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RCT - RESOCONTO SAGGIO DI LETTURA DETENUTI DI SALUZZO PDF Stampa E-mail
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News - News
Scritto da Tartamella   
Venerdì 07 Febbraio 2014 19:17

 

 cascina macondo creatief europaministeroparol

 

Progetto Europeo
“PAROL – SCRITTURA E ARTI NELLE CARCERI”
- oltre i confini, oltre le mura -
Cascina Macondo – partner italiano co-organizzatore

VIDEO DOCUMENTARIO  N° 1 (durata minuti 5 ) – visibile
saggio di lettura ad alta voce dei detenuti del carcere “Rodolfo Morandi” – Saluzzo
docente: PIETRO TARTAMELLA
foto e montaggio: CARLO BAVA


VIDEO DOCUMENTARIO  N° 2  (durata minuti 5.30)  - visibile
VIDEO DOCUMENTARIO N° 3  (durata minuti 5.30)  - visibile
contiene un nuovo haiku

saggio di lettura ad alta voce dei detenuti del carcere “Rodolfo Morandi” – Saluzzo
docente: PIETRO TARTAMELLA
riprese e montaggio: GIULIA EFNAEL VIERO

VIDEO DOCUMENTARIO N° 4 (durata 4 minuti) visibile
Cascina Macondo - Meeting Europeo PAROL carcere di Saluzzo
riprese e montaggio di GIULIA EFNAEL VIERO

http://youtu.be/tV61l0oRp2I

 

RCT – RESOCONTO

di Pietro Tartamella

foto di Carlo Bava


SAGGIO DI LETTURA AD ALTA VOCE

“RICAMI A PUNTO E VIRGOLA”

Istituto Penitenziario “Rodolfo Morandi”- Saluzzo”(TO)

giovedì 23 gennaio 2014, ore 17.30

lettori

Ahmad, Antonio, Antonino, Bruno, Francesco, Matteo,
Massimiliano, Paolo, Preng, Riccardo, Salvatore, Totò

ragazzi e detenuti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


scritta carcereAlle 10.00 del mattino sono già nel cortile del carcere
con il camper carico di tutti i materiali che servono per
il saggio: telo per proiezione, proiettore, macchina
fotografica, aste per microfono, microfoni, leggii, testi,
cassa acustica, strumenti musicali, registratore, pile,
computer…

Nessuno dei collaboratori di Cascina Macondo è potuto
venire con me ad aiutarmi. Saranno tutti impegnati ad
accompagnare i ragazzi disabili di “Viaggi Fuori dai Paraggi” che si incontreranno
a Torino in Corso Vigevano alle ore 14.00 per partire in carovana con le auto.

Nel pomeriggio sarebbe dovuto venire alle ore 15.00 Domenico, con il suo schermo più grande, il suo proiettore, il suo computer. Avrebbe dovuto occuparsi della proiezione e delle foto.
grate Purtroppo Domenico la sera prima è stato ricoverato
in ospedale
improvvisamente.

Superati i controlli all’ingresso scarichiamo tutto il materiale in teatro.
Con l’aiuto di alcuni agenti e alcuni detenuti e un paio di ragazze
tirocinanti sistemiamo le sedie, le panche, le luci.
Mi rassicuro che il riscaldamento sia stato acceso.

Il direttore Giorgio Leggieri con il comandante degli agenti penitenziari vengono
in teatro per assicurarsi che tutto è a posto. Alle 12.30 ogni cosa è sistemata.

direttoreEsco dal carcere per andare a mangiare
un panino al bar di un distributore
di benzina poco lontano, sulla strada che
porta a Saluzzo. Bevo un altro caffè,
leggo il giornale, guardo la cassiera, faccio
il punto della situazione, ripasso la scaletta,
mi rassicuro di non aver dimenticato niente,
faccio passare un paio di ore.


Alle 16.30 i detenuti scendono in teatro.
Si accalcano come una scolaresca di bambini
curiosi intorno agli strumenti musicali, toccano, spostano, battono gli strumenti,
chiedono cosa è questo, cosa è quello… Il segnalibro che avevo inserito tra le pagine
di “Quattro tavoli a testa” per leggere un brano alla fine delle letture lo troverò
posizionato in un’altra pagina! Devo dire più volte di non toccare niente per favore!

Riccardo è in un angolo del teatro intorno a un tavolo con i suoi parenti che sono venuti a fargli visita. Si fermeranno ad ascoltare le loro storie. Riccardo mi chiama.
Ha proprio piacere di presentarmi sua moglie, suo fratello gemello e il nipote.
Parla di me quasi con orgoglio e ammirazione.
Mi fa davvero piacere conoscere i suoi familiari.


Comincia ad arrivare il pubblico.
Ecco Carlo e Giulia di Cascina Macondo con le telecamere, arrivati per primi per
prendere visione delle loro più opportune postazioni.

strumentiIn breve il teatro si riempie di pubblico.
Un pubblico molto variegato: ragazzi disabili,
studenti di liceo, educatori, genitori,
insegnanti, amici di Cascina Macondo.
Molti di loro varcano la soglia del carcere
per la prima volta. Poi volontari che lavorano
in carcere, attori, agenti penitenziari, autorità,
tra cui il sindaco di Saluzzo Sig. Allemano
e l'assessore provinciale alla cultura
Sig.ra Licia Viscusi.
pietro smorfia

Preng, che con Antonino leggerà la storia del leone
e del topo, si avvicina a me prima che lo spettacolo inizi, dicendomi:

Pietro, c’è una vecchietta in seconda fila”.
“E allora? - rispondo - qual è il problema?”
Forse potrebbe spaventarsi quando faccio il ruggito del leone”.
“No, Preng, non credo. Vai tranquillo, fai il tuo bel ruggito di leone come lo hai fatto nelle prove”.
E invece Preng, leggendo, farà il suo ruggito di leone con voce più contenuta, pensando alla vecchietta che avrebbe potuto spaventarsi.
 
La performance è davvero coinvolgente. Si susseguono brani di Luigi Capuana,
Oscar Wilde, Bertolt Brecht, Boccaccio, Edgar Lee Masters, Nicolai Lilin,
Hemingway, Esopo, una favola siberiana, un articolo che parla della visita di
Silvio Berlusconi a Lampedusa. Testi che gli stessi detenuti hanno scelto,
testi di cui hanno capito e condiviso profondamente il contenuto, testi
a cui forse vogliono affidare i loro pensieri e le loro parole inespresse.


