenly hails. An unknown child hailing has got something mysterious, it is Yugen, and also Hosomi (delicacy). There's a tiny sudden joy in the heart of someone hailed by an unknown kid. For a moment the green leaves and the kid become the same thing: a metaphor of springtime. The linking "and" transfers the action of the probable movement of the child's hand to the green leaves, and these too tremble in a light breeze and seem hailing. That very "and" doesn't hide the green leaves completely, although the child's entrance is so full of Wabi. They both coexist and form a whole with the author in the springtime simplicity. The author's glance is a silent reply to the hail of child and green leaves.

 

 

2° PREMIO

Le foglie verdi
e un bimbo sconosciuto
che mi saluta.
 
 
new green leaves
a child I don't know
waves to me.
 
Jim Kacian (Stati Uniti)

 

Motivazione giuria

È primavera, il colore verde delle foglie è nitido, la sua bellezza chiede di essere guardata. Ma ecco l’inatteso, il Wabi che si fa notare con grande risalto: un bimbo che improvvisamente saluta. Un bimbo sconosciuto. Un bimbo sconosciuto che saluta ha qualcosa di misterioso, è Yugen, ed è Hosomi (delicatezza). C’è una piccola gioia improvvisa nel cuore di chi viene salutato da un bimbo sconosciuto. Per un momento le foglie verdi e il bimbo diventano la stessa cosa: metafora della primavera. La “e” congiunzione del secondo verso (e un bimbo sconosciuto) trasferisce l’azione del probabile movimento della mano del bimbo, alle foglie verdi, e anche loro si muovono dunque in una lieve brezza e sembrano salutare. Quella stessa “e” congiunzione non fa scomparire del tutto le foglie verdi, quantunque l’entrata in scena del bimbo sia così carica di Wabi. Essi entrambi coesistono e formano con l’autore un tutt’uno nella semplicità della primavera. Lo sguardo dell’autore è risposta silenziosa al saluto del bimbo e delle foglie verdi.

 

The grounds of a ranking

Springtime, the green colour of leaves is sharp, its beauty asks to be looked at. But here comes the unexpected fact, the well stressed Wabi: a little child that suddenly hails. An unknown child hailing has got something mysterious, it is Yugen, and also Hosomi (delicacy). There's a tiny sudden joy in the heart of someone hailed by an unknown kid. For a moment the green leaves and the kid become the same thing: a metaphor of springtime. The linking "and" transfers the action of the probable movement of the child's hand to the green leaves, and these too tremble in a light breeze and seem hailing. That very "and" doesn't hide the green leaves completely, although the child's entrance is so full of Wabi. They both coexist and form a whole with the author in the springtime simplicity. The author's glance is a silent reply to the hail of child and green leaves.

 

 

3° PREMIO

Così, per caso,
un grillo sulla mano.
Mentre leggevo.
 
 
Suddenly, perchance,
a cricket on my left hand.
While I was reading
 
Livia Cesarin (Italia)

 

Motivazione giuria

L’inatteso (Wabi) entra con prepotenza nella vita dell’autrice. In un fotogramma di vita dell’autrice. È estate, montagna, prato, campo. L’autrice immersa nella lettura. Il salto improvviso del grillo sulla sua mano ha la forza di rompere la concentrazione della lettura,. Il grillo diventa compagnia, centro vivente di una nuova attenzione. Una nuova e più forte attenzione. L’azione del leggere è infatti riferita al passato (mentre leggevo). Ma dura pochissimo questa nuova attenzione, perché il grillo con un nuovo salto scomparirà subito. Il primo verso “così per caso” assume una valenza che ha a che fare con il “tempo” oltre che con la “casualità”. Per caso il grillo salta sulla mano è vero, ma resta così poco che sembra sia “passato per caso” (rimasto lì solo un attimo). Ciò che resta pregnante non è solo la vista del grillo, ma il ricordo perdurante del contatto fisico, e la semplice meraviglia. Come se il grillo avesse scelto di posarsi proprio su quella mano.

 

The grounds of ranking

The unexpected fact (Wabi) enters the author's life by force. Into a photogram of her life. It's summer, mountain, meadow, field. She is deep in her reading. The sudden hop of the cricket onto her hand manages to break er concentration. The cricket becomes a fellow, living core of a new attention. A new and stronger attention. In fact the action of reading refers to the past (while J was reading). But this new attention lasts very little, because the cricket will soon disappear with a new hop. The first line assumes a value concerning "time" beyond "fortuity": True, the cricket jumps upon the hand perchance, yet it stays so short that it seems like "passed perchance" (it was there just for a second). What is meaningful is not the sight of the cricket, but the lasting memory of the physical contact, and the mere wonder. As if the cricket had chosen to alight upon that very hand.

 

 

 

 

 

 

 

 

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