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PAROL - CERAMICA A TILBURG (Olanda) PDF Stampa E-mail
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News - News
Scritto da Tartamella   
Sabato 14 Settembre 2013 12:01

 

Parol! writing and art beyond walls, beyond borders

 

 

ADOTTA UNA BOLLA DI SAPONE

 

PAROL - CERAMICA A TILBURG (Olanda)

Resoconto sul workshop di ceramica e a Haiku a Tilburg

di Annamaria Verrastro

carcere

 

 

 

 

 

 

TILBURG: AGOSTO 2013
LABORATORIO di CERAMICA - rakuhaiku
DOCENTE: Annamaria Verrastro
CALENDARIO PREVISTO:  7-25 agosto dalle ore 13,00  alle ore 16,00
CALENDARIO EFFETTIVO: 7-29 agosto  con  molte ore di lavoro quotidiano



CONSIDERAZIONI

Il laboratorio si è svolto con regolarità, salvo alcuni imprevisti  relativi all’utilizzo del forno elettrico della prigione e al tempo costantemente piovoso che hanno  determinato qualche cambiamento nel calendario previsto. Ho spostato le cotture e ho dovuto aggiungere alcuni giorni di docenza.
Gli iscritti al laboratorio erano 11. Una persona si è ritirata  al secondo incontro, credo per difficoltà di comprensione della parte teorica sull’haiku.  Forse l’haiku, per la sua scarsa conoscenza del francese e per la sua personalità, gli è apparso troppo impegnativo.
Tutti gli altri hanno frequentato con costanza e interesse il resto delle lezioni. Un detenuto si è assentato il terzo giorno, perché non interessato alla poesia e,  come emerso nell’incontro finale, in difficoltà con il genere haiku in particolare.  E’ ritornato su invito dei compagni che gli hanno spiegato  la dinamica del laboratorio specifico dell’argilla.
fogliI  primi due giorni prevedevano l’intervento di Meryem Fresson  sull’haiku e la mia compresenza per presentare l’argilla e il collegamento della specifica cottura raku con l’haiku.
Meryem ha parlato dell’haiku libero e delle sue regole e proposto alcuni giochi per meglio comprendere la struttura  di questa breve poesia. Infine ci ha invitato a scrivere degli haiku. Su questi haiku abbiamo lavorato con l’argilla.
Noi a Cascina Macondo seguiamo le regole del 5-7-5  e una diversa impostazione della didattica; ho partecipato alle lezioni come uditrice , senza proporre il mio pensiero per non confondere i prigionieri e sono intervenuta solo per fare il collegamento con il raku.
Per altri 8  giorni Meryem  si è fermata con noi come uditrice volontaria: la sua presenza all’inizio ha un po’ confuso i prigionieri che facilmente distraevano l’attenzione e confondevano i ruoli dei docenti. La specificità del laboratorio della manipolazione ha riequilibrato la situazione  e il laboratorio ha avuto uno svolgimento intenso e  altamente produttivo.
Dopo la partenza di Meryem ho chiesto a Pietro Tartamella  di essere con me nel laboratorio come figura volontaria non solo per  aiutarmi nello specifico dell’argilla (Pietro negli anni ha acquisito una buona conoscenza della manipolazione) che necessita di rapporti individualizzati e di tempi lunghi e complessi, ma anche per continuare il discorso sull’haiku che a mio parere aveva bisogno di ulteriori approfondimenti anche individuali come ad esempio la revisione degli haiku prodotti che se effettuata nei primi giorni avrebbe troppo distratto  l’attenzione dall’argilla.
L’arrivo di Pietro, concordato con Wendy Mercelis e con gli stessi prigionieri è stato ben accolto e ha dato ottimi risultati: ci muoviamo in sincronia, con una pedagogia e una didattica  sperimentata negli anni  e con gli stessi obiettivi socio-culturali.
In questo caso è stato importante spiegare ai prigionieri la filosofia di Cascina Macondo rispetto all’haiku e presentare loro il concorso internazionale haiku che ogni anno da 11 anni viene indetto dalla associazione, con l’invito a partecipare alla prossima edizione.
La  presenza  di Pietro è stata discreta ma incisiva. Determinante per le situazioni pratiche di spostamento dei materiali, per le asciugature forzate a casa di Wendy, e per la cottura raku.
Altrettanto  determinante  è stata la collaborazione e la disponibilità  attenta e intelligente della direttrice Wendy e del suo compagno che hanno messo a disposizione il loro cortile per il  nostro soggiorno e per tutte le operazioni necessarie alla buona riuscita del laboratorio.
Il clima vissuto durante questo percorso è stato di impegno, curiosità, discrezione, allegria, educazione e tanta affettività.
Il gruppo ha lavorato con estrema disponibilità e rispetto delle cose e delle persone, con sincero interesse e ottimo impegno, e la creatività liberata ha dato risultati inaspettati anche per la sottoscritta, dopo tanti anni di docenza in ogni campo. mani penna
La poesia ha risvegliato sentimenti ed emozioni e la semplicità dell’haiku nella sua complessità  ha stimolato riflessioni e ricerche.
Il raku, la sua storia, i suoi colori, la sua imprevedibilità ha commosso i prigionieri regalando loro momenti di gioia e secondo le loro parole di ” libertà e sonni sereni.”
E questa loro commozione ha regalato a me una esperienza umana e culturale unica confermando la mia convinzione che in ognuno di noi è nascosto un artista e che condividere la nostra arte regala agli altri quello che c’è di buono in noi.
Concludo con le parole di Cham e le sue lacrime “Questa esperienza giuro non dimenticherò mai nella mia vita, ci ha aperto una porta buona, grazie  Anna e Pietro, grazie Parol”.

Grazie  Cham, Delola, Matador, Sorin, Vieux Esprit, Sedat, Yawa, Elephant, Derecik, Gypsy