Riccardo legge un suo bellissimo racconto “Il faro”.
Anche Matteo legge un suo ricordo di quando era bambino.
pietroAlla fine il testo di Massimiliano, il detenuto
che è stato trasferito solo tre giorni fa.
Mi dicono in un carcere in Sardegna.

È Totò a leggere il testo di Massimiliano.
Lo legge con la stessa convinzione e la stessa
serietà e forza con cui lo leggeva Massimiliano.
È un testo che hanno intitolato “A nome di tutti”.
Massimiliano lo aveva scritto alcuni mesi prima in
occasione di un incontro avuto con gli studenti delle scuole di Saluzzo.
Lo ha aggiustato, ha inserito altre riflessioni, lo ha adattato alla nostra occasione.
È un testo importante, tutto il gruppo lo ha condiviso sinceramente, e ci teneva
che fosse letto in pubblico; sembra una sorta di “manifesto”, una dichiarazione
di intenti. Un gran silenzio nel teatro.
 

I detenuti hanno fatto una splendida figura, hanno letto con bravura
e professionalità dinanzi a circa centoventi persone attentissime,
creando suggestioni particolari.

Poi la presentazione del libro “Quattro tavoli a testa” e la proiezione
del video girato nel carcere di Tilburg in Olanda a testimonianza del laboratorio
di ceramica di Annamaria Verrastro svolto laggiù.

I ragazzi disabili hanno ascoltato per tutta la serata con molta attenzione.
Mila, una delle ragazze del nostro gruppo “Viaggi fuori dai paraggi” è stata
bravissima e tenera quando l’ho chiamata a dire due parole improvvisate
per promuovere il libro “Quattro tavoli a testa”.


paolo primo pÈ passata tanta buona energia in queste due ore,
in un clima che è diventato fin da subito caldo e familiare.
Per un momento la sensazione è stata di essere una
comunità
, malgrado la presenza degli agenti, malgrado
i controlli all’ingresso, malgrado le mura.
Non so quali elementi si siano magicamente mescolati
per produrre quel gran calore e quelle grandi emozioni
che si potevano toccare con le dita e con la pelle.
Forse la semplicità della lettura ad alta voce, che ci faceva sentire come una
grande famiglia riunita in una vecchia stalla ad ascoltare storie, con il fiato dei muli
e dei cavalli vicini che scaldano l’inverno. In questa famiglia c’erano anche i
detenuti che avevano commesso reati, che avevano fatto del male a qualcuno
paolo manidella comunità, ed erano in carcere a scontare la loro pena.
C’erano gli agenti con il ruolo di controllare quella loro pena.
C’erano gli studenti, le autorità.
C’erano i ragazzi disabili che sono sempre portatori di forza,
simpatia, e di energia incontenibile. Eravamo tutti insieme
a condividere serenamente un momento importante,
sentendoci parte di una onesta comunità che accoglie,
pur non perdendo ciascuno il proprio ruolo e la propria
condizione. 


Quando alla fine Totò ha distribuito in dono i piccoli braccialetti
che aveva tessuto lui stesso con fili sottili di lana, scrivendo tra
gli intrecci i nomi dei ragazzi disabili che andavano a prenderli uno alla volta, abbiamo
tutti avuto la sensazione che qualcosa di importante era accaduto.

Una foto finale con i ragazzi e i detenuti era la logica conseguenza di questo clima.


prengUn ringraziamento
al direttore Giorgio Leggieri,
al responsabile area trattamentale Davide Sannazzaro,
all’educatrice Giovanna Barale,
agli agenti e a tutto il personale che è stato davvero
discreto e accogliente e che ha collaborato con disponibilità
alla realizzazione dell’evento, anche se abbiamo slittato per
più di quaranta minuti rispetto agli orari previsti!
Grazie al pubblico attento che è intervenuto numeroso.

Una bella serata davvero.


 mila e pietroMi piace riportare alcuni messaggi
che abbiamo ricevuto nei giorni seguenti:


 Carissimo Pietro, un grazie speciale dai miei allievi del liceo a te
e a tutti quelli che hanno realizzato lo spettacolo, condividendo
con noi le loro emozioni. I ragazzi sono tornati entusiasti e
commossi! Spero in futuro di riuscire ad aderire con la scuola a
qualcuna delle altre belle iniziative che mettete in campo a
Cascina Macondo!
” (Elisabetta)

Una cosa che mi ha colpito molto è stato il cambiamento di
atteggiamento dei nostri ragazzi... tanto timorosi e preoccupati
all'inizio, quanto aperti e comunicativi alla fine dello spettacolo... ma
pensandoci con attenzione, ciò che ho notato è stato il silenzio, silenzio e vuoto.
Un luogo così spoglio e freddo da sembrare abbandonato, eppure così brulicante
di vite e di storie. Un silenzio contagioso, forse più per rispetto che per timore.
Un silenzio che pian piano ha lasciato il posto alle voci e alle parole dei protagonisti,
ai suoni degli strumenti musicali, al pubblico... un silenzio che si è trasformato
in musica, in una festa. Una festa che per noi è proseguita anche dopo,
ma per loro è tornata silenzio
” (Silvia)
 

Strepitoso Pietro!!! Avete creato ponti, gettato semi, regalato emozioni che
continueranno a circolare tra le mura, vibrazioni alte che aiuteranno tutti noi nella
crescita, nella ricerca...."a capire, a fare, a essere liberi!". Grazie di cuore”
(Emanuela)


Volevo dirti che ieri è stato molto bello, sono tutti contenti e anche io, GRAZIE!” (Giovanna)

 
matteo
Carissimi, credo di dover di nuovo ringraziare tantissimo per
l’esperienza di ieri (per me nuova, nonostante l’età) che ha
permesso a tutti noi e ai ragazzi in particolare di “entrare”
nel cuore degli uomini che hanno partecipato al saggio di
lettura, con semplicità e direi con naturalezza. Questo
ovviamente come sempre racchiude e nasconde un enorme
lavoro che voi (e Pietro in particolare) avete fatto con la solita
energia, professionalità e generosità. Davide non era con noi,
tanti educatori hanno detto che è mancato loro: forse non era
il momento, forse potrà trovare un po’ più di serenità nel futuro,
se anche noi saremo più in forma. Grazie per quanto fate
” (Gisella)
   

antonino

“Complimenti per la toccante esperienza che ho vissuto lo scorso 23 gennaio. Bravi, avete fatto un ottimo lavoro! Un bell'esempio di solidarietà concreta, in cui l'umanità ne esce vincente. Grazie per l'opportunità” (Simona)

Mi sento di dover ringraziare tutto lo staff di Cascina Macondo per l'esperienza vissuta ieri al carcere di Saluzzo: uomini incontrano altri uomini e donne mentre le parole hanno il sopravvento sulla disabilità e sulle grate alle finestre... Un grazie particolare ad Anna e Pietro che hanno avuto la sensibilità di fare nascere, crescere e sviluppare questo grande sogno...un abbraccio a tutti e un grande in bocca al lupo per le imprese future!!!” (Carlotta)

Grazie a te Carlotta e a tutti gli amici che ieri sera erano con noi e hanno condiviso l'esperienza. Un grazie particolare ai ragazzi del gruppo di danza-teatro "Viaggi fuori dai paraggi" che hanno vinto paure e pregiudizi e sono stati partecipi di questo evento, e un grazie ai detenuti che hanno accolto la disabilità con emozione e rispetto. Davvero una profonda, significativa esperienza” (Anna)


antonellaCaro Pietro, volevo ringraziarvi ancora per lo spettacolo a Saluzzo di giovedì scorso, è stato molto intenso ed è stato piacevole ritrovarvi tutti! Che bella sorpresa! Quest'anno seguirò un master a Padova di criminologia critica per poter specializzarmi maggiormente nelle istituzioni penitenziarie e per capitalizzare le varie esperienze fatte nelle carceri fino ad oggi. Mi piacerebbe quindi conoscere meglio il progetto Parol e partecipare, quando possibile e previsto, ad eventuali incontri o momenti aperti agli esterni. Prendo come riferimento la newsletter e il vostro sito, o ci sono altre possibilità di partecipazione? Spero di vedervi presto. Con affetto”  (Paola)

“Cari Pietro e Anna, Carlotta mi ha raccontato (come un fiume) il pomeriggio a Saluzzo trascorso insieme a voi (tutti): era emozionatissima, e io con lei.  Siete davvero GRANDI. Bravi bravi bravi. Non vedo l’ora di vedere le foto.  Un caro abbraccio” (Cristina)


totò

Mi sembra importante riportare
anche alcune suggestioni
dei ragazzi della compagnia
di danzateatro “Viaggi fuori dai paraggi”
e di alcuni educatori e genitori
che li hanno accompagnati

È bene ricordarlo: i ragazzi disabili avevano una gran paura al pensiero di entrare in un carcere. Sono mesi che li prepariamo, che ne parliamo, che raccontiamo l’ambiente, che parlo dei detenuti con cui lavoro. Ho invitato il pubblico a fare un applauso a questi ragazzi che hanno superato la loro paura, se lo meritano. C’erano tutti. Tutti, meno Davide. Davide non ha ancora superato la sua paura. Ma lo aspetteremo con pazienza. Ha bisogno dei suoi tempi. Lo aspetteremo.
Ecco le loro parole dette in un incontro in corso Vigevano tutti seduti in cerchio:

mila e francesco
“Totò era bravo a leggere la poesia. Il teatro era bello.
Era bella la recita degli altri. Le guardie mi hanno controllato
se avevo il telefonino. Ma io non ce l’avevo.
Ma poi ci restituiscono la carta di identità?” (Fabrizio)


“Mi è piaciuto essere dentro il carcere.
Io sono una persona che non ho avuto paura” (Tommy)


silvia e luca“Mi è piaciuto.
Ho sentito gli altri.
Entrando ero camminando.
Un pensiero che ho sentito
è che ascoltavamo
la musica
anche con la mani e con il tamburo” (Antonio)


“Mi è piaciuta la frase che tu, Pietro, hai detto
in siciliano. Anche la storia di Francesco mi è
piaciuta che era una canzone di Fabrizio De Andrè.
Sono contento. La prima volta ho avuto paura, ma Paola mi teneva vicino e mi teneva
controllata la paura. Sono entrato e mi è piaciuto tutto. Il tamburo e il battere le mani.
Ho fatto amicizia con una guardia che si chiama Francesco, lui era del Napoli, io invece
sono iuventino. Totò ha detto che verranno a vederci quando facciamo il nostro spettacolo.
Mi è piaciuto il direttore che ha detto che faremo lo spettacolo.
Prima si sentiva un po’ di freddo nel teatro”. (Daniele)


“Mi è piaciuta una scenetta, una favola del leone, e il fumo di Matteo. Sì, il fumo di Matteo quando era bambino che il padre lo ha messo in una fogna scoperta. Mi è piaciuto leggere. C’erano due donne guardie all’ingresso: un uomo, e una donna. Ma io il telefonino non ce l’avevo. Ce l’ho a casa. Sono andata in bagno ma non c’era la carta igienica. A casa ho fatto un brutto sogno: c’erano cinque polizie ferme e tu non c’eri Pietro, e non c’era nemmeno Anna, e non c’era Nagi, nemmeno Florian, non c’era nessuno!” (Antonellina)

“È stato emozionante! Pietro è proprio un personaggio del carcere. Ho pensato di tremare come una foglia e di andare in galera. Ero preoccupata perché non sapevo dove andavamo a dormire e dove potevo fare la doccia (Mila credeva che ci saremmo fermati a dormire in carcere!). Mi è piaciuto presentare Quattro tavoli a testa che costa quindici euro.
Preng,  quando abbiamo fatto la foto, mi ha regalato la sua poesia del leone.
Tutto bellissimo! Il braccialetto di Totò è bellissimo col mio nome” (Mila)


Ero un po’ agitata all’ingresso, poi mi è piaciuto quel ragazzo che ha letto il racconto lungo e ha fatto i braccialetti e la foto con tutti. Mi è piaciuto anche il film dei detenuti nella ceramica (Simona)