CALENDARIO

mani primo piano7 agosto
Visitiamo il carcere di Tilburg  prendendo confidenza  con gli spazi e l’organizzazione  prevista per il nostro laboratorio. Cortese l’accoglienza del personale che ci accompagna  anche nella visita di alcune celle e degli spazi ricreativi  riservati ai detenuti. Costante l’assistenza di Xandra Van de Wal che, scopriremo alla fine, è anche pittrice.
Il carcere di Tilburg è una struttura accogliente, ordinata, con spazi verdi e aiuole fiorite: le alte cancellate e le porte blindate, le sbarre alle finestre e le divise ci ricordano che siamo in una prigione. Dietro le porte di ferro immaginiamo la vita delle persone: domani alcune di loro saranno con noi nello spazio “CREA”.
Il laboratorio  è grande e accogliente, dotato di tavoli adatti alla lavorazione della ceramica, di due forni e una  attrezzatura per la pausa caffè e l’ascolto della musica.
Noto subito che mancano molte attrezzature indispensabili in un laboratorio di manipolazione dell’argilla: mi viene spiegato che l’argilla viene utilizzata solo con la tecnica del colaggio che non prevede l’utilizzo di particolari attrezzature. Da Torino ho provveduto a portare tutte le attrezzature necessarie riempiendo il camper all’inverosimile e questo ha permesso di svolgere regolarmente il programma previsto.
Un altro spazio è a nostra disposizione: scegliamo di utilizzarlo per i primi due giorni del laboratorio durante i quali si affronterà la conoscenza dell’haiku, la scrittura e la sua  interpretazione attraverso una tecnica ceramica particolare molto vicina a questa piccola poesia giapponese.
Con Meryem rivediamo l’organizzazione dei due giorni di compresenza e condivisione del programma. Le persone iscritte sono undici, tutti parlano il francese ma sono di nazionalità diverse.
Wendy Mercelis, la direttrice del carcere che ha voluto questo  laboratorio e si è adoperata tantissimo per la sua riuscita, fino ad ospitarci nei suoi spazi privati, ci comunica che il gruppo di persone iscritte è motivato e disponibile. mani su lastre
Dopo la visita al carcere scarichiamo tutta l’attrezzatura portata dal laboratorio di Cascina Macondo: tavolette individuali e tavolette di gruppo in legno pressato, mirette e spatoline, scodelle e colori, pennelli e argilla – 140 kilogrammi di terra rossa e terra bianca- spugne e carta vetro, contenitori e cacciaviti, mattarelli e bacchette per le misure degli spessori, punteruoli e centrini per le texture e…tanto altro ancora. Tutto sotto una pioggia incessante, con l’aiuto del personale e di Pietro Tartamella, direttore artistico di Cascina Macondo che ci supporterà nelle parti logistiche del laboratorio. La sua esperienza  e la passione per la poesia haiku saranno  preziosi  fino alla conclusione del laboratorio.
La sera con la direttrice Wendy rivediamo il tutto: viaggio da Wortel a Tilburg, ingresso nella struttura, incontro con i detenuti, fogli firma,  fotografie, autorizzazioni varie, regole di comportamento, contatti con i referenti di CREA.

bassorilievo8 agosto
Partiamo in anticipo, le procedure per l’ingresso sono lunghe e dobbiamo preparare lo spazio per il primo incontro. Meryem condurrà il laboratorio sulla conoscenza dell’haiku: in un incontro precedente a Gent avevamo programmato il   percorso, condividendo il contenuto. Lascio a lei la didattica dell’haiku che è differente da quella utilizzata a Cascina Macondo e mi prendo uno spazio per presentare l’argilla e il legame dell’haiku con la cottura RAKU.
Naturalmente ha la precedenza la presentazione di “PAROL”: ne illustriamo gli obiettivi, le finalità, i contenuti e il piacere di farne parte.
Le persone iscritte sono tutte presenti tranne una: arrivano silenziose, alcune sorridenti. Qualcuno ha lo sguardo inquieto, indagatore.
Tutti si presentano cordialmente con una buona stretta di mano.
Meryem aveva preparato gli sgabelli in semicerchio, davanti ai tavoli che avevamo spostato verso il muro.
Per noi due aveva riservato due posti davanti al semicerchio: istintivamente molti di loro vanno a sedersi dietro ai tavoli, lontano dagli sgabelli evidentemente preparati per loro.
Capisco che la posizione degli sgabelli crea il “buco d’ansia” e avvicino gli sgabelli in modo che le persone possano essere più vicine  e sentirsi più protette.  Sposto il mio sgabello accanto ai loro. Lentamente si spostano e prendono il posto previsto da Meryem.
Qualche sorriso di complicità rassicura tutti. Anche i più diffidenti sembrano interessati e ascoltano con attenzione le nostre presentazioni. PAROL è un grande progetto che coinvolgerà 5 paesi europei, molti artisti e molti prigionieri: il loro interesse aumenta e anche il loro stupore. Alcune informazioni non le avevano, l’attenzione è al massimo.
Dopo le presentazioni personali Meryem li invita a scegliere, se vogliono, un soprannome, proprio come fecero alcuni grandi poeti  giapponesi: qualcosa che li rappresenti, che racconti una loro realtà o un loro desiderio. Appaiono un po’ sconcertati, si guardano l’un l’altro, sorridono. Racconto del mio nome indiano, Piccola Roccia – Ho-ha-nino-hoo-.
 Sorridono ancora, capiscono e incominciano a cercare: Matador, Gypsy, Delola, Sorin (Sorin è Sorin), Yawa,  Derecick, Vieux Esprit, Cham, Elephant, Davend.
Una persona  oggi è assente per una visita: in seguito non sceglierà nessun soprannome.
Qualcuno racconta il significato del proprio nome, per altri è evidente: comincio a conoscerli e, per deviazione professionale, li vedo bambini, in una mia classe lontana; sento che sono qui per loro  e sento che io maestra ho bisogno di loro. Il rapporto di reciprocità inizia subito.
Racconto la mia esperienza con l’argilla   e della particolare  cottura  raku : similitudini tra il raku e l’haiku: cosa è il rakuhaiku
Racconto loro le mie esperienze con  i bambini e le persone disabili e di quante cose ho imparato da loro: sono curiosi e fanno domande. Derecik mi chiede perché sono qui. Perché no? Per imparare aggiungo, ogni esperienza mi insegna qualcosa. Forse non capiscono bene, ma vedo che si rilassano. Solo Gypsy e Sorin mantengono un atteggiamento che passa dalla noia alla diffidenza, si guardano spesso l’un l’altro, complici.
Meryem  presenta l’haiku secondo la sua pedagogia, parla delle regole e dell’haiku libero, propone un gioco di squadra per meglio comprendere cosa l’haiku deve contenere. Partecipano tutti, ancora un po’ diffidenti.
Prendo qualche minuto  e presento l’argilla rossa di Castellamonte, un paese vicino Torino. Argilla giovane di soli 20-30.000 anni: ridono divertiti.
Li invito a prendere contatto con la materia mentre spiego loro  le componenti minerali di questa argilla: il caolino, il quarzo, la mica, il ferro. Argilla refrattaria, dura, resistente, adatta per i principianti. Vieux Esprit  osserva la diversità con quella a colaggio che qualche volta ha usato in Crea ma non ha mai toccato. E’  emozionato, sono emozionati e chiassosi come i bambini.
Conosco bene questa materia , viva, con una identità particolare e so che scatena emozioni ancestrali. Li osservo con estrema attenzione per prevenire fughe strategiche. Li invito a giocare, a divertirsi.
Iniziano ad utilizzare gesti di forza, inutili, ma per loro protettivi: schiacciano, spezzano, battono e fanno un gran chiasso.
 Buon segno.
 Poi inizia il silenzio, il contatto, la sperimentazione, la conoscenza.