“Si fa presto a dire che non si hanno pregiudizi. I detenuti mi hanno commossa.
Ho dimenticato completamente di essere nel teatro di un carcere!” (Cinzia)


francesco“Mi ha commosso il coraggio dei detenuti che hanno vissuto un ruolo molto diverso, quello di lettori. Ho avuto un po’ di disagio nel vedere che erano sempre controllati, anche per andare in bagno. E ci andavano continuamente. È la prima volta che entravo in un carcere. Ho sentito la percezione della prigione non dalle mura, non dai controlli all’ingresso, non dagli agenti, ma dal cortile. Sì, l’idea della prigione l’ho provata fortissima quando abbiamo attraversato il cortile: una guardia ci accompagnava, e un’altra guardia ci aspettava all’ingresso del teatro. Eravamo nel cortile, all’aperto, dove molte erano le direzione possibili. Mi ha impressionato, e ho sentito la prigione, quando mi sono accorto che in quello spazio aperto avevamo una sola direzione: dalla guardia, all’altra guardia”  (Luca)

“Sono rimasta colpita dalla facilità con cui si è socializzato, anche dal contatto fisico che i detenuti hanno avuto con i ragazzi, il saluto finale, la fotografia finale tutti insieme... Sono già stata altre volte in un carcere, ma questa familiarità non l’avevo mai vista”  (Antonella R.)

“Un pomeriggio emozionante con belle letture. Mi ha colpito scoprire che i detenuti aspettavano i ragazzi. Quando siamo entrati li ho visti che parlavano fra di loro e si passavano la voce guardando nella nostra direzione. Dicevano: “Eccoli sono arrivati, sono arrivati i ragazzi...” (Grazia)

pubblico“Mi ha colpito vedere come erano giovani le guardie. Nella mia immaginazione me li aspettavo colossi. Una guardia un pochino più anziana si è messa a parlare. Era molto gentile. L’altra cosa che mi ha colpita è il non capire, il non distinguere, chi era il pubblico e chi il detenuto. Mi è sembrato anche di capire che i detenuti avevano consapevolezza dei loro errori. Mi è piaciuto il testo di Massimiliano, il detenuto che è stato trasferito”  (Marusca)

“Mi ha veramente stupito la sicurezza con cui hanno letto i detenuti! Man mano che leggevano ho avuto una strana sensazione di tempo che passava veloce: all’inizio mi sembravano bambini pieni di agitazione e di gioia, poi mi sono apparsi come adolescenti, e alla fine adulti, adulti che leggevano con grande sicurezza!” (Florian)

“Ci siamo trovati bene. All’ingresso le guardie hanno fatto una buona accoglienza, erano davvero gentili. Mi ricordo che noi eravamo con gli occhi bassi e impauriti. Quando una donna agente ha detto “buon giorno” con tono gentile, i ragazzi hanno continuato a guardare per terra. Ho detto a allora a Mila e a Simona: “Mila, Simona, possiamo anche rispondere al saluto…”. Mila allora ha alzato timidamente gli occhi e sorridendo ha risposto cantilenando: “buona sera…”.
Simona, preso coraggio, quando si è avvicinata allo sportello per consegnare la carta di identità, non ha esitato a fare alla guardia un saluto militare gridando: “presente!”.
Mi ha colpito vedere quanto spesso i detenuti si alzavano per andare in bagno. Mi ha impressionato la bella e forte presenza scenica che avevano mentre leggevano”. (Nagi)

ragazzi mani“Ho pensato molto a cosa è il carcere. Noi siamo tornati a Cascina Macondo, abbiamo mangiato insieme, in compagnia, abbiamo chiacchierato, ricordato tutte le piccole cose accadute in quel teatro. Ho allora pensato ai detenuti: loro, finita la lettura, sono ritornati ciascuno nella propria cella. Nel silenzio, nella solitudine della cella. Ho capito cosa può essere il carcere.
Spero davvero che i detenuti possano vivere tanti altri momenti in mezzo alla gente, in mezzo a un pubblico che li ascolta, anche se poi saranno soli nella cella. Ho pensato a Davide che non era con noi, che ancora non ha superato la sua paura. Mi è proprio mancato Davide”. (Anna)

Davide, che non è venuto a Saluzzo, ha ascoltato le parole dei suoi compagni che invece erano presenti, e anche a lui ho chiesto di esprimere il suo parere come “esterno”.
“Io non sono venuto perché mi ricordava cose brutte. Mi metteva un po’ di angoscia sapere che loro non potevano uscire. Però mentre voi eravate in carcere io avevo delle cose importanti da fare. Il braccialetto di Totò che mia mamma mi ha portato, mi ha fatto tenerezza. Mi è dispiaciuto per gli agenti che devono stare con i detenuti. Da “esterno” ho pensato che forse i detenuti hanno bisogno di un po’ d’amore, come tutti” (Davide)

fiorenzaCon noi in corso Vigevano c’è anche Andrè un amico di Nagi e Florian venuto dal Brasile per lavorare a un nuovo spettacolo che stanno preparando. Lo coinvolgiamo in questa carrellata di impressioni invitandolo a dirci le sue, come “esterno”.
“Il carcere è una cosa sconosciuta per me. Non ho mai pensato di andare in un carcere. Ascoltando i vostri discorsi è come se ci fossi andato anch’io. Grazie per avermi portato con voi nel carcere di Saluzzo” (Andrè)

Ecco, è arrivata Giulia che ha fatto le riprese dello spettacolo e ora sta lavorando al montaggio per preparare un video di cinque minuti: “Mi è piaciuto molto, è stato emozionante. Devo dire che lavorando al montaggio, rivedendo più volte le immagini, riascoltando le letture, rivedendo l’ambiente, devo dire che sono entrata di più nel vostro progetto, e lo trovo ricco, importante, per noi, per l’umanità…”  (Giulia)

 

Ecco alcuni pensieri dei detenuti che hanno letto le loro storie
e hanno incontrato e accolto i ragazzi disabili:


“Vederli sorridere e uniti quella sera mi ha fatto pensare che nella vita quello che conta è godersi tutti i momenti che “Dio” ci manda con tutte le situazioni belle o brutte che ci capitano. Comunque mi sono molto divertito” (Antonino)

“Ciao Mila, Antonella, Antonio, Tommy e tutti gli altri che siete stati presenti, anche a te Davide che non sei venuto, ma spero di vederti la prossima volta. Il nostro “superlativo” docente Pietro ci ha letto i vostri commenti, impressioni e valutazioni del saggio di lettura che abbiamo svolto dentro il carcere. Innanzitutto vogliamo ringraziare tutti voi, insieme a tutte le persone, compresi i vostri familiari, per la vostra vicinanza e sensibilità d’animo che avete dimostrato nei nostri confronti entrando in un posto a voi sconosciuto per la prima volta. E poi conto anche i giorni per il prossimo incontro che sicuramente sarà molto più bello del primo. Se qualcuno di voi vorrebbe scriverci per poter scambiare qualche opinione ne saremmo entusiasti. Anche se siamo divisi da una barriera di sbarre e cemento, i nostri pensieri, le nostre idee non si fermeranno. Ancora un grazie infinito, con simpatia, ciao” (Totò)

“La mia opinione sul percorso di lettura ad alta voce e sul saggio che abbiamo presentato davanti a un publico molto ammirevole e molto caloroso è che è stata una esperienza emozionante. Non parliamo della bravura del proff. Pietro Tartamella, perché penso che la conosciete meglio di me, però sempre rimane di fargli i miei complimenti dal profondo del mio cuore.
Un grande ringraziamento a tutti i partecipanti che è stato un publico speciale, e in particolare il ringraziamento e un abbracio caloroso e affettuoso va ai ragazi come Mila, Antonella, Davide, Simona, Antonio e tuti gli altri. E anche un forte abbracio per la loro proff. che li accompagnava come se fosse mia madre, perché ho capito in lei un grande affetto per i ragazi ed ho capito che quelli ragazi sono molto amati da lei, sono in manni sicuri, perché ho visto in lei gli occhi lucidi e emozionati, comoventi, quando si è avicinata a fare la foto con noi. Ho ricevuto da lei un abbracio che mi ha emozionato e mi ha ricordato gli abbraci di mia mama e per un momento mi sono sentito abbraciato da brace e mani molto caldi come solo la mia mama mi ha offerto quel calore e amore e concludendo ragazi vi dico ancora una volta grazie di cuore, io spero di rincontrarsi per altre esperienze come quella. Siete forti, siete dolci, siete la gioia di chi vi sta vicino, ci avete regalato un emozione indimenticabile che davero non dimenticherò mai. Un abbracio caloroso per voi” (Preng)


“Aver partecipato al corso di lettura ad alta voce per me è stata un’emozione stupenda. Tra il pubblico c’erano dei ragazzi down e furono loro a rallegrare la serata nei miei occhi. Ho visto in loro tanta dolcezza e molta sensibilità, sono delle persone veramente speciali. Ad inizio spettacolo il loro applauso riempì il mio cuore di gioia, vedendoli così felici e sorridenti. Quando Totò gli donò i braccialettini vidi nei loro occhi tanta tenerezza e molta voglia di mettersi in gioco. La loro intelligenza supera di molto la mia, e ne sono orgoglioso. Anche la spontaneità dell’altro pubblico fu emozionante nel vederli molto attenti con gli occhi puntati sul leggio. Il mio parere è che li ho visti tanto divertiti. Quando si esibì il nostro professore Pietro Tartamella, un vero artista, ha fatto “svegliare” tutti, dando molta carica, anche a noi stessi che subito dopo dovevamo esibirci, e così fu. La serata cominciò con molta luminosità. Ad un certo punto udii due frasi nel corso dell’esibizione del nostro professore: “Sintiiiti, sintiiiti…” fu una espressione che mi piacque tantissimo, da molto tempo non la sentivo da siciliano puro sangue. Alcuni del pubblico in primis non l’avevano capito il succo del nocciolo, mormorando tra loro hanno capito il significato della frase e si sono sciolti in un sorriso smagliante. Quando Mila si esibì per pubblicizzare il libro la vidi molto emozionata di felicità. E poi la ripresa fotografica, e la foto, fu una serata indimenticabile. Leggendo i loro pareri del pubblico si nota che anche loro hanno avuto una forte emozione nel seguirci nell’alta voce. Anche quando il professore si esibiva con gli strumenti musicali a carattere solitario, fu una splendida esibizione. E ancora: il discorso del Direttore fu un incoraggiamento nel sciogliere il ghiaccio che c’era tra noi lettori. Io, ad esempio, non mi ero mai trovato di fronte a un pubblico così caloroso. Devo dire che è stata una emozione formidabile. Speriamo che ce ne siano altre. Ringrazio quel speciale pubblico, in particolare i ragazzi dei braccialettini che mi hanno dato questa emozione”. (Salvatore)

“Non è Felice né Armonioso vivere in un carcere, per lungo tempo ti spegne dentro. Purtroppo queste sono le conseguenze di chi commette crimini. In tali luoghi quello che più manca è lo spazio, si vive in pochi metri, troppo stretti, l’unica vastità e libertà che puoi usufruire è quella Mentale. Analizzi ogni pensiero che ti attraversa la mente, costruisci progetti, fai flottare ogni tua idea positivamente e creativamente nella speranza di un Futuro migliore, buono, positivo e prospero. Quest’anno abbiamo iniziato un corso di scrittura creativa. Il laboratorio formativo ci viene insegnato dal docente Pietro Tartamella, una grande e bella persona, professionista e piena di sorprese artistiche e creative. Abbiamo presentato la lettura ad alta voce, 12 compagni detenuti, rappresentando vari testi, dalle poesie alle favole, brani di autori e anche scritti da noi stessi. La rappresentazione è avvenuta presso il locale Teatro dell’Istituto, sotto la guida del professore Pietro Tartamella. Il teatro era pieno, molte erano le persone che entravano per la prima volta in un carcere e come sempre la realtà è ben diversa dall’ignoto e dalla fantasia. Durante l’esibizione di ognuno di noi si percepiva crescere un’atmosfera di intenso calore umano e affettivo, coinvolgendo tutti, pubblico e detenuti. Tutti sono rimasti contenti e soddisfatti sia per l’esibizione, sia per lo spettacolo, come anche per la relazione unificatrice creatasi. I raggi di sole più caldi e intensi sono stati quelli portatici con la presenza dei ragazzi (allievi del professore Pietro Tartamella) che avevano paura e preoccupazione ad entrare in un carcere e che non volevano più andare via a spettacolo terminato. Giovani studenti che anch’essi fanno sacrifici per andare avanti. Hanno raggiunto i nostri cuori, portando in noi quella luce mancante. Custodiamo il loro ricordo con grande affetto. Grazie a tutti voi ragazzi. Grazie a tutti”. (Francesco)