Cham sembra tornato davvero bambino, Sorin ci prova, almeno accetta il contatto, Gypsy  immediatamente cerca di farci vedere quanto è bravo, Elephant con calma e  precisione già vede nella terra un francobollo, Davend che non tornerà più è il più smarrito. Tiene semplicemente in mano la palla abbozzata dell’argilla. Derecik costruisce mille cose e tutto distrugge,  Vieux Esprit studia la materia, la scopre finalmente nella sua essenza, Delola la tocca con calma e delicatezza, ha già delle idee. Yawa pasticcia un po’, Matador è ancora un po’ diffidente e manipola con circospezione.
Già costruiscono qualcosa: un vaso, un francobollo, un albero, un cuore, una palla…
Devo fermarli: è solo un contatto, ci saranno molti giorni per produrre, ora ritorniamo all’haiku.
Meryem riprende la parola e propone un altro esercizio che prevede lettura, scomposizione e ricomposizione dell’haiku, in coppia.

mani fogli9 agosto
Meryem presenta l’haiga, abbinamento dell’haiku con l’immagine. Appende alla lavagna alcune fotocopie di un libro di haiga di poesti famosi.
Presento l’idea di haiga tridimensionale, l’argilla che racconta e interpreta la poesia: è quello che faremo nei prossimi giorni. Non so se altri artisti praticano questa forma di arte: a Cascina Macondo abbiamo iniziato tanti anni fa e ora è normale che le nostre produzioni ceramiche siano la interpretazione di un haiku: i ragazzi disabili sono espertissimi in questa pratica poetica.
Meryem  parla delle regole dell’haiku e presenta un  breve accenno alle  varie correnti di scrittura dell’haiku. Altro gioco di coppia e infine il riassunto delle regole indispensabili per scrivere un haiku e l’Invito a scrivere .
 Un po’ di smarrimento, poi qualcuno comincia. Sorin è poco interessato e con la scusa che non sa scrivere in francese vuole rinunciare.  Gypsy  invece ci prova e ci riprova… non vuole arrendersi. Anche gli altri si impegnano, certo non è facile.
Infine leggiamo qualche haiku e riassumiamo le regole ancora una volta. Meryem invita a scrivere altri haiku in cella. Qualcuno lo farà.
Davend  non è ritornato. Durante la prima lezione avevo osservato il suo smarrimento e la scarsissima possibilità di capire la lingua, o almeno così mi sembrava.

mani scavano10 agosto
 La terra, l’argilla, la sua lavorazione.
 Presentazione della composizione della materia, ritrovamenti, datazioni.
 Breve storia della ceramica dal paleolitico ai giorni nostri.
 L’utilizzo dell’argilla: manufatti di uso quotidiano e opere d’arte
 I vari tipi di argilla e le varie possibilità di cotture
 La cottura raku, storia e tecnica: il raku giapponese e il raku occidentale
 La terra bianca refrattaria.

La materia interessa molto, soprattutto la storia dell’uomo parallela a quella dell’argilla e l’utilizzo della materia non solo per costruire manufatti di uso comune, ma anche da subito come materiale per costruire statue della dea madre e maschere votive.
L’argilla legata alla quotidianità e alla spiritualità. Sono molto curiosi, quasi per tutti informazioni nuove, interessanti. Molte le domande.
Offro un pugno di argilla bianca e li invito a conoscerla: con il tatto, l’odorato, l’udito: toccano, battono, annusano, certamente si divertono. Sperimentano  le differenze con l’argilla rossa conosciuta il giorno precedente.
Dopo i primi momenti di euforia cominciano a concentrarsi.
Li invito a produrre un piccolo manufatto, dando alcune semplici regole: servirà per inviare tramite le art-box  un messaggio ai detenuti degli altri paesi che partecipano al progetto Parol. Questa possibilità di comunicazione piace molto.
Facilito il lavoro offrendo centrini in pizzo e plastiche decorate in rilievo per ottenere veloci texture e spiego loro il graffito e il piccolo rilievo.
Vengono prodotti piccoli e semplici oggetti molto creativi, adatti alla sperimentazione raku.
Sorin è assente. Avevo pensato che si sarebbe ritirato.

mani lastra11 agosto
Le texture, decorazioni antiche a stampo, il graffito, le impronte, il bassorilievo e l’alto rilievo.
Spiego le differenze e invito a rivedere il manufatto prodotto ieri. Ci lavorano e migliorano il prodotto, qualcuno ne produce altri. Noto che alcuni hanno più pazienza e cercano  la precisione, altri  hanno fretta di finire  e curano poco i particolari: su questo dovrò lavorare.
 Dopo avere ottenuto l’autorizzazione inizio la documentazione fotografica: sono sommersa da richieste di foto.
E’ molto faticoso seguire il laboratorio e fare fotografie, ma ci sono abituata.
 Metto a disposizione alcuni libri che parlano del raku, con molte esplicative fotografie: non ho portato manufatti raku  per evitare confronti e condizionamenti. Guardano le fotografie dei lavori di grandi maestri raku e sono perplessi.
Sorrido e li invito ad avere fiducia. “Hai tutta la nostra fiducia” rispondono allegramente.
“ Fìdati” aggiunge Sorin che è ritornato e finalmente sorride: inizia il suo percorso ironico che lentamente lo porterà ad avere un sincero e profondo interesse per questo laboratorio e un ottimo rapporto con tutti.
 Infine rivediamo i primi manufatti in terra bianca e  li mettiamo ad asciugare. Non sarà facile il processo di asciugatura: le finestre sono chiuse e c’è molta condensa, occorrerà molto tempo.

collettivo12 agosto
La tecnica della lastra.
I modi di utilizzo.
Preparazione delle lastre:  grandezze, spessori, asciugatura e cottura
Prepariamo le lastre per un manufatto individuale di grosso spessore e progettiamo un bassorilievo.
La lastra è una delle tecniche più difficili, ma apparentemente semplice. Così si buttano a capofitto, sicuri di essere “capaci”. Con i mattarelli in mano sono teneri, casalinghi: ridiamo e siamo contenti, c’è un bel clima. Si aiutano l’un l’altro… ma nonostante le mie spiegazioni, la loro fretta, e un po’ di presunzione tutta maschile, li porta ad un inevitabile disastro. Tutto da rifare: un po’ mortificati si siedono e ascoltano, questa volta attenti e concentrati. Alla fine ci siamo: buone lastre di una misura giusta per il primo lavoro individuale. Le copriamo e le lasciamo riposare fino a domani.
Ci salutiamo con molta serenità: siamo tutti contenti.
Qualcuno ci lascia nuovi haiku.
Mi fermo come al solito un po’ di tempo per chiudere bene i lavori con il nailon, riordinare i materiali e programmare lo spazio per l’indomani. Tre ore di laboratorio sembrano tante, ma il tempo vola via e nonostante la loro grande disponibilità non sempre riescono  a riordinare il tutto prima della conclusione: il ritorno in cella ha un orario preciso.