“La vita è un mistero, quindi sarebbe molto bello, quanto interessante, capire se stessi o per lo meno tentare di farlo. Mi sono trovato con mia grande sorpresa circondato, anche se per poche ore che tanto basta per essere più ottimista, di tante persone che io credevo che noi detenuti siamo solo un peso per la società. Devo dire che quell’incontro del 23 gennaio è stato davvero straordinario. Mi ha fatto riflettere ancor di più in modo profondo. Sono rimasto molto sorpreso nel vedere la sala piena di tante persone comuni, giovani e meno giovani, compreso il Direttore dell’Istituto, l’Educatore, il comandante. Quell’incontro con quei simpaticissimi ragazzi molto meno fortunati di noi mi hanno emozionato tanto, ma nello stesso tempo hanno rafforzato le mie idee, facendomi sentire un uomo sempre migliore nell’aiutare coloro che sono più deboli, più in difficoltà, più bisognosi, per cui mi sono sentito gratificato. Non esagero se vi dico che quell’incontro ha contribuito ancor di più ad arricchire il mio bagaglio personale e, per quanto mi riguarda, mi preme dirvi un grande grazie” (Paolo)

“Essere stato protagonista in questa manifestazione mi ha permesso di scoprire aspetti della mia personalità che non credevo di possedere. Le emozioni provate, anche se non trovo le parole opportune per descriverle, mi hanno lasciato un senso di benessere, di prospettive future che pensavo non facessero più parte della mia vita. L’atmosfera che si è creata dentro un luogo così “freddo” è stata bellissima, calda, partecipe, specialmente l’accoglienza familiare di tutti i convenuti, soprattutto per la presenza di un gruppo di ragazzi speciali. Mi sento di ringraziare tutti quelli che hanno permesso questo evento, in testa il professore Pietro Tartamella a cui va tutta la mia gratitudine” (Bruno)

“Parlando dello stupendo incontro al teatro dove ci siamo esibiti, mi preme dire che quella è stata davvero una straordinaria occasione. Constatare l’entusiasmo contagioso di quella ragazza che ha presentato il libro e di quei ragazzi, toccare con mano la loro genuina spontaneità, nonché quella eccezionale disinvoltura che contraddistingueva tutte/i loro, mi hanno fatto realizzare che il disabile ero io” (Ahmad)

“Vi dirò la verità: all’alba del 19 gennaio, quando mi hanno portato via da Saluzzo, nel mio cuore c’era una Rabbia Grande, Feroce. Avrei voluto gridare, ma sapevo benissimo che non sarebbe servito a nulla. Come sempre a testa alta ho accettato quell’ingiusta ed inopportuna situazione che stavo vivendo, mantenendo la mia Ferma Personalità, in silenzio. Con Dignità guardavo diritto negli occhi il mio Destino. Poi, man mano che il furgone blindato si allontanava dal carcere di Saluzzo, in me, nel mio cuore, la rabbia lasciava il posto ad un senso di tristezza, di preoccupazione. Pensavo a voi tutti, al cerchio. Ero lì in catene, chiuso in un furgone blindato, con 6 poliziotti armati, in viaggio per chissà dove, e il mio unico pensiero era rivolto a voi tutti, a come ve la sareste cavata il 23 gennaio. Pensavo alla tua delusione, Pietro, e a quella di tutti gli amici del cerchio. Poi, piano, piano, conoscendo le vostre capacità e la tua splendida persona “Professor Tartamella”, sei unico, ero sicuro che tutto sarebbe andato bene, anzi benissimo. Mi dispiace non aver potuto conoscere i ragazzi di Cascina Macondo, a loro va un mio bacio” (Massimiliano - che è stato trasferito alla vigilia del saggio di lettura, ma che ci ha fatto pervenire una lettera).


… ho letto gli scritti dei ragazzi e del pubblico, notando la naturalezza, l’umanità, la sensibilità che hanno esternato con parole e concetti fantastici, ricchi di sentimenti, e c’è chi addirittura pensa che forse i detenuti hanno bisogno d’amore… che bello! Caro professore, cercherò di scrivere qualcosa così come mi ha chiesto, anche se con tutta onestà, siccome a breve si potrebbero aprire le porte di questo mondo grigio, non mi sento di prometterle nulla. Tuttavia, siccome ci tengo tanto al progetto e al valore che ci hai trasmesso, non mi sento neanche di dirle di no. Al limite cercherò di coinvolgere un altro amico creando un cerchio magico affinché si possa continuare a far parte del cosiddetto progetto Parol. Infine le chiedo di salutarmi i ragazzi con affetto, pur non avendoli conosciuti, perché non li ho potuti “vivere” come avrei desiderato” (Antonio - anche lui trasferito dal carcere di Saluzzo una quindicina di giorni prima del saggio di lettura. Il brano è tratto da una lettera che ci ha fatto pervenire).



grate
riflessione a proposito
del trasferimento di Massimiliano
alla vigilia del saggio di lettura
   pietro in mezzo


Gli allievi detenuti già da molti giorni erano eccitati ed emozionati in vista del loro  saggio di lettura aperto al pubblico. Sono rammaricati per il trasferimento di Massimiliano. Anch’io sono davvero dispiaciuto per questo suo trasferimento a tre giorni dal saggio. Massimiliano ci teneva tantissimo, amava questo laboratorio, lo frequentava con straordinaria passione e impegno, e aveva scritto un pezzo veramente profondo e interessante che voleva leggere a conclusione del saggio. Anche Antonio era stato trasferito un paio di settimane prima. Anche lui ci teneva tantissimo al laboratorio.
I compagni hanno deciso di leggere comunque i testi di Massimiliano; se li sono divisi tra Totò e Riccardo. In questo modo anche Massimiliano idealmente èra con noi in questa serata. Una presenza che può sembrare strano (in un luogo come il carcere e riferita a un detenuto) definire “spirituale”. Ma tale era la sua presenza invisibile.
C’è chi non si è trattenuto dal commentare: “Vedi Pietro cosa succede? Qui, quando qualcosa funziona, fanno sempre in modo di affossarlo”.
paolo e ahmedÈ un commento amaro. Mi sforzo di credere che non può essere vero.  
Con il mio modo di ragionare è facile pensare che Massimiliano avrebbe potuto fare prima il suo saggio e poi essere trasferito. Bastava aspettare tre giorni.
Mi vengono improvvisamente in mente alcune parole che i detenuti hanno scritto nelle loro relazioni, parole che si ripetono con molta frequenza, parole che hanno usato anche i detenuti di Torino, quelli di Tilburg in Olanda, e quelli di Dendermonde in Belgio:

lo studio indubbiamente è una edificante consolazione ed efficace rimedio” (Ahmad)

Sono cresciuto in una società malata” (Antonino)

Sono rimasto impressionato per come questo laboratorio di lettura ad alta voce mi ha coinvolto e migliorato” (Antonio)

questo laboratorio aiuta certamente le persone rendendole migliori” (Francesco) (considerando alcuni suoi frequenti errori grammaticali – inversioni di sillabe – mi viene da dire che Francesco è probabilmente dislessico)

brunoLa lettura come la musica apre la mente, colora la nostra buia visione e ci fa scoprire un orizzonte per noi poco chiaro” (Riccardo)

noi tutti partecipanti stiamo avendo una funzione terapeutica” (Totò)

la stragrande maggioranza dei detenuti esce dal carcere segnata in modo negativo, mortificati nella dignità” (Totò) 


per un detenuto è importante evadere anche per poco tempo dalla sua cella” (Egidio - Torino)

all’interno del circuito penitenziario la lettura ad alta voce può essere di estremo aiuto per qualsiasi persona (Francesco - Torino)

bisogna sempre vedere l’umore dell’individuo che essendo ristretto in questo contesto malsano” (Piero - Torino)

 
riccardoParole come “rimedio”, “società malata”, “migliorato”, “rendendole persone migliori”, “colora la nostra buia visione”, “funzione terapeutica”, “mortificati nella dignità”, “estremo aiuto”, “contesto malsano”, usate così frequentemente, e da così tanti detenuti, ci raccontano semplicemente che il mondo della prigione è un mondo in relazione con la “malattia”, intesa nelle sue più variegate valenze semantiche.
Di conseguenza ogni laboratorio, attività, scuola, occasione di studio è, per il detenuto, sinonimo di “medicina”.

Ci sono due modi per somministrare una punizione a un detenuto che per qualunque motivo abbia bisogno di una tirata di orecchie per essersi comportato male: impedirgli di fare una cosa che ama, oppure obbligarlo a fare una cosa che odia.
In entrambi i casi è una punizione.
Sembra che l’amministrazione penitenziaria preferisca seguire la linea di privare il detenuto di qualcosa che ama (anche a Tilburg in Olanda e a Dendermonde in Belgio ci è sembrato di capire che l’amministrazione seguisse lo stesso principio).
Occorre riflettere su questa linea di pensiero, perché porta con sé una sorta di cattiveria e di sadismo. Privare  
ragazze liceoqualcuno di una cosa che ama è una punizione più subdola. È come se si volesse ferire più a fondo, perché, in fin dei conti, lo si priva di una “medicina”.
Questa linea di pensiero lascia nel detenuto appunto ferite più profonde, che non fanno bene a lui, non fanno bene all’amministrazione penitenziaria, non fanno bene alla società civile.
 

 

 

COSA TI ASPETTA
racconto di Matteo
carcere Rodolfo Morandi – Saluzzo
23 gennaio 2014 – saggio di lettura ad alta voce – Progetto europeo Parol

Quando ero un ragazzo, ho rubato una macchina con altri ragazzi.
Mio padre lo venne a sapere.
Mi ha portato in campagna dove avevamo una casupola con una fognatura scoperta. C’era una scala. Mio padre mi disse: scendi giù. Io sono sceso. Mio padre tolse la scala. Mi tenne tutto il giorno lì. Una puzza terrificante. Dopo tante ore mio padre si fece vedere. Gli chiesi perché mi stesse facendo tutto questo. E lui mi rispose: perché se tu vuoi fare il ladro devi sapere cosa ti aspetta. Io non l’ho ascoltato. E mi trovo qui.

 

 

IL FARO
(la luce oltre il muro)

racconto di  Riccardo
carcere Rodolfo Morandi – Saluzzo
23 gennaio 2014 – saggio di lettura ad alta voce – Progetto europeo Parol


Non dimenticherò mai la prima volta che vidi un faro. È stato quando avevo cinque o sei anni, mio padre ci regalò il primo giro in barca, un sogno, ho spalancato gli occhi per la meraviglia di quella figura imponente e fiera.
Ricordo di aver provato un moto di affinità con quelle sentinelle che guidano le imbarcazioni e i marinai stanchi lungo le infinite rotte del mare. Come può un semplice raggio fare la differenza per così tante vite? Come possono tante persone fidarsi di quella luce e di quei misteriosi uomini che lo custodiscono?
Da quel giorno cominciai a sognare quelle magnifiche e misteriose torri.
Solo da adulto ho capito perché mi affascinavano tanto queste magnifiche torri.
Sono sempre stato rapito dal fascio di luce brillante del faro e dal suo scopo: guidare le navi e i suoi equipaggi in acque sicure. Pioggia o nebbia, tempesta o foschia, la luce è sempre là, dietro la lente di cristallo, una sorta di muro trasparente posto innanzi alla fonte luminosa per amplificarne la forza. La luce diventa più intensa solo dopo aver attraversato il cristallo, non prima. Trasparenti muri di cristallo! Quanti ne incontriamo lungo il nostro cammino! Sono ovunque! Rendono il nostro viaggio incontro al destino più difficile, pieno di insidie e carico di dolore. Solo quando riusciamo ad attraversarli, e vediamo la luce più vivida, ogni cosa ci appare più chiara. Vediamo la verità com’è: nuda e meravigliosa.
Facile a dirsi, difficile a farsi.
Eppure questi muri di cristallo esistono soltanto nella nostra mente e nel nostro cuore.
Del resto il mondo si assomiglia sempre di più e la globalizzazione trasforma frontiere immaginarie in scarabocchi insignificanti. Secondo me presto ci renderemo conto che il miglior modo di assaporare quest’avventura meravigliosa chiamata “esistenza” è quella di essere onesti su un punto: chi siamo veramente!!! Il segreto è rimanere noi stessi, credere nelle nostre convinzioni, entrare in sintonia con gli altri e sforzarci di vivere la vita che abbiamo sempre sognato. È facile nel mondo seguire le proprie, ma il grande uomo è colui che anche in mezzo alla folla mantiene con perfetta dolcezza l’indipendenza della solitudine. Liberi dalle catene che ci siamo creati unicamente nella nostra mente e nel nostro cuore. Mio padre, grande sognatore e amante del mare, mi diceva spesso: “
Riccardo, chi è in torto: l’uomo che vede le cose esattamente come sono nella vita e preferisce mantenersi calmo, oppure l’uomo che costruisce muri di cristallo intorno a sé e vi rinchiude dentro il sognatore?”.