pennelli13 agosto
Il bassorilievo e l’altorilievo. Realizzazione del progetto individuale: dall’idea - al grafico bidimensionale - al manufatto  tridimensionale.  Conoscenza e utilizzo dei piccoli strumenti necessari per questa tecnica.
I loro progetti grafici sono interessanti: qualcuno gli dedica più tempo del necessario, ma li vedo impegnati e li lascio fare. Gypsy incomincia  i suoi interventi artistici sui lavori dei compagni  che gli riconoscono buone capacità creative e lo ascoltano. Lui però ascolta poco, molto distratto dall’apparire e dal bisogno di parlare con Meryem. Anche qualcun altro si lascia distrarre.
Spiego che per quanto mi riguarda le chiacchiere personali in questo  caso vanno evitate, ci saranno altri momenti per la conoscenza e lo scambio di opinioni non inerenti il laboratorio: è importante essere concentrati per capire i passaggi tecnici.
 Spiego loro che il grafico è solo la scrittura approssimativa dell’idea, l’argilla inevitabilmente cambierà il progetto iniziale.
Qualcuno capisce e passa alla costruzione del progetto tridimensionale e tutti ben presto si accorgono delle difficoltà e della necessità di concentrarsi.
 Sedat si isola ed è affascinato dalla terra e dalle sue possibilità; Derecik  mi dice che mai pensava di potere fare una cosa del genere; Vieux Esprit  è sempre più emozionato; Sorin ci prova, ancora un po’ diffidente; Elephant  è preciso, serio e concentrato. Cham, sensibilissimo, crea e disfa più volte, agitatissimo, felice: mi commuove, lo aiuto e lui mi dice “hai ragione sono un pasticcione anche la mia mamma mi diceva non sai fare niente”. Lo rassicuro: certamente sa fare, ma non sa concentrarsi. Dunque respiro, calma e ricominciamo. Stammi vicino mi dice.
Finalmente gli abbozzi dei bassorilievi ci sono, un po’ maldestri, con qualche misura da rivedere, ma molto espressivi. Ognuno ha raccontato qualcosa di sé, del proprio vissuto, del proprio paese, delle proprie sbarre e del mondo che immagina… il mare, le palme, la luna e le stelle, i bambini, i francobolli! La libertà e il tempo che passa. Qualcuno è partito da un haiku, altri scriveranno un haiku partendo dal manufatto. Solo Sorin e Derecik  non lo faranno.

bianchi14 agosto
 Finiamo il progetto individuale e analizziamo le varie fasi della lavorazione, correggiamo gli errori.
 Riflettiamo sui tempi di asciugatura, lunghi per l’umidità esterna e la condensa all’interno del laboratorio.
 Tra tutti i progetti individuali ne scegliamo uno che rappresenti il gruppo e che sia possibile ingrandire nella misura di    
 almeno un metro per  settanta centimetri .
 Al progetto  scelto verranno  apportate alcune piccolissime modifiche: lo ingrandiremo  e ritaglieremo in 15 formelle 21x21 centimetri: ridurremo  lo spessore a circa un centimetro.
 Grande momento di concentrazione e collaborazione: è bello vedere come l’individualità si ritiri e alla parola democraticità, dopo qualche sorriso, tutti riescano ad adeguarsi.
 Tranne Gypsy: non è stato scelto il suo progetto. Gli ho spiegato il perché e anche perché altri progetti molto interessanti non fossero adatti  ad un  lavoro raku collettivo. Evito di ricordargli lo spazio creativo che abbiamo deciso di dargli per i ritocchi del progetto di Sedat. Ha molto mal di testa e chiede di tornare in cella. E’ scuro in volto. Capisco. Credo di avere imparato a conoscerlo un po’: tornerà. Il mal di testa è una scusa, ma è bene che si sia allontanato. E’ un buon segnale per me. Cerca tempo e spazio per riflettere. Forse è anche l’emozione per la partenza di Meryem che tanto lo ha distratto.

lastre15  agosto
Gypsy è tornato:  avevamo deciso che sarebbe stato lui, abile nel disegno, ad  ingrandire il progetto  che è stato scelto. Lo fa con grande abilità, ma naturalmente lo modica a modo suo. Lo lascio fare e anche Sedat umilmente tace. Nessuno commenta.
Rivediamo il grafico del disegno; spiego le modifiche che ha fatto Gypsy. Tutti approvano.
Ogni persona lavorerà su una mattonella in collaborazione con  chi lavora con le  mattonelle confinanti . Definiamo il bassorilievo  e le texture.
Meryem dopo i due giorni di docenza in compresenza si è fermata con noi fino ad oggi  come uditrice.  Un po’ di confusione nel gruppo, poca attenzione, rischio di non finire il lavoro.
La sua presenza in questi giorni ha distratto un po’, per tanti motivi diversi. Piccole costanti distrazioni, qualche chiacchiera sovrapposta ai contenuti del laboratorio, una pedagogia certamente diversa.
La mancanza di concentrazione crea alcuni problemi: per ottenere un bassorilievo dobbiamo lavorare sul togliere, un po’ come per l’haiku. Gli spessori risultano diversi, poco precisi e rischiamo di rompere le mattonelle. Sono costretta a interrompere e a richiedere con molta severità la concentrazione.
Questa è stata la giornata più difficile del percorso, finalmente il lavoro è finito. Mi fermerò un po’ di tempo oltre l’orario per controllare che ogni segno sia al suo posto, non ci sarà possibilità in seguito di cambiare nulla.
 Mettiamo in forno i primi piccoli manufatti realizzati con gli stampi e le impronte: si sono asciugati anche aiutati dal phon che avevo portato con me per ogni evenienza.
 Dubbi sul forno di piccolissime dimensioni, diverso dai forni da me  utilizzati sino ad ora. Manca il foro sfiatatoio. Mi rassicurano, funziona.
In verità è Vieux Esprit che mi rassicura. Patricia, la responsabile di Crea che mi è stata presentata come colei a cui chiedere in caso di bisogno  l’ho solo intravista di sfuggita una o due volte.
  

pietro16 -17-18 agosto
Pausa di asciugatura .
Pensavo sarebbero stati tre giorni di riposo, ma la poca concentrazione del giorno precedente mi ha messo ansia. Decido di preparare  una copia del lavoro per sostituire eventuali  rotture che possono avvenire durante l’asciugatura, il trasporto, le cotture. Mi piace essere previdente. Forse sarà un lavoro inutile, ma non avremo tempo in questo laboratorio di rifare nulla. Lavoro due giorni fino a notte fonda: per fortuna mi ero portata due pani di argilla di riserva, pensando di avere il tempo di lavorare su un mio progetto.
Wendy, la direttrice del carcere, ci ha messo a disposizione spazi della sua casa e così riesco ad organizzare il lavoro e ad iniziare l’asciugatura delle riserve.
 Filtro e diluisco i colori, lavoro troppo lungo da fare con i detenuti.
Credo che questo lavoro rassicurerà anche loro che si sono accorti di avere lavorato con poca precisione.
Rifinisco le piccole mattonelle prodotte da Sorin e Matador  per la scrittura degli haiku. Sorin è cambiato tanto: ironico e collaborativo, lavora con serietà, anche se poco convinto della propria capacità creativa. Matador, che uscirà tra pochi giorni, si dice dispiaciuto di non potere finire il laboratorio e collabora molto con il gruppo: mi chiede se potrà portare con sé il lavoro individuale. Penso di si.
Pietro in questi tre giorni mi aiuta molto: il lavoro è lungo e impegnativo e non mi concede nessuna pausa.
                                 