pietro tutti

A NOME DI TUTTI
discorso di Massimiliano
carcere Rodolfo Morandi – Saluzzo
23 gennaio 2014
saggio di lettura ad alta voce
- Progetto europeo Parol -



Vorrei ringraziare tutti quelli che hanno permesso questo incontro.
Ringrazio con forza voi ragazzi e ragazze per avere avuto il coraggio e la volontà di entrare per conoscere il mostro che tutti sfuggono: il carcere.
La società civile non può, non deve continuare a guardare il carcere esclusivamente come al luogo dove rinchiudere "il male", male che questa stessa società ha prodotto con le sue lacune, ed i suoi errori. Sarebbe come la madre che rigetta il figlio deforme che ella stessa ha procreato, e tenta di nasconderlo, di dimenticarlo.  Non può, non deve continuare così.
Vorrei dirvi tante cose, ma c'è un pensiero in particolare che si fa spazio con prepotenza fra la moltitudine di pensieri, di idee e sensazioni che ogni notte affollano la mia mente, il mio cuore, la mia anima.
Il mio pensiero in primis è rivolto a tutti coloro che come me nel carcere scontano una pena. È un invito forte, sincero, a prendere visione delle nostre scelte di vita, delle nostre azioni; un invito a farci carico con serietà e in modo responsabile, del dolore, delle sofferenze, dei danni che le nostre azioni hanno causato a persone inermi.
Solo dopo aver affrontato con coraggio questo esame di coscienza, dobbiamo avere l'umiltà, l'intelligenza, di accettare che, purtroppo, il passato non si può cambiare, e che non si deve dimenticare.
È giunto il momento di cambiare, noi tutti per primo.
salvatoreMa per cambiare noi stessi, abbiamo bisogno di aiuto. Da soli nessuno di noi può farcela.
Ogni qual volta la società civile incontra il carcere.
La prova che in ognuno di noi esiste la capacità di saper perdonare. Ricordate: ogni uomo ha il diritto ad avere una seconda possibilità nella vita, ognuno di voi ha il dovere di aiutarlo, senza pregiudizio alcuno, nessuno ha il diritto di sottrarsi.
A voi chiedo di lottare in modo civile, affinché lo stato, chi ci governa, guardi al carcere, alle sue problematiche, con serietà, piuttosto che, come spesso accade, solo con degli spot elettorali, dimenticandosi delle migliaia di uomini e donne che nel carcere vivono, soffrono, troppo spesso muoiono.
Con la forza delle nostre idee noi possiamo cambiare il mondo, con la forza delle parole e delle nostre azioni, possiamo cambiare "il carcere", carcere dove l'ignoranza, l'analfabetismo, l'ozio, "regnano sovrane".
Prendiamo libri, penne, quaderni, leggii, diamone a tutti, saranno le nostre armi.
Armi più potenti di qualsiasi tribunale, se vogliamo realmente sconfiggere il carcere.

tre

Dobbiamo sconfiggere l'ignoranza, l'analfabetismo, la povertà, dentro e fuori del carcere.
Ogni uomo, ogni donna ha il diritto all'istruzione, a una vita dignitosa. L'istruzione, la cultura, sono e debbono essere concesse a tutti senza distinzioni di età, sesso o del colore della pelle.
Solo così, creando una società davvero istruita, una società davvero civile, noi potremo battere il carcere e con esso il male, solo così noi potremo cambiare il carcere, svuotandolo dall'interno, sottraendogli le migliaia di persone che ogni anno fa sue, rubando loro la vita, la libertà, la dignità.
Non può esistere un luogo. di cemento e ferro, costruito dall'uomo per rinchiudere altri uomini, uomini giudicati colpevoli di aver agito contro l'uomo stesso, rinchiusi al fine di insegnare loro il giusto cammino nella società civile, ma in realtà dimenticati.



foto di gruppo

ADOTTA UN GRAPPOLO DI BOLLE DI SAPONE

 

 

 

Progetto Europeo
“PAROL – SCRITTURA E ARTI NELLE CARCERI”
- oltre i confini, oltre le mura -
Cascina Macondo – partner italiano co-organizzatore
 
 
VIDEO DOCUMENTARIO  N° 1 (durata minuti 5 ) – visibile
saggio di lettura ad alta voce dei detenuti del carcere “Rodolfo Morandi” – Saluzzo
docente: PIETRO TARTAMELLA
foto e montaggio: CARLO BAVA


VIDEO DOCUMENTARIO  N° 2  (durata minuti 5.30)  - visibile
VIDEO DOCUMENTARIO N° 3  (durata minuti 5.30)  - visibile
contiene un nuovo haiku

saggio di lettura ad alta voce dei detenuti del carcere “Rodolfo Morandi” – Saluzzo
docente: PIETRO TARTAMELLA
riprese e montaggio: GIULIA EFNAEL VIERO

VIDEO DOCUMENTARIO N° 4 (durata 4 minuti) visibile
Cascina Macondo - Meeting Europeo PAROL carcere di Saluzzo
riprese e montaggio di GIULIA EFNAEL VIERO

http://youtu.be/tV61l0oRp2I

 
 

PAROL SPONSOR E SOSTEGNI (ditte, enti, privati...)

 LIEVEN NOLLET FOTOGRAFO NEGLI ISTITUTI PENITENZIARI DELLA POLONIA

 

QUATTRO DETENUTI DIALOGANO CON LIEN NOLLET  E  FABIEN DE LATHAUWER
- PRIGIONE DI OUDENAARDE (BELGIO)   -   VIDEO
"MOVING DIALOGUE"

http://www.shareculture.eu/

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 28 Agosto 2014 10:59 )
 

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