asciutti19 agosto 
Pietro che mi ha accompagnato in questo viaggio chiede di partecipare al percorso per continuare  a parlare dell’ Haiku: due giorni sono stati  pochi per presentare, approfondire, capire e amare questa particolare poesia.
L’intervento è stato concordato con Wendy, Diederik e la stessa Meryem:  ai detenuti ho chiesto il permesso di introdurre questa figura non prevista nel progetto. Sono stati felici del nuovo incontro.  
Ho aggiunto un giorno di docenza:  mi sembra necessario per potere procedere con calma e dare ancora un po’ di spazio all’haiku.  
Apriamo il forno: di quaranta piccoli manufatti ne sono rimasti interi dodici. Gli altri in mille pezzi. Siamo tutti mortificati, io più di loro. Avevo rassicurato: i manufatti piccoli, di facile forgiatura, difficilmente si rompono.
In tanti anni di laboratori mai successo un disastro così: normale che uno, due manufatti si possano rompere, così piccoli quasi impossibile!
Cerchiamo di capire. Cerco di capire! Chiedo spiegazioni  ai responsabili del laboratorio Crea: finalmente posso parlare con Patricia, anche lei non capisce.
Faccio notare che manca in questo forno il foro di areazione per la condensa e le riduzioni. Mi dice è normale. Ma io non avevo mai visto un forno senza areazione.
Dimentichiamo per un po’ il disastro e iniziamo un bassorilievo libero, senza un progetto iniziale, in terra rossa  refrattaria.
Massima concentrazione e grande creatività, un po’ di incertezze sulla tecnica: cambiano gli spessori e cambia la resa della  argilla così diversa da quella bianca. Parliamo ancora delle diversità, delle cave, della loro geografia: sono sinceramente interessati.
Pietro lavora con loro. Contento di questa esperienza. Ha grandi capacità comunicative e sa affascinare le persone con le parole.
Ma anche con il silenzio.
Questi manufatti sono molto interessanti, espressivi. Non saranno cotti raku, né saranno colorati. Come può essere?
“Fidatevi “ dice Sorin sornione. E loro si fidano.
Ho la conferma che tutto funziona.
Cham mi conferma il suo entusiasmo per questa esperienza e così tutti gli altri.

foglio collettivo20 agosto
Verniciamo i pannelli di legno che faranno da supporto alle lastre. Due per ogni persona. Pannelli di dimensione media, uno molto grande per il  lavoro collettivo, e molti piccoli per i manufatti più piccoli. Lavoriamo all’esterno, a turno.
Per alcuni di loro un po’ di difficoltà nel maneggiare la vernice.
Gli altri con Pietro rivedono l’haiku: scoprono nuove regole e la differenza tra l’haiku libero e l’haiku classico che segue la regole  dei 5-7-5- sillabe.
Discutono sulle difficoltà di sillabazione nelle varie lingue ma iniziano a poetare in 5-7-5 e forse a capire meglio il  concetto  di essenzialità e semplicità  che avvicina così tanto  l’haiku al raku.
Troviamo il tempo per rifare alcuni dei piccoli manufatti che si erano rotti. Sorin, così diffidente all’inizio, ora è instancabile e produce moltissimo.
Finalmente riesco a parlare con una persona esperta del forno che  mi spiega un piccolo trucco per evitare la condensa che evidentemente si era formata durante  la cottura  e che aveva determinato lo scoppio di tanti pezzi.
 Avevo notato la mancanza del foro di sfiato, ma mi avevano rassicurato che funzionava così: nel laboratorio usano solo la tecnica del colaggio e cuociono solo un pezzo alla volta, quindi la condensa è minima, ma occorre, ad una certa temperatura, aprire un po’ il forno… Con il mio forno non lo faccio, perché so che in questo modo  si rovinano le resistenze, e poi ho lo sfiatatoio.
Certamente non mi sono permessa di farlo con un forno non mio, non voglio ridurre drasticamente la vita del forno. La persona esperta del forno mi conferma che posso farlo, non c’è problema.
Meglio averlo saputo prima.
assemblaggioLa verniciatura ha preso molto più tempo del previsto:  un po’ di pasticci inducono Gypsy a scendere in cortile: lui non ama molto le parole, è una persona pratica e molto abile. Prende in mano la situazione e organizzatissimo ripassa tutte le tavolette con la vernice nera rendendole più dignitose. Chan e Derecik si erano divertiti molto a verniciare, ma hanno davvero pasticciato.
Sicuro di queste sue abilità  Gypsy si è rilassato  e collabora attivamente da molti giorni ormai, sempre più interessato e partecipe, con lui anche Sorin mostra serenità e impegno costante. Come tutti del resto: davvero un bel gruppo!
Anche Pietro è molto soddisfatto dell’attenzione verso la poesia e la sua esperienza di poeta e della condivisione del lavoro di ceramica con i detenuti: Derecik un giorno ha detto che finalmente si sentiva “libero”, Pietro ha risposto che lui si sentiva “piacevolmente prigioniero”. Questo li ha molto divertiti e ha aumentato il clima di familiarità e condivisione  che nei giorni è andato creandosi.

21 agosto
Mettiamo i ganci a tutti i pannelli di legno: inizia un divertente lavoro a catena. Ognuno si organizza a modo suo. Per qualcuno è chiaro la poca dimestichezza con il lavoro. Per la prima volta mi trovo a pensare  alle loro storie personali, ma non faccio domande e mi godo la bellezza e l’intensità dell’ esperienza con queste persone, così, semplicemente.
Componiamo un haiku che abbia la capacità di “raccontare” il nostro pannello collettivo: Pietro lavora sulla  ricerca si suggestioni e immagini.
C’è un gran fermento: ricorrono pensieri al paese, alla casa, alla natura, alle sbarre e al tempo che passa.
Quello fuori e quello dentro.
Nascono belle immagini e interessanti discussioni. Le varie culture si confrontano e  trovano un denominatore comune: alla fine l’haiku arriva.
 E’ un momento di gioia e condivisione.

cade nel vuoto
l’addio di una foglia -
mare lontano


Lo traducono nella loro lingua; commossi, lo leggono a voce alta.
E’ bello ascoltare il suono delle varie lingue e immaginarli nel loro paese, con le loro famiglie. Sono emozionata e ancora una volta li rivedo bambini.
La lettura li prende molto: Cham, abile teatrante sale sul tavolo e declama braccia al cielo. Anche Sorin legge , sornione, ma protesta perché in rumeno è impossibile applicare il 5-7-5 ; Sedat è emozionatissimo, Derecik ci prova anche se ancora una volta ha dimenticato gli occhiali. Yawa sembra che canti, Vieux Esprit legge accanto ad una sua bellissima pittura, Elephant è solenne e finalmente sorridente, Gypsy è felice. Delola serio e commosso. Matador è il più commosso, sta per tornare a casa.
Siamo un cerchio di persone che leggono la loro poesia.

cottura22 agosto
Coloriamo il grande pannello e i pannelli individuali che andranno in cottura raku: un po’ di confusione, difficoltà a capire la tecnica, qualche indecisione.
Delusi per l’assenza di Pietro che è a Dendermonde per progettare là  il suo intervento di lettura.
Chiedono se è possibile anche per loro fare un percorso di lettura: l’esperienza del giorno precedente li ha entusiasmati.
Spiego i componenti minerali dei colori raku, il loro cambiamento in cottura, le iridescenze degli interventi di riduzione: gli elementi della natura che interagiscono indipendentemente dall’intervento del tecnico ceramista e danno al raku questi particolari, imprevedibili colori.
“Gioire il giorno” il significato di raku. “Esplosione di luce“ quello della parola haiku.
Già dalle traduzioni iniziano le similitudini e poi: il legame con la natuta, il tempo, la semplicità e l’essenzialità, il silenzio.
Chimicamente  non è facile capire, devono affidarsi, e noto con piacere che lo fanno, semplicemente.
Sono concentratissimi: i colori raku da crudi sono praticamente tutti uguali, bianco-grigio. Credo che la loro immaginazione stia facendo percorsi inusuali. Non fanno domande, sono un po’ smarriti.
Con gran fatica, e con la efficiente collaborazione del personale del carcere, carico colori, pennelli e manufatti sul carrello e porto il tutto a Wortel dove farò la cottura raku.
Peccato davvero per i detenuti non essere presenti: la cottura è affascinante da vivere, o almeno da  vedere, in tutti i suoi passaggi.
Ci sarà qualcuno del personale che riprenderà le sequenze: già oggi ha fatto alcune riprese dei vari momenti di coloritura.
Questo ai detenuti è piaciuto molto: chiedono se Parol visionerà questo materiale, se finirà sui giornali… Richiedono “Chi è Parol” e rispiego ancora una volta il progetto. Insomma l’interesse è davvero molto.

anna23 agosto
Cottura raku. Inizio  di buon mattino, sarà una lunga giornata di lavoro. Pietro è ancora via e questo mi preoccupa un po’: per questo tipo di cottura è indispensabile  essere in due.
Preparo il forno, gli attrezzi, i colori per eventuali ritocchi, le spugne, l’acqua, guanti, mascherine e protezioni contro il forte calore.
Una leggera pioggerellina mi rende nervosa: per fortuna c’è una tenda che copre in parte il forno.
E’ una cottura pericolosa, da farsi in luoghi isolati, con molte precauzioni. Preparo anche l’estintore.
Intanto i pezzi sono sui caloriferi del salone a scaldare. I termosifoni in questi giorni sono stati sempre accesi in questa stanza per asciugare via via i manufatti. In Italia non è necessario, le temperature più calde accelerano naturalmente l’asciugatura. Ho sbagliato un po’ la valutazione  delle temperature del luogo!
Lavoro tutto il giorno, senza interruzione, finalmente sotto il sole. Troppo sole, visto il calore prodotto dal forno e dalle estrazioni incandescenti dei pezzi.
Nel pomeriggio facciamo le riprese e finalmente arriva anche Pietro. Ma il tempo non basta per terminare tutte le cotture.
Per evitare rotture non faccio sovrapposizioni e cuocio due pezzi alla volta: sono 32 i pezzi da cuocere.
C’è qualche visitatore e un operatore per le riprese.
Wendy e Ian preparano un barbecu.

manufatto124 agosto
Ci alziamo all’alba, dobbiamo assolutamente finire le cotture. E trovare il tempo per la faticosissima operazione di pulitura dei pezzi con detersivo e paglietta di ferro. E l’asciugatura dopo la immersione nell’acqua.
Operazioni delicatissime, perché lo choc termico ha reso i manufatti fragilissimi e porosi.
Arriviamo a Tilburg  stanchissimi, con il carico dei manufatti e una puzza di fumo che tarderà  a disperdersi. Tutto è andato bene, o quasi. Due lastre del lavoro collettivo si sono rotte, ma per fortuna in modo così netto che solo un esperto potrà notarlo: i naturali craclè del raku confonderanno le rotture. Il risultato è davvero bello. Non perfetto, ma emozionante. Ma il raku non è mai perfetto. E’ affascinante, imprevedibile, variabile, unico e irripetibile: emozionante appunto.
E  per essere un primo lavoro di persone inesperte e in condizioni di lavoro non ottimali certamente è un risultato eccellente.
E adesso è il momento della eccitazione totale: tutti vogliono comporre il puzzle, tutti toccano e sospirano increduli.
I colori: mai avrei creduto di vedere in vita mia questo – dice incredulo Cham.
“C’est bisarre!” continuano a dirsi l’un l’altro.
Lo stupore di fronte ad un manufatto raku è sempre grande, perché il raku è sempre bello.
Pietro e Vieux Esprit  assemblano il grande lavoro, dopo avere faticosamente allontanato tutti gli altri, troppo eccitati per fare un buon lavoro.  Ognuno pensa  al proprio manufatto. Li toccano con delicatezza, se li passano e commentano: finalmente si decidono ad iniziare il lavoro.
Peccato, non è finito. Manca un ultimo pezzo che si era rotto durante l’asciugatura e che abbiamo sostituito, ma non ha ancora subito la prima cottura…. per un altro inconveniente. Qualcuno durante la cottura ha spento il forno, così abbiamo dovuto ricominciare il processo di cottura. Dovremo inevitabilmente finire la costruzione del manufatto il giorno 29 dopo che saremo ritornati da Dendermonde.
In quella occasione  finiremo anche i manufatti di Elephant  che si era assentato per una visita e non aveva finito e di Sedat che in cella aveva lavorato liberamente ad una sua idea.
E cuoceremo in raku  le piccole piastrelle sulle quali scriverò con ossido nero i loro haiku, utili per un piccolo ricordo personale e per l’invio nelle art-box

manufatto225 agosto
Chiusura   ufficiale del percorso: revisioni, considerazioni; non ancora saluti, perché ci rivedremo anche solo per poco il 29. Chiedo la disponibilità a reincontrare  i detenuti perché possano vedere il lavoro collettivo completamente finito così come i lavori in terra rossa che finalmente asciutti stanno cuocendo. Il giorno 29, mentre io inizierò la cottura raku, Pietro andrà a Tilburg a ritirare i manufatti cotti e poi insieme, nel pomeriggio, ritorneremo in carcere  per la conclusione definitiva del progetto.
Matador  ci saluta oggi, il 28 torna  a casa.  Gypsy sarà trasferito per qualche tempo a Dendermonde, dunque anche lui il 29 non ci sarà.  Delola assente da due giorni per decisione del personale lo saluteremo in cella.
L’amministrazione ha preparato caffè in abbondanza e una buona fetta di torta: avevo  chiesto di festeggiare la fine del percorso, come facciamo sempre nel nostro lavoro: un modo per stare ancora un po’ insieme e condividere momenti di benessere. Wendy mi ha detto di non portare nulla, avrebbero provveduto loro.
Siamo tutti un po’ emozionati, seduti in semicerchio, in attesa di vedere il video preparato da Ron Van de Weetering.
Davvero un ottimo lavoro, pieno di energia e una precisa e puntuale ripresa di ogni particolare del lavoro.
Prima di vedere il video prendo la parola per ringraziare davvero di cuore queste persone, tutte. Per la disponibilità, la gentilezza e il valore che hanno dato a questo lavoro. Senza retorica.
Ho trovato nei detenuti rispetto, attenzione e interesse, ma soprattutto un grande calore umano che mi ha fatto sentire sempre a mio agio, dimentica del luogo ma anche della vita e dei  problemi lasciati all’esterno. Consapevole che anche loro nelle ore passate insieme  hanno potuto lasciarsi alle spalle  i loro problemi.
Abbiamo concluso con una stretta di mano collettiva, in cerchio, una energia che passa veloce come una corrente elettrica e lascia un segno di condivisione: il saluto usuale dei gruppi di Cascina Macondo. manufatto3
La visione del video ha evidenziato il gran lavoro e la gran fatica di tutti, ma anche l’impegno e il piacere di esserci. Visi sorridenti, clima sereno e produttivo. Tutto è andato davvero bene, nonostante i piccoli inconvenienti tecnici che hanno ritardato il calendario e  spostato alcune programmazioni.
Prima di lasciarci Pietro raccoglie su un foglio le considerazioni di ogni persona. Non tutti hanno scritto sul foglio ufficiale che avevamo consegnato loro il giorno prima. Ma tutti ora volentieri espongono le proprie osservazioni.
Indispensabili per chiudere il cerchio di questo incontro durato più giorni che spero abbia lasciato davvero una nuova porta aperta come hanno detto più volte Cham e Derecik
Per noi è stato certamente così.

Riporto fedelmente le loro parole

Matador
Ho trovato molto interessante il laboratorio di ceramica di Anna. Ho scoperto cose nuove. Ho pensato che forse, fuori della prigione non mi sarebbe mai capitata l’opportunità, né mai avrei pensato di potermi avvicinare all’argilla.


Cham
In questo laboratorio ho scoperto la solidarietà. Ho scoperto che è bello lavorare insieme e trovare le cose buone in ciascuno di noi. Perché in ciascuno di noi esiste il bene e il male. Qui ho trovato solo del bene.

Gypsy
Vi ringrazio di questa opportunità che ho avuto di lavorare l’argilla e di aver prodotto manufatti che tutti possono vedere. Ho avuto una pausa nella mia vita quotidiana e una possibilità per sentirmi parte della società.

Vieux Esprit

Ho imparato una nuova lingua: la lingua dell’haiku e dei nuovi colori. Con la cottura raku ho scoperto  e mi sono innamorato  di colori incredibili. L’argilla ha aperto una nuova strada nella mia vita. Ho notato che pur essendo tutti così diversi abbiamo lavorato veramente come se fossimo una cosa sola.

Sedat
Ho trovato eccezionale questo laboratorio. Mi è sembrato di aver fatto un gran viaggio nel tempo manipolando  l’argilla che è vecchia di millenni.
L’arte è indescrivibile: guarisce e fa stare bene.
Provate tutti a fare questo viaggio, l’arte è eterna, non so come spiegare tutto questo.
Ho avuto la sensazione di libertà


Derecik
Dopo 13 anni che sono in carcere, voi tutti sapete che la sera non riesco a dormire, che sono inquieto e nervoso. Ebbene, da quando ho cominciato questo laboratorio con Anna per la prima volta, dopo 13 anni, la sera sono riuscito a dormire! Mi è sembrato di sentire dentro di me come se si fossero aperte delle nuove porte, delle buone porte. Non ho più avuto paura dei miei dubbi e non ho più avuto paura di me stesso. Una grande cosa ho avuto da questo laboratorio, per voi forse non è importante, ma Anna ha capito e ha fatto le foto per la mia mamma che non mi vede da tanto tempo, non potrò mai dimenticare questo, grazie ad Anna e alla direttrice Mercelis.

Elephant
Con tre professori che ci hanno seguito in questo laboratorio, Meryem per l’haiku, Anna e Pietro per l’argilla, abbiamo scoperto cose nuove, “extra-ordinarie”, anzi “strabilianti”. Per questo ringrazio tutti voi sinceramente. Chapeau ad Anna per il francese e per tutte le cose che ci ha insegnato, molto educative e creative.

Sorin
Devo dire che per la prima volta mi ritrovo ad apprezzare la prigione! All’inizio pensavo che fosse un laboratorio del cavolo, una sciocchezza, e invece tutto ha avuto senso, molto senso, il lavoro, la collaborazione con gli altri, la soddisfazione di aver prodotto i nostri manufatti personali, e il bel lavoro collettivo. Grazie.
Chiedo che questo laboratorio possa essere offerto ad altri detenuti, perché la creatività può cambiare molte cose nella vita delle persone.


Yawa
All’inizio avevo molta paura, sì, paura di non riuscire, di confrontarmi con gli altri, di non capire. Invece ce l’ho fatta e ho imparato cose nuove. Sarebbe un peccato non poter continuare. Credo che mi piacerebbe fare questo lavoro, anche se capisco che ci vuole molto tempo per imparare, ma mi è piaciuto lavorare l’argilla. Vorrei che fosse il mio lavoro. Abbiamo fatto con Anna qualcosa di eccezionale. Vi ringrazio tutti per questo: Anna, Pietro, la direttrice del carcere e i suoi collaboratori. Grazie.

manufatto4

 

Abbraccio commossa Matador che il 29 non rivedrò e gli auguro una buona vita. Ritorna a casa. Sento il suo sincero abbraccio.
Saluto anche Gypsy che il 29 sarà a Dendermonde: va via quasi fuggendo, emozionato, poi ritorna ridendo e mi stringe in un lungo abbraccio e mi regala un sorriso sincero. Uno dei primi giorni gli avevo chiesto di essere più calmo e gentile con l’argilla e lui  con sguardo cupo mi aveva risposto:”Je suis brutal”


 

29 agosto
Ritorniamo a Wortel il 28 sera e prepariamo il forno per la mattina seguente: è prevista pioggia!
Pietro in mattinata va a Tilburg a prendere i manufatti cotti nel frattempo, io inizio le cotture con quelli già pronti.
Per fortuna smette  di piovere e posso continuare senza intoppi. Lavoro di fretta; alle 16,00 abbiamo appuntamento con i detenuti.
Pietro mi aiuta assemblando i manufatti in terracotta, non c’è tempo per farlo con i detenuti.
Li inceriamo e partiamo ingombri di fumo e con lo stomaco vuoto.
Solita trafila con entrata del camper in prigione per scaricare i pezzi.
I detenuti sono già là, molto agitati.
assemblaggioGuardano gli ultimi lavori, ma soprattutto sono ansiosi di vedere il lavoro collettivo completato: mancava l’ultimo pezzo e la mattonella con l’haiku.
Ognuno si porterà in cella un piccolo manufatto raku come ricordo (li abbiamo assemblati tutti e 40 in mattinata!) e di buon grado confermano la disponibilità a lasciare tutte le altre opere a disposizione della direttrice che li esporrà nel carcere con una buona visibilità per i detenuti e i visitatori in attesa della esposizione finale del progetto Parol. manufatto5
Chiedono se potranno in qualche modo vedere questa esposizione: mi impegno ad essere portavoce di questa loro richiesta verso Parol che troverà, spero, il modo di farli partecipare.
Facciamo le ultime foto e le ultime chiacchiere: “non potrò mai dimenticare fin che vivo tutto questo” dice Cham.
Anch’io.
Wendy distribuisce le copie delle foto ad ogni persona, e per ciascuno ha preparato una copia del documentario prodotto da Ron Van de Weetering . Davvero un bel regalo, meritato per l’impegno e l’entusiasmo che tutti hanno messo in questo percorso. Salutiamo anche Delola che è ritornato.
La promessa di scriverci, un lungo abbraccio e già sono lontani.
Prima di lasciarsi, in fondo alle scale si salutano tra di loro con un ulteriore abbraccio.
Rimango sola sulle scale di Crea fino a che la porta si chiude.
Cerco di nascondere  la mia commozione, ma proprio non ci riesco,
Parol  è anche questo.

 

pannello raku

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

cade nel vuoto
l’addio di una foglia -
mare lontano
           

pannello rakuhaiku finito
appeso a una parete del carcere di Tilburg

 

 Quando il pannello collettivo con le mattonelle raku è finito, Pietro ha invitato tutti a dire cosa ci vedevano in  quel loro “quadro”? Quali immagini evocava loro? I detenuti, osservando attentamente il loro lavoro, hanno avuto le seguenti suggestioni:

-  ci vedo un boomerang
-  a me sembra un fiore che cade (primavera)
-  io ci vedo tutti i sentieri che vanno al mare
-  io ci vedo un gruppo di persone che insieme possono fare cose grandi
-  a me sembra una scala a chiocciola
-  può essere la tromba di una scala
-  per me un ditale per cucire
-  per me un cosa intricata dove c’è il male e anche un po’ di bene
-  un luna park
-  un fiore che sboccia
-  una conchiglia di mare
-  un sentire il mare
-  un vortice, un tornado
-  una tomba egiziana
-  un occhio
-  un sentiero che va intorno al mondo per cercare la verità e la realtà
-  una lumaca
-  un cuore pieno di intenzioni e ambizioni
-  una foglia che guarda
-  un frutto eterno
-  un giardino per ristorarsi
-  l’elmo di un guerriero antico (greco o troiano)
-  il casco di un extraterrestre
-  un disco volante
-  una navicella spaziale
  -un delfino
-  un granchio che cammina sugli scogli
-  un cuore e un polmone
- il feto di una donna incinta
-  una madre
-  le corna di un montone
-  gli anelli in un tronco d’albero che ci dicono i suoi anni
-  un orecchino con l’orecchio e il ciuffo di capelli di una donna
-  un cappello
-  un abisso, un baratro


Da tutte queste suggestioni abbiamo ricavato l’haiku da abbinare alla loro opera:

cade nel vuoto
l’addio di una foglia -
mare lontano


Ognuno ha cercato di tradurre l’haiku nelle propria lingua madre.
Spero di non aver fatto troppi errori nel riportare la loro grafia:

dzani gbagbalo
amakpa fe nouwoufe
afoua edidi


(congolese)



pluteste in gol
dumnezeul unei frunzee
marea este departe


(rumeno)



pepeluka kwa upepo
kwa heri ya jani kidogo
bahari iko mbali


(swahili)



flotte en vide
l’adieu d’une petite feuille
la mer est loin


(francese)



flowting in the void
the goodby of a small leaf
the sea far away


(inglese)

 


tatasakat fi al fara
wada lizahra sarira
al bahar baeud


(arabo)

 


val in de leegte
vaarwel vane en blad
een verre zee


(olandese)

 

 Annamaria Verrastro

 

 

Parol! writing and art beyond walls, beyond borders

 

ADOTTA UN GRAPPOLO DI BOLLE DI SAPONE

I nomi di tutti coloro che adottano bolle di sapone sono pubblicati sul nostro sito.
Ci auguriamo che questo elenco possa contenere anche il tuo nome,
e che possa diventare lunghissimo, così lungo, e fitto, e straripante di nomi,
da essere percepito come una grande comunità

di cittadini  lungimiranti che condivide e sostiene Parol !
Considerando che ci sono ancora moltissimi amici di Cascina Macondo
che ancora non hanno adottato un grappolo di bolle di sapone,
possiamo sperare di farcela!
Spargi la voce, mobìlitati, adotta anche tu...
 
 
commissione europeaIl progetto europeo "PAROL - Scrittura e Arti nelle carceri, oltre i confini, oltre le mura"
è finanziato con il sostegno della Commissione Europea - Programma Cultura.
Il contenuto di queste pagine riflette soltanto le opinioni dell'autore  e la Commissione
non può essere ritenuta responsabile per qualsiasi  utilizzo delle informazioni ivi contenute.

 
I RACCONTI D'OLTREMURA

LIEVEN NOLLET FOTOGRAFO NEGLI ISTITUTI PENITENZIARI DELLA POLONIA

PAROL - APPELLO PER UNA MOBILITAZIONE

POESIA DI RINGRAZIAMENTO A TUTTI COLORO
CHE HANNO ADOTTATO LE BOLLE DI SAPONE

 

SAGGIO DI LETTURA AD ALTA VOCE
DEI DETENUTI DI SALUZZO - GIOVEDI 23 GENNAIO 2014


 UN TRIBUTO A NELSON MANDELA

 

ADOTTA UNA BOLLA DI SAPONE

FORMAZIONE PAROL A CASCINA MACONDO - ARTE E TEATRO NELLE CARCERI
sabato e domenica 23/24 novembre 2013

PAROL – CERAMICA A TILBURG (OLANDA)

PAROL – GOOD MORNING POESIA A DENDERMONDE (BELGIO)


PAROL DIARIO
http://www.cascinamacondo.com/index.php?option=com_content&view=article&id=1202:parol-diario&catid=102:news&Itemid=90

 

RASSEGNA STAMPA PROGETTO EUROPEO PAROL
- SCRITTURA E ARTI NELLE CARCERI -
http://www.cascinamacondo.com/index.php?option=com_content&view=article&id=1179:parol-scrittura-e-arti-nelle-carceri-rassegna-stampa&catid=102:news&Itemid=90

 

ADOTTA UNA BOLLA DI SAPONE
(con equipe europea, enti, associazioni, prigioni coinvolte):
http://www.cascinamacondo.com/index.php?option=com_content&view=article&id=1175:adotta-una-bolla-di-sapone&catid=102:news&Itemid=90


PERCORSI LABORATORIALI DI CASCINA MACONDO NELLE CARCERI
:
http://www.cascinamacondo.com/index.php?option=com_content&view=article&id=1176:parol-scrittura-e-arti-nelle-carceri-oltre-i-confini-oltre-le-mura-progetto-europeo&catid=102:news&Itemid=90


COMMISSIONE EUROPEA - APPROVAZIONE PROGETTO PAROL N°  536495:
http://eacea.ec.europa.eu/culture/funding/2012/selection/documents/strand_1-2-1/1-list-of-selected-projects.pdf


SITO BELGA
(PROVVISORIO) DEL PROGETTO PAROL:
https://sites.google.com/site/haikuinprison/the-team

SITO NUOVO UFFICIALE DEL PROGETTO PAROL
- IN COSTRUZIONE E IN PROGRES
-

http://www.parol-art.eu/

 

MOVIMENTO IN BELGIO PER UNA NUOVA CONCEZIONE DELLA DETENZIONE
http://www.cascinamacondo.com/index.php?option=com_content&view=article&id=1205:movimento-in-belgio-per-una-nuova-concezione-delle-case-di-reclusione&catid=102:news&Itemid=90

 

 

Ultimo aggiornamento ( Domenica 20 Aprile 2014 20:03 )
 

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